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scritto da sgrigna il 11 dicembre 2011 alle 12:44
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Faraoni, Thiago Motta, Cambiasso, Coutinho (17′ Muntari); Pazzini, Milito (19′ st Zarate)
Fiorentina: Boruc; De Silvestri, Gamberini, Natali, Pasqual; Behrami, Munari (7′ st Salifu), Lazzari (30′ st Kharja), Vargas; Ljajic (20′ st Silva); Gilardino
 Qualcuno lassù ci ama
Mister Ranieri conferma per la terza partita consecutiva il 442 nonostante le due precedenti sconfitte con Udinese e CSKA, dentro Lucio e Maicon tornati disponibili, Faraoni è confermato sull’ala destra mentre la sorpresa è Coutinho sull’ala sinistra dopo il deludente primo tempo nell’ultima partita di Champions League.
Il giovane fantasista è invece la nota più positiva dei primi quarantacinque minuti: parte largo sulla sinistra ma spesso si accentra e trova gli spazi giusti per ricevere palla e servire i due attaccanti, gioca in verticale e di prima facilitando il compito di Milito e Pazzini che possono ricevere palla sulla corsa e con la difesa avversaria non ancora schierata.
La principale novità tattica di questa partita è proprio la ricerca della verticalità e di un gioco più rapido e veloce a discapito del continuo possesso palla che avevamo visto soprattutto con il 451 di qualche partita fa, i due attaccanti sono bravissimi ad accorciare verso i centrocampisti per ricevere palla tra le linee difensive avversarie mantenendo così la difesa viola in continua apprensione, manca solo una maggiore precisione nella rifinitura per trasformare il tutto in chiare occasioni da rete, penso per esempio ai passaggi sbagliati di Milito per gli inserimenti di Coutinho nel primo tempo e di Maicon nel secondo.
Faraoni e Maicon sulla destra hanno una buona intesa, sia quando attaccano che quando difendono, segno che il laterale brasiliano se la può cavare anche senza capitan Zanetti, anzi con questa soluzione può diminuire il numero di discese sulla fascia e diventare più imprevedibile.
La partita nell’insieme è totalmente dominata dall’Inter che concede un solo tiro in porta alla Fiorentina in tutti i novanta minuti, il primo tempo è più di qualità e quello con il miglior gioco, prima del gol di astuzia di Pazzini al 41′, costruiamo altre due ottime occasioni da rete sempre con Pazzini nei primi minuti e con Coutinho verso la metà del tempo, ma soprattutto è la pressione che è continua nella metà campo viola. Samuel, Lucio, Motta e Cambiasso sono molto bravi a recuperare palla e a farla arrivare velocemente a uno dei quattro giocatori offensivi.
Nella seconda frazione di gara Nagatomo trova subito il raddoppio grazie a un rimpallo su un goffo rinvio di Pasqual, il gioco è meno fluido perchè gli attaccanti non si fanno trovare con la stessa continuità del primo tempo tra le linee, il doppio vantaggio poi fa abbassare la squadra per evitare di correre rischi in difesa.
Le sostituzioni di Milito e Coutinho con Zarate e Muntari tolgono qualità e pericolosità alla squadra, riusciamo lo stesso a creare qualche pericolo a Boruc con Motta da fuori, con Muntari che manca la porta da 5 metri e con Pazzini che sbaglia solo davanti a Boruc però resta la sensazione che i due nuovi entrati siano due corpi estranei in questa squadra.
Presto o prestissimo rientreranno Zanetti, Sneijder e Forlan, se l’uruguaiano potrà essere una valida alternativa a Milito e Pazzini relegando in questo modo Zarate a quarta punta, dove potranno giocare Zanetti e Sneijder in questo 442? La freschezza e la corsa di Faraoni e Nagatomo sembrano imprescindibili così come la qualità messa in campo da Motta e Coutinho (è giovane, farà qualche partita molto bene e qualche altra molto male, come tanti giocatori della sua età, abbiate pazienza con lui), ci sarà presto un nuovo cambio di modulo?
 Auguri Peppino!
scritto da Fonz77 il 9 aprile 2010 alle 9:54
“The man in the high castle” è il titolo originale di un libro, tradotto in Italiano con un banalissimo: “La Svastica sul Sole”, scritto nel 1962 dal visionario scrittore Philip K. Dick (che per intenderci è quello che ha ispirato film quali Blade Runner, Total Recall e Minority Report).
Nel libro l’autore immagina una realtà parallela nella quale i Nazisti hanno vinto la Seconda Guerra mondiale, il mondo è stato spartito tra loro e l’Impero Giapponese, compresi gli Stati Uniti d’America, luogo di ambientazione della storia. I protagonisti del racconto sono tutti alla ricerca del fantomatico “man in the high castle”, che potremmo tradurre come “uomo che vive nella rocca”.
L’uomo in questione è a sua volta autore di un libro nel libro, che racconta di un mondo, inconcepibile per i protagonisti, nel quale i Nazisti NON hanno vinto la guerra. I suoi ammiratori lo cercano perché vorrebbero essere resi partecipi della sua visione, gli agenti del regime lo cercano perché lo vorrebbero morto; eppure con lo scorrere della narrazione inizia ad instaurarsi dentro di loro il dubbio che la storia raccontata dall’uomo misterioso portebbe essere reale, mentre sono loro a vivere un’illusione o un mondo parallelo.
In questi giorni, da Interisti, siamo incredibilmente simili a quell’uomo. Isolati, osteggiati eppure inseguiti da tutti quanti ci circondano. Ci sono quelli che ci vorrebbero abbattere e anche quelli che vorrebbero essere come noi.
Tutto quello che possiamo fare è ignorarli e restarcene nel nostro Castello, arroccato sulla montagna, pronti a respingere gli attacchi nemici, quand’anche arrivassero sotto le nostre mura. Pronti anche a impartire la giusta lezione a chi aspira ad essere come noi.
Personalmente non ricordo che ci sia mai stata tanta pressione nei nostri confronti, perfino negli anni del “non vincete mai”. Al confronto di quello che stiamo vedendo oggi Brescia, l’intrallazzatore e il Gatto nero di Figo sembrano lieve brezza mattutina, ma la verità è che tutto questo non ci deve interessare.
In primo luogo perché, se pure sfruttata allo scopo dall’avversa stampa, neppure il più complottista di noi può mettersi a pensare che la difesa di Lucky Luciano abbia studiato la tempistica in modo tale da far scoppiare la polemica nel momento cruciale per il Campionato.
In secondo luogo perché, e qui mi ripeto per l’ennesima volta, questa è la Nuova Inter che José ha voluto creare. Un gruppo solido come la roccia che sembra essere immune agli attacchi esterni e che ha gli anticorpi necessari per combattere anche i malanni che possono sorgere all’interno.
Chiusa nella sua Fortezza, l’Inter raccoglie le energie fisiche e mentali per un finale di stagione da brividi. Il solo pensare al numero di sfide decisive e ravvicinate che ci aspettano potrebbe causare a un feroce e pulsante mal di testa.
Ecco perché faremmo meglio a non farci sopraffare da simili pensieri, i Ragazzi e José certo non lo faranno.
Siamo nella posizione di vincere tutto oppure niente, ma nemmeno questo ci deve interessare.
Dobbiamo vivere momento per momento, come se non esistesse un domani. Gioire delle emozioni di ogni partita, trascurando gli annali e gli albi d’oro, forse in questo modo riscopriremo anche il gusto originale di seguire il calcio, come gioco, come sport, perfino come spettacolo, ma solo in campo. Smettiamo di guardare la cornice e torniamo a goderci il quadro.
Senza fare calcoli possiamo scrivere la nostra storia giorno per giorno.
La sola cosa importante ora è il prossimo match contro la Fiorentina. Un’avversario pericoloso perché imprevedibile, visto il loro rendimento altalenante nel corso di tutta la stagione. Hanno alternato prestazioni esaltanti ad impensabili sconfitte, si trovano in una posizione scomoda in classifica e recentemente sono stati scossi da uno smottamento societario che si è concluso senza crolli, ma che sembra aver lasciato molte crepe minacciose per il futuro.
Se parliamo di pressione, direi che anche a loro non manca. Di solito è proprio il momento in cui il gruppo si ricompatta.
Sarà una partita vera e impegnativa quella con i Viola, nel recente passato tutti i nostri successi sono stati combattuti e di stretta misura. Non è il Livorno e nemmeno il Bologna e vivaddio non è nemmeno la Roma, c’è caso che si riesca a vedere giocare al pallone per più di cinque minuti di fila.
Entrambi i tecnici hanno a disposizione il pieno organico o quasi. Il Mou ha indisponibile il solo Santon e qualche dubbio su Motta, che però sembra essere recuperato e che spero di vedere in campo, se non altro per studiare meglio i misteri del suo “teletrasporto”. Proprio non riesco a capire come sia possibile che uno che pare così lento (cit.) riesca quasi sempre a comparire al momento giusto nel posto giusto del campo (cit. anche questa).
Grande attenzione, soprattutto in mezzo al campo, e poi mettere a frutto le doti tecniche.
A proposito, Mario, dove giochi, giochi. In mezzo o davanti, ma su di te ci conto.
scritto da Nk³ il 1 dicembre 2009 alle 12:07
Qualche polemica di troppo nel dopo Inter-Fiorentina, a causa di due episodi di difficilissima interpretazione risolti salomonicamente da Damato. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.
 Antonio Damato, della sezione di Barletta
Sono tre i “casi” su cui soffermarsi nella sfida tra i viola e l’Inter, ma quello più importante ai fini del risultato finale – il rigore causato da Comotto su Milito – sembra lasciare veramente pochissimo spazio a qualsiasi tipo di dubbio. Il difensore della Fiorentina, preso in controtempo, aggancia il piede del Principe nel più evidente dei contatti: calcio di rigore netto e classico episodio da zero proteste….proteste che invece ci sono, da parte dei difensori viola, ma più per quello che era successo un minuto prima nell’altra area di rigore che non per l’intervento in sè.
Più difficile analizzare gli altri due casi, anche se molto simili tra loro e con lo stesso protagonista: Walter Samuel, che prima si vede annullare un gol e poi viene fatto oggetto delle proteste della Fiorentina per un fallo in area su Gilardino. Al 51′ su un calcio d’angolo battuto da destra si avventa Samuel che di testa spedisce la palla alle spalle di Frey. Damato prima sembra voler convalidare poi, forse su indicazione del guardalinee, torna sui suoi passi e concede un calcio di punizione alla Fiorentina, presumibilmente per fallo dello stesso Samuel su Dainelli. Le immagini ci mostrano come effettivamente i due si siano reciprocamente trattenuti: Dainelli si attacca al braccio di Samuel, l’argentino prende la maglietta del difensore viola all’altezza del collo. Posto che di fallo si tratta sicuramente a norma della Regola 12 (“Un calcio di punizione diretto è accordato alla squadra avversaria del calciatore che commette una delle tre infrazioni seguenti: trattiene un avversario [...]“) resta il problema dell’arbitro di decidere a chi assegnarlo, visto che contrariamente a quanto si pensa nel regolamento non è fatto alcun riferimento ai falli “reciproci” e non c’è alcuna indicazione su come deve comportarsi il giudice di gara che quindi, in questi casi, dovrà semplicemente valutare la sequenza cronologica e le circostanze in cui vengono commessi i falli (e non l’intensità: la trattenuta, infatti, è considerato un fallo in qualsiasi caso e indipendentemente dai fattori di negligenza, imprudenza o vigoria sproporzionata con i quali viene messa in atto. Nulla conta quindi che la trattenuta di Samuel sia più evidente o più “forte” di quella di Dainelli: sono entrambi falli allo stesso modo). Essendo impossibile anche alla moviola stabilire con certezza la non contemporaneità dei due falli, evidentemente Damato sceglie di dare il vantaggio al difendente non convalidando il gol e assegnando un calcio di punizione ai viola.
E questo, se è corretta l’interpretazione dell’episodio precedente, è esattamente lo stesso metro che l’arbitro di Barletta utilizza al minuto 81 quando Samuel e Gilardino si spintonano a vicenda con l’argentino che cerca di ostacolare la progressione dell’attaccante e il viola che cerca di liberarsi finendo per trascinare Samuel a terra. Sgombriamo il campo da equivoci: pur non essendoci trattenute evidenti da parte di Samuel, il punto 18 della Guida Pratica AIA alla Regola 12 equipara senza dubbio questo episodio al precedente: “un giocatore nell’ostacolare la progressione dell’avversario viene con lui a contatto fisico. Quale deve essere la decisione dell’arbitro? Accorderà un calcio di punizione diretto o rigore perchè di fatto il giocatore ha trattenuto l’avversario”. Similitudine discutibile, se vogliamo, ma questa è la lettera del regolamento. L’unica differenza con l’episodio precedente sta nel fatto che il pallone non è a distanza di gioco dal punto in cui si svolgono i fatti, ma anche questo poco conta visto che un fallo del genere (senza la reciprocità che invece caratterizza il comportamento di Gilardino) sarebbe senz’altro punito con il calcio di rigore anche a palla lontana. Anche in questo caso, stante la contemporaneità dei due interventi, Damato sembra voler concedere un vantaggio alla difesa e non fischia il fallo.
Comportamento discutibile da parte dell’arbitro in entrambe le situazioni: troppo fiscale sul gol annullato (episodi così se ne vedono decine in ogni partita, senza che l’arbitro intervenga), troppo di manica larga sul rigore negato (l’intervento di Samuel è molto plateale anche se, come abbiamo detto, nel caso della trattenuta non ha importanza…ma resta il tarlo della compensazione), ma dà almeno l’idea di usare lo stesso metro e di non perdere la testa davanti a episodi così particolari. E con i tempi che corrono è un merito non da poco.
scritto da Nk³ il 30 novembre 2009 alle 16:29
E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.
 Frey si arrende a Milito solo su rigore
Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.
Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.
 El Principe mette ancora la sua firma
E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.
Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.
Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.
scritto da Nk³ il 28 novembre 2009 alle 19:40
Inter-Fiorentina è una partita pericolosa. Che la Fiorentina sia uno degli avversari più temibili della Serie A non lo scopriamo certo oggi: da anni ormai stabilmente nei primi quattro posti, sta vivendo in questi giorni i suoi momenti di gloria derivanti dalla qualificazione agli ottavi di Champions con un turno di anticipo. Le vittorie contro Liverpool e Lione hanno dato ai viola una nuova consapevolezza nei propri mezzi, portandoli forse a compiere quel salto di qualità atteso da anni. C’è il tridente Vargas-Gilardino-Marchionni – improbabile, a pensarci la scorsa estate – che sta facendo benissimo, c’è il rientro del gioiellino Jovetic che dopo un anno di ambientamento sta iniziando finalmente a far capire perchè il suo nome era sul taccuino degli osservatori di mezza Europa ormai da anni, c’è Claudio Cesare Prandelli – da molti considerato uno dei favoriti per la panchina nerazzurra in un futuro remoto – che a Milano non ha mai vinto e che vuole sfruttare questa onda lunga per sfatare il suo personalissimo tabù. E dall’altra parte ci siamo noi.
Ed è da qui che vengono i pericoli maggiori, a mio modo di vedere. Dall’altra parte ci siamo noi, chiusi in mezzo fra Barcellona e Juventus. Ci siamo noi, ancora frastornati per la sconfitta in Champions League e nella testa mille calcoli sul Rubin Kazan, sui risultati possibili, su un modo per passare il turno. Ci siamo noi, tutti presi dai cori subumani usciti a Bordeaux dalla bocca di alcuni esseri di bianconero vestiti. Che poi è solo un modo per avvicinarsi alla sfida con la Juve della settimana prossima, niente di più. Ci siamo noi, che ci ritroviamo questa partita in mezzo a un tris di date – 5, 8, 9 dicembre, come ricorda Taribo nel suo blog – che per forza di cose segneranno questa prima parte di stagione. Sperando che segnino solo questa, senza conseguenze nefaste sul seguito.
E allora pensare alla Fiorentina, trovare spazio anche per lei, diventa un impegno mica da ridere. Eppure non è una sfida da poco: ci sono i 3 punti in palio, tanto per cominciare, e già questo dovrebbe farci scattare sull’attenti: con la Juve impegnata a Cagliari, è fondamentale congelare il distacco in vista dello scontro diretto. Ecco, di nuovo: anche i tre punti di domani sono in funzione dello scontro diretto. C’è l’imbattibilità casalinga di Mourinho da preservare. Soprattutto, c’è da vedere quale sarà la risposta della squadra alla opaca prova di Barcellona: i ragazzi mostreranno una prova di orgoglio o saranno ancora storditi dalla lezione di calcio subita martedì?
Tre punti si recuperano, il campionato è lungo…tutto vero, tutti discorsi già fatti. Ma non è questo il momento di perdere punti. Non è questo il momento di far gonfiare il petto a una Juve sull’evidente orlo di una crisi di nervi. Al contrario, è il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.
Ben venga la Fiorentina, allora: noi siamo pronti.
scritto da Taribo59 il 16 marzo 2009 alle 12:50
Ho sbagliato: avevo previsto un 1-1, non che Ibra ne facesse uno nel primo e uno nel secondo tempo. Due gol, aggiungo, che poteva fare solo lui. Dettaglio non insignificante, la maglia del Centenario continua a portare fortuna, a differenza di quella (oltretutto orrenda) che la Nike ha confezionato per l’Europa.
In cosa consista la fortuna, alla fine di un Inter-Fiorentina 2-0 che vale mezzo scudetto, è facile dirlo: noi 3 occasioni noi e 2 gol, loro 5-6 occasioni e zero gol. Dobbiamo ringraziare Mutu per il suo stolido egoismo, e Julio Cesar per la sicurezza nelle uscite. Poi, andrebbe fatto un monumento a Esteban Cambiasso, ancora una volta straordinario (un solo errore in area) sia da centrocampista che da difensore centrale. Per il resto, a parte Ibra, di Inter se n’è vista pochissima. Sessanta minuti consecutivi senza un solo tiro in porta…
Nel momento in cui Cambiasso è retrocesso in difesa, la manovra è semplicemente scomparsa: ho contato 5 calci di punizione calciati da Julio Cesar e finiti immediatamente nei piedi dei Viola, e non ricordo una sola azione offensiva fino alla percussione di Santon. Qualcuno dirà “massimo risultato con il minimo sforzo”: io dico che lo sforzo è stato gigantesco, l’acido lattico imbeveva le gambe di quasi tutti, e non c’era una sola idea su come arrivare incolumi al novantesimo, che non fosse la solita: “Dov’è Ibra, che gli consegno subito la palla…”
Vittorie così hanno il segno della predestinazione: immagino i brutti sogni degli juventini, la loro invidia per quel gigante capace di caricarsi la squadra sulle spalle: se non ho fatto male i conti, i gol di Ibra hanno portato 22 punti. Quanto vorrei vederlo con un grande centravanti accanto… Intanto, mettiamolo sotto una teca, perché è la nostra polizza di assicurazione sullo scudetto.
Commenti (173)
scritto da ex-collaboratori il 15 marzo 2009 alle 10:56
L’indegno Carlo Ancelotti.
Cioè l’allenatore del Milan, che spalleggiato dal solito codazzo mediatico il giorno prima getta discredito su Mourinho, contando sulla notoria (s)copertura mediatica, e il giorno dopo fa la parte della vittima inventandosi un’aggressione del portoghese che in realtà era un replica. Ma nei giornali di sabato nessuna traccia degli attacchi di Ancelotti all’Inter e al suo allenatore (“spesso dice cose inutili”). Come al solito si è aspettata la replica di Mourinho per far passare Ancelotti come saggio e Mourinho come incendiario (è lui che “stuzzica“). Esattamente come con Ranieri, che dandosi del coglione, insieme al gemello Spalletti, accusò Mourinho di essere “quello che sta in mezzo”. Silenzio di tutti, fino alla famosa conferenza stampa del 3 Marzo. Giorno della Liberazione calcistica. Con tutta la prostituzione che c’è in giro fare il giornalista non dovrebbe nemmeno convenire… ma evidentemente, al netto della crisi, c’è sempre un’elevata e compiaciuta domanda di servilismo.
La relatività del punteggio.
La Juve guadagna quattro punti e passa al comando della classifica, con tanta voglia di scudetto e di Giovinco, che svirgola clamorosamente e infila al sette di un Antonioli, impegnato ma non protetto. E dire che pochi minuti prima Di Vaio aveva graziato Buffon da calcio d’angolo, autore di un miracolo che ha salvato la partita. Se la Juve è questa lo scudetto diventa un impegno morale a salvaguardia della storia del calcio mondiale. Calciopoli a parte, l’ultima squadra veramente scarsa a vincere uno scudetto è stato il Milan di Zaccheroni. Non se ne sente il bisogno. Diamoci dentro contro cagasotto Prandelli. L’uomo che a Milano ha sempre promesso calcio offensivo e schierate formazioni catenacciare.
Rombi, tridenti e variazioni tattiche.
Mourinho contro la Fiorentina si affiderà, come sempre, al manipolo di calciatori che ci sta conducendo al quarto scudetto consecutivo. Ci vuole pazienza, calma e voglia di rifarsi. L’Inter di questi anni raramente ha sbagliato partite di fila, e quando è successo molto si poteva imputare agli infortuni o alla scarsa forma. In senso generico la squadra sta bene, anche se non conosco le singole situazioni mediche dei difensori. Il problema sollevato opportunamente da Taribo sui 13-14 uomini è presente: sono un manipolo di soldati appunto. Ma l’impegno Champions non c’è più e la Coppa Italia è sacrificabile. Senza altri infortuni non solleverei il livello di allarme.
Sempre loro i Lobotomizzati.
Puntuali come le allergie della bella stagione ecco giungere le prime voci su Mourinho che parte. Non mi interessa sapere se siano vere o meno, l’importante, per la nostra carta stampata, è vedere che al Milan va tutto bene. Con la solita tattica: la squadra e la società fanno disastri? No problem, c’è pronta una intervista al Cravatta Gialla o a qualche giocatore che rilancia gli obbiettivi, sprizza ottimismo da tutti i pori e si attribuisce voti altissimi. Secondo voi chi ricordano? Poi si lamentano quando diciamo che sono fatti con lo stampino e riflettono una chiarissima filosofia governativ-aziendale da banana republic. Lobotomizzati reloaded.
E dopo?
Nel caso Mourinho decidesse di andar via dall’Italia sarebbe una grave perdita per il nostro movimento. Non per il personaggio o per il tecnico, ma per l’intelligenza, la maturità, la capacità di stare fuori dal coro e non recitare una parte. Mourinho non deve niente a nessuno. Se andrà via sarà per l’ambiente mafioso del nostro mondo calcistico (quello del “sistema è questo o ci stai dentro o ci stai fuori”, del “codice tra calciatori” e delle schede svizzere).
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scritto da ex-collaboratori il 29 ottobre 2008 alle 23:16
Dopo questo pareggio di Firenze scivoliamo dietro il Milan in classifica, che di dritto o di rovescio ha vinto la sua partita col Siena. L’Inter invece deve ritenersi ampiamente fortunata se ha chiuso con la porta inviolata, e non tanto per il possibile rigore negato su Pazzini (ma l’arbitro ha ignorato due gomitate contro Cordoba e Burdisso), quanto per il numero di cross concessi dalle fasce.
E questo dato, in controtendenza rispetto al numero di calci d’angolo concessi, la dice tutta sul reale momento della squadra. Difendiamo bene, anche con ordine, ma siamo comunque troppo leziosi. In più non sviluppiamo un autentico gioco di rimessa. Ma quello che manca attualmente è il gioco offensivo.
In particolare, come anticipato nei commenti, non riusciamo a portare nella tre quarti avversaria quei 5 o 6 uomini necessari per fare una manovra avvolgente. Quando l’abbiamo fatto abbiamo sprecato la più grossa occasione da gol, nella ripresa: Mancini ha spedito alto dopo un cross in mezzo di Maicon. Ma l’azione era partita da Maxwell.
La squadra è ossessivamente lunga, confusa, non gioca di prima e sullo stretto. In poche parole: non copre il campo e dunque non sale, lasciando fatalmente isolate le punte. Non porta la palla avanti con tocchi avanti e indietro, che consentirebbero ai terzini di farsi raddoppiare e salire in tranquillità, offrendo delle opzioni offensive attualmente sconosciute.
L’insistenza di Mourinho sul modulo a una punta, tra l’altro notoriamente poco ficcante, non fa altro che peggiorare la situazione. Così aumenta la sensazione di avere reparti slegati, ed è un peccato, perché l’abnegazione, da Obinna a Burdisso, da Ibrahimovic a Stankovic non manca. Il rischio è quello di far correre inutilmente la squadra a vuoto, sfiancandola in lunghi scatti in avanti, gestiti da difensori che non brillano per intelligenza calcistica.
Quando sono entrati Vieira e Crespo c’è stato un miglioramento dovuto alla maggior copertura del centrocampo. Nel caso contrario, la squadra rimaneva troppo scoperta sulle fasce, non concedendo calci d’angolo, ma cross puliti. La situazione si è ripetuta con l’ingresso di Quaresma e il tentativo di approfittare della stanchezza dei Viola, che avevano assenze pesanti. Considerando che abbiamo incontrato una squadra che gioca ed è in forma potremmo dirci mezzo soddisfatti. Ma non possiamo. Proprio a Firenze abbiamo visto giocare l’Inter in modo spettacolare, con Chivu a centrocampo e Jimenez in cabina di regia… quindi serve un momento di assoluta chiarezza.
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scritto da Mr Sarasa il 29 ottobre 2008 alle 12:58
Un uomo distante anni luce non solo dallo sbruffone che non era un pirla alla presentazione, ma anche dal nevrotico che domenica ha sparato alzo-zero su tre giocatori, ecco l’impressione che mi ha fatto J.M. nella conferenza stampa i ieri. Quasi che qualcuno in società gli avesse fatto capire che era sulla strada sbagliata, e lo avesse consigliato di usare altri toni ed un altro linguaggio…
In ogni caso l’esclusione di Julio Ricardo Cruz c’è e resta come un macigno (dell’altro non parlo perchè per me è un ex-giocatore da vendere anche al robivecchi, purchè se lo porti via insieme al contorno di puttane, papponi e tossici) sulla fin qua breve storia dell‘uomo delle caramelle all’Inter. Per fortuna il Jardinero ha un tale credito di fiducia nei tifosi e nella società da non abbattersi facilmente, soprattutto se allo special no-one passano in fretta le mestruazioni (cit.) e lo reintegra già da giovedì.
Ma adesso le chiacchere stanno a zero, ci sono 90 minuti di fuoco in casa di una Fiorentina motivatissima, che vive (a torto) come un’ingiustizia la sacrosanta squalifica di Gilardino. 90 minuti in cui il cocco dell’allenatore dovrà dimostrare di essere un giocatore da Inter, se Mourinho continuerà a schierarlo titolare, ed Ibra provare ad immedesimarsi nel ruolo che sarebbe di altri, cioè la prima punta… a scanso di equivoci, se dovesse essere chiamato dalla panchina superMario, sarà un’occasione da non sciupare: e per favore, se ti dice di fare anche il difensore centrale stavolta dagli retta, si coprirà lui di ridicolo ma almeno non avrà scuse per romperti le palle!
Sulla carta, il centrocampo è in emergenza, speriamo di non sentire troppo l’assenza di Cambiasso e Stankovic, alla peggio si potrebbe provare Chivu regista basso, anche se questo vorrebbe dire affidarsi a Burdisso dietro (ma che fine ha fatto Samuel?).
Chiusura semi seria: il titolo di questo post è stato preso in prestito dal Ruttosporc, potevo usare anche un “mourinho via”, ma me lo tengo eventualmente per altre occasioni.
Più per scaramanzia, diciamo. ;-)
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scritto da Nk³ il 29 ottobre 2008 alle 0:04
Mentre la giustizia sportiva continua lentamente ma costantemente il suo processo di riabilitazione, noi ci sforziamo, pesando le parole, di chiamare le cose con il loro vero nome: associazione per delinquere.
Si è conclusa a Napoli la prima di (almeno) tre parti della requisitoria del pm Giuseppe Narducci nel processo penale relativo ai fatti di Calciopoli, e le parole del magistrato, affiancato dal pm Filippo Beatrice, pesano come macigni. Senza mezzi termini, si parla di una competizione “fra due sole squadre: la Juventus e il Milan” guidata dalla semplice logica di “vincere a tutti i costi”. Vincere cosa? Non un semplice campionato, non un semplice torneo. Bensì “due campionati: uno giocato sul campo, l’altro parallelo che si giocava prima, durante e dopo le partite ed era rimesso nelle mani di Moggi, Giraudo e dei loro interlocutori”. E, come se non bastasse, il campionato giocato sul campo è solo un accessorio, “diretta conseguenza di quello che si gioca nelle stanze del potere”.
Una associazione per delinquere cosciente e consapevole della propria esistenza, poichè è evidente che “i protagonisti parlano di sè stessi come di una organizzazione, una congrega di Luciano Moggi”. Una associazione per delinquere che gestiva tutto il mondo del calcio: dagli assetti dirigenziali della FIGC, attorno ai quali si era svolta “una lunga campagna elettorale destinata ad avere ripercussioni anche sugli assetti illegali dell’organizzazione”, ai risultati sul campo, decisi a tavolino da più persone che “cercano o riescono ad alterare più incontri di serie A nell’interesse della Juve”. Dalla lotta per la retrocessione, dove Carraro si proccupa del fatto che “si devono salvare Lazio e Fiorentina”, al potere dei designatori arbitrali Pairetto e Bergamo, che si scopre agente assicurativo di polizze vita milionarie a favore della Juventus.
E Narducci risponde anche a chi, ancora, ripete stancamente la solfa della mancanza di prove di una corruzione “in senso proprio” dicendo che sì, è vero, non ci sono prove in tal senso. “Ma vi è la prova granitica di come far parte di questo gruppo di potere fa grande differenza in termini di carriera e di retribuzione. Se si era graditi si arbitravano più partite e più partite di cartello, c’era la possibilità di arbitrare incontri internazionali. Si guadagna in prestigio, considerazione, potere e anche denaro”.
Non si salva nessuno dalla requisitoria del pm. Anzi sì, qualcuno si salva. Perchè Narducci non si fa mancare il vezzo di rispondere al tentativo di autodifesa più banale, più scontato e più…falso. E ci tiene a precisare che “Nelle migliaia di intercettazioni ci sono solo quelle persone perchè solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio. I cellulari erano interecettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti ci dicono che non è vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzini o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle. Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, o con il signor Sensi o con il signor Campedelli. Queste sono solo balle messe in giro e smentite dai fatti”. E anche dal punto di vista delle schede occulte e delle utenze nascoste non c’è discussione: “schede del signor Moratti e del signor Sensi non ce ne sono, ci sono invece quelle schede di cui abbiamo parlato”.
E allora mettetevi seduti comodi, cari amici lurker, fate un bel respiro e ripetete insieme a noi:
Sono solo balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.
Continua.
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