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Non pensavo che Mourinho fosse così bravo

febbraio 8th, 2010 | 38 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Taribo59

Non pensavo che Mourinho fosse così bravo.

Gol Cagliari

Ero convinto portasse un valore aggiunto in Europa, ma temevo avrebbe pagato un prezzo salato in campionato, soprattutto contro le squadre della “colonna di destra” della classifica.

La sua prima stagione è stata superiore alle attese, ma non eccezionale: si è visto un buon calcio solo sull’asse Maicon-Stankovic-Ibrahimovic, e senza Ibra al suo meglio, non c’erano valide alternative al gioco d’attacco, mentre l’assetto difensivo pativa scompensi. Il 4-3-3 era naufragato, il nome di Quaresma destava i brividi, lo stesso Balotelli sembrava involuto, e il trattamento riservato a Cruz e Crespo mi aveva molto irritato.

La seconda stagione di Mourinho, invece, è finora splendida: l’Inter ha giocato 6-7 partite ad alto livello, ha mostrato di poter fare a meno di chiunque (diciamo quasi chiunque: Zanetti, Julio Cesar e Milito giocano sempre) e, soprattutto, si sono visti “schemi” palla a terra che rendono quasi impercettibile la partenza di Ibra. Anzi, senza Ibra si vede un calcio più imprevedibile e spettacolare.

I meriti di Mourinho sono innanzitutto di natura psicologica. A certi livelli, si tratta di gestire “prodotti finiti”, calciatori con minimi margini di miglioramento, e il primo compito dell’allenatore è convincerli ad allargare i propri orizzonti, giocando in ruoli diversi, “sacrificandosi” nell’interesse della squadra. Bisogna avere fortuna, servono calciatori dotati di una certa personalità e che non si sentano sminuiti se viene chiesto loro di marcare il centrocampista avversario, o ripiegare in area sui calci piazzati.

Il secondo merito di Mourinho è aver voluto Sneijder e Pandev, abbassando drasticamente la muscolarità della squadra, a vantaggio di un superiore tasso tecnico: magari il Chelsea smentirà questo ottimismo, ma – senza infortuni dell’ultima ora – questa Inter è più adatta alla Champions persino dell’Inter dei record, il carrarmato delle 17 vittorie consecutive. Lo è perché può gestire un discreto “possesso palla”, ha contropiedisti formidabili, ottimi tiratori di punizioni e attaccanti capaci di convertire in gol una palla sporca che schizza nell’area piccola. Il punto debole continuo a vederlo nella coppia di terzini, sperando che Santon acquisisca più sicurezza e Maicon esca definitivamente dal cono d’ombra.

Se Mourinho riesce anche in questo, ci aspetta una primavera indimenticabile. Sta per rientrare Stankovic, sta per svegliarsi Eto’o.

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Puttini alati

febbraio 8th, 2010 | 63 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci
Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Si sa, anche negli amori più profondi, più intensi, si hanno delle pause. Incomprensioni, gelosie, mestruazioni e, più in generale, quel calo fisiologico che, inevitabilmente, segue i primi, bollenti mesi, quando l’ormone galoppa e i difetti sono mascherati dall’infatuamento. A Bologna, il Milan si presenta in campo con Promiscuo80, reduce da una tre giorni di movimentati meeting, Coccoloso22 e il nuovo acquisto, Cinghialotto30, che in settimana si è guadagnato  il posto a suon di tegamate di fagioli. Proprio lui, l’uomo dei pasos dobles, delle bicicletas e dei triplos mentos (auto-cit.), ha sfoderato una prestazione gagliarda che ha convinto anche i più scettici, compreso il suo arzillo presidente che, in settimana, ha riproposto il numero dell’elefante sullo sgabello, per ottenere garanzie sulla partecipazione ai prossimi party in casa Dinho.

Nonostante il calo di Amore, gli undici puttini (ok, qui potrei scatenare facili ironie, ma erano mesi che volevo tirare in ballo i puttini alati) alati (appunto) rossoneri, con una prova di abnegazione e sostanza, strappano un goloso pareggio e danno continuità all’ interessante striscia positiva che dura ormai da ben due turni.

A Milano, nel frattempo, gli scontati musoni interisti bivaccano contro il Cagliari. Da segnalare la mostruosa prova di Pandev, preso gratis mentre altri erano impegnati ad assicurarsi le metà di cosciosi vitelli o di strombazzati centrocampisti, e la fucilata presa in testa da Muntari, che ha accusato dei vuoti di memoria ed ora è a sudare in una panetteria di Rovigo, dopo che alcuni tifosi, grandi ammiratori delle sue doti, lo hanno convinto di essere Eddy, il fornaio.

In serata, si registra la terza variazione annuale nel tema Anti-Inter: all’inizio c’erano i Gladiatori di Ciro, poi è toccato all’Amore e, ora, all’eterna inseguitrice di questi anni. Forse, se trovassero il modo di unire i loro punti e di fondersi in un’unica Anti-Inter, potremmo anche preoccuparci un po’.

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Inter-Cagliari e il febbraio nerazzurro

febbraio 7th, 2010 | 82 Comments | Posted in Campionato | di Taribo59

Oggi il Cagliari, mercoledì a Parma, poi a Napoli, quindi in casa con la Sampdoria, dopo di che a San Siro arriverà il Chelsea e il mese nerazzurro si chiuderà a Udine.

Deki binocolo

Per continuare a fare il binocolo, nelle quattro partite di campionato che precedono la Champions, bisognerebbe raccogliere 8-9 punti, e non sarà facile perché si tratta di una serie di squadre che corrono, affollano il centrocampo, sanno giocare al calcio.

Al Cagliari mancheranno due degli uomini migliori – Marchetti e Cossu – ma la squadra di Allegri ha una precisa fisionomia, e ha già dimostrato di saperci mettere in difficoltà:
- un anno fa, a San Siro, poteva vincere, e il pareggio di Ibra arrivò dopo una faticosa rimonta;
- al ritorno – la settimana dopo la conquista dello scudetto – fu il Cagliari a rimontare e vincere;
- a settembre, nella partita di andata, il Cagliari segnò e dominò nel primo tempo, sprecò un paio di occasioni per il 2-0 prima di farsi infilare da una doppietta di Milito nei primi minuti della ripresa (vittoria fortunosa, comunque).

L’Inter mi sembra in crescita dal punto di vista dinamico.
Immagino sia cambiata la preparazione, per arrivare alla Champions con più freschezza e reattività. E poi stanno rientrando gli infortunati, sperando di non pagare altri prezzi almeno nel reparto di centrocampo.
Credo che oggi si vedranno un po’ di gol, perché Agazzi fa il suo esordio in Serie A, e Mourinho ruoterà tutti e 4 gli attaccanti, compresi Eto’o e Balotelli. Ma senza Sneijder, sappiamo che è un’altra Inter.
Dovessi indicare un pericolo, direi Lazzari, centrocampista offensivo dotato di un bel tiro.

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Fantacalcisti di tutto il mondo, unitevi!

febbraio 6th, 2010 | 87 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Taribo59

Una partita il venerdì sera alle 20.45.
Una partita il sabato pomeriggio alle 18.00.
Una partita il sabato sera alle 20.45.
Una partita la domenica alle 12.30.
Quattro partite la domenica alle 15.00.
Una partita la domenica alle 20.45.
E una partita il lunedì alle 20.45.

Ecco il menù che ci preparano per il prossimo anno.

Fantacalcio

L’effetto positivo è la presumibile assunzione di fior di statistici per costruire un calendario in cui chi gioca la Champions di martedì non possa giocare in campionato la domenica e il lunedì, chi la gioca di mercoledì non possa giocare la domenica sera e il lunedì, chi gioca l’Europa League non possa mai giocare di venerdì e di sabato. Eccetera. Questi insigni statistici dovranno anche considerare i turni infrasettimanali, ragionevolmente “spalmati” fra il martedì e il giovedì: quest’anno sono stati 4 (la bulimia delle 20 squadre di A porta anche a questo), che si aggiungono ai 6-8, sperabilmente 10 o persino 12 delle squadre italiane impegnate in Europa. Né vanno dimenticate le interruzioni per le partite della nazionale (autentico sollievo ristoratore, in questo bailamme), che – con o senza Lippi – dovrà conquistarsi la qualificazione per i prossimi Europei. Se considerate che il campionato si concentra in 40 settimane scarse, un menù che preveda di dividere in 7 diversi momenti le “giornate” calcistiche diventa semplicemente folle. Quanto alla “regolarità del campionato”, lasciamo perdere: è così facile passare per nostalgici.

Ci diranno che chi paga – le televisioni, cioè Sky – ha diritto di cercare il massimo profitto dalla gestione dei diritti di ripresa. Aggiungeranno che all’estero funziona già così, ma è vero solo in parte, e Liga e Premier League sanno vendere i diritti televisivi a prezzi doppi di quelli ottenuti dalle società italiane. Non è certo un problema di Sky o della Lega Calcio se questa overdose visiva produrrà il collasso degli sport “minori”, e avrà serie conseguenze sui consumi culturali (cinema, musica dal vivo, teatro). La ricerca del massimo profitto è il motore del capitalismo, il cui cammino è costellato di vittime sacrificabili (fra le altre il cinquantenne “Tutto il calcio minuto per minuto”, celebrato come certi patrioti risorgimentali). Né mi pare che all’orizzonte politico ci sia qualcuno che intenda mettersi di traverso, esprimere una diversa concezione del calcio professionistico. Sono tutti liberisti, in questo Parlamento… Se si riuscirà a scongiurare la sciagura della “giornata in 7 portate”, con gli anticipi e i posticipi, e gli anticipi dei posticipi e i posticipi degli anticipi, dipenderà solo dalla reazione del pubblico. Dai consumatori. Da chi è appassionato di calcio, ma non ha ancora smarrito il senso della misura (risultato a pensarci bene straordinario, in un Paese che paga il designatore degli arbitri più del Primo ministro e del presidente della Corte Costituzionale).

A questo movimento di persone comuni, serve una politica delle alleanze. Mi limito a indicare una potenziale platea di arrabbiati con il Calcio Spezzatino: le centinaia di migliaia di persone che giocano al Fantacalcio, facendo riferimento a vari giornali o auto-organizzandosi con regole e punteggi. Fra gli effetti collaterali del Calcio Spezzato in 7, infatti, c’è che dovendo consegnare le formazioni alla vigilia della prima partita e potendo fare i punteggi solo dopo lo svolgimento dell’ultima, il nuovo menù degustazione toglierà ogni divertimento al Fantacalcio, provocandone la fine.

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Il gennaio della nuova Inter

febbraio 5th, 2010 | 108 Comments | Posted in Allenatore, Discussioni, Società | di Nk

MouGenoaCon Inter-Fiorentina, fanno 5 vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. Per trovare un rientro dalla sosta di Natale su questi ritmi, dobbiamo tornare indietro al 2006/2007 (6-1-0), ai tempi in cui si ammirava una fascia sinistra arata da Fabio Grosso, ai tempi in cui Nick Burdisso  trovava spesso l’inserimento vincente, ai tempi di Arma Letale, ai tempi in cui ancora si favoleggiava di un ritorno ad alti livelli di Adriano (!)…dobbiamo tornare indietro a un’altra Inter, un’Inter che rincorreva la conferma sul campo dello scudetto vinto l’anno precedente, un’Inter che si apprestava a polverizzare tutti i record in un campionato ancora sotto shock per le vicende legate a calciopoli. Da allora ad oggi, in gennaio ci è toccato vedere spettacoli eufemisticamente “discutibili”: da un 2-2 in casa con la Juventus, ad una risicatissima vittoria con il Parma presa per i capelli con due gol in pieno recupero, dai  pareggi con Cagliari e Torino, fino alla clamorosa sconfitta con l’Atalanta dello scorso anno, passando sempre e sistematicamente attraverso pessime prestazioni alla ricerca di un gioco e di uno smalto che sembravano persi insieme agli avanzi del panettone.

Quest’anno invece la differenza, oltre che nei risultati, sta proprio nel gioco e nell’atteggiamento visti in campo. Vittorie stentate con Chievo e Siena e pareggio a Bari, sicuramente, ma altrettanto sicuramente grandi prove di carattere soprattutto con i toscani e in Puglia quando, sempre in svantaggio, sempre in difficoltà e sempre in piena emergenza-centrocampo, siamo riusciti a raddrizzare le partite solo grazie alla rabbia, allo spirito di sacrificio e alla coscienza di essere i più forti. L’apoteosi di questo mese di gennaio, la presa di coscienza definitiva di queste caratteristiche che pure avevamo già visto nel corso della stagione (basti pensare alle partite con Udinese e Dinamo Kiev) è stata sicuramente nel derby: sfavoriti (secondo alcuni) in partenza, nel momento migliore dei nostri avversari, con un arbitro che ha fatto ciò che ha fatto, in 10 prima e in 9 poi…siamo stati in campo correndo per 20 e siamo riusciti non solo a portare a casa i 3 punti ma anche a farlo senza il minimo affanno e la minima preoccupazione. Il tutto, in questo mese di gennaio, condito dal passaggio del turno in Coppa Italia ai danni della Juventus e dalla vittoria con la Fiorentina nella semifinale di andata (il ritorno è previsto nel calendario della Coppa Italia 2012).

Ma l’evidenza lasciataci da questo inizio di anno, appunto, non sta nei risultati. L’evidenza sta in una nuova consapevolezza della squadra, in un istinto omicida che sembra essersi impossessato degli 11 in campo e che non gli fa lasciare neanche le briciole agli avversari, indipendentemente dal contesto. L’evidenza sta nella voglia di lottare, di mangiare il campo, di battere tutto e tutti. In una nuova consapevolezza della nostra forza, in un nuovo salto di qualità dopo il primo operato dall’Inter di Mancini. Che sia quello definitivo? Forse sì, forse no…non è questo il punto. Ma questa Inter sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Questa Inter è una squadra costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, ed ora è chiaro a tutti. Una squadra che non vive più degli umori del Genio di turno, ma vince con Sneijder e senza di lui, con Eto’o e senza, con Balotelli e senza, addirittura -si può azzardare- con Milito e senza. E’ una squadra che sa come giocare e cosa fare per portare a casa la partita, e sa che può farlo contro chiunque. E’ una squadra che pensa al futuro sfida per sfida. Fateci caso: un anno fa di questi tempi era tutto un parlare di Manchester, un’attesa continua. Idem due anni fa per il Liverpool. Fra venti giorni arriva il Chelsea: sentito qualcuno parlarne? No. C’è il Cagliari, c’è il Parma, c’è il Napoli, c’è la Sampdoria. Poi ci sarà il Chelsea. Uno per uno, uno alla volta. Tutti affrontati con lo stesso spirito e la stessa concentrazione. Tutti affrontati con la stessa voglia e la stessa consapevolezza. La consapevolezza di essere forti, la consapevolezza di potersela giocare contro chiunque, di essere padroni del proprio destino. La consapevolezza di poter imporre la legge dell’Inter. La consapevolezza di Josè Mourinho.

Questa, oggi come non mai, è l’Inter di Mourinho.

Concentrati sul presente ponendo le basi per il futuro, in campo come sul mercato. Gli arrivi di Mariga e Pandev e gli operatori di mercato già al lavoro per l’estate sono segnali chiarissimi. L’organizzazione quasi ultimata del ritiro per la prossima stagione lo è altrettanto. Una società che in qualsiasi occasione fa quadrato intorno al tecnico, appoggiandolo in pubblico anche più di quanto sarebbe lecito aspettarsi, è una società che dà un segnale chiaro e preciso. Al tecnico e al mondo. Alla squadra e a noi. Questa è l’Inter di Josè Mourinho, che crede in lui e che si affida a lui. Oggi, domani e dopodomani. Perchè la strada tracciata è quella giusta, e ogni giorno che passa rappresenta una nuova conferma.

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Impossibile deriderli ancora

febbraio 2nd, 2010 | 389 Comments | Posted in Manipolazione Intellettuale | di Nk

“Al Milan si respira un’aria diversa”, “il Milan è il club più titolato al mondo”, “volevo solo il Milan”, “il Milan ha più gioco” e, a grande richiesta, “si è ridotto l’ingaggio pur di vestire questa maglia”. A Milanello Bianco si spolvera tutto il repertorio in occasione della presentazione di Amantino Mancini.

Noi, dal canto nostro, un po’ ci chiediamo quanto sarà diversa e gioiosa questa atmosfera dopo che sono stati presi a pallate nel derby, sbattuti fuori dalla Coppa Italia e presi in giro da Lucarelli. Un po’ tiriamo un sospiro di sollievo, perchè parole del genere dette dal brasiliano sono il chiaro preludio a una sua conferma in rossonero per le stagioni a venire. Un po’ ci chiediamo se davvero non gli diano un copione una volta varcati i cancelli della Grande Famiglia, e se davvero non si rendono conto di quanto suonino ridicole certe frasi. Un po’, soprattutto, leggiamo e rileggiamo le sue parole per sforzarci di fare un post comico, sferzante, di presa in giro alla grancassa mediatica di Milanello Bianco. Ma più leggiamo e più ci rendiamo conto che non può esserci nulla di più comico di quelle stesse parole.

E allora, nell’attesa del trionfale servizio di Pellegatti sulla prima meravigliosa rete di Amantino in rossonero durante un’amichevole con la Berretti, non troviamo niente di meglio da fare che riproporvele integralmente. Scusandoci con chi, in ufficio, rischierà il posto a causa delle risate che ne scaturiranno.

Mancini Milan“Mi fa molto piacere essere qui. A Milanello vedo una atmosfera diversa, è un grandissimo centro sportivo. Mi sento come un ragazzino che ha tanta voglia di giocare.
L’ultimo anno è stato difficile, ringrazio il presidente Moratti che ha capito la mia situazione e ringrazio il Milan per la fiducia. Sono contento di poter dimostrare di essere ancora l’Amantino che tutti conoscono.
Il gioco che farà il Milan lo conosco, l’ho fatto con Capello alla Roma e in parte anche con Spalletti. Ultimamente ho giocato proprio poco, ma adesso giro pagina. Il Milan è una nuova avventura, un grandissimo Club, ho tanta voglia di riscatto, di vittoria, di serenità.
Come è andata fra me e l’Inter? Magari potevo fare un po’ di più, il fatto è che dopo essere partiti con un modulo con tre attaccanti poi si è giocato a rombo. Comunque, adesso vita nuova.
Mourinho? E’ bravo, ma adesso il mio allenatore è Leonardo. E’ uno che capisce di calcio, Leonardo, che lo conosce, spero davvero di fare belle cose al Milan.
Il Marsiglia? E’ successo che mi ha contattato il 28 Dicembre e poi è sparito per due settimane. Poi, due settimane dopo, il Marsiglia si è rifatto vivo chiedendomi una risposta in due giorni. Non si fa così. Il presidente del Marsiglia ha avuto una uscita infelice dichiarando che io sono maleducato, forse, a vedere come si sono comportati, è proprio il contrario.
Meno male che è andata così, adesso sono al Milan. Dopo tanto tempo che non giochi prendi un po’ di peso, è normale, ma dopo una settimana si brucia tutto e si gioca. Avrò la maglia numero 30 che tanto bene mi ha portato alla Roma.
La Nazionale brasiliana? Io spero ancora molto di tornarci. Soprattutto adesso che sono qui al Milan, una squadra che ha grande visibilità in Brasile. Nel nostro Paese il Milan ha tanti tifosi, tutti seguono le sue partite, per le strade ci sono tanti ragazzini con la maglia del Milan.
Dall’Inter al Milan? Qui al Nord la rivalità da derby mi sembra più tranquilla, a Roma sarebbe già diverso, del resto non ho mai avuto problemi con i tifosi dell’Inter, quando ho giocato ho dato tutto.
Il Milan ha più gioco, però l’Inter è una squadra molto forte. L’Inter ha più fisicità, il Milan lavora meglio il pallone.
Sento molto la responsabilità di giocare in un Club vincente, nel Club più titolato al mondo. I miei nuovi compagni brasiliani sono tutti fortissimi.
Io dopo Cafu? Lui era terzino, anche se io stesso sono partito come terzino in Brasile, segnai 18 gol in quel ruolo prima di venire in Italia. Adesso il mio ruolo è esterno da metà campo in avanti. Farò di tutto per rimanere qua, ho tanti stimoli, il Milan gioca con tre davanti e con due attaccanti molto larghi, è una squadra tecnica, gioca la palla a terra: è proprio questo che potrebbe regalarmi il sorriso e l’allegria di giocare. Negli ultimi mesi ho capito che la storia con l’Inter era finita e ho detto basta, ho pensato che volevo respirare un’altra aria. Purtroppo non posso giocare la Champions League, pazienza. Mi rimangono, per far bene, ancora molte partite di campionato. A Bologna? Questa settimana lavoro e sabato valutiamo. Ho voglia di essere presente, adesso lavoriamo e poi vediamo”

Sul serio…potevamo essere più comici di così?

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Ore 19: si chiudono le porte del Quark Hotel.

febbraio 1st, 2010 | 126 Comments | Posted in Calcio Mercato | di Nk
L'ATAHotel Quark di Milano

Trattative concluse all'ATAHotel Quark di Milano

Dopo un’ultima giornata frenetica, si chiude finalmente la finestra invernale del calciomercato. Una finestra che ha visto fin dal primo minuto (anzi, fin da dicembre) l’Inter molto attiva per puntellare la rosa con acquisti e cessioni che permettono di renderla sempre più simile ai desiderata di Josè Mourinho. Andiamo quindi a vedere come si sono mossi Marco Branca e Piero Ausilio in questo mese e a fare il punto della situazione su quella che, almeno a vedere i nomi “di secondo piano” è una nuova Inter.

Capitolo acquisti: il botto è stato fatto a dicembre o, a voler citare gli accordi sulla parola, addirittura ad ottobre. Si chiama Goran Pandev e sul suo ritorno a casa abbiamo già detto tutto qui. Quello che non abbiamo detto riguarda il rendimento del nuovo numero 27 nelle sue prime apparizioni in nerazzurro: ottima prestazione (con mezzo gol) al debutto contro il Chievo, assist per il definitivo 4-3 contro il Siena e perla su punizione nell’ultimo meraviglioso derby ma, soprattutto, presenza in campo concreta e convincente, tanto da permettere a Eto’o di restare fuori a recuperare la condizione e da mettere più di un punto interrogativo sulle nuove gerarchie del nostro attacco. Il tutto a costo zero.

L’emergenza invernale, però, era tutta a centrocampo. Dopo un mese intero passato a inseguire i nomi più vari (da Ledesma a Baptista, da Palombo a Simplicio), nell’ultima giornata succede di tutto: la dirigenza dell’Inter dopo quasi 48 ore passate ad aspettare una risposta da Lotito per Ledesma considera fallita la trattativa e si butta sulla pista Simplicio. Le basi per portare il brasiliano in nerazzurro sembrano solide: scambio di prestiti alla pari con Krhin, e a giugno lo sloveno di nuovo a Milano e Simplicio libero di sbarcare nella Roma giallorossa a costo zero. Le cose però si complicano in un primo momento per il rifiuto di Krhin e poi perchè, intorno alle 16, arriva direttamente a Moratti una telefonata di Lotito finalmente disposto a trattare Ledesma. Al presidente laziale viene (giustamente) sbattuta la porta in faccia e si torna a lavorare su Simplicio: si prova a inserire nella trattativa prima Fossati e poi Destro senza riscontrare i favori del Palermo. Alla fine, con Simplicio già a Milano, Krhin parla con i dirigenti del Palermo per avere garanzie tecniche sul suo impiego: garanzie che non arrivano e che portano il giovane sloveno a preferire la panchina dell’Inter a quella dei siciliani. Tutto saltato, anche perchè la ricerca di un centrocampista nel frattempo non era più una priorità per Branca e Ausilio.

Sì, perchè in mattinata, nell’ambito della trattativa che ha portato Jimenez a Parma, Marco Branca è venuto a sapere prima di tutti del mancato trasferimento di McDonald Mariga al City, e come al solito ha preso il telefono e composto il numero di Josè Mourinho. Scena già vista dalle parti di Monaco di Baviera quest’estate: tutti spiazzati e trattativa conclusa in meno di due ore. Kenyano, classe 1987, Mariga è il tipico centrocampista africano tutto forza fisica e capacità di corsa e in nerazzurro vestirà la maglia numero 17. Tatticamente molto intelligente, può ricoprire tutti i ruoli arretrati del rombo e giocare da centrale anche in un centrocampo in linea. Centrocampista di quantità e di qualità che nella realtà in cui si è trovato immerso fino ad ora ha fatto la differenza, mentre a Milano si troverà spesso tra campo e panchina, utile per il turnover. In chiave Champions non sposta  nulla, ma in quanto a equilibrio e completezza della rosa viene ad occupare il posto di Vieira e a dare un segnale molto forte alle dirette concorrenti per il campionato, squadre nelle cui rose gli “alter ego” di Mariga si chiamano Poulsen e Mancini quando non, addirittura, Faty. Segnale dall’interpretazione semplice e immediata: l’Inter c’è oggi e ha intenzione di esserci anche domani e dopodomani, senza lasciare agli altri neanche le briciole.

Marco Branca

Marco Branca

Ma è nel mercato in uscita che Branca piazza i suoi capolavori: dopo Burdisso ad agosto, riesce a liberarsi in un mese solo di tre “incedibili” come David Suazo, Patrick Vieira e Amantino Mancini: prestito secco al Genoa per il primo, rescissione consensuale e trasferimento al “Mancioster” (dove ancora non ha debuttato, causa infortuni) per il secondo, e chiusura con il botto del prestito gratuito con obbligo di riscatto per la comproprietà fissato a 4 milioni per Amantino, che spaventato da un trasferimento in una nuova città sceglie di andare nella zona malfamata della stessa in cui si trova. Cosa ci faccia Mancini al Milan e cosa ci faccia il Milan con Mancini resta un mistero: di certo peggio che da noi non può fare, ma ciò che conta è esserci liberati di un’altra balena arenata che da troppo tempo spiaggiava dalle nostre parti. Resta il solo Quaresma a questo punto, e resta una squadra decisamente più completa ed equilibrata di prima. Una squadra che in estate è stata rivoluzionata nell’undici titolare -grazie agli arrivi di Lucio, Motta, Sneijder, Eto’o e Milito- e ora è stata puntellata nelle riserve con, appunto, Pandev e Mariga. Una squadra in parte ringiovanita e sicuramente rafforzata, soprattutto dal punto di vista della “intencità” tanto cara al Mou. Una squadra che probabilmente con questo mercato non ha recuperato nemmeno mezzo punto nel gap che la separa dal Chelsea (non è certo nella sessione di gennaio che si può operare in tal senso), ma che certamente mostra a tutti, almeno in Italia, di non avere nessuna intenzione di abbassare la guardia nè di far cessare questo dominio incontrastato che dura da quattro anni e che, speriamo, dovrà durare ancora a lungo.

Una squadra che, per l’ennesima volta, gode del lavoro di un direttore tecnico che più passa il tempo, più si afferma come uno dei migliori in circolazione.

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Parma-Inter, senza Sneijder, Lucio, Eto’o e… Fernandes

gennaio 31st, 2010 | 422 Comments | Posted in Campionato | di Mr Sarasa

Ibra ParmaInsomma Samuelino Eto’o deve ancora smaltire le scorie dell’inutile partecipazione alla competizione per nazionali più inutile e dannosa del mondo, cioè la Coppa d’Africa…

Poco male, contro il Parma (al quale il Camerunese ha forse segnato il gol più bello da quando gioca con i nostri colori) scenderanno in campo almeno due tra Balotelli, Milito e Pandev, che hanno fatto molto bene in questo mese di gennaio che si va a concludere.

Il nostro numero 9 magari potrà mettere dei minuti nelle gambe in coppa italia, che ci aspetta la prossima settimana (andata) e quella successiva (ritorno)… una bella accozzaglia di partite, quella che ci aspetta nelle prossime settimane: Parma-Inter il 31, Inter-Fiorentina il 3/02, Inter-Cagliari il 07/02, Fiorentina-Inter il 10/02, Napoli-Inter il 14/02 e poi una settimana di riposo prima di affrontare Sampdoria (20/02), Chelsea (24/02), Udinese (28/02), altra pausa per le nazionali, Genoa (07/03), Catania (12/03) e Chelsea (16/03).

Peggio di noi andrà alla Fiorentina, che in ogni caso oltre alle due gare di champions si troverà in mezzo alle balle un recupero di peso contro il Milan, e qui casca l’asino: i viola han cercato di posticipare il ritorno della semifinale di Coppa Italia  al 14 Aprile, ricevendo un sonoro rifiuto da parte nostra.
E ci mancherebbe pure altro!
Quella settimana infatti è giusto in mezzo tra Fiorentina-Inter (ma di campionato) ed Inter-juve. La prossima volta, pensateci meglio quando cravatta gialla vi sconvolge il calendario, nonesiste che siamo noi a pararvi il sederino complicandoci la vita…

A Parma, luogo che da 3 anni è impossibile non associare ad un pomeriggio da leggenda, con i due lampi del Genio, andremo anche senza Carneade Fernandes, giovanotto un po’ tamarro portoghese che pareva destinato ad arrivare in prestito per rilanciarsi dopo un lungo infortunio.

Peccato (soprattutto per la Miss, che aveva raccolto abbondante documentazione, anche testimoniale…) che non abbia passato le visite mediche… in compenso sembra sempre più vicino ò’arrivo del laziale Ledesma, fresco sconfitto nella vertenza con Lotirchio.
So che a molti non piace, viene giudicato troppo lento, ma a me sembra migliore di Muntari e comunque viene per essere una riserva (come dovrebbe essere pure il ghanese, in un mondo sensato). Inoltre è un buon modo per ricucire i rapporti con il presidente laziale in vista di giugno, quando l’obiettivo per rafforzare la difesa potrebbe chiamarsi Kolarov…

Probabili formazioni:

Inter: Julio Cesar; Maicon, Samuel, Materazzi (o Cordoba), Santon; Zanetti, Cambiasso; Balotelli, Motta, Pandev; Milito.

Parma: Mirante; Paci, Panucci, Lucarelli;Zaccardo, Dzemaili, Morrone, Galloppa, Castellini; Bojinov, Biabiany.

Qualche appunto sparso: contro un centrocampo così folto, non è da escludere la variante che preveda l’inserimento anche di Muntari al posto di uno tra Mario e Goran, anche se penso che con il giusto sacrificio in fase difensiva, andrebbe bene anche la formazione di cui sopra; uno sguardo particolare merita Biabiany, che è ancora un nostro giocatore e sta facendo davvero bene in questo campionato; l’outsider mancato di giornata sarà Crespo, di ritorno a Collecchio 10 anni dopo un trasferimento a cifre da record alla Lazio, ma non convocato per questa gara… meglio, perchè il buon Hernan sebbene a fasi alterne ha ancora un discreto fiuto per il gol. Ed in abbinata con “Parma”, mi evoca sempre brutti ricordi.

UPDATE: come comunicato dal sito ufficiale, Parma-Inter non si disputerà “per motivi di ordine pubblico relativi alla sicurezza di impianti e spalti messa in pericolo dopo la nevicata che si è abbattuta sulla città”. La partita verrà recuperata mercoledì 10 febbraio alle 20.45.

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Uno di noi

gennaio 30th, 2010 | 88 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci
Il Lippi Bis

Il Lippi Bis

Sei arrivato in un pomeriggio di primavera, come il naso chiuso e gli occhi gonfi. Eri l’uomo che il tuo mondo invocava da tempo, uno che dopo poche ore aveva già rivoluzionato le metodologie d’allenamento della squadra. Con te sì, che era un’altra musica. Il settantenne, dopo la partita col Siena, era già un ricordo.

D’altra parte, tu sei un’altra cosa. Sei venuto su con le indicazioni dello stratega che portò Domoraud a Milano, che sconvolse il Brasile con la coppia Pirlo-Montolivo. Con un autentico genio del pallone come lui alle spalle, non potevi che diventare il grande tecnico che sei.

E così ti sei seduto su quella panchina, e non te ne sei più andato. Due partite, due vittorie: e chi sarebbe stato così pazzo da toglierti dal tuo posto, dopo una tale dimostrazione di forza? Di certo, non una dirigenza illuminata come quella juventina. Hanno fiutato qualcosa di grosso, hanno capito che avevano fra le mani il nuovo Guardiola, no, di più, il nuovo Wenger, massì, il nuovo Michels, il nuovo Gregucci, esageriamo, chi se ne frega.

Ecco allora che arriva il momento del mercato, con te, lì, in prima linea, a scovare talenti. Arriva una chiamata, è Lui, ti dice “prendi Cannavaro”,  e via, arriva Cannavaro. Altra chiamata, ancora Lui, “prendi Grosso”, e arriva Grosso. Un’altra chiamata, “ma chi è a quest’ora” dice tua moglie che non dorme da una settimana per tutte queste chiamate, “lo sai, devo rispondere”, le dici, è ancora Lui, “prendi Macellari”, “no ma sei sicuro? Macellari no, dai” “PRENDILO!!!”, ma la dirigenza non riesce a convincerlo a sposare il progetto Juve e non se ne fa niente.

A quel punto sale in cattedra Secco, che a dispetto del nome è un fiume in piena, pregno di intuizioni geniali, e piazza i colpacci. Vede un centrocampista brasiliano schiacciare il duo Pirlo-Montolivo nella Confederations, e se ne innamora. “Se è riuscito a sfuggire alla gabbia di Marcello, può fare qualsiasi cosa!!”, urla Alessio, con il pugno alzato, al CdA di giugno. “Andiamo a prendercelo!”, è la risposta degli altri presenti. Parte subito la chiamata a Corvino.

“Ehi, quanto vuoi per Melo?”

“Mah, una decina di milioni”

“Facciamo venti?”

“No guarda, ho detto dieci, non mi smuovo”

“Venti più Marchionni”

“No, no, al massimo me ne dai otto”

“Vabbè, ci risentiamo”

Poi riuscite a convincerlo, e piazzate l’affarone. Ormai scatenato, Secco ti porta pure Diego, il trequartista che inseguivate dal ‘96, e Caceres, terzino selvaggio. Hai un’armata invincibile, e lo dimostri subito. A Roma è spettacolo: 3-1 per voi. I telecronisti sono in subbuglio, i tifosi sono in subbuglio, tutto il mondo è in subbuglio. Avete lo Zico del terzo millennio, il Dunga del terzo millennio,  mentre agli altri, in sede di mercato, sono toccate le briciole.

La cavalcata è inesorabile, e la terza stella sempre più vicina. A novembre scatta qualche campanello d’allarme, mannò, non è niente, c’è la sfida con l’Inter, c’è da saltellare come oranghi per un paio d’ore, altro che campanelli d’allarme. Lì realizzi il tuo capolavoro tattico: vinci senza nemmeno volerlo, così, per sbaglio, quasi chiedi scusa, alla fine. Ti presenti col Bayern pieno di baldanza, pronto a spazzarli via, però non vedi palla e ne prendi quattro. Sì, quattro. Quattro pere che significano Europa League.

No, via, tranquilli, è stato solo un incidente. E in effetti sì, è un incidente, ma un incidente di quelli tosti: un tamponamento fra aerei, un frontale fra treni, un macello. E non vincete più. Perdete con tutti, contro il Bari, contro il Catania, contro il Milan, contro voi stessi, fate le partitelle in allenamento ed entrambe le squadre perdono, è il disastro. Tu, col tuo carisma e le tue invenzioni tattiche, dai la scossa alla squadra, che ogni domenica che passa dimostra di aver ormai completato l’opera di trasformazione nel Milan di Tabarez. Sei un genio, Ciro, tant’è che sei amato anche e soprattutto dai supporter avversari, che sperano con tutte le loro forze che tu, da quella panchina, non ti debba alzare mai.

Purtroppo, in questo calcio senza sentimenti, senza amore (Leo e i suoi ragazzi non sono ancora riusciti a contagiarci), senza riconoscenza, uno come te, così sopra le righe, così diverso, così avanti, non poteva durare più di tanto. Sei praticamente esonerato dal 10 di gennaio, ma tu non vuoi saperne, sei Rocky, vai  avanti, non molli. Poi arrivano Ranieri e Riise e davvero sei alla fucilata. Poi perdi con l’Inter, anche qui nei minuti finali, con gol decisivo di Balotelli: è troppo anche per Blanc, sei fuori.

Niente sarà più lo stesso senza di te: il calcio, ieri, ha ricevuto un duro colpo. Da quando sei spuntato otto mesi fa, la domenica, oltre a vedere le partite, ci si divertiva, si facevano quattro risate. Ci davi sempre del gran materiale per passare delle allegre giornate in compagnia, ci hai conquistato col tuo sguardo perso nel vuoto, con il cambio Trezeguet-De Ceglie, col tuo dirne quattro a Maifredi.

Grazie, Ciro. E’ stato bello. Ci hai fatto sognare, e noi non lo dimenticheremo.

Torna, appena puoi.

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Processo a Materazzi

gennaio 30th, 2010 | 90 Comments | Posted in Campionato | di Mr Sarasa

Perchè Materazzi è stato ammonito per la mascherata post derby? una fonte di Bauscia Cafè ci ha rivelato come è avvenuto il dibattimento…

L’Aula è stracolma, per lo più di giornalisti ma c’è anche qualche tifoso. Tutti si alzano in piedi quando fa il suo ingresso il giudice per l’occasione, un Maurizio Mosca in toga e parrucchino.

“Clamoroso! mi hanno tirato giù dal letto prima delle 12! e per giudicare chiiii??”
“Marco Materazzi, vostro onore” dice il suo aiutante
“Non lo conosco!”
“Ma come, il difensore dell’Inter, quello del mondiale 2006…”
“Ehhhhhh, avessi detto Beckenbauer! vabbè, facciamo in fretta che devo andare a pranzo con Bargiggia…”
“Entrino le parti: per la pubblica accusa, Franco Ordine, per la difesa, Ignazio La Russa”
M.M: “due bei mignottoni insomma! La parola all’accusa.”

F.O.: “Vostro onore, siamo qui oggi, e avremmo voluto proprio indubbiamente farne a meno, perchè il reo qui presente Materazzi Marco ha commesso un crimine gravissimo, una mancanza di rispetto senza precedenti, una villaneria inaudita, un vilipendio in piena regola…
M.M.: “Che cosa?”
F.O.: “..insomma, ha messo una maschera del presidente del Consiglio dopo la partita!”
M.M.:  “e allora???? tutto qua?”
F.O.: “Cooooome tutto qua! ?!?! E’ gravissimo, inaudito, vostro onore, soprattutto considerati i precedenti del soggetto!”
M.M.: “allora si spieghi meglio”
F.O.: “il Materazzi Marco, sono ANNI che con le sue azioni danneggia il milan. Dapprima, quando era titolare, con falli di ogni tipo, gravissimi, spesso addirittura non sanzionati… poi nel 2005-2006, con la “fama” ormai acquisita, cosa fa? si propone al milan!! Era un chiaro tentativo di gettare discredito sull’immagine del club più titolato al mondo!”
M.M.: “beh, messa in questi termini in effetti…”
F.O.: “ennonsooolo, nel 2006 il Materazzi ha di fatto messo in ombra una COLONNA della Nazionale e del Milan come Sandrone Nesta, con le sue prestazioni… ha avuto la faccia tosta di entrare al suo posto e sottrargli non solo il posto in campo, ma anche nell’immaginario collettivo! si è permesso di segnare due gol decisivi, di cui uno in finale, E ha fatto espellere Zidanne…  no, dico, ZIDANNE! Uno che non ha giocato a calcio, uno che EEEERAAA IL CALCIOOO!”
M.M.: “ahhhhhhh, come giocava Zidann….”
F.O.: “Pooooi, non contento, ha segnato al derby del famoso 4-3, facendosi buttare fuori apposta sul 4-2 per perdere tempo, ha segnato il gol scudetto del 2006-2007, ha festeggiato con un abito bianco ad insinuare che tutti gli altri fossero sporchi, elllaltroggiorno, infine, quest’atto che siamo ad esaminare”
M.M.: “ellamiseria, ma è incorreggibile! mi dica un po’, ma è sicuro che volesse offendere?”
F.O.: “eccome nooooo??? innanzitutto c’è una chiara presa in giro della statura del premier: la faccia del premier a due metri d’altezza non si è mai vista! In secondo luogo, c’è l’ironia sulla capigliatura del presidente del consiglio: quella maschera non è aggiornata, ha troppo pochi capelli… infine c’è la questione dell’abbinamento faccia ridente-maglia nerazzurra. Un vero danno d’immagine, per Berlusconi, accostarlo a colori diversi da quelli della squadra dell’amore!”
M.M.: “vabene vabene, ho capito tutto, quanto chiede di condanna?”
F.O.: “mah, come MIIIIIINIIIMO’, la radiazione. Sempre che il Presidente sia clemente e non voglia spedirlo alle patrie galere per vie ordinarie, e poi BUTTARE LA CHIAAAAAAVE!!

M.M.: “chiarissimo. La parola alla Difesa.
I.L.R.: “Vosdro odore, siamo qui ber valudare un gìesdo azzoludamende non gaddivo, una goliardada si dige, ma noi ziamo disbosdi a ghiamarla bersino una goglionada…
(Materazzi prova a richiamare l’attenzione del suo difensore, perchè non capisce la linea intrapresa)
I.L.R. “Dranguillo Madrigs, è duddo inn bugno, gli sbagghiamo il gulo a guesdi milanisdi… vingere, evvingeremo”
M.M. “ma come si permette??? ma è impazzito? rintracciate la telefonata! Ordine in aula!
F.O.: “e io già qua sono!!”
M.M.: “mi dicono che hanno già identificato la chiamata, e stanno andando a prenderlo per portarlo in galera!”
I.L.R.: “vosdro odore, nonn g’ho gabido una mazza, so solo ghe scdavo barlando gonn il mio assisdido. Ghe dra l’aldro è berzona di sbiggada mmoralità e zenzo di Badria, gonn laBBi maiusgola! subbendrado al divenzore dai lineamendi assai poco virili ozerei dire vemminei, gioè Nesda, da subbido ha gondribuido al broseguimendo dell’Idalica sbedizione nella vraderna ggermania, gulminada gonn una bresdazzione maiusgola evvirile, abbaddudo zolo da una desdada del barbaro edde ingivile Vrangese Zidanne, unn vero e brobrio bleggheblogghe…”
M.M.: “ahhhhhhh come picchia Zidann….”
I.L.R.: “Egguindi vosdro odore, è sdada ghiaramente una raggazzada, diggiamolo, il Bresidende si sarà vaddo una rrrisada…”
M.M.: “va bene, quindi lei cosa chiede per il suo assistito?”
I.L.R.: “io penzo ghe sia sufficende una zqualiviga di diegi giornade, con frusdade ed olio dirrigino, berghè gomunque gli si dembra il garaddere!”

Materazzi si alza e prende la parola: “gentili signori, mi avrebbe difeso meglio Burdisso assistito da Rivas, ed ho detto tutto… mi appello alla clemenza del giudice Mosca, in fondo non c’era alcun intento politico nel mio gesto. Quindi chiedo l’assoluzione piena senza aspettare la prescrizione!”

M.M.: “ma è una roba che non si capisce niente, e tra mezzora devo dire quattro puttanate a Bargiggia che poi le spaccia per notizie! ma ho la soluzione, fermi tutti, usiamo il Pendolino!”

Guarda come gira!

"Guarda come gira!"

Tirato fuori il prezioso oggetto, inzia il rito: “guarda come gira… clamoroso! due testimoni inchiodano Materazzi, faceva parte dei giovani comunisti…condannato! colpo di scena: i due testimoni sono bondi e cicchitto ubriachi… materazzi assolto in appello! ma vedo una mischia, in cassazione succede di tutto, la corte è spaccata tra milanisti ed interisti, due rigori non fischiati per parte, espulso Mourinho con tutta la panchina, ma attenzione… l’arbitro guarda il cronometro… PAREGGIO! in Cassazione finisce con un pareggio!”

Materazzi: “ma che cazzo vuol dire? è un processo o una partita?”
Mosca: “giovanotto, ti invito ad essere più rispettoso della corte, ed intanto ti ammonisco! ed ora toglietevi dalle balle, che devo andare a pranzo.”

(anche questo post è una “goliardada”, al massimo ammonitemi, please)

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