Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?

Parlare di sorpresa è lecito per chi li legge, i giornali. Non per chi li fa.
Il “fulmine a ciel sereno” può colpire il sottoscritto, o anche un Buffon in altre faccende distratto, non chi lavora H24 sui retroscena del calcio giocato.

Perciò le improvvise, impreviste, clamorose dimissioni di Antonio Conte sono una lapide sul senso stesso della stampa sportiva italiana. Tanto vale leggere gli aggregatori di notizie, almeno sono gratis.
Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

Una stampa sportiva che ci fa sapere quanti tweet spedisce giornalmente Icardi – peggio: che vuol farci credere che l’Inter gli ha dato un ultimatum: entro un mese si deciderà se è affidabile, dunque si comprerà una seconda o una prima punta – e che Barbara B. ha fatto pace con Adriano G., uniti nel nome di Superpippo, è già abbastanza squallida.

Ma “bucare” una notizia come le dimissioni dell’allenatore per tre volte campione d’Italia, senza averne dato il minimo preavviso, fa concludere che la diserzione delle edicole – temo non solo per la stampa sportiva – ha fin troppe ragioni. Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Giornalismo embedded.

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La nuova maglia NERA(zzurra)

“L’Inter avrà un look radicalmente nuovo nella stagione 2014-15: per la prima volta nella storia le tradizionali strisce verticali nerazzurre vengono reinterpretate in stile gessato sartoriale per conferire alla prima maglia grande eleganza e raffinatezza. L’ispirazione è stata tratta da Milano, città di appartenenza dell’Inter e capitale mondiale della moda e dallo stile. La nuova maglia home è infatti nera con sottili strisce verticali azzurre. Il nuovo logo – in una versione esclusiva con la stella – sarà presente solo sulla maglia, a sinistra del petto, all’altezza del cuore.” (dal sito ufficiale)

E così, la differenza più significativa della prima vera Inter di Erik Thohir non sarà la presenza in campo di campioni affermati, né di campioni esotici, né di una squadra di talenti giovanissimi.
La prima Inter di ET sarà la prima Inter non propriamente nerazzurra della storia.

Parliamoci chiaro, non che lo scorso anno le strisce azzurre fossero davvero azzurre, ma uno squilibrio così elevato a favore del nero non lo ricordo, a memoria. E anche da quello che si dice sul sito ufficiale, non credo ci siano davvero precedenti.

Una maglia del genere si presta sicuramente a far dividere: in un anno in cui squadre come Roma e juve si prestano a scelte molto classiche e conservative, la città di Milano invece va in controtendenza e punta ad innovare le loro classiche bande. Molto probabilmente nel tentativo di impennare, o quantomeno di migliorare le vendite che immagino possano risultare un po’ stagnanti quando si ha a che fare con maglie storiche e, perdonatemi l’insensibilità, “uguali” di anno in anno.
Così come due anni fa l’improbabile maglia rossa venne acquistata in gran quantità, probabilmente anche questa singolare scelta potrà essere premiata da alcuni tifosi (io, lo ammetto, sono uno di questi) pur essendo giustamente criticata da chi è meno restio a fare esperimenti con immagini sacre come la prima maglia del proprio club.

Mi ripeto, a me questa novità annuale non dispiace, quello che non capisco sinceramente è la sciattezza e la mancanza di stile della terza e soprattutto della seconda divisa. E voi, come la pensate?

immagine presa da www.inter.it

immagine presa da www.inter.it

Oggi l’Inter tocca il punto più basso (speriamo)

A sorpresa, Erick Thohir è venuto in Italia con la famiglia, in coincidenza con la chiusura formale dell’ultimo bilancio ereditato da Moratti: pare sia un altro bagno di sangue, circa 80 milioni di perdita.
Sarebbero 300 milioni nell’ultimo quinquennio, con la differenza che all’inizio l’Inter era in cima al mondo, e ora naviga intorno alla ventesima posizione europea, incapace di fare mercato contro Wolfsburg, Valencia, Tottenham, Kazan, Porto e Basilea…
Con tutta la riconoscenza verso chi ha rifatto la Grande Inter, è evidente che il modello organizzativo di Massimo Moratti faceva acqua da tutte le parti.

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È giusto non chiedere l’impossibile a Thohir. Non pretendere James Rodriguez e nemmeno Dzeko. Ma è lecito porre due questioni da cui deriverà il futuro a medio termine di una società, che rischia di non vincere niente per molti anni e sta finendo ai margini del grande calcio.

Primo: il rinnovo di Mazzarri – che non condivido – va presto accompagnato da una precisa identificazione dell’obiettivo su cui verrà misurato e delle risorse che gli verranno messe a disposizione.
Fra 5 giorni, la squadra si ritrova, fra 8 va in ritiro, l’organico oggi appare da 60 punti: se il mercato non porterà al più presto almeno tre nuovi titolari, parlare di Zona Champions apparirà velleitario. Anzi, assurdo. All’allenatore va fatto un discorso chiaro sulla valorizzazione dei giovani, visto che ai campioni non si riesce ad arrivare.

Secondo, e non meno importante: dopo la catastrofe brasiliana, il calcio italiano è destinato a profondi mutamenti. Pena, il suo precipitare in termini di credibilità e di fatturato.
Nella “rifondazione” che tutti auspicano, serve che la voce dell’Inter sia espressa con puntualità, intelligenza, rigore: sarebbe inaccettabile che Juve e Milan, magari con la cooptazione del Napoli o della Roma, tornino a spadroneggiare, ricostruendo un sistema di alleanze e complicità che sappiamo quanto influiscano anche sui risultati del campo.
Thohir deve finalmente capire cos’è il calcio in Italia e identificare un dirigente plenipotenziario – interista e conoscitore della realtà – a cui affidare un ruolo cruciale di rappresentanza e di portavoce in sede di “politica sportiva”.

Azzeccare le scelte in ambito tecnico e persino in quello finanziario sarà insufficiente, se non si saprà costruire una società con le idee chiare sul futuro del calcio italiano.

Bauscia Mundial day 7, 8 e 9

Vediamo i match più importanti degli ultimi giorni:

Spagna – Cile 0-2

Suca.Fortissimo.

Spiace. Spiace proprio un sacco assistere alle scudisciate nei reni inflitte dai cileni agli spocchiosi spagnoli. Cioè, voglio dire, come si fa a non amare questi tamarrisimi e cazzutissimi cileni?

Gol: Vargas, Aránguiz

Colombia – Costa D’Avorio 2-1

La Colombia del panchinaro Guarín vince ancora, stavolta . . . → Continua a leggere: Bauscia Mundial day 7, 8 e 9

Bauscia Mundial day 5 e 6

Germania – Portogallo 4-0

Circa ogni 40 anni in Germania nasce un attaccante di nome Muller (quando si dice l’organizzazione teutonica) capace di segnare una tripletta in una fase finale del campionato del Mondo. In Portogallo invece ancora non sono riusciti a far nascere un altro Eusebio. Dovesse riuscire a evitare l’Italia nella fase a eliminazione diretta . . . → Continua a leggere: Bauscia Mundial day 5 e 6

Bauscia Mundial day 3 e 4

Questa è una breve introduzione al post, perché è brutto partire in quarta con i risultati delle partite senza scrivere prima due o tre righe. Comunque sì, si parla dei Mondiali brasiliani, e queste son le partite di sabato e domenica. Ok, tre righe, ci siamo!

Colombia – Grecia 3-0
Colombia e Grecia fanno il loro esordio in . . . → Continua a leggere: Bauscia Mundial day 3 e 4

Bauscia Mundial day 1 e 2

Vi sarete più o meno accorti tutti che giovedì è iniziata la 20° edizione dei Mondiali di Calcio, siamo nell’anno del Signore 2014 e si gioca in Brasile la nazione regina di questo sport.

alla faccia tua Kovacic

Brasile – Croazia 3-1

Non si è ancora placato l’eco della polemica tra Kovacic e Hernanes sull’arbitraggio della partita, per . . . → Continua a leggere: Bauscia Mundial day 1 e 2

La massa

Sono almeno un paio di giorni che ho in mente questa stronzata: in pratica c’è Mazzarri che cucina per la vigilia di Natale, arrivano dei suoi parenti a casa e gli fanno “Walter ti abbiamo portato la pasta fresca”, e lui “no, colcazzo, la pasta fresca non va bene, non è pronta, deve aspettare . . . → Continua a leggere: La massa

Jurassic Football

Per gli amici di Bauscia Café per i quali Adriano 5th of November “tifa fin da quando era bambino” e dei quali apprezza l’incoscienza nel pubblicare questo sproloquio.

Ascolto consigliato: Fate voi, l’argomento del post non m’ispira nulla…

Padre: “Ehi c’è l’Inter stasera… Che ne dici, ce la cerchiamo la partita in streaming…? Fra l’altro, giochiamo contro…”
Figlio, . . . → Continua a leggere: Jurassic Football

Un giorno triste così felice – Lorenzo Iervolino

Non ero nemmeno nata quando Sócrates giocava nel Botafogo e faceva innamorare il Corinthians, avevo 4 anni quando era un giocatore della Fiorentina, ne avevo 31 quando è morto. Ne avevo 32 quando ho letto e tradotto alcuni dei suoi editoriali su CartaCapital per la trasmissione Brasils (letti poi da un eccezionale Valerio Mastandrea).

Lo conosco da . . . → Continua a leggere: Un giorno triste così felice – Lorenzo Iervolino