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Atalanta-Inter: la partita

Da ottobre non vincevamo due partite di fila, dal 2008 addirittura non vincevamo a Bergamo (c’era ancora Mancini in panchina). D’Ambrosio non recupera, Andreolli nemmeno, un virus intestinale ci toglie Icardi poche ora prima della partita: e insomma, non iniziava sotto i migliori auspici questa Atalanta-Inter.
Dal fischio di inizio in poi però è tutta un’altra storia: bastano 50 secondi a Guarin per procurarsi un rigore e dare a Shaqiri la possibilità di portarci in vantaggio. Possibilità sfruttata, anche se poi l’Atalanta reagisce forte e ci capiamo poco fino al pareggio del solito Maxi Moralez: la difesa balla troppo con Ranocchia che sembra in giornata-no e Juan Jesus che come al solito è in grado di fare il suo ma non di tappare le falle del compagno, e anche in attacco non riusciamo a essere incisivi. Shaqiri ha molto spazio ma non trova giocate decisive, il centrocampo viene saltato sempre, Palacio e Podolski risultano non pervenuti: insomma il gioco sembrano reggerlo solo Santon e Campagnaro, i due terzini. Questo fino all’1-1 appunto, perché poi Guarin prende in mano la squadra e con un sinistro a giro sul secondo palo ci porta all’intervallo in un vantaggio forse non meritato, ma sicuramente tranquillizzante.
Nel secondo tempo, come spesso accade, è un’altra Inter. Complice anche l’espulsione di Benalouane che si fa buttare fuori in un minuto di follia, l’Atalanta sparisce dal campo: Brozovic e Medel prendono in mano il centrocampo, i tre davanti tornano a dare profondità, e Guarin fa il resto. Un altro tiro a giro, stavolta di destro, alle spalle di Sportiello e una serie infinita di assist in profondità fino a trovare il rimpallo giusto che consente a Palacio di segnare il 4-1. Poi è solo garbage time, come non ne vedevamo da anni: l’Inter in controllo con tantissimo possesso palla, l’Atalanta spaventata che rinuncia ad attaccare per evitare di prenderne altri. Movimenti senza palla, spazi coperti, tanta corsa e tranquillità mentale: è questa l’Inter di Mancini, che non a caso trova praticamente tutti i punti fermi in giocatori arrivati a gennaio.
Oltre a Medel -che si conferma sempre più un incontrista come se ne vedono pochi- e Guarin -12 su 12 da titolare con Mancini, a livelli forse all’Inter mai visti- infatti, i migliori in campo sono sempre loro: i nuovi arrivati. Shaqiri, Brozovic, Santon, persino Podolski anche se in evidente ritardo di condizione: sono loro a portare corsa e determinazione in questa squadra e sono loro, soprattutto, a portare la tecnica che mancava. Sono loro, che da quando sono arrivati le hanno giocate praticamente tutte, i pilastri su cui Mancini sta costruendo la sua nuova Inter e sono loro quelli che fanno rendere di più anche chi c’era prima (Medel e Guarin appunto, ma anche Juan Jesus, Hernanes, Icardi). Il lavoro che sta portando avanti il mister non è solo tattico ma soprattutto psicologico, come sia lui che i giocatori fanno notare anche dopo la partita.
Qui sotto la partita minuto per minuto raccontata nella #twintercronaca di Nk e Gigi Di Biagio, alcune curiosità statistiche e le dichiarazioni di Mancini e Guarin.

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