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Tiferò Manchester senza il minimo dubbio

marzo 10th, 2010 | 95 Comments | Posted in Champions League | di Taribo59

La comunità degli interisti tende al masochismo e alla superstizione: solo così si spiegano le opinioni maggioritarie sul fatto che sia preferibile che il Milan vada avanti in Europa, così da consumare energie e averne meno in campionato. I più negativi – fra gli interisti, intendo – arrivano a dire che solo se verremo eliminati dal Chelsea, potremo vincere il quinto scudetto consecutivo…

Milan zero tituliIo spero, invece, che il Milan faccia una figuraccia e venga sbattuto fuori dalla Coppa su cui millanta il famoso dna. Temo che la figuraccia non la farà affatto, perché il Milan visto a Roma e nella partita d’andata è in grado di fare bene anche nel “Teatro dei sogni”, dunque sarei già contento se il Milan venisse eliminato per il rotto della cuffia. O fra gli applausi (come la povera Fiorentina, a cui auguravo ogni successo).

Lo spero, perché se il Milan sarà eliminato, la botta psicologica faticherà a essere assorbita, e certe esclusioni (Inzaghi, Gattuso, Flamini, Huntelaar) cominceranno a produrre esiti nefasti, perché nemmeno nell’asettico spogliatoio di Milanello Bianco sono immuni alle polemiche (sanno come zittirle, questo sì).

Lo spero, perché non ho ancora digerito la Champions del 2007, quella che i rossoneri post-Calciopoli non avrebbero nemmeno dovuto giocare, e invece vinsero, perché il famoso dna prese le forme di un gol involontario di Inzaghi, colpito da un calcio di punizione di Pirlo che sarebbe finito fuori di 6 metri.

Lo spero, perché ho grande ammirazione per l’United e per Alex Ferguson, per Giggs e per Scholes, per Vidic e per Rooney; e chi vende il miglior calciatore del mondo e continua a stare ai vertici, merita di proseguire il cammino europeo.

Lo spero, perché credo che il calcio, a questi livelli, sia una questione mentale più che fisica, e considero meno rilevante l’ipotetica stanchezza che affliggerebbe chi prosegue in Champions, del propellente di una vittoria: un Milan capace di vincere con due gol di scarto a Manchester, diventerebbe un avversario molto più pericoloso in campionato.

Lo spero, perché se davvero l’Italia perde un posto in Champions, magari maturerà il momento di rimettere mano alla formula di Serie A e Serie B, riducendo il numero delle squadre e delle partite, eliminando i turni infrasettimanali e costruendo calendari più umani.

Lo spero, perché mi attacco a tutto pur di evitare il sorriso compiaciuto di Berlusconi.

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“Anti-Inter”, la finale. Ed altro

marzo 8th, 2010 | 101 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci

il ritratto di Adrian Gray

il ritratto di Adrian Gray

Dopo mesi di sfide, ballottaggi ed avvicendamenti che hanno mietuto vittime eccellenti,  va finalmente in scena la finale di “Anti-Inter”, il talent-show che da tenuto col fiato sospeso l’Italia intera. Milioni di telespettatori in estasi davanti alla tv, le premesse per uno spettacolo senza precendenti: lo share decolla quando loro, Roma e Milan, scendono in campo a contendersi lo scettro di antagonista unica ed indiscussa dei nerazzurri. In questi lunghi mesi, hanno superato la concorrenza di corazzate come la Juventus di Felipe&Melo, la Sampdoria di Pozzi e Pazzini e il magico Napoli di Mazzarri, l’uomo che in proporzione alla sua dotazione ne ha stese più di John Holmes. Qualità al top anche per quanto riguarda il direttore di gara: tocca a Tagliavento, che si è assicurato sul filo di lana il contest per i fischietti deliziando il paese con le sue ormai celeberrime “intepretazioni alla lettera”. In lacrime, in un angolino buio e puzzolente, il secondo classificato Rocchi, che dopo la sontuosa prestazione nel derby si sentiva già in tasca la designazione.

La gara è una parata di stelle. In campo, va in scena l’orgia degli esteti, l’orgasmo dei sensi, un trionfo di beatitudine le cui sintesi spodesteranno presto tutti i threesome su Youporn. Le telecamere, per concedere qualche attimo di tregua ai goderecci spettatori, indugiano sulla tribuna, dove un Ferguson terrorizzato ma allo stesso tempo visibilmente eccitato segue con ansia gli sviluppi di questa appassionante finale.

Alla fine di un primo tempo elegantemente concluso senza reti, va in scena la testimonianza di Jankulovski, scampato per pochissimo alla deportazione ad Appiano Gentile. La ripresa conferma quanto detto durante la settimana: è in scena il top del calcio italiano. Un sabato per ghiottoni, quello della ventisettesima giornata: oltre alla supersfida dell’Olimpico, grande spettacolo anche a Firenze, dove torna in auge lo Zico del terzo millennio, l’uomo che aveva infiammato le prime puntate di “Anti-Inter” a suon di piroette e giravolte. D’obbligo, per i sostenitori viola, porsi alcune domande: contro la loro squadra, Quaresma si è esibito in giocate da campione e Diego e Grosso (ed Amauri all’andata!)sono riusciti a segnare nella stessa partita. Che ci sia, forse, qualcosa che non va?

A Roma, comunque sia, si va sul velluto fino al novantesimo. Gli spettatori di sesso maschile sono costretti a mascherare con imbarazzo evidenti gonfiori intimi, mentre le donne, incantate dalle invenzioni di Dinho e dalle cannonate di Borriello, si producono in ammiccamenti e sfregamenti più o meno voluti. L’atmosfera è così calda che deve intervenire Galliani in sandali, calzini bianchi e canotta sporca di ragù per placare l’incendio di passione.

La grandezza delle due contendenti non permette che il risultato si sblocchi: finisce pari, con uno 0-0 molto chic e trendy che non placa affatto i bollori del pubblico, ma che anzi favorisce le congiunzioni tra tifosi di opposte fazioni. Beltà e raffinatezza anche nel dopo-partita, con Leonardo che piangiucchia per il non-rigore non concesso dopo un pur leggiadro decollo di Ambrosini e Ranieri che gongola per il punticino guadagnato.

A designare la vincitrice del talent show sarà dunque il televoto: vista l’altissima posta in palio, ci si aspettano telefoni bollenti per settimane. Oltre alla possibilità di contendere lo scudetto all’Inter, infatti, la squadra vincitrice si porterà a casa uno stock di pompose targhe celebrative, corredate da pratiche istruzioni per apporle facilmente sulle maglie da gioco. Tra i votanti, verranno estratti cinque fortunati che riceveranno un cd di grugniti, ululati e bestemmie, per esercitarsi a casa e non farsi trovare impreparati la prossima volta allo stadio.

Nella partita di domenica sera, Inter e Genoa si ritrovano addosso l’enorme pressione di dover mettere in campo uno spettacolo tale da non far rimpiangere le leccornie della serata precedente. Prodigandosi in un grande sforzo, però, le due compagini riescono nell’intento: dopo novanta minuti di ciabattate, scazzi ed imprechi, il risultato è un altro godibile zero a zero, assolutamente all’altezza di quello dell’Olimpico. Migliore in campo Quaresma, che ha infiammato il pubblico con qualche tocco dei suoi e che ha svegliato la squadra dal misterioso torpore nel quale era rimasta intrappolata fino al suo ingresso in campo: che anche alla luce di questo fatto ci sia da porsi qualche domanda?

L’impressione, e qui divento serio per un attimo, è che la sfida di Champions stia catalizzando su di sé molte energie, soprattutto mentali: non è un caso, secondo me, che da un mese a questa parte gli approcci alla partita non siano più gli stessi. Anche un po’ di stanchezza, certo, e magari anche un comprensibile e fisiologico calo di prestazioni dopo 5 mesi da schiacciasassi: l’avvicinarsi del ritorno col Chelsea, però, è sicuramente un elemento di cui tenere conto, sebbene la tesi del “eh ma la mente è al [temibile avversario di turno]” mi sia sempre sembrata niente di più che una pessima giustificazione per dei brutti risultati.

Un’altra impressione che ho è che questa squadra si esalti nelle difficoltà, come testimoniano il trionfo nel derby, gli splendidi sessanta minuti in nove contro la Samp, la reazione immediata al gol di Kalou e la bella vittoria della scorsa settimana con una formazione a dir poco rimaneggiata. Ieri sera era tutto “normale” o quasi, ed era una delle classiche partite che vengono affrontate senza troppo mordente e con la presunzione del “prima o poi tanto un gol lo troviamo”. Abbiamo iniziato a far benino soltanto quando la gara era agli sgoccioli ed avevamo in campo ottantatré punte, e anche questo per me non è un caso.

Che dire, venerdì prossimo a Catania le difficoltà saranno parecchie, in un ambiente caldo e con davanti una squadra tra le più in forma del campionato. Speriamo che la mia tesi si riveli fondata.

A Stamford, poi, ci saranno più difficoltà che in ogni altra occasione.

E qui ci aggiungo un bello “sgrat”, che non fa mai male.

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Impuniti

febbraio 26th, 2010 | 128 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Nk³

7 gennaio 2010: a seguito di Chievo-Inter, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel infligge una multa di 7.000 euro a Mario Balotelli “per avere, al 43° del secondo tempo, uscendo dal terreno di giuoco all’atto della sostituzione, rivolto ripetutamente un applauso provocatorio nei confronti del pubblico

27 febbraio 2010: a seguito di Fiorentina-Milan ci chiediamo e ci permettiamo di chiederle, giudice sportivo Gianpaolo Tosel: cosa pensa di questo?

Gestaccio Huntelaar

E di questo?

Gestaccio Pato

Eh, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?

Che ci dice, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?

Ehi…

Giudice sportivo Gianpaolo Tosel?

C’è nessuno in casa?

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Pierluigi e Roberto, “promotori della libertà”

febbraio 25th, 2010 | 112 Comments | Posted in Campionato | di Taribo59

La prima volta l’ho scritto una decina d’anni fa: a fine carriera, Roberto Rosetti non avrà problemi a trovare lavoro in Mediaset. È bravo, è bello, è furbo.
Dopo l’arbitraggio di Rocchi nel derby e il gigantesco rigore negato al Bari, domenica scorsa sullo 0-0, il Milan ha raccolto 3 punti a Firenze grazie alla più singolare interpretazione della “regola del vantaggio” che mente umana ricordi.

Sbaglia l’Inter a non volere il sorteggio integrale degli arbitri.
E sbaglia Mourinho a evocare una nuova Calciopoli.
Il Milan non è una normale squadra di calcio, il Milan è un fatto politico: da vent’anni gioca un campionato tutto suo, quello del conflitto d’interessi elevato a ideologia, con una parte della classe arbitrale asservita o perlomeno influenzata, e Galliani impegnato a raccontarci la favoletta del “bisogna abbassare i toni”.
Nel 2004, ci ho scritto un libro. Già allora ero sicuro che il “milanista di sinistra” – la categoria più schizofrenica dell’era berlusconiana – avrebbe continuato a negare l’evidenza.

Aggiungo che la Fiorentina se lo merita, questo furto: ha accettato il rinvio per neve mentre c’era il sole, ha accettato che il rinvio fosse collocato in una prima data e poi venisse spostato perché conveniva al Milan, sempre in silenzio, convinti (i Della Valle) che a non disturbare il manovratore potesse venirgliene qualche vantaggio.

Infatti, un vantaggio gli era stato dato in anticipo, domenica contro il Livorno, con la scandalosa espulsione di Rivas, sull’1-1, e la vittoria agguantata nel finale. Poi, il presidente Spinelli che chiede le dimissioni di Pierluigi Collina e minaccia di ritirare la squadra, ma chi si interessa alle sorti del Livorno?
E se qualcuno l’ha dimenticato, Rosetti era l’arbitro di Milan-Roma 2-1, e non arbitra più la Roma da quella sera di quattro mesi fa, quando negò un rigore solare a Menez e ne fischò uno ben più discutibile per un fallo su Nesta.

Mourinho ha ragione: l’Italia non riuscirà a cambiarlo.
Ma vent’anni di berlusconesimo hanno cambiato a fondo gli italiani.
Ora che Berlusconi ha lanciato i “promotori della libertà”, il suo personalissimo “esercito”, la sua inedita “forza del bene contro le forze del male”, almeno un paio di nomi attivi da tempo si possono azzardare.

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Puttini alati

febbraio 8th, 2010 | 63 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci
Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Si sa, anche negli amori più profondi, più intensi, si hanno delle pause. Incomprensioni, gelosie, mestruazioni e, più in generale, quel calo fisiologico che, inevitabilmente, segue i primi, bollenti mesi, quando l’ormone galoppa e i difetti sono mascherati dall’infatuamento. A Bologna, il Milan si presenta in campo con Promiscuo80, reduce da una tre giorni di movimentati meeting, Coccoloso22 e il nuovo acquisto, Cinghialotto30, che in settimana si è guadagnato  il posto a suon di tegamate di fagioli. Proprio lui, l’uomo dei pasos dobles, delle bicicletas e dei triplos mentos (auto-cit.), ha sfoderato una prestazione gagliarda che ha convinto anche i più scettici, compreso il suo arzillo presidente che, in settimana, ha riproposto il numero dell’elefante sullo sgabello, per ottenere garanzie sulla partecipazione ai prossimi party in casa Dinho.

Nonostante il calo di Amore, gli undici puttini (ok, qui potrei scatenare facili ironie, ma erano mesi che volevo tirare in ballo i puttini alati) alati (appunto) rossoneri, con una prova di abnegazione e sostanza, strappano un goloso pareggio e danno continuità all’ interessante striscia positiva che dura ormai da ben due turni.

A Milano, nel frattempo, gli scontati musoni interisti bivaccano contro il Cagliari. Da segnalare la mostruosa prova di Pandev, preso gratis mentre altri erano impegnati ad assicurarsi le metà di cosciosi vitelli o di strombazzati centrocampisti, e la fucilata presa in testa da Muntari, che ha accusato dei vuoti di memoria ed ora è a sudare in una panetteria di Rovigo, dopo che alcuni tifosi, grandi ammiratori delle sue doti, lo hanno convinto di essere Eddy, il fornaio.

In serata, si registra la terza variazione annuale nel tema Anti-Inter: all’inizio c’erano i Gladiatori di Ciro, poi è toccato all’Amore e, ora, all’eterna inseguitrice di questi anni. Forse, se trovassero il modo di unire i loro punti e di fondersi in un’unica Anti-Inter, potremmo anche preoccuparci un po’.

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Impossibile deriderli ancora

febbraio 2nd, 2010 | 389 Comments | Posted in Manipolazione Intellettuale | di Nk³

“Al Milan si respira un’aria diversa”, “il Milan è il club più titolato al mondo”, “volevo solo il Milan”, “il Milan ha più gioco” e, a grande richiesta, “si è ridotto l’ingaggio pur di vestire questa maglia”. A Milanello Bianco si spolvera tutto il repertorio in occasione della presentazione di Amantino Mancini.

Noi, dal canto nostro, un po’ ci chiediamo quanto sarà diversa e gioiosa questa atmosfera dopo che sono stati presi a pallate nel derby, sbattuti fuori dalla Coppa Italia e presi in giro da Lucarelli. Un po’ tiriamo un sospiro di sollievo, perchè parole del genere dette dal brasiliano sono il chiaro preludio a una sua conferma in rossonero per le stagioni a venire. Un po’ ci chiediamo se davvero non gli diano un copione una volta varcati i cancelli della Grande Famiglia, e se davvero non si rendono conto di quanto suonino ridicole certe frasi. Un po’, soprattutto, leggiamo e rileggiamo le sue parole per sforzarci di fare un post comico, sferzante, di presa in giro alla grancassa mediatica di Milanello Bianco. Ma più leggiamo e più ci rendiamo conto che non può esserci nulla di più comico di quelle stesse parole.

E allora, nell’attesa del trionfale servizio di Pellegatti sulla prima meravigliosa rete di Amantino in rossonero durante un’amichevole con la Berretti, non troviamo niente di meglio da fare che riproporvele integralmente. Scusandoci con chi, in ufficio, rischierà il posto a causa delle risate che ne scaturiranno.

Mancini Milan“Mi fa molto piacere essere qui. A Milanello vedo una atmosfera diversa, è un grandissimo centro sportivo. Mi sento come un ragazzino che ha tanta voglia di giocare.
L’ultimo anno è stato difficile, ringrazio il presidente Moratti che ha capito la mia situazione e ringrazio il Milan per la fiducia. Sono contento di poter dimostrare di essere ancora l’Amantino che tutti conoscono.
Il gioco che farà il Milan lo conosco, l’ho fatto con Capello alla Roma e in parte anche con Spalletti. Ultimamente ho giocato proprio poco, ma adesso giro pagina. Il Milan è una nuova avventura, un grandissimo Club, ho tanta voglia di riscatto, di vittoria, di serenità.
Come è andata fra me e l’Inter? Magari potevo fare un po’ di più, il fatto è che dopo essere partiti con un modulo con tre attaccanti poi si è giocato a rombo. Comunque, adesso vita nuova.
Mourinho? E’ bravo, ma adesso il mio allenatore è Leonardo. E’ uno che capisce di calcio, Leonardo, che lo conosce, spero davvero di fare belle cose al Milan.
Il Marsiglia? E’ successo che mi ha contattato il 28 Dicembre e poi è sparito per due settimane. Poi, due settimane dopo, il Marsiglia si è rifatto vivo chiedendomi una risposta in due giorni. Non si fa così. Il presidente del Marsiglia ha avuto una uscita infelice dichiarando che io sono maleducato, forse, a vedere come si sono comportati, è proprio il contrario.
Meno male che è andata così, adesso sono al Milan. Dopo tanto tempo che non giochi prendi un po’ di peso, è normale, ma dopo una settimana si brucia tutto e si gioca. Avrò la maglia numero 30 che tanto bene mi ha portato alla Roma.
La Nazionale brasiliana? Io spero ancora molto di tornarci. Soprattutto adesso che sono qui al Milan, una squadra che ha grande visibilità in Brasile. Nel nostro Paese il Milan ha tanti tifosi, tutti seguono le sue partite, per le strade ci sono tanti ragazzini con la maglia del Milan.
Dall’Inter al Milan? Qui al Nord la rivalità da derby mi sembra più tranquilla, a Roma sarebbe già diverso, del resto non ho mai avuto problemi con i tifosi dell’Inter, quando ho giocato ho dato tutto.
Il Milan ha più gioco, però l’Inter è una squadra molto forte. L’Inter ha più fisicità, il Milan lavora meglio il pallone.
Sento molto la responsabilità di giocare in un Club vincente, nel Club più titolato al mondo. I miei nuovi compagni brasiliani sono tutti fortissimi.
Io dopo Cafu? Lui era terzino, anche se io stesso sono partito come terzino in Brasile, segnai 18 gol in quel ruolo prima di venire in Italia. Adesso il mio ruolo è esterno da metà campo in avanti. Farò di tutto per rimanere qua, ho tanti stimoli, il Milan gioca con tre davanti e con due attaccanti molto larghi, è una squadra tecnica, gioca la palla a terra: è proprio questo che potrebbe regalarmi il sorriso e l’allegria di giocare. Negli ultimi mesi ho capito che la storia con l’Inter era finita e ho detto basta, ho pensato che volevo respirare un’altra aria. Purtroppo non posso giocare la Champions League, pazienza. Mi rimangono, per far bene, ancora molte partite di campionato. A Bologna? Questa settimana lavoro e sabato valutiamo. Ho voglia di essere presente, adesso lavoriamo e poi vediamo”

Sul serio…potevamo essere più comici di così?

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Vae Victis, ovvero: Mourinho e l’epica della nuova Inter

gennaio 27th, 2010 | 524 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Fonz77

Non sapete vincere. Avete dominato, che bisogno c’è di fare le vittime. Siete dei piangina. Il rigore contro il Chievo. Il fallo di mano di Maicon.La maschera di Materazzi è una caduta di stile. Non la vincete da quarant’anni. La coppa in bianco e nero. Lo scudetto di cartone.
Guidorossitronchettiprovera.
Che succede, ragazzi? Vi fischiano le orecchie? Avete una vaga sensazione di deja vù? Come vi capisco.

Alzi la mano chi non ha sentito almeno una di quelle cose da domenica sera ad oggi? Tu, là in fondo, come hai fatto a non sentirle? Hai fatto sega a scuola, confessa!

Beh io le ho sentite. Tutte. Più o meno nel preciso ordine in cui le ho scritte. L’ultima ironicamente proprio in una serata del Gruppo Giovani di Assolombarda in cui interveniva Nino Tronchetti Provera (cugino del più famoso Marco). Quando si dice il destino.

A fine serata tutto si è chiarificato davanti ai me. Le inebrianti sensazioni di questi giorni hanno composto un mosaico radioso e sarebbe egoistico da parte mia non condividerlo con voi.

Credo di poter dire che domenica sera abbiamo tutti avuto la sensazione che qualcosa di grande era accaduto. Qualcosa da ricordare.

La memoria non mi permette di ricordare un derby simile, perfino le grandi rimonte di tempi più o meno recenti (Siena, Sampdoria, quel 3 a 0 rifilato all’Aston Villa dopo lo 0-2 subito all’andata), mi sembrano oggi passare in secondo piano. Forse Vitarob o Nino mi potranno correggere con qualche racconto intorno al focolare. Magari un altro giorno.

Troppe cose tutte in una sola partita per non respirare un’aria epica. Il dominio iniziale, l’arbitraggio, le espulsioni, il secondo goal in 10, il rigore parato il rischio di fargli il terzo in 9 contro 12. La società unanime: il Mou, il Presidente e il conte Vlad. Nessun distinguo, nessun se, nessun ma.

Ci diranno che abbiamo esagerati. Paranoici. Che Rocchi è solo un arbitro cane. Che lo spostamento del calendario come nel gioco delle tre carte è roba da nulla e che non ha influenza sul Campionato. Che non abbiamo prove. Che Materazzi non andava ammonito, ma che se la poteva evitare.

Ci diranno che Mourinho è un arrogante antipatico.

Bene io rispondo che non ha alcuna importanza per noi. Non ha importanza che sia vero o falso. Quello che importa è come ci sentiamo.

Di fronte al nemico abbiamo vinto. Il nemico che era stato dichiarato da molti più forte di noi. Il nemico con tanti alleati. Il nemico che gioca sempre al limite del lecito.

Contro quel nemico abbiamo vinto. Contro l’avversa sorte abbiamo vinto. Soli contro tutto e tutti abbiamo vinto.

Non è paranoia, non è sindrome da accerchiamento, è il magnifico poema epico scritto dal José Mourinho il condottiero. I suoi detrattori, quegli imbrattacarte che in Italia si fanno chiamare giornalisti, non solo non lo hanno mai davvero capito, ma senza volerlo lo hanno assecondato donandogli esattamente quello che lui voleva. Il rumore dei nemici. Qui a Milano come a Londra prima.

Una squadra eroica, quella che può e deve lottare unita per vincere. La vittoria dei pochi contro i molti.

In tutti i miei anni di Interista MAI vidi un gruppo così compatto, impervio agli attacchi dall’esterno, più forte dell’inganno.

La vittoria del derby è solo la punta dell’Iceberg. Hanno svegliato il gigante dormiente ed ora dovranno affrontare le conseguenze.

Questa è l’Inter che Mou ha costruito e sta costruendo. Società. Giocatori. Tifosi.

leonidamouMourinho è Ettore
Mourinho è William Wallace
Mourinho è Leonida
Mourinho è Winston Churchill
Mourinho è Carlo Martello a Poitiers

E’ il condottiero che ci voleva. Con lui, con questi giocatori, nemmeno Moggi avrebbe avuto scampo.

Questa.
è.
L’Inter.

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Luci e suoni a San Siro

gennaio 26th, 2010 | 162 Comments | Posted in Campionato | di SNIS

E’ stata una serata fantastica, di quelle che ti restano dentro. Si, perché vincere così è forse più bello ed appagante di quanto lo sarebbe stato farlo in qualsiasi altro modo.

I ragazzi sono entrati in campo cazzuti (cit. dedicata e rubata al nostro UN), con la giusta grinta e cattiveria agonistica,  mostrando da subito quanto fosse grande la voglia di vincere questa partita. Venti minuti di gran calcio, con intensità e ritmo in fase d’attacco e tantissima attenzione e voglia di sacrificarsi in difesa. Apre le danze Snei, con una conclusione da fuori che se fosse entrata avrebbe fatto venir giù San Siro. Sempre l’olandese, dopo una percussione di Pandev, batte a rete da pochi metri, ma Dida riesce a respingere di piede. La successiva doppia conclusione di Cambiasso viene ribattuta in entrambe le circostanze dagli avversari. Il gol è nell’aria e sugli spalti si avverte n125622itida questa sensazione. Il pubblico interista spinge, finalmente senza nessun tipo di remora, incitando all’unisono i ragazzi. Lancio di Pandev per Milito che vince un rimpallo e si invola verso la porta avversaria: sinistro a incrociare e palla nel sacco. Esulta El Principe, esplode la San Siro nerazzurra. Lo stadio è in delirio e lo speaker chiama il nome del marcatore: “HA SEGNATO PER NOI, CON IL NUMERO 22, EL PRINCIPE, DIEGO, ALBERTO….”, “MILITOOOOOOOO!”, rispondiamo noi a gran voce. 1-0 e palla al centro.

Si ricomincia e la sensazione è quella di avere il  match in pugno, nonostante i cugini provino a reagire. I ragazzi sono attenti, con le coppie Maicon-Zanetti e Santon-Muntari a presidiare le fasce, annullando di fatto i tentativi avversari di sfondamento laterale. Al centro Sneijder e Cambiasso dettano i tempi di pressing e ripartenze. Proprio da una palla rubata si sviluppa la nostra ennesima azione pericolosa, conclusa con una fucilata di Milito da posizione defilata che Dida mette in angolo.

Poi succede quello che non ti aspetti: Lucio anticipa ed esce palla al piede con Ambrosini che entra duro per fermarlo. L’arbitro fischia, ma incredibilmente la punizione è per il Milan e l’ammonizione per il brasiliano. Tutto il pubblico protesta e quando Rocchi sventola sotto il naso di Sneijder il cartellino rosso lo stadio diventa una polveriera. Il direttore di gara è oggetto di ogni tipo di offesa e al primo anello rosso si accende una gazzarra che gli stewards a stento riescono a sedare. Si resta increduli e ci si sente impotenti e presi in giro. La rabbia monta e la si sfoga imprecando contro tutto e tutti. Lo stato d’animo cambia e le vibrazioni positive lasciano il posto alla consapevolezza che ora sarà durissima.

Il Milan ci crede e preme. Dagli spalti ogni decisione dell’arbitro viene accolta con eslcamazioni ironiche. Si soffre e si attende quasi rassegnati che da un momento all’altro arrivi il gol avversario. Ma i ragazzi stoicamente resistono senza concedere troppo. Si arriva così alla fine del primo tempo ancora in vantaggio. Nell’intervallo i cattivi pensieri fanno ancora capolino. Non tanto perché il Milan si sia dimostrato in grado di sopraffarci, ma perché l’esperienza dice che alla lunga, con un uomo in meno, è inevitabile concedere qualcosa.

Si riparte e loro premono subito. Su un calcio d’angolo il rosicante espositore di striscioni rossonero ci mette la testa, ma l’Acchiappasogni respinge, controllando poi la successiva conclusione a lato  del suonatore di congas. Quello che ci si aspettava si sta materializzando. Continua l’assalto ma, contrariamente alle nostre previsioni, gli attacchi non sono poi così incisivi e si limitano ad alcuni cross nel mucchio e a qualche tentativo di sfondamento centrale prontamente rintuzzato. Anzi, siamo noi a far paura in contropiede. Pandev lancia Milito che si invola. Al limite dell’area movimento classico a sbilanciare i difensori del Principe e conclusione di sinistro, un’po’ strozzata, che Dida controlla facilmente. Il canovaccio non cambia e su un altro contropiede sembra fatta: altra finta e controfinta di Milito che manda al bar i difensori rossoneri e filtrante per Pandev, partito in posizione regolare. Il portiere esce e Goran lo supera con un elegante pallonetto. Lo stadio trattiene il fiato in attesa di veder gonfiare la rete, ma incredibilmente la sfera incoccia il palo e termina la sua corsa tra le braccia di Dida ormai a terra. Altri improperi contro tutto e tutti invadono lo stadio e sugli spalti si ironizza sulle dimensioni degli orefizi anali dei rossoneri. Ma l’azione continua e Favalli in scivolata stende Maicon al limite. C’è punizione, ma niente giallo, il secondo, per la giovane promessa milanista, che avrebbe riportato le squadre in parità numerica. A bordocampo intanto è pronto ad entrare Thiago Motta e la lavagna luminosa del quarto uomo si alza per segnalare il cambio. Mourinho esce dalla panca gesticolando animatamente per fermare tutto. Sostituzione rimandata.

125637Pandev sistema con cura il pallone, Dida la barriera. Tutto è pronto e quando l’abritro fischia Goran accarezza di sinistro la sfera, che si alza sopra le teste del muro rossonero, dirigendosi verso la porta. Stavolta la rete si gonfia e San Siro può esplodere. Sugli spalti ci si abbraccia, si esulta, si urla tutta la nostra gioia, sfogando la rabbia e la tensione accumulata. In campo anche i ragazzi fanno festa e lo speaker impazzisce, scandendo diverse volte di seguito il nome di Goran, con il pubblico puntuale a rispondere ogni volta. Ora il figliol prodigo può uscire, tra gli applausi scroscianti del Meazza. E non importa se si è beccato il giallo per essersi tolto la maglia, va benissimo così. Entra Motta per rinforzare gli ormeggi, ma manca ancora tanto. Il tempo scorre lento ma inesorabile e la sofferenza si fa più dolce. Cordoba sostituisce Muntari e Balotelli prende il  posto di uno stanchissimo Milito, autore di una prova maiuscola. La standing ovation è d’obbligo per entrambi e in uno stillicidio di energie nervose ci si avvicina al 90°. Mourinho da bordo campo capisce che la squadra sta accusando la fatica e comincia ad agitarsi, reclamando con ampi gesti delle braccia l’incitamento del popolo interista. Impossibile non accontentarlo. Tifo alle stelle e pelle d’oca. Tutto lo stadio saltella e invoca il nome dello Special One, che da par suo rifiuta l’ovazione facendo “no” con la mano e chiedendo di riservare tutte le attenzioni ai 10 leoni in campo. Il quarto uomo alza la lavagna del recupero proprio mentre Julio Cesar disinnesca in corner una conclusione volante di Huntelar, anch’egli subentrato nel finale: l’extra time sarà di 5 minuti. Ormai sembra fatta, ma la sorpresa è ancora una volta dietro l’angolo. Proprio sugli sviluppi del calcio d’angolo nasce una mischia nella quale Lucio respinge con il braccio una conclusione ravvicinatissima di un rossonero. L’arbitro non ha dubbi: rigore e secondo giallo per il brasiliano che ci fa rimanere addirittura in nove. A questo punto, prima ancora che il penalty venga calciato, il pensiero è già a quei rimanenti 240 interminabili secondi da giocare, che con la squadra in vantaggio di un solo gol e sotto di due uomini ci espongono al rischio della beffa finale. Ronaldinho aggiusta il pallone sul dischetto, solita rincorsa sgangherata e conclusione di piatto destro. Julione vola, si distende sulla destra e intercetta la sfera deviandola oltre il fondo. San Siro esplode ancora, più fragoroso che mai e lo speaker, impazzito, fa una cosa che mai avevo visto e sentito fare: “HA PARATO IL RIGORE PER NOI: JULIOOOOOOOO……” “CESAAAAAAAAR!”, JULIOOOOOOOO…” “CESAAAAAAAAR!”, “JULIOOOOOOO…“ “CESAAAAAAAAR!”, “JULIOOOOOOO…” “CESAAAAAAAAR!”.

L’atmosfera è di quelle pazzesche, l’entusias125615mo incontenibile, l’adrenalina scorre a fiumi. Si comincia a festeggiare e poco importa se Maicon, sfruttando un errore della difesa della squadra dell’amore, calcia su Dida il pallone del 3-0. Arriva il triplice fischio, i ragazzi si abbracciano, festeggiano, condividendo la gioia con il pubblico che, ad eccezion fatta per la curva milanista, non vuol saperne di abbandonare lo stadio. Le note di Pazza Inter, sparata ad un volume altissimo dagli altoparlanti, risuonano nel catino del Meazza, che continua ad essere una bolgia. Ce l’abbiamo fatta, vincendo contro tutti e tutto, in una serata epica, che rimarrà indelebile nei nostri ricordi. E sicuramente se la ricorderanno anche quelli che interisti non sono.

CHI NON SALTA ROSSONERO E’!

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gennaio 25th, 2010 | 195 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Miss Green³

PRIMA: al momento delle foto di rito delle formazioni.

Dai ragazzi, l’amore trionfa sempre, vinciamo facile!

DOPO: Minuto 17º del secondo tempo.

L’Inter sfiora il raddoppio, ma il palo si oppone. Milito in contropiede serve in modo splendido Pandev che svacalca con un tocco Dida, ma la palla colpisce il palo.

Jesus, speriamo non finisca come all’andata…

Immagini da Internet.

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PIU’ AMORE DI COSI’

gennaio 25th, 2010 | 281 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci

La degna conclusione della settimana dell’amore non poteva che essere questa: settantamila tifosi allo stadio, milioni a casa, nei bar, nelle grotte, ovunque, a godere come degli assatanati. A veder realizzati i propri sogni, a spellarsi le mani per una squadra capace di andare oltre ogni più rosea previsione, oltre ogni immaginazione.

Ieri sera abbiamo goduto di una partita che di solito si gioca solo nelle teste di noi tifosi, una fantasia che, se raccontata prima, non sarebbe sembrata tanto più realistica di un 5-0 con tripletta di Muntari e sinistro di Julio Cesar su punizione. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, di mai visto: uno spettacolo che solo questa squadra, con questo allenatore, può offrire, oltretutto nel derby, nella partita più importante del campionato. Un sogno, semplicemente. Il derby che speri di vincere da quando ti sei ammalato di Inter da piccolo, la partita che aspetti da una vita. Che non è il 4-0 dell’andata, perché è stato tutto troppo semplice.

Diciamocela tutta, se non si patisce, se non si soffre, si gode la metà. E ieri abbiamo avuto tutto, il piatto completo, ci porti tutto il menu grazie, vogliamo abbuffarci.

Abbiamo avuto il dominio incontrastato dei primi 25 minuti, la sofferenza successiva (dovuta più all’idea di essere in inferiorità numerica che ai pericoli portati dal Milan), il tiro che poteva chiudere i giochi finito sul palo e poi, subito dopo, un altro tiro, dello stesso, splendido giocatore, che i giochi li ha chiusi per davvero. Evidentemente non ci bastava, e ci siamo presi pure un rigore parato proprio a lui, all’alfiere dell’amore, all’orsacchiotto coccolone, scomparso nella serata in cui avrebbe dovuto girare per il campo con le alette e l’arco, dispensando passione con i suoi dardi. Ci siamo presi tutto, il jackpot di anni di frustrazioni e sofferenze, di ingiustizie ed inculate. La macchina ha cominciato a suonare ed abbiamo riscosso, e le monetine non la smettevano più di cadere, un’orgia di monetine, da non sapere più dove metterle.

Non abbiamo guadagnato solo tre punti, abbiamo buttato un macigno su questo campionato, dato una (ulteriore) botta che i milanisti difficilmente riusciranno ad assorbire. Partite come questa fanno scattare una cosa all’interno di una squadra: la consapevolezza di poter arrivare ovunque. E’ questo il bonus che ci siamo portati a casa, il surplus di questa indimenticabile serata.

Sono orgoglioso di tifare per una squadra vera, capace di essere più forte di tutto e di tutti, di non chinare il capo di fronte a nessuna avversità. Una squadra che non c’entra niente con questo campionato, con questi avversari, con questo sistema. Con calendari accomodati, rigori come se piovesse, saltelli, ululati, innamoramenti e pagliacciate varie.

Noi. Non. Siamo. Quella. Roba. Là.

Siamo l’Inter, una delle poche squadre al mondo per le quali vale veramente la pena di tifare.

Terminata una delle mie rarissime riflessioni pseudo-serie, vorrei passare ai ringraziamenti:

  • un ringraziamento particolare alla squadra dell’amore, che non si è smentita portandoci a vette orgasmiche che non credevamo essere di questo mondo;
  • un ringraziamento particolare a Rocchi, l’unico milanista in grado di fermare Sneijder;
  • un ringraziamento particolare a Fabrizio Bocca, che col suo “Anti-Inter? No, cercasi Anti-Milanha messo in guardia tutti noi, chiarendo una volta per tutte chi è che comanda in Italia;
  • un ringraziamento particolare agli applausi polemici, gesti di cui i tesserati interisti farebbero meglio a non abusare;
  • un ringraziamento particolare ad Ivan Zazzaroni, ed al “Mourinho è da un anno che non ne azzecca una” con cui mi ha deliziato durante la puntata di Dribbling di sabato;
  • un ringraziamento particolare a Beppe, Dinho, Janku, Dida e ai piccoli Abate&Antonini, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile;
  • un ringraziamento particolare a Gattuso, che per il secondo (oddio, forse per il ventesimo) derby di fila è riuscito a non toccare il pallone, finendo negli spogliatoi un’ora prima della fine della partita;
  • un ringraziamento particolare a Galliani, il milanista che ha mostrato il maggior impegno in questa settimana.
E, infine, un ringraziamento particolare (e questo per davvero) a Mourinho, mai come ieri sera uno di noi, Zanetti, l’unico calciatore in grado di giocare la miglior partita della sua carriera a 36 anni, e a tutti gli altri, a Milito, a Pandev, a Julio Cesar, a Materazzi con la maschera di Silvio, pure ad Arnautovic e Mancini, massì, grazie anche ai cani e ai porci, grazie a tutti perché, con una partita di calcio, mi avete reso davvero felice per una nottata, magari anche per più di una.
Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

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