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scritto da Luis il 27 luglio 2010 alle 11:13
 Cit.
“Robben e Sneijder approfittano di un errore del portiere (già ex?). Il peggior Brasile del dopoguerra affondato da Julio Cesar che dalla sera dell’incidente in auto (ma anche da altro…) non sembra più un portiere. L’Inter farebbe bene a pensare ad un possibile problema portiere”.
Queste le rassicuranti parole del primo web giornalista sportivo (cit.). Rassicuranti, ovviamente, non in senso ironico. Come testimoniano alcune perle di rara precisione cartomantesca.
“Il presidente dell’Inter ha capito che non potrà mai diventare come il padre e per averne la certezza si sarebbe lasciato convincere da Mourinho a svendere Ibra al Barcellona. Nel 2002 piazzò Ronaldo in cambio di Solari e soldi: farà lo stesso con Eto’o scartato da Guardiola?”.
In questa frase spiccano quattro parole su tutte: “mai”, “certezza”, “svendere” e “scartato”. Un inizio confortante, non c’è che dire.
Sullo scambio Ibra (svenduto, cit.) + contropartita tecnica queste le domande:
“Operazione avallata da Mourinho, ormai diventato il vero factotum della società, esautorando di fatto Branca. Resta l’incognita Eto’o, uno che ha già dato, che Guardiola aveva già scaricato l’anno scorso per condotta non propriamente professionale. L’ennesimo grande pacco in arrivo dalla Spagna?”
Colui che con una condotta non propriamente professionale aveva fatto una quarantina di reti, non riuscendo a far ricredere chi lo voleva via da Barcellona. L’operazione, in questo caso è solo “avallata” da Figaro Mou e non “suggerita”.
Non possono mancare le chicche di mercato.
“Mourinho è convinto che lo svedese resterà all’Inter e Moratti cercherà in ogni modo di accontentarlo, ma la richiesta dello svedese è da primato mondiale (30 mln). Eto’o per ora rifuta l’Inter [...]. Entro una settimana l’Inter prenderà Carvalho e Deco, mentre Ancelotti dall’Italia vorrebbe solo Burdisso. Manchester e Chelsea pronte ad investire centinaia di mln, così come il City”.
Ricapitolando, Mourinho prima vuole trattenere Ibrahimovic e convince Moratti ad accontentarlo, poi è proprio Mourinho a far svendere (repetita iuvant) Ibrahimovic convincendo di nuovo Moratti che già si era lasciato convincere una volta. In mezzo c’è un Moratti che convince Mou a dare il suo avallo. Convincente, no? Carvalho e Deco sono bloccati in una finestra spazio-temporale, mentre il Manchester ed il Chelsea lo scorso anno hanno fatto il mercato più parsimonioso degli ultimi 10 anni. Ora che Mou non c’è più, Branca, tornato in sella, potrebbe chiamare Carletto per far pagare la tirchia Rosella.
Andiamo sulle previsioni di debacle. Commento post Inter-Juve.
“La vittora dell’Inter sulla Juve è una pietra importante sulla costruzione dello scudetto, ma se doveva essere un test per le due partite col Barcellona, il test è fallito. Troppo macchinosa la partita dell’Inter, nonostante sia stata per tanto tempo in 11 contro 10 [...] Maicon ha segnato con l’ingenua complicità di Amauri, ma non ha mai dato l’impressione di poter affondare.
Cross dalla trequarti come chi non ha la gamba per arrivare sino al fondo, mentre Milito è stato sconcertante nella continuità di errori, anche i più elementari. Sneijder a svolazzare senza costrutto ed Eto’o ormai ridotto a centrocampista e le uniche note positive sono arrivate (guarda caso) da Balotelli“.
Ah, il titolo “Pessimo test in preparazione del Barcellona, Balotelli resta l’unica speranza di salvezza”, dovrebbe rendere l’idea.
Quindi, Maicon in gol e ottima prestazione, Milito due assist e un gol e Balotelli che gioca la partita peggiore della sua (breve) carriera all’Inter. I più maliziosi potrebbero pensare che questo articolo fosse stato scritto in funzione del risultato (positivo per il Barça) delle semifinali, partendo dall’assunto che Mou non avrebbe schierato Mario (sacrilegio, per chi ha scritto più volte “Balotelli ed altri 10″) e che quindi il nostro web giornalista avrebbe scritto un artcolo con incipit “come facilmente prevedibile”. Ma serebbe, chiaramente, un processo alle intenzioni.
Noi preferiamo credere che le cose scritte le pensasse veramente. Anche perché sarebbe la conferma che il nostro Julione (il quale, dopo l’incidente incriminato, ha giocato le 3 partite più importanti della sua carriera contro Barcellona e Bayern sfoderando prestazioni super) ci regalerà ancora parecchie soddisfazioni.
Ps: chiedo scusa al Presidente (Vitarob), doveva essere un articolo su Julio Cesar, Toldo, Pagliuca e Zenga, ma mi sono fatto prendere la mano. Non mancherà occasione.
scritto da Luis il 3 giugno 2010 alle 14:29
 Locandina
“Lo scopo del festival è quello di far dialogare le diverse abilità fisiche e psichiche nel tramite della danza. Nasce dal sogno, apparentemente impossibile, di dare a un corpo diversamente abile il miracolo dell’abilità, cambiare il punto di vista sull’handicap, rompere l’isolamento delle persone per abbattere le barriere della diversità e sviluppare ipotesi di movimento che permettano la relazione e la comunicazione tra persone”.
Dreamtime è il Festival Internazionale di danza senza limiti organizzato dall’associazione culturale “Viaggiatori dell’Anima”. Giunto alla quarta edizione, si svolgerà dall’11 al 14 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano e all’Accademia Pier Lombardo. Il programma presenta numerose iniziative, tra le quali spiccano i 10 spettacoli promossi da artisti provenienti da diversi paesi.
Uno di questi merita particolare attenzione. Si intitola “From Medea” e di Filippo d’Alessio proposto dalla Compagnia LI.FRA nato nell’ambito del progetto Il Teatro Oltre il Silenzio dedicato alle persone affette da disabilità uditive. Un atto unico di Grazia Verasani, nel quale quattro donne si raccontano in carcere, svelando il loro profondo dolore e il motivo della loro permanenza in quel luogo, motivo che riconduce alla figura mitologica greca.
L’elemento innovativo riguarda la sovratitolazione (con video e immagini e servizio di stenotipia), uno modo intelligente per integrare la rappresentazione scenica, permettere anche alle persone affette da disabilità dell’udito di assistere allo spettacolo e offrire un momento di riflessione ai normoudenti sulle difficoltà quotidiane di chi vive in un mondo senza suoni.
Per informazioni e prenotazione biglietti, qui.
scritto da Luis il 26 maggio 2010 alle 10:58
 Esultanza ambigua.
La conquista della terza Coppa dei Campioni è stata all’insegna delle lacrime. Lacrime a dirotto di una ragazza sugli spalti con telefonino e maglia del centenario, idem per un tifoso inquadrato mentre scattava una foto sotto le note di Pazza Inter, lacrime di Zanetti al triplice fischio con un viso scavato dalle rughe, lacrime di Mourinho prima con Moratti, poi con lo staff e infine con Materazzi, lacrime di cinquantenni davanti alla tv che faticavano a trattenere l’emozione dei ricordi. Insomma, il trionfo dei buoni sentimenti.
Ma (è giusto che ci sia un ma), sarebbe ora di finirla con la retorica dei buoni sentimenti. Anche perché ci hanno pensato subito alcuni protagonisti della finale a portarci con i piedi per terra. Il primo, ovviamente, è Mourinho, il quale merita tutta la nostra stima per come ha sposato il progetto, per il lavoro profuso, per aver adempiuto alla sua obbligazione di mezzi a prescindere dai risultati.
Ma (e qui il ma è davvero irrinunciabile) le lacrime, seppur emozionanti e adamantine, non possono valere 16 mln. Non vuole più allenare l’Inter per tutti i motivi più o meno condivisibili che ha elencato? Bene, 16 mln e amici più di prima. Nessuna manfrina, nessun Mendes di mezzo con operazioni ridicole, nessun richiamo ai sentimenti. 16 mln. Sull’unghia. Anche perché uno dei club più ricchi al mondo, capace di spendere 29 mln per Pepe, non può mostrarsi taccagno quando di mezzo c’è il miglior allenatore al mondo. Abbiamo una posizione aperta per Sneijder? Ecco, compensazione volontaria ai sensi dell’art. 1252 cc e ci sarà reciproca soddisfazione.
L’altro soggetto che ha brillato per tempismo (cit.) è stato il Principe. Nella notte che lo ha promosso Re e lo ha fatto entrare nella storia dell’Inter (e lì resterà per sempre) è riuscito a parlare di soldi in diretta tv con una lucidità impressionante salvo poi ritrattare come il peggior Roberto Mancini davanti ai pm di Napoli. Diego merita tutti gli elogi del caso, ma se vogliamo parlare di denaro, di investimenti e di strategia societaria deve sapere che ha 31 anni e che per 40 mln è libero di andare dove vuole con la stessa reciproca soddisfazione di cui sopra.
E lo stesso discorso vale per chiunque altro. Per il procuratore di Maicon (il Colosso ha detto che resta al 100%) o per il pizzaiolo del 2015. Perché, citando la frase di presentazione di Mourinho, l’Internazionale Football Club non è una banda di pirla.
scritto da Luis il 14 aprile 2010 alle 16:17
 Burattini bugiardi
Paolo Bergamo (Atalanta, per gli amici): “Fu Facchetti a fare il nome di Collina e non io”.
Questa affermazione, palesemente falsa e smentita dall’audio della telefonata intercettata, è la prova della loro malafede. Oggi tutte le puttane e i burattini, anche quelli dotati di una minima credibità hanno parlato di “giallo”, come se ci fosse qualcosa di dubbio. In realtà, separando i fatti dalle opinioni, avrebbero dovuto scrivere: “Moggi trucca la trascrizione dell’intercettazione, come faceva con campionati delle sim svizzere“. Invece è “giallo”, com’è “giallo” per il gesto di Sneijder. Senza vergogna (1/2).
Non sono bastate le patetiche scuse (ed intere trasmissioni sulle tv locali) in cui si cercava di dimostrare che le intercettazioni fossero state manipolate riproducendo la voce degli imputati, oppure le storie che le intercettazioni riguardanti l’Inter fossero state cestinate dalla Telecom di Tronchetti Provera, ora sono arrivati al “vilipendio di cadavere” (cit. Ziliani) cercando addirittura di negare l’evidenza dichiarando il falso. Senza Vergogna (2/2).
scritto da Luis il 13 aprile 2010 alle 19:26
 In questa foto manca Trofino.
L’avevano presentata come una giornata campale per i negazionisti tifosi della J**e e come il giorno del giudizio per quelli dell’Inter, come se alla sbarra non ci fosse Moggi e gran parte della melma del calcio ita(g)liano, ma una società estranea ai fatti come più volte ribadito dai pm.
L’obiettivo di don Luciano è chiaro: è stato, da (quasi) sempre, il “tutti colpevoli nessun colpevole”. La cosa scandalosa, però, non riguarda l’amico dell’associato a delinquere (Giraudo, ndl) in primo grado, ma il comportamento dei media. Da alcune settimane è iniziata la grancassa mediatica sulle presunte intercettazioni che avrebbero in un sol colpo mandato in B l’Inter, ridato 2 scudetti alla J**e, restituito milioni di fegati ai gobbi e incentivato le nascite dei simil Cozzolino.
Noi ci siamo fidati di Moratti e Facchetti. Moratti che ha rilasciato la benedetta intervista a Claudio Sabelli Fioretti nell’estate 2006 e Facchetti il cui curriculum umano non ha certo bisogno di presentazioni.
Oggi doveva essere il D-day, dicevamo. E se gli Usa e la Gran Bretagna avessero organizzato lo sbarco in Normandia come gli avvocati di Moggi hanno preparato la difesa del proprio assistito a questo punto avremmo una svastica sul tricolore e dei forni crematori con tanto di recupero di energia come gli inceneritori per ne(g)ri e gentaglia varia.
L’avv. Trofino, presenta la madre di tutte le telefonate, così trascritta: “Facchetti: «E allora per domenica?». Bergamo: «Facciamo un gruppo di internazionali così non rischiamo niente». Facchetti: «Va bè, metti dentro Collina»”. Premesso che anche così la cosa non è rilevante, in quanto ascoltando l’audio si capisce che Bergamo la griglia l’avesse già composta (e non avrebbe certo potuto escludere l’arbitro migliore del mondo nonché appassionato di cene carbonare).
Ma non è questo il punto. Ascoltando l’intercettazione si è venuto a scoprire che la trascrizione esatta sarebbe stata: “Facchetti: «E allora per domenica?». Bergamo: «Facciamo un gruppo di internazionali così non rischiamo niente». Facchetti: «Va bè, metti dentro qualche…». Bergamo: «Collina». E’ Bergamo che sovrasta la voce di Facchetti che non conclude la frase. Insomma, revisione dolosa o errore da Azzeccagarbugli? Nel dubbio li consideriamo incapaci (risata).
Passi l’errore (sic). Ma i media da stamane non hanno fatto altro che riportare queste frase: “Anche Facchetti faceva le griglie”, “Facchetti a Bergamo: ‘Metti Collina!’”. Passi per le puttane di Mediaset (ma anche no), passi per le mignotte di Tuttosport (ma anche no), passi pure per le escort de La Stampa (ma anche no), ma da Repubblica e Corriere bisognerebbe aspettarsi come minimo che riportino correttamente i fatti. Invece i titoli più gettonati sono: “Moggi segna un punto a suo favore” o “Primo round a Moggi”. Incredibile.
Nel marasma generale, invece di ricordare i metodi mafiosi di Moggi, le minacce della Gea ai calciatori, le scuse pietose di un arbitro a Moggi, i giornalisti prezzolati e le sim svizzere (oggi è emerso che le telefonate protette sono state “104 in entrata e 74 in uscita con Bergamo; 72 in entrata e 128 uscita con Pairetto”) con lo stesso Bergamo che ha usato più volte la patetica scusa del calciomercato per giustificare la riservatezza di quelle chiamate, si tira in ballo l’Inter per una telefonata in cui (non) chiede il miglior arbitro in circolazione e si lamenta di qualche arbitraggio di Bertini, il mitico visionario di Perugia-Inter 4-1.
Moggi, dal canto suo dice che non è finita qui e che tireranno fuori altre intercettazioni. Noi siamo sul divano pronti ad assistere all’ennesima sceneggiata della mafia del pallone alle prese con la canna del gas.
D’altronde, la madre delle intercettazioni è sempre incinta (quasi cit.)
Da registrare le parole di Ganfelice Facchetti: “Una falsificazione dei fatti grave, vergognosa e inaccettabile, oltre che lesiva della memoria di mio padre”. Un caso che siano pressoché le stesse di inquirenti e Pm?
Update: L’avvocato di Moggi ha ammesso di aver riferito l’intercettazione in aula senza nemmeno ascoltarla. Si è fidato di colui che le ha sbobinate e trascritte, un certo Nicola Penta, tifosissimo bianconero e portavoce di Moggi in più di una occasione. Grazie alla segnalazione di Luca, abbiamo saputo di più del suo passato non proprio edificante. Qui, qui e qui potrete constatare i suoi trascorsi con la giustizia e con l’informazione in tv. Un curriculum che non poteva essere proprio ignorato da Lucky Luciano.
scritto da Luis il 12 aprile 2010 alle 17:30
 "Un normale contatto di giuoco e null'altro"
Quando ieri ho visto al minuto 7 del secondo tempo Camoranesi colpire Daniele Conti, mi è subito venuto in mente un episodio di qualche anno fa risalente ad un Inter-Cagliari 3-2 del gennaio 2006 quando Stankovic colpì il centrocampista avversario Abeijon in un contrasto molto simile. Per coloro che non ricordano la vicenda, Paolo Casarin sul Corsera scrisse quanto segue:
“Verso la fine del primo tempo, Dattilo non ha assunto provvedimenti disciplinari per un fallo di Abeijon sull’ interista Stankovic che reagiva con un colpo sull’ avversario. Il proseguimento dell’ azione distraeva l’ arbitro che doveva, subito dopo, placare una mischia tra giocatori. È possibile che nessun ufficiale di gara abbia potuto valutare l’ effettiva gravità della reazione di Stankovic, come pure che il colloquio convenzionale, a gesti, tra il quarto uomo (Bergonzi) e l’ arbitro (non lontani tra di loro) non sia stato sufficientemente sviluppato. Quindi nessuno ha visto completamente l’ azione e nessun provvedimento è stato preso. Sembrerebbe logico, pertanto, nel caso di ricorso alla prova tv, escludere l’ arbitro da ogni ulteriore contributo. La prova tv deve essere un secondo livello di giudizio, in grado di colmare le lacune dei fischietti“.
La vicenda, ça va sans dire, continuò come previsto (articolo di Gianni Piva su Repubblica):
“Torna protagonista la prova televisiva, e per il centrocampista dell’ Inter Dejan Stankovic, accusato di aver colpito con un pugno il cagliaritano Abeijon, scatta una squalifica di due giornate. Il giudice sportivo Laudi è ricorso allo strumento televisivo per giudicare il comportamento violento del centrocampista serbo al 36′ di Inter-Cagliari di domenica scorsa: due turni di stop, dopo aver concesso lo sconto di una giornata in considerazione del fatto che si è trattato di una reazione ad una azione fallosa. Decisiva, ai fini della sentenza finale, la dichiarazione rilasciata dall’ arbitro Dattilo, interpellato dal giudice sportivo: ha precisato di «non aver visto alcuna condotta violenta o scorretta» di Stankovic in danno di Abeijon, come ricordato dallo stesso Laudi nel suo verdetto. Il giudice sportivo, a cui l’ episodio era stato segnalato dal procuratore federale, ha deciso a quel punto di ricorrere alla prova televisiva stabilendo che «la condotta di Stankovic deve essere definita come violenta e che il pugno inferto dal calciatore era certamente idoneo a cagionare conseguenze lesive»”.
Ricapitolando, arbitro, guardalinee e quarto uomo non vedono il colpo di Stankovic. L’Inter gioca in 11 per la restante parte del match, ma poi arriva, sacrosanta, la squalifica di 3 giornate ridotte a 2 per la presenza della provocazione di Abeijon. Dattilo, infatti, aveva riconosciuto l’errore.
Per Camoranesi, invece, l’interpello dell’arbitro Valeri, ha dato esito negativo:
“In riferimento al contatto avvenuto al 7° del secondo tempo tra il calciatore della Juventus Camoranesi Mauro e il calciatore del Cagliari Conti Daniele, riferisco che ho reputato un normale contatto di giuoco quello avvenuto tra i due calciatori e null’altro“.
Dalle immagini (video) si vede chiaramente come il tizio che “non sa nemmeno l’inno della sua nazione (l’Argentina, ndl)” (auto cit.) colpisca volontariamente Daniele Conti. L’arbitro ha la visuale coperta da Conti come Dattilo l’aveva da Abeijon. Non gli sarebbe costato nulla ammettere l’errore. Errore che ha favorito la J**e nella gara col Cagliari e che permetterà a Camoranesi di restare impunito per la partita con l’Inter e le due successive. Perché, a differenza di Stankovic, non c’è l’attenuante della provocazione.
Facchetti, proprio negli anni dei furti con le schede svizzere, rilasciò queste dichiarazioni sul caso Stankovic: “La manata c’ è stata, faccio notare che delle grandi l’ Inter è l’ unica che soffre per la prova televisiva, a cui quest’ anno siamo evidentemente abbonati”. Considerazione attualissima ancora oggi. Quello fu l’anno delle mitiche “3 giornate a Samuel” per il presunto sputo a Nedved in Supercoppa Ita(g)liana. Quest’anno ci accontentiamo del “Vai tu, vai tu” di Maicon al guardalinee esultante.
A scanso di equivoci, vinceremo anche con l’oriundo in campo.
Viva l’Inter!
Abbasso l’Ita(g)lia!
scritto da Luis il 23 marzo 2010 alle 0:52
 Amici
“Perché sto fuori? Dovete chiedere a chi sta più in alto di me. Saranno più forti gli altri”
“A Londra vittoria di Mourinho? Tse’, macché Mourinho, è una vittoria della squadra”.
“La maglia del Milan la tengo”.
“Perché sto fuori? C’è stata qualche incomprensione, ma tutto si risolverà”.
“A Londra vittoria di Mourinho? Vittoria di Mourinho e della squadra”.
“La maglia del Milan non posso accettarla, voglio riconquistare quella dell’Inter”.
Provate ad immaginare se Balotelli avesse risposto in questo modo alle domande del vergognoso Staffelli. Avrebbe fatto fallire l’assalto della trasmissione con più prostituzione nell’anima del bordello Mediaset, mandato un messaggio chiaro alla società e al tecnico e placato il fastidio del tifoso interista per la sua “fede” (vera o presunta) per il Milan.
Invece l’abbiamo visto indossare la maglia del Milan, prendere in giro i compagni di squadra e ridimensionare il ruolo del tecnico, in ordine crescente di importanza. Tre autogol (forse senza auto) mediatici che procurano l’ennesima grana all’Inter realizzando l’obiettivo della maitresse Antonio Ricci.
Alcune riflessioni sono d’obbligo. E’ sembrata un’imboscata organizzata. L’ossimoro serve per spiegare che probabilmente qualcuno della “famiglia” fosse in contatto con la redazione di Striscia la notizia per avvertirli della presenza di Mario in quel locale in quel momento. Sono giorni che Raiola, nelle sue 5 interviste quotidiane, dice di voler “creare la pace attorno al ragazzo” (frase ribadita anche stasera) e diventare carne da macello per i mediaservi non sembra il massimo della coerenza tra obiettivi prefissati e risutati ottenuti.
Ammesso (e non concesso) che nessuno sapesse dell’arrivo della signorina Staffelli, a Mario doveva essere vietato di concedere interviste a chiunque, al nemico in modo particolare, sempre per il discorso della “pace” mediatica. Fermo restando, sia chiaro, il tentativo disgustoso di Striscia di destabilizzare l’ambiente dell’Inter, come fecero con Eto’o non più tardi di tre mesi fa.
Personalmente dopo l’accoppiata Corona-Raiola mi ero preparato al peggio, anche se avevo sbagliato il timing, prevedendo l’estate come stagione calda per il fiume di dichiarazioni del pizzaiolo amico di Moggi. Un Moggi che prima dell’avvento di Raiola parlava così di Balotelli, mentre ora sembra aver cambiato magicamente idea. D’altronde che amici sono quelli che non si fanno sentire nel momento del bisogno?
Non mi importa delle reazioni di San Siro nei suoi confronti, della comprensibile delusione di molti tifosi, del senso di oppressione verso un sistema mediatico che fa di tutto per servire il padrone; dello spettacolo pre-serale, francamente, mi spiace solo per una persona: Massimo Moratti.
scritto da Luis il 17 marzo 2010 alle 16:15
 Mou seduto in riva al fiume.
La serata di ieri avrebbe potuto rappresentare l’Apocalisse mediatica e societaria dopo il copione di una vigilia che solo gli sceneggiatori dell’Inter sono in grado di scrivere. Poteva essere la classica Waterloo del classico marzo nerazzurro. Poteva essere la fine di un progetto biennale che invece ha visto una nuova luce.
Il tutto nella “casa” londinese del mister, trappola o tappeto del destino. Abbiamo disputato una grande partita, una partita che deve essere mandata in archivio senza fretta, perché è giusto assaporarla ancora un po’, vista l’attesa. La pausa in Campionato è stata premiata, la speranza è che questa vittoria ci dia nuovi stimoli per portare a casa il quinto scudetto consecutivo, perché questa squadra merita di conquistarlo nonostante tutti.
Nelle due gare abbiamo meritato il passaggio del turno dimostrando che l’anomalia non risiede nelle 7 reti a 2 tra Manchester e Milan, ma nell’unico punto di distacco esistente tra noi e i circensi. Prepariamoci al fatto che questa Champions senza Liverpool, Real, Milan e Fiorentina (sic). verrà presto denigrata con attribuzioni di dubbio valore, ma a noi va bene così. L’importante, per ora, è aver evitato il caos, la confusione che l’ennesima uscita dagli ottavi avrebbe comportato.
Poteva essere l’amplificatore per il rumore dei nemici, si è trasformata in un plebiscito per José Mourinho che ha vinto diverse partite pur giocandone solo una:
- Ha vinto contro la sua ex squadra, il suo ex presidente, il suo ex pubblico. Una vittoria contro un passato che entra di diritto nella hall of fame dei ricordi personali e della storia dell’Internazionale.
- Ha battuto il nemico Ancelotti, non solo uno dei suoi successori, ma il rappresentante del Milan in Europa, mostrandone tutti i limiti ai suoi nuovi tifosi. Tatticamente ridicolizzato.
- Ha battuto il suo ex ed il suo attuale paese adottivo. Nel primo ha confermato di valere l’autodefinizione di Special One (basta leggere le pagine di elogi dei quotidiani inglesi e non solo), nel secondo erano (sono?) convinti che fosse un bravo comunica(t)tore.
- Ha impartito una lezione senza precendenti a Balotelli (e Raiola). E’ lui che (tele)comanda la squadra, Se Mario non impara da questo episodio la sua carriera sarà più vicina a quella di un Cassano qualunque che a quella di Ibrahimovic. Tutta l’Inter ci spera.
- Ha umiliato le puttane pronte a far fuoco con armi di vario calibro e con la bomba Balotelli tra le mani. Ieri, facce da funerale dovunque e inevitabili ammissioni di grandezza a denti strettissimi.
- Ha rischiato ed ora ha una posizione di tutto rispetto agli occhi di Moratti. Se oggi andasse in sede, il Presidente gli rinnoverebbe il contratto per altri 3 anni promettendogli l’ingaggio di due top player.
- L’empatia col tifo interista ha raggiunto vette inimmaginabili per i suoi predecessori. Oggi un interista lo riconosci dalla testa alta e dal sorriso Durbans. Senza dimenticare un paio di manette sempre a portata di mano.
- Siamo una delle poche squadre europee in lotta su 3 fronti, senza avere la lunghissima rosa che ci viene dolosamente attribuita. L’obiettivo intermedio del biennio è stato raggiunto.
- Ha restituito a Moratti quella vena Bauscia che spesso è mancata. Quel “Noi non so se facciam parte del calcio italiano” sogghignato davanti alle telecamere Mediaset non ha prezzo.
- Ha dimostrato ai pagliacci (senza faccia) di giallo vestiti che le scuse su fatturati e stadi di proprietà sono patetiche come chi le pronuncia e chi non ne sottolinea l’ilarità.
- Ha fatto vedere a Ranieri perché passa da Abramovich a Moratti mentre il Settantenne dopo Abramovich, si è consolato con Ghirardi e Rosella Sensi passando per Cobolli&Gigli (che, da noti interisti, hanno gioito).
La cosa che più mi ha sopreso ieri sera, modulo a parte, è stata una confessione dinanzi ai microfoni: l’amicizia con Pietro Mennea.
scritto da Luis il 15 marzo 2010 alle 13:18
        
Finalmente il Campionato è stato riaperto. La questione d’interesse nazionale ha avuto il sopravvento. L’emergenza Serie A è stata risolta, senza nemmeno l’intervento di Bertolaso.
Il tutto ha inizio con lo spostamento dei calendari, l’atto più grave della serie di arbitraggi scientifici a cui l’Inter è stata sottoposta da due mesi a questa parte. Cravattagialla, nell’occasione, ha dato un messaggio chiarissimo. Rosetti ha capito l’antifona in quel di Bari e Rocchi ha compiuto un capolavoro nel derby, ma non è bastato. Poi di nuovo Rosetti a Napoli, Tagliavento (e gambe) con la Samp e la serie interminabile di favori alla squadra degli zombies. In mezzo c’è stata la protesta (vera) di Mourinho e quella (all’80%) di Paolillo. Ritrattando (e cedendo Mansini) abbiamo commesso un errore imperdonabile, ci siamo mostrati quelli della “minaccia non credibile” e i mafiosi (cit.) hanno continuato imperterriti per la loro strada fino allo scandalo della rete annullata a Yepes.
A proposito di strada, le puttane pallonare hanno fatto il resto. Nessuna polemica, nessun accenno al decreto interpretativo che individua il Milan Campione d’Ita(g)lia per acclamazione, nessuna protesta verso un sistema tornato ai vecchi fasti dopo 3 anni di pausa. Perché, ricordiamolo, se Moggi aveva creato la propria rete arbitrale, non l’aveva fatto certo in funzione anti-Inter, ma contro chi aveva un potere politico e mediatico spropositato. E oggi, Moggi, appare una barzelletta in confronto agli “splendidiinterpretidel giucodelcalcioancheseprendono7goaldalManchester”.
Le puttane, dicevamo. Nell’anno domini 2008, quando abbiamo ricevuto un decimo dei favori della squadra del premier, abbiamo affrontato una campagna di stampa (e tv) incredibilmente contraria e faziosa. Tiitoli eccessivi come “Pasticcio Inter”, “Scandalo Inter“, “Favori all’Inter?“, “Arbitri: bufera!”, “Collina. arbitra tu!”, “Scudetto da ridere” per poi finire con uno spendido “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter” il giorno dopo il pareggio interno col Siena.
Come non ricordare un imbarazzato Farina mandato in tv per scusarsi di un errore del proprio assistente dopo quel Catania-Inter? Come non far riferimento alle interviste di Collina dove bacchettava i propri arbitri? Come dimenticare le 3 giornate di stop a Gervasoni dopo Inter-Parma ed il nulla contro Rocchi e Rosetti (il milanista, cit. intercettata)? Memorabile l’amico di Meani dopo Inter-Empoli 1-0: “Il rigore per l’Inter non c’era ed in più doveva essere ripetuto”. Il rigore ripetuto, una regola che hanno applicato l’ultima volta la giornata successiva alla morte di Giovanni Paolo II.
Ebbene sì, per l’Inter il regolamento si applica, per gli altri si interpreta. Per essere ammoniti, Ambrosini, Gattuso, Flamini e Ronaldinho devono estrarre una calibro 9 e sparare sperando di colpire l’avversario. L’espulsione non è contemplata. Gli abbracci in area sono un must per la squadra dell’amore, come dare torto ai nemici dell’odio? Qualcuno ricorda l’ultimo episodio arbitrale sfavorevole al Milan? Non c’è, non esiste.
Oggi solo sesso orale intellectuale nei confronti della squadra del padrone della baracca e del suo discepolo che dà la colpa delle eliminazioni agli stadi e al fatturato, non potendo accusare i riflettori. “Milan, Sìdorf -1, l’Inter ad un passo” titola la Gazzetta. Il vergognoso CorSport invece è più sobrio: “L’urlo del Milan“ con tanto di spassoso editoriale di Voca Lelly: “Quel fenomeno di Ronaldinho”. Avete capito bene, “quel fenomeno di Ronaldinho”. Senza parole.
Sono una banda ridicola capeggiata da una dirigenza ridicola che ha come tratto distintivo la Mafia nel DNA, come ben riassunto dai tifosi della Stella Rossa di Belgrado. La manette di Mourinho sono agli atti, ma per le puttane è solo un fenomeno, lui sì, da baraccone.
Perché così ha deciso il protettore (mafioso). Amen.

scritto da Luis il 16 ottobre 2009 alle 13:06
 Noi lo sapevamo già
“Mi chiamava Facchetti, certo. Era uno dei più assidui, e una volta la sua chiamata è stata al limite del lecito. Sì, mi spiace che Facchetti non ci sia più, ma così stanno le cose. E Moratti sa bene come erano i miei rapporti con Facchetti”.
Queste le parole infamanti del miglior arbitro di sempre – affermazione difficilmente smentibile, dopo il capolavoro (cit.) di Lecce-Parma 3-3 – in seguito allo scoppio dello scandalo di Moggiopoli. L’obiettivo era semplice: aggiungere un ulteriore elemento alla strategia mediatico-difensiva del “tutti colpevoli nessun colpevole”. Arriva puntuale la querela della famiglia Facchetti volta a difendere la lealtà dell’Uomo che ha contribuito a fare la storia dell’Inter.
Oggi, un po’ meno puntuale, arriva la smentita. Parole clamorose che svelano il trucco, l’intento e la bassezza di alcuni personaggi, nonostante il ravvedimento. Solo questo basterebbe per mettere in dubbio le dichiarazioni di tutti coloro rinviati a giudizio per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”.
“Oggi non ripeterei quelle parole che non corrispondono per nulla al vero. Quelle frasi, di cui mi dolgo, sono false e gravi per l’offesa che hanno creato alla memoria di una persona sempre correttissima. Mi dispiaccio di quelle parole per le quali mi scuso pubblicamente”.
Immaginando il dolore di De Santis, sottolineiamo la scelta della famiglia Facchetti di ritirare la querela. Questione di stile.
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