
Il tutto nella “casa” londinese del mister, trappola o tappeto del destino. Abbiamo disputato una grande partita, una partita che deve essere mandata in archivio senza fretta, perché è giusto assaporarla ancora un po’, vista l’attesa. La pausa in Campionato è stata premiata, la speranza è che questa vittoria ci dia nuovi stimoli per portare a casa il quinto scudetto consecutivo, perché questa squadra merita di conquistarlo nonostante tutti.
Nelle due gare abbiamo meritato il passaggio del turno dimostrando che l’anomalia non risiede nelle 7 reti a 2 tra Manchester e Milan, ma nell’unico punto di distacco esistente tra noi e i circensi. Prepariamoci al fatto che questa Champions senza Liverpool, Real, Milan e Fiorentina (sic). verrà presto denigrata con attribuzioni di dubbio valore, ma a noi va bene così. L’importante, per ora, è aver evitato il caos, la confusione che l’ennesima uscita dagli ottavi avrebbe comportato.
Poteva essere l’amplificatore per il rumore dei nemici, si è trasformata in un plebiscito per José Mourinho che ha vinto diverse partite pur giocandone solo una:
- Ha vinto contro la sua ex squadra, il suo ex presidente, il suo ex pubblico. Una vittoria contro un passato che entra di diritto nella hall of fame dei ricordi personali e della storia dell’Internazionale.
- Ha battuto il nemico Ancelotti, non solo uno dei suoi successori, ma il rappresentante del Milan in Europa, mostrandone tutti i limiti ai suoi nuovi tifosi. Tatticamente ridicolizzato.
- Ha battuto il suo ex ed il suo attuale paese adottivo. Nel primo ha confermato di valere l’autodefinizione di Special One (basta leggere le pagine di elogi dei quotidiani inglesi e non solo), nel secondo erano (sono?) convinti che fosse un bravo comunica(t)tore.
- Ha impartito una lezione senza precendenti a Balotelli (e Raiola). E’ lui che (tele)comanda la squadra, Se Mario non impara da questo episodio la sua carriera sarà più vicina a quella di un Cassano qualunque che a quella di Ibrahimovic. Tutta l’Inter ci spera.
- Ha umiliato le puttane pronte a far fuoco con armi di vario calibro e con la bomba Balotelli tra le mani. Ieri, facce da funerale dovunque e inevitabili ammissioni di grandezza a denti strettissimi.
- Ha rischiato ed ora ha una posizione di tutto rispetto agli occhi di Moratti. Se oggi andasse in sede, il Presidente gli rinnoverebbe il contratto per altri 3 anni promettendogli l’ingaggio di due top player.
- L’empatia col tifo interista ha raggiunto vette inimmaginabili per i suoi predecessori. Oggi un interista lo riconosci dalla testa alta e dal sorriso Durbans. Senza dimenticare un paio di manette sempre a portata di mano.
- Siamo una delle poche squadre europee in lotta su 3 fronti, senza avere la lunghissima rosa che ci viene dolosamente attribuita. L’obiettivo intermedio del biennio è stato raggiunto.
- Ha restituito a Moratti quella vena Bauscia che spesso è mancata. Quel “Noi non so se facciam parte del calcio italiano” sogghignato davanti alle telecamere Mediaset non ha prezzo.
- Ha dimostrato ai pagliacci (senza faccia) di giallo vestiti che le scuse su fatturati e stadi di proprietà sono patetiche come chi le pronuncia e chi non ne sottolinea l’ilarità.
- Ha fatto vedere a Ranieri perché passa da Abramovich a Moratti mentre il Settantenne dopo Abramovich, si è consolato con Ghirardi e Rosella Sensi passando per Cobolli&Gigli (che, da noti interisti, hanno gioito).
La cosa che più mi ha sopreso ieri sera, modulo a parte, è stata una confessione dinanzi ai microfoni: l’amicizia con Pietro Mennea.

