Bauscia Cafè

Sia lo Zlatan della Nord

Se mi chiedete come abbia conosciuto Sia, non vi so rispondere con esattezza. Ricordo però la prima volta che l’ho visto fuori dallo stadio, l’ho ovviamente riconosciuto, chi non lo riconoscerebbe Sia, siamo seri. Abbiamo parlato due minuti e poi ognuno per la propria strada. Poi pian piano abbiamo iniziato a sentirci di più via web, per consigli, idee, a volte favori. Durante i tempi bui delle biglietterie online dell’Inter, mi sembrava così folle che Sia non riuscisse a fare i biglietti, che io e mia madre (soprattutto lei, santa uoma) ci siamo adoperate per comprarglieli. E quando secondo l’Inter uno straniero poteva fare la Tessera del Tifoso, ma non farsela mandare all’estero, ho detto a Sia di mettere il mio indirizzo di Milano. Poi ci sono state cene, pranzi, partite di calcetto, partite, bestemmie, camminate, insulti urlati fortissimo a tifosi avversari, cori fuori dallo stadio, lacrime, abbracci e bandiere. E, da parte mia, una grande ammirazione per una splendida persona, che oramai è di famiglia a Milano.
Di recente io e Sia abbiamo iniziato a parlare di questa cosa, di “Uno di noi”, uno spazio (in inglese e in italiano) in cui dare voce ai tanti ragazzi e ragazze che dall’estero si sono innamorati dell’Inter e non possono più farne a meno. Perché siamo fratelli del mondo…

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Siavoush Fallahi quando non è in Svezia è al Meazza (Twitter: @SiavoushF)
La gente mi guardava come se avessero avuto davanti un pazzo. E in tutta sincerità, la Curva Nord non è il luogo in cui si vedano spesso adulti che piangono come bambini. Invece io ero lì in mezzo a 15.000 curvaioli e piangevo perché l’Inter aveva segnato un goal al 90º, nel derby.
Un mio amico ha spiegato a quelli che mi guardavano strano: “È il suo primo derby, ragazzi, è il suo primo derby!” Anche se lo ringrazio di aver salvato la situazione, non era il mio primo derby. Avevo già visto l’Inter vincere 4-2 e il derby pareggiato da Schelotto.
Ma non c’entrava il risultato, era una questione di sogni, emozioni, chilometri, sacrifici e amore per una squadra, l’Inter.
Dev’essere difficile per voi italiani capire cosa si prova a seguire la squadra dall’estero. Quando mi chiedono come mai sono così fissato con l’Inter, la maggior parte delle volte la comparo a un altro essere umano. Amare l’Inter da lontano è come avere una relazione a distanza.
Puoi anche vederla, sentirne parlare e leggerne, ma non sarai mai in grado di starle vicino come vorresti. Penserai sempre a come avvicinarti alla squadra e sognerai di entrare al Meazza. A volte non puoi per via della distanza, a volte perché non ci stai coi soldi, a volte perché ancora non hai l’età per fare quello che vuoi oppure non puoi per via del lavoro o dello studio.
Nel frattempo hai l’Inter in testa 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Leggi notizie, le traduci dall’italiano allo svedese per altri tifosi come te, vedi le foto dallo stadio e guardi i video. Se l’Inter perde sarai di cattivo umore per tutta la settimana, se vince camminerai a un metro da terra.
Eppure, anche se si vince, ci sarà sempre qualcosa che ti impedisce di essere felice davvero.
“Pensa se fossi stato lì, allo stadio, insieme a tutti gli altri interisti, a festeggiare quel goal…”
Inizia che è solo un sogno. Il sogno diventa un’idea e l’idea diventa realtà. Entri allo stadio, circondato da fratelli e sorelle che sentono le stesse cose che senti tu. L’attesa è finita e proprio come una droga, quando l’effetto è passato ne vorresti ancora, diventa un’abitudine. E da abitudine si trasforma in una dipendenza.
Una dipendenza dalle passioni, dai nuovi amici e nuove avventure, una dipendenza dalla squadra che ami e i sentimenti che sprigiona.
Questa sarà la storia di come viviamo, sentiamo, vediamo e tifiamo l’Inter dall’estero. Sarà il racconto di quando abbiamo conosciuto persone nuove che sono diventate una seconda famiglia. Sarà la favola di lasciare casa per trovarne un’altra. Ci saranno amici, lavori e feste sacrificati per lei. Ci sarà l’interismo puro, appassionato, pieno di gioie, dolori, sorrisi e lacrime.
Una cosa ad amalgamare il tutto.
L’Inter.

Sia

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Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.

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MVP INTER – JUVE

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