Forse qualcuno ricorda che di questo straordinario giocatore che nel secondo dopoguerra ha illuminato il cielo di Milano abbiamo già parlato quasi cinque anni fa, quando un altro attaccante giramondo ha avvicinato un altro suo record: quello di più prolifico debuttante della storia dell’Inter con 11 gol segnati nelle prime 13 partite.
István Stefano Étienne Nyers: no, non aveva tre nomi, ne aveva solo uno. E riguardo alla nazionalità, beh, di quelle non ne aveva neanche una. Nato in Francia da genitori ungheresi, Nyers inizia a giocare a calcio da giovanissimo a Subotica, altro luogo mitologico quanto lui: all’epoca in Ungheria, oggi in Serbia, da sempre in Voivodina, una città che si dice abbia cambiato più di cento forme diverse del suo nome nel corso dei secoli. Da Subotica Nyers si sposta a Budapest e, dopo la Seconda Guerra, a Budapest si rifiuta di tornare, approfittando di un match di esibizione della sua squadra e prendendo un treno per Praga. Da lì gli viene revocata la cittadinanza ungherese, e da lì nasce il mito del bomber apolide.

Notato da Helenio Herrera – com’è romantica la storia, a volte – quando nella sua seconda e ultima presenza con la Nazionale Ungherese fulmina l’Austria con un tiro da lontanissimo, István torna ad essere Étienne e vola in Francia agli ordini del Mago. Dopo due anni però, dallo Stade Français anticipa il percorso che Herrera farà solo 15 anni dopo e imbocca la strada per Milano. Qui – si dice – era la seconda scelta dell’Inter, dopo una trattativa fallita per portare in nerazzurro Valentino Mazzola.
Arrivato a Milano con le stelle negli occhi, l‘attaccante senza Patria trova all’Inter la sua casa. Nyers era un attaccante completo: potente, tecnico, freddo davanti alla porta, ma la sua vera forza era la sua capacità di segnare gol importanti: basti pensare alle sue reti nei derby, uno dei pochissimi attaccanti nella storia a riuscire a realizzare una tripletta sotto gli occhi della Madonnina (Amadei, Icardi e Milito gli altri, tutti nerazzurri). E poi i freddi numeri: 133 gol con la maglia nerazzurra, un record che sembrava inavvicinabile per un attaccante straniero. Prima che arrivasse Lautaro, sì.
Il legame tra Nyers e l’Inter era qualcosa di profondo, un’affinità elettiva che trascendeva i confini nazionali. Stefano trovò a Milano non solo una squadra, ma una famiglia. E l’Inter, a sua volta, trovò in lui un simbolo, un punto di riferimento per i tifosi. Vi ricorda qualcosa? Credo che nessuno, veramente nessuno avrebbe mai potuto meritare di raggiungere Stefano Nyers in vetta a questa classifica più di Lautaro Martinez.
Il Toro negli anni ha dimostrato di essere degno erede di Nyers: come lui, anche Lautaro ha un legame viscerale con la maglia nerazzurra che lo ha portato addirittura a diventarne Capitano; e come Nyers, anche Lautaro sta scrivendo pagine indelebili nella storia del club.
Nonostante le differenze generazionali e stilistiche, Nyers e Lautaro condividono una caratteristica fondamentale: la capacità di finalizzare le azioni. Nyers era un’ala sinistra capace di arrivare in porta con freddezza e precisione, fortissimo fisicamente e implacabile dal dischetto (è, tra le altre cose, il miglior rigorista dell’Inter in Serie A e ha composto con Wilkes la coppia più prolifica dell’Inter in una sola stagione – 54 gol – e con Lorenzi il trio più prolifico di sempre dell’intera serie A – 75 gol in un anno), mentre Lautaro è un attaccante moderno, veloce e tecnicamente dotato. Entrambi, però, hanno un fiuto del gol innato e una freddezza davanti alla porta che li ha resi imprendibili per gli avversari, per 133 volte a testa.

E quindi eccoci qui, a celebrare Lautaro Martinez, tutti i gol che ha fatto e tutti quelli che -speriamo – farà ancora, infrangendo altri record. Ma oggi, solo oggi, ci prendiamo ancora un attimo per ricordare Stefano Nyers, il grande dimenticato. Un campione che ha segnato un’epoca e che continua a vivere nei cuori dei tifosi interisti.


#salutateillToupéediConte
Gran bel Post Nick al cubo.
Belle le storie di Calcio.
Il risveglio del Toro insieme a quello di Thuram è fondamentale.
Non possiamo continuare a produrre occasioni come il Manchester United e concludere come la polisportiva Terracina Calcio.
La riprova di quel che dici: Nyers ha fatto 133 gol in 182 presenze; Lautaro per arrivare allo stesso numero ne ha dovute fare 291.