Bauscia Cafè

La Champions dà, la Champions toglie.

Era difficile regalare punti più pesanti ed in modo ben più indecente rispetto allo scorso anno, eppure l’Inter ci ricasca. Benché memori dell’esperienza passata, quando la Beneamata fu capace di regalare un gol al PSV, la squadra si dimostra ancora una volta priva di quella concentrazione, di quella qualità e di quella mentalità necessaria per mantenere la dignità in campo Europeo.

Se per quarantacinque minuti la squadra si dimostra capace di giocare un primo tempo perfetto e di domare il Borussia su ogni zolla e su ogni pallone, per altrettanti quarantacinque minuti sembra accusare, e di troppo anche, la differenza di qualità e l’abitudine degli 11 in campo a giocare partite e palloni che scottano ed a ritmi ben più elevati rispetto a quelli italiani. Ed ecco che il Dortmund si vede, incredulo, regalare due gol dai nerazzurri, riportati sulla terra da una squadra di certo non impeccabile e che tuttavia porta a casa un match-ball da ben 6 punti, al netto dell’occasione da noi persa.

A differenza dei commentatori e degli allenatori da tastiera, a differenza di tutti coloro i quali per anni si sono improvvisati esperti di moduli e tattiche, presuntuosi a tal punto da voler impartire lezioni di “mentalità vincente” con le membra comodamente posate sul proprio divano, non sentiamo d’addossare la responsabilità ad un allenatore piuttosto che ad un giocatore.

La sconfitta di martedì sera è figlia di quella mediocrità complessiva che ci portiamo dietro da anni,

Quella stessa mediocrità che obbliga un allenatore a portare in panchina un diciassettenne – che, seppur forte, sempre un Primavera rimane – o, peggio ancora, che obbliga un allenatore a schierare in Champions gente che in un campionato competitivo e decente giocherebbe per squadre da sesto posto (i nomi, ovviamente, guai a farli…o si rivoltano i tuttapposters amanti degli ultratrentenni inadeguati che “sudano la maglia” e che mai nulla hanno vinto nella propria carriera).

L’unica nota positiva, a parte la conferma del fatto che Brozovic che fa il Brozovic è sinonimo di risultato ed il rientro del piccolo Sensi, è la sconfitta con un solo gol di scarto, risultato che permetterebbe alla Beneamata di superare il turno laddove, alla fine del girone, si trovasse a pari punti con il Borussia.

Per il resto, Compagni e lettori tutti, la Champions disputata oltre confine ci ricorda un dato inequivocabile: questa Inter, composta da sei titolari degni su undici, non è pronta per il passo successivo. E tale rimarrà senza innesti di valore e con esperienza europea.

Sì, abbiamo alzato ora la bandiera bianca della resa, ma innalzeremo più tardi, su tutto il mondo, la bandiera nerazzurra della nostra rivoluzione. twittalo
[Interisti Stalinisti per Borussia Dortmund-Inter, 7 novembre 2019]
L'Interista Stalinista - Giustiziere sportivo e politico, militante

L'Interista Stalinista - Giustiziere sportivo e politico, militante

Perché non c’è nulla di più giusto di uno che si chiama Acciaio, che odia la Juventus e che non concede bis a democristiani e juventini.
Giusto e cattivo per antonomasia, da demonizzare e da prenderci le distanze. Perché in un universo mediatico tristemente pop, gridare “Viva Inter e Viva Stalin” è dannatamente punk.
O Inter o muerte!

MVP INTER – HELLAS VERONA

Twitter

Archivio