Bauscia Cafè

#SerieAisComing

Finalmente ci siamo. Tra meno di una manciata di giorni inizierà ufficialmente anche per i colori nerazzurri l’anno calcistico 2017/2018. Domenica sera a San Siro arriverà la Fiorentina del fresco ex di turno Pioli, e tutte le chiacchiere, le idee, le intenzioni le e promesse sbandierateci sistematicamente da Maggio a questa parte dovranno essere seguite da una linea. E’ tempo di iniziare a fare due conti, insomma. Con il campo, principalmente, ma anche con tutto l’ambiente interista. Come siamo messi?
Ho preso spunto non a caso dal tanto commentato hashtag di questa estate nerazzurra, così grondante di intenzioni bellicose e aggressive, e vi chiedo: con che premesse iniziamo la nuova stagione? Le promesse – perché quando si fanno certe dichiarazioni e si spiattellano alla stampa determinati cognomi in entrata di promesse si tratta – sono state mantenute? Oppure questo in divenire sarà l’ormai ennesimo anno in cui il dire ed il fare sono andati a due velocità profondamente diverse?

Partiamo dagli aspetti positivi: io non so come andrà a finire questa stagione, ma era da tempo immemorabile che non avevo tale fiducia nella guida tecnica della prima squadra. Luciano Spalletti sembra una scelta indovinata sotto tutti i punti di vista. Se dal punto di vista tecnico non si è mai trattato di una scommessa – stiamo parlando di un allenatore che ha portato sistematicamente al secondo posto una squadra con ottimi centrocampisti ovviamente, ma con i Fazio e i Perotti e i Palmieri, non certo dei campioni, titolari in pianta stabile – dal punto di vista ambientale il tecnico toscano mi ha colpito profondamente, ed in senso positivo. La grinta, la serietà, il suo essere diretto, il suo essere sempre sul pezzo, arcigno a volte, sicuramente spigoloso nel senso più bello del termine, mi hanno conquistato. La mia preoccupazione, lo dico sinceramente, è che non venga capito da alcuni settori della tifoseria, e che si possa ricreare quella “guerra” che tanto lo ha recentemente usurato nella capitale. Ma un ambiente compatto intorno al mister è quanto di più intelligente e utile possa accadere alla causa interista. In fondo non è che serva un genio per apprezzare le differenze tra la solida squadra ammirata in queste settimane, e quella “cosa” che vestiva la sacra maglia la scorsa estate, e poi di conseguenza la scorsa annata.
E’ solo calcio d’agosto si dirà, e si avrà perfettamente ragione, ma d’altronde chi ben comincia è a metà dell’opera.

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Tutto bene quindi? Non direi. Per quanto mi riguarda le note positive, al netto della scoperta di giocatori come Borja e Skriniar, finiscono qui. E’ inutile girarci attorno, ma ho forte la sensazione di essere stato per l’ennesima estate preso in giro da parte della nostra dirigenza.
Non ha senso parlare dei Vidal, dei Di Maria, dei Keita anzi “quale Keita”, quando poi ci ritroviamo ad uno sputo dall’inizio con solo due difensori centrali attualmente arruolabili in rosa, con rami secchi come Nagatomo o Brozovic, solo per citarne due, ancora saldamente stipendiati dalla società, con teste calde ancora in rosa e nuovi idioti apparsi (Geoffrey, già hai fatto due anni di merda, ma adesso quanti schiaffi ti meriteresti…) che non si riescono a cedere, con la mancanza endemica di un’alternativa – in fase realizzativa soprattutto – al buon Icardi. Tutte questioni irrisolte, tutte questioni che minano potenzialmente la stagione e che è ridicolo trovarsi a sbrigare negli ultimi 15 giorni della sessione estiva di calciomercato. Di buono c’è che God… ehm, Dalbert è finalmente arrivato, e che l’impresentabile Medel sia finalmente andato in Turchia a rovinare calcio. Ma siamo effettivamente al 20%, e mi tengo largo, di quella rivoluzione che solo due mesi fa la totalità dell’ambiente si aspettava. I giocatori che lo scorso anno hanno mollato in seguito ad un pareggio qualsiasi, dopo mesi di prestazioni indecorose, sono ancora quasi tutti in rosa. I nomi altisonanti fatti in conferenza dai nostri dirigenti sono ancora dove erano a Maggio, o nei casi peggiori, sono partiti ma verso altri lidi. Di “top player” (sempre se ha senso una definizione del genere) nemmeno l’ombra, eppure questa doveva essere un’estate da top player e giovani di potenziale. Qualche giovane è anche arrivato (Skriniar su tutti), ma a meno di considerare il povero Padelli un crack, qualche dichiarazione fuori dal vaso è stata fatta purtroppo anche in questa sessione di mercato.

Ed è un peccato. Perché parlare chiaro e parlare onestamente è per me il metodo migliore per iniziare con serenità e fiducia. Illudere la tifoseria è invece profondamente sbagliato, soprattutto se a sparare certe dichiarazioni sono professionisti di esperienza e spessore come quelli che abbiamo, o abbiamo recentemente iniziato a stipendiare. In una stagione in cui, al netto delle prime due posizioni francamente inavvicinabili, si può lottare anche per il terzo posto, partire uniti e coesi ci avrebbe dato quel qualcosa in più che magari stiamo cercando da lustri ormai. E invece forte è il rischio di trovarsi incompiuti, per l’ennesima stagione.
Ferragosto è appena passato, Serie A is coming, chissà se l’Inter è in ritardo.

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Vujen

Classe '85, marchigiano, interista da tre generazioni. Appassionato di fotografia, Balcani e cose inutili ma costosissime. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff. Lautaro più altri 10.

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