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Mateo Kovacic. Ovvero: da un'opportunità, creare un problema

No, vi tolgo subito tutte le paure: questo non vuole essere il millesimo post che esalta Kovacic, né il millesimo che lo condanna alla dannazione eterna. Ne avrete lette ormai di tutti i colori da fior fior di esperti con la verità in tasca e io non sono nessuno per smentirli. Non ho la sfera di cristallo né tantomeno certezze su un ragazzo che gioca con la 10 dell’Inter a una età in cui io dettavo legge a tressette all’università. Se Kovacic sarà the next big thing del calcio europeo o il nuovo Francisco Pavón io non lo so di certo.
E però non capisco. Giuro non capisco. Provo a guardarla da tutte le parti questa (possibile? probabile? certa? annunciata?) cessione di Kovacic e non riesco a trovarci una giustificazione logica. E continuo a non capire questa misteriosa e drammatica tendenza al masochismo che sembra imperare in questa società. Magari sbaglio eh, e ovviamente me lo auguro. Magari ho limitate, limitatissime informazioni. Magari i ragionamenti che faccio sono campati per aria e la realtà dei fatti si rivelerà essere un’altra. Magari.
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Però io credo che in questa rosa siano pochi, pochissimi i giocatori su cui si può pensare di impostare il futuro sia a breve che a medio termine. Mauro Icardi su tutti ovviamente, l’unico campione ormai consacrato sul quale rimane pochissimo da discutere. Shaqiri e Brozovic probabilmente insieme a un terzino -Santon- che male non fa. Hernanes, ma qui entriamo già nel campo degli “a patto che”: Hernanes, a patto che si confermi quello che si è visto sul finale di stagione. Chi altri? Mateo Kovacic, nessun altro. E leggeteli bene questi nomi, uno in fila all’altro. Sono tutti giocatori che sono passati o stanno passando sotto il “metodo-Mancini”: fiducia cieca all’inizio, ipersfruttamento a dispetto di ogni logica, poi inevitabile calo fisico e di prestazioni. Periodo in panchina più o meno lungo fra presunte punizioni e allenamenti mirati, e poi rientro in campo a livelli più alti di prima. Lo ha fatto Icardi, lo ha fatto Hernanes, lo stanno facendo Shaqiri, Brozovic e Santon. Lo ha fatto Kovacic, che non a caso è rientrato sul finale di stagione dopo un periodo fuori dai radar. Con ben altro piglio.
Il metodo-Mancini, appunto. L’allenatore che, piaccia o meno, ha provato a ridare certezze e dignità a una squadra che le aveva completamente perse. E forse possiamo anche azzardarci a dire che almeno in parte c’è riuscito. Da cosa è stata caratterizzata la sua Inter? Da una forte discontinuità sicuramente, da una parvenza di gioco, dalla voglia di costruire palla a terra, da una buona trama in mezzo al campo, da una discreta capacità offensiva, da disastri e svarioni uno via l’altro in difesa. E insomma, la quadratura in mezzo al campo pare che sia arrivata. Forse, anche in ottica mercato, il reparto su cui intervenire non è propriamente quello.
Certo c’è poi “l’impressione”. C’è l’immagine, c’è lo stereotipo, c’è quel maledetto bollino che appiccichiamo in faccia a un giocatore e non scolliamo più, per cui Kovacic è quello indolente, quello che si nasconde. Peggio ancora: quello che doveva risollevare le sorti della squadra da solo, quello che doveva trascinare Ranocchia, Juan Jesus e Nagatomo in Champions League. Oh, gente: quello è Maradona, non Kovacic. Kovacic è quello che in stagione ha messo in fila -in questa squadra qui, non dimentichiamolo mai- a 20 anni 44 presenze, 8 gol e 5 assist. Un certo Pogba, un anno più grande, ha fatto 2 gol in più giocando 400 minuti in più e in ben altro contesto. Il tutto senza neanche andare a scomodare paragoni con i vari Iniesta e Xavi che sì, indubbiamente lasciano il tempo che trovano ma almeno qualche tarlo in testa ce lo insinuano.
Mateo Kovacic è un fenomeno? No, assolutamente.
Mateo Kovacic è un problema per questa squadra? NO. Assolutamente.
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E allora sì, va bene, vendiamolo pure. In un mondo in cui si favoleggiano 130 milioni per Pogba (poi un giorno qualcuno mi spiegherà perché tocca leggere di queste idiozie), in un mondo in cui Lallana è costato 31, in un mondo in cui per Kondogbia si parte da 30, noi prendiamoci pure questi 25 milioni per Mateo Kovacic.
Per farne che? Per sostituirlo con chi? Per migliorare la squadra in che modo?
Abbiamo un giocatore di 20 anni che in due anni e mezzo ha almeno raddoppiato il suo valore, crescendo in maniera evidente -anche se ancora non decisiva- sul campo. Se siete certi che a una cifra inferiore siete in grado di prendere uno più forte che riesca dove Kovacic pare abbia fallito, uno che trascini la squadra verso l’alto, che le faccia fare il salto di qualità, che ci svolti il campionato allora ben venga, fate pure, sarò il primo ad applaudire.
Se dobbiamo prendere i soldi e scappare però, se dobbiamo dare una maglia da titolare a Thiago Motta o Felipe Melo, fermi tutti. Liberissimi di farlo, ma non chiamatelo progetto e non raccontateci favole.
Sono i 20enni da 25 milioni e 8 gol a stagione quelli su cui si costruiscono i progetti.
Il resto è tirare a campare, nella mediocrità degli ultimi 5 anni.

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Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l’Inter è l’unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.

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MVP INTER – MILAN

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