Bauscia Cafè

Il post dei Dodici Mesi

Sì lo so, siamo ancora tutti con la pancia piena per via dei vari pranzi e cene natalizie, abbiamo ancora in mente lo show pseudo-comico in stile Colorado dello zio ubriaco di turno e tra un Brioschi e l’altro stiamo ultimando i preparativi per Capodanno. E allora qui al Cafè ci siamo detti: “dopo i BC Awards quale altra brillante idea se non quella sul resoconto annuale per intrattenere e allietare i cuori dei nostri cari lettori?”

E allora prego, sedetevi comodi, allacciate le cinture che sta cominciando lo show.

E un altro anno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà?

A differenza della citazione, con licenza poetica, appena fatta avvalendomi della canzone “Un altro giorno è andato” di Guccini, ho deciso di farmi affiancare per questo resoconto da un’altra canzone del Maestrone: “Canzone dei dodici mesi ”. L’ho sempre considerata una stupenda sintesi dello scorrere del Tempo nell’arco dell’anno. Cercherò di proporre le mie riflessioni in armonia con il testo del brano dedicandole al 2019 nerazzurro diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale e a tutti noi, con l’auspicio che il Tempo sia sempre un regalo.

Alla calma di un Gennaio dormiente, silenzioso e lieve, segue il dualismo di Febbraiol’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza, nei primi giorni di malato sole la primavera danza. Ecco: i due aggettivi calzano a pennello pure per le prestazioni e le vicende mostrate nei primi due mesi dell’anno. A Gennaio dormiente è stato sia il mercato, che ha portato il solo Cédric Soares in sostituzione del malsano Šime Vrsaljko, sia l’andamento generale della squadra che nelle uniche quattro partite giocate è riuscita soltanto a spezzare le reni del temibile Benevento negli Ottavi di Coppa Italia per poi capitolare ai rigori nel turno successivo contro la Lazio, mentre in Campionato ha prodotto due prestazioni scialbe contro Sassuolo e Torino che hanno portato la bellezza di un solo punto (quello casalingo contro i neroverdi). Mentre a Febbraio si è manifestato, nella sua veste peggiore, il dualismo interista: società e allenatore da una parte, Mauro Icardi e consorte dall’altra. Il caso scoppia dopo la trasferta di Parma, proprio quando la squadra era tornata a vincere dopo aver iniziato il mese con la dolorosa sconfitta casalinga contro il Bologna, figlia delle scorie del mese precedente. Nonostante il gran rifiuto a giocare del fu Capitano la squadra non sprofonda in una crisi di risultati, ma anzi si fa forza dell’accaduto e centra la qualificazione agli Ottavi di Europa League battendo complessivamente tra andata e ritorno il Rapid Vienna per 5-0 e prosegue il suo cammino in Campionato prima con una vittoria di rabbia contro la Sampdoria e poi partecipando al seminario sul nuovo trattato di anatomia umana diretto dal dottor Rosario Abisso in quel di Firenze. Sul caso mediatico messo in atto dai wanditos mi limito a dire: Scusa Mauro.

Se i giorni ti han chiamato, tu hai risposto da svogliato

Arrivano poi le piogge di Marzo canterino, quando porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo e la rinascita è palpabile. Per noi invece la rinascita rimane un miraggio poiché iniziamo e finiamo il mese alla stessa maniera: sconfitte esterne di Cagliari, nella quale subiamo il sorpasso in classifica da parte del Milan, e con la Lazio. Sorpasso che poi gentilmente restituiamo al Derby grazie al salvataggio pubico di D’Ambrosio e ai gol di Vecino, De Vrij e Lautaro. La reazione che si manifesta contro i cugini è dovuta anche alla rabbia per l’eliminazione in Europa League subita per mano dell’Eintracht Frankfurt. Memorabile sarà la partita di ritorno che a causa di squalifiche, infortuni e ginocchi doloranti ci vedrà schierare mezza Primavera in panchina.

E quindi si dice bravi, bravi a quelli che sono dentro lo spogliatoio. Insomma, ecco.

Aprile è dolce e con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene. E la dolcezza la si nota poiché è il primo mese del 2019 in cui si torna a non perdere le partite e lo score mensile parla di due vittorie in trasferta contro Genoa e Frosinone e tre pareggi casalinghi con Atalanta, Roma e Juventus. La squadra sembra in ripresa e sulla via del recupero, e come si denota dai risultati si limita al compitino: vincere contro le piccole e pensare a non prenderle contro le pari valore e le più forti. Questo sarà anche il mese del ritorno del malato immaginario, il quale tramite una mediazione ottiene il reintegro in gruppo e andrà a toccare il punto più umiliante per ogni tifoso dell’Inter che si rispetti.

La mediazione è una cosa umiliante per gli sportivi interisti. Per i tifosi interisti mediare con un calciatore per fargli mettere la maglia del club che amano e per il quale vivono come gli interisti è una cosa umiliante.

Ma il tuo poeta muore e l’alba non vedrà e dove corra il tempo chi lo sa?

Maggio è il trionfo della primavera. È la rosa che è dei poeti il fiore. E noi, nonostante iniziamo il mese con sei punti di vantaggio sulla quinta, riusciamo a raccogliere il nostro fiore (qualificazione in Champions) solamente all’ultima giornata e non senza la solita agonia. Non servono nemmeno i quattro punti di vantaggio che possiamo gestire nelle ultime due partite perché come al solito ci complichiamo la vita all’ultima curva prima del rettilineo finale. Andiamo a Napoli per sfoggiare una prestazione indegna, senza anima, senza cuore. Tant’è che dalla rabbia smetto di vedere la partita al terzo gol partenopeo, e come credo pure qualcuno di voi, perdendomi così il momentaneo 4-0 e l’inutile gol della bandiera, per il quale un noto procuratore ha festeggiato come si festeggia un gol decisivo in una finale di Champions. Ennesima fotografia di come l’Io abbia sempre prevalso sul Noi. Dopo la sceneggiata napoletana arriviamo all’ora della verità nell’ultima partita dell’anno. Inter-Empoli è una partita vissuta in apnea per tutto il tempo e l’unico momento di respiro è stato il gol del 3-1 di Brozovic poi annullato per trattenuta di Keita su Drągowski, ma per una volta la Dea Eupalla ci ha premiato e alla fine riusciamo a portare a casa l’obbiettivo stagionale: la qualificazione in Champions League.

La Dea Eupalla reincarnatasi in D’Ambrosio spinge il pallone sulla traversa, evitando il peggio

Neanche il tempo di festeggiare la qualificazione che subito si assiste al cambio in panchina: si saluta Mister Spalletti che nei due anni alla guida ci ha riportato dove meritiamo di stare e si abbraccia Antonio Conte e con lui l’estate e i suoi bellissimi quadri. Giugnomaturità dell’annoLuglio, con i colori chiari del solleone e l’afa della pianura; le lunghe oziose ore di Agosto, mese del godimento della vita in cui è bello inebriarsi di vino e di calore. È l’apice dell’entusiasmo vitale. Entusiasmo portato sia dal nuovo corso sia dagli sviluppi del mercato. Si salutano Dalbert, Miranda (con una risoluzione consensuale) e sopratutto tre delle cosiddette mele marce: João Mário, Nainggolan e Perišić. Abbracciamo invece Bastoni, Godin, Lazaro, Sensi, Barella, Lukaku, Sánchez e Biraghi. Otto nuovi acquisti che subito si calano nel mondo Inter e sono pronti a seguire i dettami del nuovo allenatore. E la dimostrazione avviene subito alla prima occasione utile quando a fine Agosto, nella prima giornata del nuovo campionato, annientano il Lecce con una prestazione corale. Sensi e Lukaku, gli unici due nuovi acquisti subito titolari, vanno a segno e con loro Brozović e il redivivo Candreva. È l’inizio di una nuova e bella ubriacatura interista.

Arriva quindi Settembremese del ripensamento, e la parabola si fa discendente. Ci riferiamo chiaramente alla sceneggiata dei wanditos che dopo sette mesi vede finalmente la parola fine: il Cirque du Soleil sbarca a Parigi, sponda PSG. La squadra invece riprende il suo cammino e inanella cinque vittorie in altrettante partite in Campionato, tra le quali il Derby, arrivando così a sei vittorie consecutive in partenza che in casa nerazzurra non si vedevano dalla stagione 1966/1967. È anche il mese dell’esordio in Champions League nella quale lamentiamo un inizio più difficoltoso, riuscendo ad acciuffare il pareggio casalingo contro lo Slavia Praga solo al 92° grazie a Barella.

Non so se tutti hanno capito, Ottobre, la tua grande bellezza

Ottobre è il mese della grande bellezza, con i suoi tini grassi come pance, il suo mosto e ebbrezza. La grande bellezza interista è quella che si nota nel primi 45 minuti al Camp Nou (che insieme a quelli di Dortmund restano tra le cose più belle viste all’Inter negli ultimi 9 anni) nei quali teniamo testa ai catalani e chiudiamo il primo tempo in vantaggio. Alla fine sarà una bellezza effimera in quanto il Barcellona riuscirà a ribaltare la partita con due giocate da fuoriclasse di Suárez. Grande bellezza che si nota anche nei primi trenta minuti nella partita successiva contro la Juventus. Dall’uscita per infortunio di Sensi verrà a mancare quella marcia in più che farà sì che nel giro di pochi giorni arrivi la seconda sconfitta stagionale. Ottobre è anche il mese della nascita dell’amore tra Lautaro e Lukaku, i quali saranno capaci di segnare dieci dei dodici gol mensili. Il mese finisce poi con la grande vittoria casalinga contro il BVB lasciando così presagire un lieto epilogo nella campagna europea.

La coppia più bella del mondo

Arriva così il tempo delle inquietanti nebbie di Novembre. La pioggia che cade non è quella del Marzo canterino, è l’acqua delle lacrime versate nei cimiteri, i giardini consacrati al pianto, che solcano anche il volto di chi è consapevole che pure lui un giorno, cambierà la sorte in fango della strada. Le lacrime interiste sono prima quelle di rabbia per la vittoria gettata al vento nel secondo tempo di Dortmund e poi quelle di gioia versate a Praga grazie alle quali teniamo in vita il sogno della qualificazione agli Ottavi di Champions League. È il mese della consapevolezza che l’Inter in Campionato c’era, e che ci sarebbe stata a lungo: citofonare a Bologna e Verona le quali nel giro di una settimana, nei minuti finali della partita, si vedono svanire la possibilità di fermare i nerazzurri grazie alle perle di Lukaku e Barella.

Te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada

Dicembre il ciclo finisce, il cerchio si chiude, ci si addormenta come in un letargo risvegliati solo dalla nascita di Cristo, la tigre che irrompe con violenza nella Storia Nerazzurra. La nostra tigre ha le sembianze di un ragazzino spagnolo diciassettenne che la sera del 10 Dicembre spezza le nostre speranze di passaggio del turno in Champions e ci risveglia dal sogno europeo. Chiudiamo il cerchio in Campionato con due vittorie contro SPAL (partita in cui ci riprendiamo il primo posto in classifica) e Genoa, intervallate da due pareggi beffa contro Roma e Fiorentina.

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia twittalo

È stato un 2019 pieno di montagne russe per i nerazzurri: la prima parte dell’anno caratterizzata dalla telenovelas argentina e dalla qualificazione in Champions raggiunta al cardiopalma nell’ultima partita con l’Empoli. La seconda parte segnata dal cambio d’allenatore e l’inizio di un nuovo avvincente percorso da affrontare “step by step” che per ora ci vede al comando della Serie A in compagnia della seconda squadra di Torino. Gli amanti delle statistiche qui possono vedere tutto il 2019 racchiuso in pillole.

Qui al Cafè non ci resta che augurare a tutti i tifosi interisti un 2020 ricco e pieno di soddisfazioni per la nostra Beneamata.

Forza Inter!

Canzone dei dodici mesi 
Francesco Guccini 
Radici, 1972

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El Giuanín

Sono il Chief Games Officer di Bauscia Café. La prima partita vista dal vivo è stata un Perugia-Inter 2-1 del 1999 e da quel giorno ho capito che l’Inter andava piano, ma lontano. Walter Samuel e Maicon mi hanno lasciato un vuoto incolmabile.

MVP LUDOGORETS – INTER

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