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Eredivisie 2019/20: i migliori Attaccanti

Concludiamo il nostro viaggio attraverso i nomi che si sono messi in luce nel campionato olandese di quest’anno, conclusosi anzitempo causa COVID-19. Prima di passare alla lista, secondo lo stesso formato utilizzato nei due post precedenti relativi ai difensori ed ai centrocampisti, non posso fare a meno di menzionare brevemente due nomi che non troverete tra i miei migliori attaccanti. Uno è David Neres: il brasiliano dell’Ajax aveva iniziato la stagione in modo strabiliante, senz’altro il miglior impatto da quando è arrivato in Olanda. Purtroppo per lui, la sua stagione si è conclusa dopo una dozzina di partite, causa il brutto infortunio al ginocchio che lo tiene ai box dai primi di novembre. Sento di poter affermare con grande tranquillità che senza il problema che lo ha colpito nella gara di Champions League contro il Chelsea sarebbe in questa lista, e verso la cima. L’altro è il belga Cyriel Dessers: il centravanti venticinquenne dell’Heracles (ma appena passato al Genk per 4M€) è stato il capocannoniere del campionato con 15 reti. Una stagione senz’altro positiva, e ovviamente se questa lista fosse stata un paio di nomi più lunga avreste trovato anche lui, come pure Vangelis Pavlidis, centravanti greco-tedesco del Willem II e autore di una stagione eccezionale, come tutti i Tricolores, sorprendentemente approdati ai preliminari di Europa League. 

Ma, come già spiegato nei due post precedenti, questo è il giochino: mettere nella lista i giocatori che secondo il mio insindacabile parere sono stati i migliori del ruolo. E Cyriel Dessers, per me, e nonostante i gol, non si è fatto preferire ai nomi che leggerete oggi.

Andiamo a cominciare la terza e ultima parte della rassegna: ecco i migliori giocatori d'attacco dell'Eredivisie 2019/20. twittalo

#12 – Myron BOADU, AZ, 2001, Centravanti, Paesi Bassi (39 pres. stag., 20 gol, naz. U21)

La pandemia ha probabilmente rubato una grossa chance al diciottenne di padre ghanese e mamma olandese cresciuto nell’AZ. Perché dopo la trafila in tutte le nazionali giovanili Oranje dove ha giocato sempre da sotto età, dall’U15 all’attuale U21, avrebbe con molta probabilità avuto grandi chances di giocare l’Europeo, complici i contemporanei infortuni di Depay e Malen. E in quel caso tutti avrebbero potuto vedere alla prova le qualità indiscutibili di questo centravanti letale nei sedici metri. È lui che è chiamato a finalizzare la manovra avvolgente dell’AZ che gioca in modo molto manovrato e cerca sempre di arrivare in area dagli esterni. Quest’anno ci è riuscito benissimo, e anche in Europa League se ne sono accorti con sei dei 20 gol complessivi segnati sui campi europei. Ma non è solo il gol che ha nelle sue corde: infatti, pur essendo principalmente un centravanti d’area, Boadu ha messo a segno anche 8 assist.

Inutile dire che un classe 2001 con queste caratteristiche ha già gli occhi di mezzo mondo addosso: se si cerca un nuovo affare simil-Lautaro da far crescere per livelli più alti, Boadu è un candidato da prendere in considerazione.

#11 – Bryan LINSSEN, Vitesse, 1990, seconda punta/esterno d’attacco, Paesi Bassi (28 pres. stag., 14 gol)

Insieme a Tannane, Bryan Linssen ha riportato in alto il Vitesse dopo le incredibili cinque sconfitte consecutive che avevano affossato i gialloneri di Arnhem, e la sensazione è che nell’ultimo quarto di stagione avrebbero, con tutta probabilità, centrato almeno il quinto posto e di certo i play-off per il posto in EL, da giocare da favoriti. Il COVID-19 ha disposto diversamente, ma la stagione di Linssen rimane eccezionale per qualità e quantità. Seconda punta piccola, veloce ed estremamente tecnica, questo giocatore che da noi definiremmo “di categoria”, con una carriera spesa nella seconda e terza fascia dell’Eredivisie, ha segnato non solo tanto, ma sempre gol bellissimi. Scherzando, l’ho soprannominato il Papu Gomez della Gheldria, e le caratteristiche son quelle: 47 gol in tre stagioni ad Arnhem fanno dire che, forse, se avesse raggiunto prima questo livello avrebbe potuto avere una carriera un po’ diversa. Ma il Feyenoord ha deciso di puntare sulla sua esperienza per la prossima stagione, e così Linssen potrà ancora una volta misurarsi in Europa League e provare a far vedere le sue qualità anche fuori dall’Olanda.

#10 – Chidera EJUKE, Heerenveen, 1998, esterno offensivo sinistro, Nigeria (29 pres. stag., 10 gol)

Acquistato l’estate scorsa dal Vålerenga, in Norvegia, per un paio di milioni di euro, questo velocissimo attaccante di fascia nigeriano ha sorpreso tutti per la facilità del dribbling, ma anche per la propensione all’assist, nonostante veda benissimo la porta. Destro di piede, viene impiegato a sinistra da Jansen, l’allenatore dei Superfriezen, per sfruttare il rientro sul piede forte, ma è chiaro che si può disimpegnare facilmente anche a destra, e difatti in Norvegia ha spesso giocato in quella posizione di campo. Insomma, una prima stagione estremamente promettente che merita attenzione, attendendo la prossima per una conferma delle cose estremamente positive fatte vedere da questo giovane nigeriano.

#9 – Amadou CISS, Fortuna Sittard, 1999, esterno offensivo sinistro/mezzapunta, Senegal (24 pres. stag., 6 gol, naz. U20)

Sono stato indeciso fino all’ultimo se mettere Ciss tra gli attaccanti o tra i centrocampisti. Il senegalese nasce infatti come centrocampista offensivo, e lì giocava sia al Pau, in Francia, che nell’U20 del Senegal che ha ben figurato ai mondiali dello scorso anno. In Limburgo, Ciss ha prima spostato la sua posizione dal centro a sinistra, in modo da lasciare il talentuosissimo Diemers dietro la punta, e poi sempre più avanzando il suo baricentro, fino a diventare una seconda punta di grande tecnica e velocità, nonostante la sua altezza. Deve migliorare in fase realizzativa, ma questo è un particolare comprensibile per uno che non è nato punta. In ogni caso, Ciss è stato senza dubbio una delle rivelazioni più belle della stagione, tanto per la giovane età quanto per giocare in un club che stava lottando con PEC Zwolle e Twente, club di blasone senz’altro maggiore, per non finire a disputare i playout retrocessione. Non sono stato l’unico a notarlo, ovviamente, visto che l’Eintracht di Francoforte sta pesantemente affondando il colpo per portarlo in Germania.

#8 – Cody Mathès GAKPO, PSV, 1999, esterno offensivo sinistro/centravanti, Paesi Bassi (40 pres. stag., 8 gol, naz. U21)

Parliamo prima delle cose negative: Gakpo ha finito per pagare, agli occhi dei tifosi Boeren, le incertezze offensive del PSV, soprattutto per via di qualche gol di troppo sbagliato in circostanze determinanti per l’esito finale della partita. Però questo ragazzo di origini togolesi ha, in realtà, dovuto cantare e portare la croce in una stagione complicatissima che ha visto – cosa rara in Olanda relativamente alle squadre di testa – l’avvicendamento in panchina a stagione in corso. Tutto questo senza contare che Gakpo s’è trovato sulle spalle il dovere di non far rimpiangere gente come Hirving Lozano, Luuk de Jong ed i suoi 25 gol e, soprattutto, Steven Bergwijn. Non proprio la cosa più facile del mondo, diciamo. Per quanto riguarda le sue caratteristiche, sembra chiaro che si trovi meglio come esterno offensivo che come centravanti, ma per la sua altezza (187 cm.) prima van Bommel (per convinzione) e poi Faber (per necessità causa infortuni) hanno sempre insistito a metterlo in mezzo all’attacco. Le cose positive sono però tante: innanzitutto, quelle legate a una versatilità naturale e a una mobilità che lo rende un attaccante completo e modernissimo.

Il dubbio è che Gakpo non sviluppi appieno le sue potenzialità enormi per via di questa dicotomia tra quel che fa meglio e quel che i suoi allenatori vorrebbero che facesse, un po’ come è accaduto a Lukaku in alcuni frangenti della sua carriera. Il giorno in cui le due cose coincideranno avremo davanti uno degli attaccanti più promettenti della sua generazione.

#7 – Gyrano KERK, Utrecht, 1995, esterno offensivo destro, Paesi Bassi (30 pres. stag., 11 gol)

Chi ha letto in precedenza i primi due post relativi a difensori e centrocampisti, forse si ricorderà quanto ho scritto a proposito del terzino norvegese Svensson: c’è una pletora di ottimi giocatori che, per motivi ignoti, non vengono mai considerati. Kerk fa senz’altro parte della categoria, almeno fino ad oggi: arrivato un po’ in ritardo nelle giovanili dell’Utrecht (aveva sedici anni quando fu prelevato dai dilettanti dello Zeeburgia), ha dal suo esordio in poi costantemente progredito, arrivando così alla quarta stagione da titolare. Stagione della consacrazione, perché oltre alle solite ottime caratteristiche di tecnica e velocità che un esterno offensivo deve avere, Kerk ha cominciato a segnare più dei suoi soliti 6-8 gol all’anno che pure non erano male, e a vedere la porta con più regolarità e intenzione. Merito anche dell’allenatore van den Brom che, arrivato quest’anno dall’AZ, ha capito di poter ottenere molto di più dal ragazzo di origini surinamesi. Ho detto “fino ad oggi” perché pare che, finalmente, Kerk abbia attirato dell’interesse fuori dall’Olanda: il Celtic sembra stia per finalizzarne l’acquisto, e a Kerk auguro di seguire le orme dell’altro olandese che finì al Celtic partendo da una squadra di seconda fascia dell’Eredivisie, e che oggi è campione d’Europa col Liverpool.

#6 – Donyell MALEN, PSV, 1999, punta centrale/seconda punta, Paesi Bassi (25 pres. stag., 17 gol, naz. A)

Che Malen avesse dei numeri speciali ce ne siamo accorti tutti quella sera autunnale del 2018 a Eindhoven quando, subentrato dalla panchina, s’inventò quella rovesciata em bicicleta che san Samir parò con un miracolo salvando il 2-1 per noi. Finita quella stagione che l’aveva proiettato sempre più spesso in prima squadra nonostante la concorrenza, e finita con la lotta all’ultimo sangue per il titolo sfumato all’ultima giornata a favore dell’Ajax, eccolo lanciato da titolare indiscusso quest’anno. Finché c’è stato lui, il PSV aveva ricominciato a correre punto a punto con l’Ajax sin dalla prima giornata. Poi Malen s’è infortunato, e il giocattolo tenuto in piedi dai suoi gol ha mostrato tutte le crepe fino a portare all’addio di van Bommel. Ora, ciò non è accaduto solo perché Malen s’è operato al ginocchio, ma certo è che l’ex-Arsenal aveva coperto tutte le possibili magagne dei Boeren, ed è per questo che lo trovate qua nonostante abbia giocato l’ultima partita a metà dicembre (ed è anche per questo che è solo al numero sei). In poco meno di mezza stagione è riuscito a segnare solo un gol in meno dei due capocannonieri: 14 suoi contro i 15 loro. Malen ha fatto vedere tutti i numeri del repertorio, inclusa la capacità di incidere quando serve, cosa che notoriamente distingue i campioni da quelli molto bravi e basta. Questo è accaduto sia nel club che in nazionale dove, all’esordio contro la Germania ad Amburgo, ci ha messo appena 21 minuti per segnare il decisivo 2-3 per i suoi, trovando i tre punti che han mandato di fatto l’Olanda agli Europei.

Destro, sinistro, capacità di manovrare fuori area e di colpire quando è dentro di essa, grande tempismo nello stacco che gli permette di essere velenoso anche di testa, pur non essendo un gigante, tecnicamente solidissimo. Se il profilo vi ricorda quello di un argentino che gioca all’Inter, sappiate che avete pienamente ragione.

#5 – Luis Fernando SINISTERRA LUCUMÍ, Feyenoord, 1999, ala sinistra/ala destra, Colombia (32 pres. stag., 7 gol, naz. U20/A)

Sicuramente questo ragazzo colombiano è tra coloro che più hanno beneficiato del cambio di panchina a Rotterdam, posto che ne hanno beneficiato tutti, visto l’andamento del Feyenoord con Advocaat al timone. Un po’ come nel caso di Kerk, Sinisterra è stato incoraggiato dall’ultimo grande vecchio del calcio olandese ancora su una panchina a puntare un po’ di più la porta, e infatti il ventunenne cresciuto nell’Once Caldas ha segnato quasi tutti i pochi gol fatti quest’anno negli ultimi mesi di attività prima dello stop.

Sinisterra fa dello sprint e del controllo tecnico della palla in velocità la sua cifra tecnica distintiva, il dribbling cercato sempre per liberare l’assist è l’altra caratteristica principale del colombiano: memorabile la partita contro il PSV dove fece letteralmente impazzire Dumfries, non proprio l’ultimo arrivato in Eredivisie. Stam lo schierava a destra, Advocaat preferisce farlo partire da sinistra ma, giocando senza una punta di peso causa assenza prolungata di Jorgensen, gli dà la libertà di svariare quando può. Se riuscirà ad aumentare i gol stagionali e il suo livello di gioco diventerà uno di quei giocatori che sempre di meno si vedono in giro, quelli dal dribbling secco e cattivo, e per questo sempre più ricercati.

#4 – Quincy Anton PROMES, Ajax, 1992, punta centrale/esterno sinistro, Paesi Bassi (28 pres. stag., 16 gol, naz. A)

Ora, è chiaro che con Ziyech e Tadic al mio fianco credo che rischierei di fare un paio di gol anch’io in Eredivisie, però Promes era arrivato accompagnato anche da un certo scetticismo, complice il fatto che all’Ajax c’era già stato, e a lungo, dall’età di 10 anni fino ai 16, quando venne mandato via a causa di problemi comportamentali. Certo, in mezzo, da allora ad oggi tante cose buonissime al Twente, gli anni pieni di rubli allo Spartak Mosca dove da esterno d’attacco s’è trasformato sempre più in punta centrale, regalando ai russi una settantina di gol in 4 stagioni e uno scampolo di quinta, convincendo così il Siviglia a puntare 24 milioni di euro su di lui per averlo. L’anno in Spagna non è andato bene, ma l’Ajax aveva deciso di reinvestire i soldi incassati con giocatori che potessero tenere il livello internazionale più che dignitoso che il club ha acquisito nelle ultime stagioni e che non voleva più lasciare. Promes era il profilo giusto e il campo ha dato ragione sia a Overmars che al ragazzo, che voleva fortemente tornare in Olanda. Il risultato è una stagione di molte soddisfazioni personali, guastate da qualche fastidio fisico di troppo che l’ha limitato o addirittura tenuto fuori dai giochi di qualche gara decisiva, soprattutto in CL ed in EL. In ogni caso Promes ha dimostrato di essere ancora nel pieno della sua carriera e l’insinuazione che sia venuto a svernare in Eredivisie perché non ha più voglia di faticare ad alto livello è stata ridicolizzata dalla cattiveria agonistica mostrata in continuazione dal ventottenne di Amsterdam. La nazionale conta su di lui per continuare a fare bene, e Promes ha ripagato la fiducia quest’anno anche in maglia arancione.

#3 – Oussama IDRISSI, AZ, 1996, esterno offensivo sinistro, Marocco (42 pres. stag., 17 gol, naz. A)

Semplicemente il vero fenomeno dell’AZ, ecco chi è Idrissi. Come per Ziyech (evidentemente deve essere una caratteristica dei giocatori olandesi d’origine marocchina), l’unica domanda sensata è chiedersi cosa ci faccia ancora ad Alkmaar, con una serie di sotto-domande tipo come ha fatto il Feyenoord a lasciare andar via dalle giovanili uno così che, tra l’altro, s’era fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili olandesi (anche se poi ha optato per la nazionale dell’Atlante), per cui non si può certo dire che non fosse considerato. Il Groningen l’ha messo sotto contratto a 19 anni, tre anni molto buoni in bianco-verde e poi la chiamata dell’AZ dove il progresso è stato esponenziale. La scorsa estate è stato vicinissimo al Torino, che però ha ritenuto troppi i 12 milioni chiesti dall’AZ per la talentuosa ala. Il modulo di Slot lo esalta, su questo non c’è dubbio, ma le qualità del giocatore sono indiscutibili: con i dovutissimi paragoni, è il giocatore al momento che da queste parti ricorda di più Robben: tutti sanno che Idrissi da sinistra cercherà l’occasione per rientrare con un dribbling secco a destra e poi tirare, ma lui ci riesce comunque segnando molti gol davvero belli. La cosa abbastanza insolita è vedere che è Boadu, il centravanti, che ha fatto ben 6 assist a Idrissi, l’ala, e non viceversa. Per concludere il discorso, questo è il classico giocatore che può fare la differenza in ogni squadra che giochi con il 4-3-3 o il 4-2-3-1. Sarei davvero molto stupito di rivederlo ancora all’AZ la prossima stagione, e sembra che tra le tante pretendenti (Ajax, Leicester, West Ham) ci siano anche il Napoli e la Roma. Staremo a vedere.

#2 – Dušan TADIĆ, Ajax, 1988, esterno offensivo destro-sinistro/mezzapunta/falso nove, Serbia (41 pres. stag. 16 gol, naz. A)

Due cose potrebbero bastare per descrivere la stagione di Tadic: una è visibile nella foto, l’altra è omessa nelle righe di presentazione. La prima è la fascia di capitano: ad Amsterdam è sempre qualcosa di complicato e complesso perché è la somma e la risultante di molte cose: il gruppo in primis, l’allenatore, il club, e anche la tifoseria. L’addio di de Ligt aveva lasciato anche questo problema, non secondario nei club olandesi e soprattutto all’Ajax (e poi noi dopo la vicenda Icardi dovremmo saperne qualcosa), e i candidati “logici” non mancavano: Blind e Veltman su tutti, ma anche van de Beek. Invece c’è stato un consenso generale dentro e fuori lo spogliatoio, e quella fascia dà esattamente l’idea di come e quanto Tadic abbia non solo impattato in campo ma anche fuori.

La seconda è il completamento dei numeri della stagione del serbo: 41 presenze stagionali con non solo 16 gol, ma anche 17 assist. I numeri parlano chiaro, e di certo lui non si può rimproverare molto della delusione patita in Champions League: perché alla fine la macchia negativa di questa stagione dei Lanceri è il non aver passato la fase a gironi, anche se con mille attenuanti.

In ogni caso, Dusan Tadic è stato l’acquisto più intelligente fatto dall’Ajax negli ultimi anni, e questa stagione seppur meno scintillante di quella precedente l’ha confermato in pieno.

#1 – Steven BERGHUIS, Feyenoord, 1991, esterno offensivo/punta centrale, Paesi Bassi (38 pres. stag., 22 gol)

In generale, sono sempre molto compiacente verso i giocatori che sopperiscono ai loro limiti tecnici attraverso un’applicazione maniacale in allenamento per migliorarsi e una determinazione feroce in campo. Steven Berghuis è senz’altro uno degli esempi più rappresentativi della categoria: perché da quando seguo l’Eredivisie ho visto pochi sbattersi quanto questo ragazzo.

Negli anni del Twente e dell’AZ è stato sempre sfruttato dagli allenatori per coprire la fascia, secondo il principio mouriniano che avere Eto’o che fa il terzino è meglio che avere un terzino, perché poi quando attacchi hai Eto’o, e non un terzino. Ma al Feyenoord ha potuto avvicinarsi alla porta liberandosi di qualche corsa di troppo e scoprire così che, con più lucidità nella testa e meno fatica nella gamba, la vede molto bene. Quest’anno è sicuramente quello in cui l’ha vista meglio, ma alla sua quarta stagione a Rotterdam (dov’era anche l’anno del titolo) conta già più di settanta reti. Ha ereditato la fascia da capitano e ne ha fatto un vessillo mentale, perché la tranquillità con cui gioca oggi gli permette di sciorinare colpi da campione. Advocaat gli ha dato le chiavi dell’attacco e lui l’ha ripagato guidando i Rotterdammers ad una clamorosa rimonta, facendo in modo che tutti i tifosi si siano chiesti cosa sarebbe accaduto se Stam fosse stato allontanato due o tre settimane prima. Ha 29 anni ed è al top, meriterebbe una chance migliore di quella che ebbe al Watford nel 2015: chissà che Raiola non glie la procuri.

Siamo arrivati alla fine del viaggio, e se siete arrivati fino a qua non posso che ringraziarvi. Sarà come sempre molto divertente vedere tra tre o quattro stagioni quanti di questi giocatori, specialmente quelli più giovani avranno mantenuto le loro promesse, e che fine avranno fatto tutti gli altri.

Hendrik van der Decken

Il capitano dell'Olandese Volante, condannato a guardare il calcio per l'eternità senza mai vedere il 433 in nerazzurro. Posso toccare terra solo quando l'Inter vince in Europa, perché quando accade c'è sempre un "Oranje" in squadra. Mentre navigo, guardo l'Inter, un sacco di Eredivisie, Jupiler League e Keuken Kampioen Divisie, bestemmiando l'Inter e il N.E.C.

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