Quest’anno è uguale, con la differenza che il campionato in Olanda è finito ad aprile a causa della decisione del governo dell’Aja di vietare ogni manifestazione di massa (e quindi anche le partite allo stadio) fino al primo di settembre prossimo venturo. La KNVB ha così congelato la classifica ai fini della partecipazione alle prossime coppe europee, non assegnando il titolo e non retrocedendo alcuna squadra in “Eerste Divisie” né promuovendone alcuna in massima serie.
Anche la Coppa d’Olanda è rimasta non assegnata, mancando solo la finale da disputare. Ne consegue che anche le valutazioni dei giocatori siano un po’ parziali: da un lato perché, chiaramente, giocare tre quarti di campionato e non un campionato intero può falsare qualche giudizio; dall’altro perché, mancando ancora le ultime 8 gare su 34 da giocare (per alcune squadre 9, tra cui tutte quelle di testa), l’ultimo quarto di campionato, decisivo per titolo e qualificazioni europee, può facilmente rivelare alcune caratteristiche soprattutto mentali dei calciatori che, visti in altri frangenti della stagione con meno pressione e stress, possono davvero cambiare radicalmente l’opinione su quell’atleta e sulla sua capacità di rendere ad un certo livello.
È evidente che l’Eredivisie è, per tutti i migliori giocatori di questo campionato, un trampolino di lancio per destinazioni più prestigiose e remunerative; per cui, in tempi di COVID-economia, molte squadre cercheranno ancora più del solito di non sbagliare acquisti e di non spendere cifre folli. Ecco quindi che vedere come un giocatore si disimpegna in uno scontro che vale un titolo può essere, a volte, molto più rivelatore delle altre 33 partite giocate.
Questa rassegna non ha pretese di oggettività: è la mia opinione di appassionato e i nomi elencati sono solo il riflesso del mio gusto. È assolutamente logico, quindi, che per coloro che guardano come me il campionato olandese, questi nomi possano essere tranquillamente rimpiazzati da altri.
L’ordine (dal più basso in classifica al più alto) è vagamente basato su come ho visto il giocatore esprimersi nella stagione, più che su un valore assoluto del giocatore stesso.
Iniziamo, quindi, con i migliori difensori dell'Eredivisie 2019-20, con una "bonus track" alla fine. Non vi guasterò la sorpresa. twittalo#11 – Marcos Nicolás SENESI BARÓN, Feyenoord, 1997, difensore centrale, Argentina (25 pres. stag., 2 gol)

Il Feyenoord l’ha preso l’estate scorsa dal San Lorenzo per 6 milioni, rappresentando l’acquisto più costoso della scarna campagna acquisti dei Rotterdammers, sempre in bilico tra la grandeur e la crisi finanziaria. Difensore centrale mancino, ha cominciato a vedere il campo solo nelle ultime gare a gestione Stam. Con Advocaat il Feyenoord ha cominciato a girare alla grande, e così pure questo buon difensore che ha molte delle qualità tipiche dei difensori argentini: ottimo sull’uomo (in Olanda è abbastanza raro) ma piedi non malvagi. Può solo migliorare, e già ora è da tenere d’occhio.
#10 – Sven BOTMAN, Heerenveen, 2000, difensore centrale, Paesi Bassi (30 pres. stag., 2 gol, naz. U19)

Ci sono due storie da raccontare: la prima, più generale, è quella dell’incredibile numero di difensori centrali di grande talento e prospettiva che il calcio olandese sta sfornando: de Ligt, naturalmente, che è un ’99, ma anche van Drongelen dell’Amburgo (classe ’98), Doekhi del Vitesse (’98), Schuurs (’99) e Pierie (2000) entrambi dell’Ajax, per finire a Sepp van den Berg, classe 2001, preso dal Liverpool la scorsa estate. Sven Botman è solo l’ennesimo centrale di grande prospettiva cresciuto al “De Toekomst”, il centro giovanile dell’Ajax. E qui c’è la seconda storia: Botman va in prestito “mascherato” in Frisia la scorsa estate, come parte compensativa dell’affare che ha portato Kik Pierie ad Amsterdam, ma la stagione del ventenne di Badhoevedorp convince i Lanceri a “ricomprarlo”: contratto prolungato e rientro alla base per la prossima stagione, anche se Udinese e Atalanta si sono già interessate a questo ragazzone dai piedi educati e dal fisico imponente. Il suo futuro dipenderà soprattutto dalle strategie dell’Ajax, visto che là dietro il reparto, anche in prospettiva, appare molto affollato. Ma di certo quel che ha fatto vedere quest’anno questo ragazzo lo mette in buona posizione.
#9 – Daley BLIND, Ajax, 1990, difensore centrale, Paesi Bassi (34 pres. stag., 1 gol, naz. A)

Di Daley Blind si sa quasi tutto. Avrei potuto anche non metterlo in questa carrellata, perché è una scelta pressocché ovvia. L’Ajax ha balbettato per gran parte della stagione per aver sbagliato i calcoli: Blind spostato a centrocampo ha fatto vedere quanto della crescita di de Ligt l’anno scorso fosse dovuta anche alla guida esperta e sapiente di questo trentenne non appariscente ma che sa fare bene tutto, “costringendo” Ronald Koeman a schierarlo in nazionale ancora da terzino sinistro come agli inizi della carriera, pur di non perdere il suo apporto d’esperienza e abilità tattica. Riportato al centro della difesa da ten Hag, ha immediatamente rimesso la fase difensiva a posto finché una miocardite ha quasi rischiato di chiudergli la carriera a gennaio. Uscito lui, l’Ajax ha ripreso a balbettare, e se è vero che tre indizi fanno una prova, nel caso di Blind ne bastano due.
#8 – Jonas SVENSSON, AZ, 1993, terzino destro, Norvegia (38 pres. stag., 2 gol, naz. A)

Nel mercato ci sono quei giocatori che non capisci perché vengano sistematicamente ignorati. Certo, è evidente a chiunque li veda che non siano dei fuoriclasse, ma poi vedi certi altri giocatori pagati certe cifre, e ti chiedi perché a nessuno sia venuto in mente di andare a prenderli. Jonas Svensson potrebbe essere l’uomo copertina del libro che li elenca tutti. Molto simile nelle caratteristiche al laziale Lazzari, ha certo beneficiato della straordinaria stagione dei Kaaskoppen, ma ha senz’altro contribuito a renderla tale. Veloce e con una tecnica passabile, percorre chilometri ogni gara rendendo non certo piacevoli le giornate agli esterni offensivi che si trovano a rincorrerlo più volte di quanto non sia lui a rincorrere loro. Non più giovanissimo, dopo tre stagioni e mezzo da titolare ad Alkmaar e col contratto in scadenza nel 2021, meriterebbe una chance in uno dei 5 campionati top per capire, lui per primo, dove può arrivare.
#7 – Denzel Justus Morris DUMFRIES, PSV, 1996, terzino destro, Paesi Bassi (40 pres. stag., 8 gol, naz. A)

Lo ricordiamo tutti la scorsa stagione giocare una grande gara a Eindhoven contro l’Inter, seppur sconfitto. Al contrario dell’andamento generale della sua squadra, non certo esaltante, in questa stagione Dumfries non solo ha giocato ad alti livelli, ma ha anche dato segno di grande progresso mentale, imparando a dosare l’irruenza che lo porta spesso a fare errori anche abbastanza banali di posizionamento. Segno ne sia la fascia di capitano, assegnatagli da van Bommel a stagione in corso e confermata da Faber. Quest’anno, in più, ha segnato molti gol grazie a dei movimenti offensivi non solo più mirati ma anche più intelligenti nei tempi di inserimento.
Insomma, un’altra stagione di progresso per questo terzino di origini arubane dai piedi non certo vellutati, ma con uno strapotere atletico che renderebbe molto interessante una sua evoluzione anche da esterno di una linea a cinque. Hai visto mai…
#6 – Owen WIJNDAL, AZ, 1999, terzino sinistro, Paesi Bassi (39 pres. stag., 1 gol, naz. U21)

I tifosi della nazionale olandese reclamano da tempo un terzino sinistro di livello. Non che Blind non lo sia, ma chiaramente interpreta il ruolo in maniera più bloccata (un po’ come Chivu ai tempi belli all’Inter) lasciando spazio alla spinta di Dumfries dall’altra parte. Forse le loro richieste sono state esaudite dal vivaio dell’AZ, perché Owen Wijndal ha tutto per diventare un grande terzino. L’anno scorso il titolare era Ouwejan, di tre anni più grande, che sembrava ormai avviato verso Torino, sponda granata. Qualcosa non ha funzionato e il trasferimento non si è concretizzato, ma Wijndal s’è preso il posto da titolare a suon di prestazioni una più convincente dell’altra. Non un grande fisico, ma grande facilità di corsa e di calcio, con un mancino ottimo e una buona lettura delle situazioni di gioco nonostante sia giovanissimo. Certo, questo ragazzo di origini surinamesi deve crescere ancora molto, ma se continua così non rimarrà ad Alkmaar ancora a lungo: pare che Moyes lo voglia per i suoi Hammers già da adesso.
#5 – Tyrell MALACIA, Feyenoord, 1999, terzino sinistro, Paesi Bassi (21 pres. stag., nessun gol, naz. U21)

Troppa grazia, Sint Antoon, o qualcosa del genere: questo devono aver pensato quest’anno i tifosi della nazionale olandese di cui si parlava prima a proposito di Owen Wijndal: perché quel che si è appena detto potrebbe essere “copincollato” qua. Tra l’altro i due giocatori hanno caratteristiche sia fisiche che tecniche molto simili: Wijndal è a mio parere più avanti nel processo di crescita, ma Malacia dà l’impressione di poter arrivare forse un po’ più lontano del collega di Alkmaar. Nel frattempo, lottano per un posto in nazionale under 21. Ha giocato meno partite di quante, in un’altra situazione, avrebbe potuto giocare, e vedremo dopo il perché, ma Advocaat ne parla benissimo e non perde occasione per fargli giocare partite importanti.
#4 – Nicolás Alejandro TAGLIAFICO, Ajax, 1992, terzino sinistro, Argentina (38 pres. stag., 5 gol, naz. A)

Era arrivato in Olanda nel gennaio del 2018 portandosi dietro molto scetticismo: “troppo gracile fisicamente per giocare da terzino in Europa”. Nico Tagliafico ha dato la paga a tutti quelli che non sono convinti che prima di tutto per giocare a calcio ci vogliano i piedi, la garra e la corsa. Tagliafico le ha tutte e tre, e l’ha fatto vedere sia in campionato che in Champions League. Certo, la stagione dell’Ajax non è stata indimenticabile come quella scorsa, ma lui non solo ha fatto il suo, ma l’ha fatto benissimo. Compirà 28 anni ad agosto e lui dice sempre che ad Amsterdam si trova alla grande, ma se vuole giocarsi una chance ad alto livello, o adesso o mai più. Rimango convinto che chi lo dovesse prendere non se ne pentirà di certo.
#3 – Pantelis HATZIDIAKOS, AZ, 1997, difensore centrale, Grecia (20 pres. stag., 2 gol, naz. A)

Vi ricordate di quel giocatore del campionato olandese che, qualche mese fa, in campo ha perso i due incisivi per una gomitata di Mitroglou? Ecco, è lui. Sicuramente, tra i difensori centrali del campionato è la rivelazione inaspettata e più clamorosa. Papà greco e mamma olandese, è cresciuto in Grecia nelle giovanili del Panathinaikos, per poi trasferirsi a 14 anni a quelle dell’AZ quando la famiglia si è spostata nei Paesi Bassi. Ennesimo prodotto del vivaio bianco-rosso quindi, ha preso silenziosamente la leadership della difesa, scalzando l’esperto Wuytens. È stato accostato a Manolas, probabilmente anche per via del passaporto, e posso dire che il tipo di difensore è quello anche se il livello non è ancora paragonabile. Di certo c’è che è un giocatore promettentissimo e con un bagaglio tecnico già molto completo. In ogni caso, il nuovo CT della Grecia van’t Schip l’ha fatto esordire contro l’Italia e non l’ha più tolto. Manolas è avvisato.
#2 – Joel VELTMAN, Ajax, 1992, difensore centrale, Paesi Bassi (30 pres. stag., nessun gol, naz. A)

Un giocatore dalla parabola molto sfortunata, perché quando avrebbe dovuto lasciare il nido dell’ArenA per un contratto più remunerativo da qualche parte in Inghilterra o Spagna, il ginocchio ha fatto “crack”, mandandolo ai margini per un’intera stagione, e come se non bastasse subendo l’esplosione di Matthijs de Ligt. Ma questo ragazzo grintoso, nonostante le apparenze docili, dal bagaglio tecnico completissimo, non ha mai mollato. Dirottato da Bosz sull’esterno, si è inventato un’interpretazione del ruolo di terzino destro molto particolare ed efficientissima nello sviluppo tattico di quell’Ajax, finalista in Europa League contro lo United di Mou, dimostrando anche una capacità di lettura tattica elevatissima.
Vengono sempre evidenziati i suoi errori, ma a tutti sfugge che Veltman si è ritagliato un posto addirittura in nazionale, dove Koeman lo vede come prima riserva proprio di de Ligt e schierandolo volentieri insieme a van Dijk
La stagione di Veltman è stata eccezionale, di sicuro uno dei pochi che non può rimproverarsi nulla in un’annata non brillantissima dei Lanceri. Per me, per la sua polivalenza, la sua tecnica di livello alto e per la sua esperienza, sarebbe un acquisto da fare ad occhi stra-chiusi. Ma a quanto pare sono uno dei pochi, per cui forse sbaglio io. Rimane il mio personale apprezzamento e di certo credo sia uno dei migliori giocatori visti in Eredivisie quest’anno.
#1 – Ridgeciano HAPS, Feyenoord, 1993, terzino sinistro, Paesi Bassi (25 pres. stag., 3 gol)

Ecco il motivo per cui Tyrell Malacia ha giocato meno partite di quante forse avrebbe meritato: si è trovato davanti uno che si è inventato la stagione della vita, e chissà se, tra tutti, non è proprio questo terzino velocissimo e di grande tecnica ad aver maledetto più di ogni altro giocatore dell’Eredivisie lo stop forzato a causa del Coronavirus. Anche lui cresciuto nell’AZ che, evidentemente, ha trovato la miniera dei terzini sinistri senza che nessuno lo sappia, si è trasferito due stagioni fa a Rotterdam facendo subito una buona stagione. Un infortunio l’ha confinato ai margini di quella passata, complice anche l’affermazione di Terence Kongolo. Una volta che quest’ultimo si è trasferito in Inghilterra, Haps non solo ha ripreso il suo posto, ma ha sciorinato l’intero repertorio del terzino offensivo, dando un’impronta decisamente positiva al ruolo come voluto da Advocaat. Non è mai stato chiamato in nazionale (probabilmente accetterà la chiamata del Suriname di cui è originario) e non è più giovanissimo, ma chi cerca un terzino offensivo dovrebbe farci più di un pensierino.
Ora, dovrei salutarvi e dare appuntamento al prossimo pezzo sui centrocampisti. Ma c’è un grosso “ma”.
Non so se sia mai capitato prima d’ora, ma se devo fare la mia classifica top 5 assoluta dei giocatori dell’Eredivisie 2019-20, devo mettere per forza due nomi. Questi due nomi hanno giocato, grosso modo, il 50% delle loro partite in difesa e l’altro 50% a centrocampo, giocando alla grandissima in entrambi i ruoli. Ecco perché li metto fuori lista: non saprei onestamente dove metterli, e forse sarebbero i numeri uno e due di entrambe le categorie.
Teun KOOPMEINERS, AZ, 1998, difensore centrale/regista basso, Paesi Bassi (42 pres. stag., 16 gol, naz. U21)

Il capitano dell’AZ dei miracoli si è preso metaforicamente la squadra sulle spalle e l’ha guidata attraverso una stagione che, senza l’eccezionalità della situazione, avrebbe potuto forse regalare una delle imprese sportive più clamorose del calcio olandese. Rigorista infallibile (14 rigori segnati su 15 tra i professionisti), mancino letale anche su punizione, Koopmeiners incarna le caratteristiche di un giocatore modernissimo in un modo di giocare che sembra di altri tempi. Non velocissimo, sopperisce sempre con la posizione alla sua mancanza di cambio di passo: ma il livello di lettura del gioco è talmente alto che spesso non ci si accorge di questo limite. Il punto con lui è che non è facile capire dove e come può esplodere, perché queste particolari caratteristiche non lo rendono adatto a un calcio ultra-dinamico. Se dovessi dire un modello cui associarlo, direi Cambiasso nella sua versione di fine carriera, quando molti di noi pensavano potesse riciclarsi come difensore centrale. Ecco, Koopmeiners è quel giocatore, e infatti gioca in entrambi i ruoli benissimo. Si è parlato di lui come possibile obiettivo del Milan di Rangnick, e da nerazzurro spero di no: non vorrei scoprire proprio dall’altra parte del Naviglio di avere visto giusto riguardo il potenziale di questo giocatore.
Lisandro MARTINEZ, Ajax, 1998, difensore centrale/regista, Argentina (41 pres. stag., 2 gol, naz. A)

Ed ecco l’altro “ibrido” che è riuscito a giocare alla grandissima indifferentemente da difensore centrale come da regista. La scorsa estate, l’Ajax aveva l’enorme e insolubile problema di rimpiazzare de Ligt e de Jong cercando di rimanere allo stesso livello di competitività mostrato nella stagione della semifinale di CL raggiunta e persa contro gli Spurs. Il piano di Overmars e ten Hag era, una volta tanto, non mettere il miglior giovane del “De Toekomst” in campo ma spendere bene dei soldi: ecco Alvarez dal Club America (12M€), Martinez dal Defensa y Justicia (7M€) e Pierie dall’Heerenveen (5M€) tutti per la difesa, si sposta Blind a centrocampo e lo si fa affiancare da Razvan Marin (13M€ allo Standard Liegi), nuovo simil-de Jong.
La notizia dell’anno è che anche l’Ajax sbaglia i mercati: Alvarez ha avuto bisogno di tutta la stagione per ambientarsi, e ancora non si è quasi mai fatto preferire ai compagni dall’allenatore; il rumeno non ha mai convinto in nessuna delle partite in cui è stato messo in campo, e il diciannovenne Pierie ha giocato tutta la stagione in Eerste con lo Jong Ajax nonostante due campionati di Eredivisie da titolare alle spalle. Qui è stato bravissimo ten Hag a trovare la soluzione giusta grazie ad un’intuizione notevole: Martinez a centrocampo, Blind dietro a far coppia con Veltman, van de Beek interno e non più sottopunta spallettiana. Ma il perno tattico della riuscita del piano è tutto merito di come Lisandro Martinez ha interpretato il ruolo di centrocampista/regista: grande mobilità, ottima visione di gioco, interdizione naturale (ovviamente), sinistro pulitissimo. Quando poi l’argentino si è dovuto disimpegnare come difensore centrale, ha comunque fatto vedere che anche in quel ruolo l’Ajax aveva fatto bene a spendere quei soldi.
Lisandro Martinez è un giocatore universale, modernissimo, e unisce tutto ciò che abbiamo imparato negli anni ad apprezzare nei giocatori argentini ad una sagacia tattica, quella sì, molto olandese. Il risultato è un giocatore che potrebbe tranquillamente diventare un top assoluto.
A parer mio farebbe benissimo a rimanere ad Amsterdam ancora un anno o due, ma si sa che il mercato è imprevedibile.
E con questo, stavolta chiudiamo davvero. Alla prossima!

