Spoiler: non sono diventato un allenatore professionista.
Quella partita a mio modestissimo avviso segnò uno spartiacque fondamentale nella storia di quella stagione magica. Simbolicamente ci presentò l’acquisizione, da parte di quel team, di una consapevolezza diversa. Il sapere di essere forti, di essere squadra, di non aver paura dell’avversario – rispettarlo certo, ma senza timore reverenziale. Il giocare con la massima qualità possibile in campo senza per questo rinunciare ad una solidità difensiva d’eccellenza.
I distinguo da fare sono tantissimi, e non mi sognerei mai di paragonare quella cavalcata memorabile farcita di partite ormai diventate epiche, con la (seppur fondamentale, siamo tutti d’accordo con il bellissimo post di Hendrick) partita contro la squadra capitolina della settimana scorsa. Eppure, come detto, alla lettura delle formazioni la mia memoria inconscia mi ha fatto ripiombare con la mente indietro nel tempo. E la sensazione è stata davvero piacevolissima. Perché poi – ancora, con i distinguo del caso – si è fatta una prestazione davvero importante, con tutti gli uomini più forti contemporaneamente in campo.

Siamo sinceri. Questa squadra qui c’entra poco con quella di qualche mese fa. L’approccio alla gara, la voglia di sacrificarsi, l’intensità nel corso dei 90 minuti, sono di un altro livello rispetto a quelli messi in mostra lo scorso autunno. Il centrocampo composto da Eriksen Barella e Brozovic sembra finalmente essere la compiutezza di un progetto a cui tutti indistintamente, tifosi nerazzurri di ogni parte del mondo, bramavano dall’arrivo del danese a Milano.
L’aver messo questi tre calciatori contemporaneamente in mezzo al campo, coadiuvati da due esterni come Hakimi e Perisic (bravissimo nel suo nuovo ruolo di esterno di “contenimento”) fanno onore ad Antonio Conte, ed io sono il primo ad essere felice di questa cosa, viste le critiche che recentemente ho indirizzato nei suoi confronti. Nessuno mi toglierà dalla testa come quel dannato girone di Champions andava superato senza se e senza ma. E’ vero d’altro canto come ci sia una evoluzione all’interno della nostra squadra che sta finalmente facendo maturare dei frutti davvero interessanti. E promettenti.
In una situazione in cui tutta Italia si aspetta il tuo passato falso, ti presenti a giocartela con tutti gli uomini migliori, con una sfrontatezza che da anni non riuscivamo a carpire tra le pieghe delle scelte di formazione.
Ti sei preso ciò che vuoi senza chiedere, senza paura di sbagliare, senza preoccuparti di non poter raggiungere l’obiettivo. twittaloQuesta cosa, per me, fa tutta la differenza del mondo.
C’è modo e modo di affrontare un match, ma un po’ la vita stessa, se vogliamo.
“A testa alta” dicono quelli che ci capiscono, e la cosa non mi piace per nulla. Una delle tante espressioni abusate in questi tempi di analfabetismo spinto. Io dico semplicemente “accettando la possibilità di fallire”. Ma decidendo di volerci provare davvero, con tutti noi stessi. E’ l’essenza stessa dell’esistenza. La possibilità di fallire. Il cadere.
Non so come andrà a finire questa stagione. Noi tutti speriamo nel modo migliore, ma la realtà è che non possiamo davvero saperlo. Però sappiamo che sarà bello riuscire, o fallire provandoci.
Ma provandoci davvero.
Bravi, ragazzi. Continuiamo così.


