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Caro Diario #3: le vite degli altri

Caro diario, spero che mi perdonerai. Sono stato dall’altra parte del mondo e fra un pad thai e un tempio buddhista non ho trovato il tempo per scriverti. In realtà nemmeno per pensare all’Inter e al calcio, o almeno non quanto lo faccio di solito, dunque in fondo penso che tu possa essere pure un po’ contento per me. Comunque sia, fai come ti pare.

Ciò di cui voglio parlarti non è la Nazionale e la sua straordinariamente meritata eliminazione dall’Europeo grazie all’ego di Spalletti, bensì una serie di argomenti relativi all’Inter e alle squadre che le stanno attorno. Il ritorno in patria mi ha portato a riconoscere i segni dell’antica fiamma e ora il furor pallonistico tricolore è potente in me. Pertanto troverai qui dentro qualche divagazione o delirio sul campionato e poi ciascuna più specifica sulle nostre avversarie principali, Milan, Napoli e Juve in quest’ordine. In realtà il primo pensiero va a Tajon Buchanan, il nostro  numero 17 nonché primo canadese, che nonostante non ci siano giunte immagini e se ne sia parlato poco deve aver subito un infortunio veramente sfortunato e tremendo, motivo per cui mi fa piacere rivolgergli un abbraccio e un grande augurio di rivederlo presto in campo a dimostrarci tutte le sue qualità.

Come sta la Serie A?

Visto che di base sei nelle mie mani e posso partire ma anche continuare con tutto ciò che mi pare, ti racconto che nel volo da Bangkok a Doha mi sono guardato il documentario di Asif Kapadia su Diego Armando Maradona. Mi è piaciuto? Forse complice il fatto che fosse piena notte e il volo durasse 7 ore non è che mi abbia colpito granché, però mi è rimasta impressa la frase che il D10s sopraffatto dall’emozione pronuncia subito dopo aver vinto il primo scudetto con la maglia del Napoli: “È la cosa più grande della mia vita” dice, nonostante pochi mesi prima avesse vinto la Coppa del Mondo in Messico con l’Argentina. Uno Scudetto che vale più di un Mondiale perfino nella percezione del più grande di tutti, perfino nella percezione di chi tre anni dopo si dimostrerà per sempre legato all’Argentina più che a Napoli o – figurarsi – all’Italia. Insomma, quest’importanza attribuita al Tricolore mi ha impressionato e mi ha fatto riflettere su quanto il valore dei trofei possa essere soggettivo o comunque variabile nel corso del tempo. Certo, uno Scudetto è uno Scudetto e negli albi quello resta indipendentemente da quanto sia stato difficile o emozionante, ma non solo di risultati e statistiche viviamo e mi ha fatto piacere vedere che perfino Maradona nella sua personale classifica se n’è strafregato delle gerarchie e ha stravolto le priorità in base al suo sentire.

Io credo che gli ultimi 4 o 5 siano anni belli per il campionato italiano. Sì lo so che c’è stato un altro Mondiale mancato, gli Juventini ne hanno combinate altre delle loro e il sistema li ha difesi, i giornali fanno schifo e alcune squadre si sono involute. Però penso anche che nel post-Covid la Serie A sia tornata a divertire, quella cappa di noia causata dal decadimento delle due milanesi e dall’acme del progetto agnelliano si sia dissoluta e siano arrivate nuove idee e nuovi spazi, oltre a capacità di gestione e progettazione più moderne e consapevoli anche in realtà di provincia o comunque periferiche. Il primo nome che mi viene da fare e ringraziare su tutti è quello di Giovanni Sartori, che dopo il Chievo vent’anni fa nell’ultimo decennio ha plasmato due delle novità più entusiasmanti per il nostro calcio, ovvero l’Atalanta prima e il Bologna poi. Pensare che è arrivato ai rossoblu solo nell’estate del 2022 e in due anni li ha portati in Champions può dare una misura delle capacità straordinarie di questo dirigente sportivo. Poi ci sarebbero altri nomi da fare, di allenatori o direttori, che hanno fatto o stanno facendo bene alla Serie A ed è un piacere avere in casa, perché rendono il campionato assai più divertente e competitivo di quanto era 10 anni fa: non sono abbastanza, non lo saranno mai, ma almeno ci sono. E un’altra menzione in questo discorso ecumenico mi sento di farla per il Var, che non risolve tutti i mali ma ne limita parecchi. Anche se penso e spero che l’anno prossimo possa mancare, l’alternanza giova allo spettacolo e vedere vincere gli ultimi 5 Scudetti a 4 squadre diverse non può che essere una buona notizia per lo spettatore, così come 3 squadre per le ultime 5 coppa Italia e Supercoppa, la finale di Champions dell’Inter, i trionfi europei della Roma e soprattutto dell’Atalanta, i secondi posti della Fiorentina, la già citata sorpresissima Bologna, i miracoli salvezza di Davide Nicola e Marco Baroni, gli exploit talvolta anche europei del Milan e della Lazio, le belle stagioni del Torino, del Monza o del Sassuolo. Qualcosa nel nostro calcio si muove e questo è piacevole. Certo però, forse sono di parte e vedere tutto questo da lassù rende tutto più bello. Sta di fatto però che – per ricollegarci a quella frase di Maradona – lo Scudetto è tornato ad essere un trofeo molto ambito: tanti possono sognarlo, vincerlo è molto difficile e per farlo ogni squadra deve tirare fuori il meglio di sé. Nessuna squadra può vincerlo in carrozza o in gestione e nessuna squadra si sentirà di snobbarlo: l’Inter dello scorso anno ne è l’esempio massimo. Abbiamo vinto senza dare tutto? Col cavolo, abbiamo fatto un campionato migliore di qualsiasi aspettativa e a ritmi record fino alle ultime 6 o 7 partite, tirandoci il collo in ogni secondo di ogni gara rinunciando anche ad energie che sarebbero state importanti in altre competizioni come la Champions League. I 20 punti di distacco non devono ingannare, lo Scudetto della seconda stella è solo sembrato facile grazie allo sforzo straordinario profuso dai nostri calciatori e al tracollo della Juventus una volta sfumato l’obiettivo, ma il risultato è davvero straordinario. Tant’è che la stagione e l’emozione saranno memorie indelebili per qualsiasi interista, con il fascino eterno di quel derby finale incastonato per sempre nei cuori di tutti noi. Nella stagione che va ad iniziare la Serie A sarà un trofeo altrettanto ambito e difficile da raggiungere, dunque la posta in palio sarà ghiotta e nessuna squadra – tantomeno i campioni in carica – potranno snobbarla o vincerla con poco sforzo e sentimento.

Si riparte da qui

Come sta il Milan?

Bello tutto questo discorso ma insomma, alla griglia di partenza come stiamo messi? La prima osservazione che mi viene da fare è sul Milan. Purtroppo o per fortuna quello dei rossoneri è stato un progetto interessante e divertente negli ultimi anni, che ha fatto bene al nostro calcio portandoci giocatori giovani e di qualità e un calcio tutto sommato divertente. L’ambizione e la (sic) vittoria si sono basate – oltre che su una congiunzione astrale tipo cometa di Haley che ha reso campioni mannari giocatori come Kalulu, Tomori e Bennacer – su un nome e cognome ben precisi, ovvero Paolo e Maldini. Da quando il mitico Jerry Cardinale ha silurato la leggenda in quanto troppo esplicita e ingombrante (ricordate lo sfogo dopo il derby di Champions dello scorso anno?), i cugini sono sembrati invece di nuovo disorientati e dispersi. Non è difficile capirli. Si sono allora gettati, per individuare il capro espiatorio, l’origine di tutti i mali, sull’allenatore: Stefano Pioli unico limite della squadra rossonera. Di nuovo, processi psicologici semplicissimi da riconoscere e comprendere, stavolta però meno corretti. Dodici mesi fa questo era il periodo dei TUM!, una campagna acquisti molto ricca e varia che li ha portati a una dozzina di nuovi acquisti, tutti o quasi potenzialmente titolari. Non ha funzionato nemmeno quella e allora ci si è buttati sul bilancio, chi a colpi di “La società non investe” e chi invece a forza di “L’Inter è piena di debiti, non dovrebbe iscriversi, facile vincere così, bla bla bla”. Insomma le hanno provate tutte poverini e non voglio mancare eccessivamente di rispetto al mondo fatato che qualsiasi persona si costruisce quando la realtà è troppo dura per farci i conti, però la verità è che il contesto – Milan oggi è parecchio caotico. Non si capisce in quale direzione stia andando la barca. Bene o male, negli ultimi 10 anni il Milan è la squadra che ha speso di più sul mercato. 2015 Berlusconi, 2017 Yonghong Li, 2019 Elliott, 2022 Cardinale, quattro proprietà diverse per quattro mercati a tre cifre di esborso. Raramente i risultati si sono visti e anzi a volerla dire tutta gli ultimi tre anni sono stati nettamente i migliori. Non nascondiamoci, il Milan ha i conti a posto e potrebbe effettivamente aumentare ancora i costi, investire un po’ di più senza infrangere nessun requisito del Fair Play finanziario. Va da sé allora che i milanisti si aspettassero anche per questa estate grandi acquisti: il primo nome è stato Conte, il secondo Joshua Zirkzee. Entrambi erano estremamente realistici e realizzabili, il problema è che la società non li ha voluti. Il primo caso è il più eclatante: il tecnico leccese in Italia è considerato una garanzia di successo, però ha un ingaggio importante (6 milioni annui almeno) e pretese pesantissime, tanto in termini di acquisti quanto di risultati. Per il momento storico tanto dell’allenatore quanto della società, sembrava essere il matrimonio perfetto. Invece il Milan ha scelto Paulo Fonseca: allenatore che prende un terzo di stipendio, nel grande calcio ha sempre fatto la comparsa ed è conosciuto più che altro come un ‘giochista’ e uno sviluppatore di squadre e talenti giovani piuttosto che vincenti. Non che a me dispiaccia eh, anzi penso che sia un bravissimo allenatore, ma mettetevi dei panni di un milanista: vuoi la PlayStation 5, hai i soldi per quella o almeno per l’ultima Xbox, e invece tuo papà ti porta a casa tutto sorridente la PlayStation 4. Magari anche usata. È una scelta che grida tutto tranne che ambizione: sembra dire “Vogliamo essere il Borussia Dortmund d’Italia, una squadra bella da guardare, che gioca bene, trova e cresce futuri campioni, ma vincere non sarà che un’occasionalità”. Per carità, nel calcio fa sempre molto meglio questa impostazione progettuale che l’all-in dei magnati ignoranti (vedi Chelsea oggi o Juventus ieri) e i risultati ottenuti in questo modo non sono mai casuali o effimeri, però davvero per ottenere grandi risultati questa scelta sembra destinata a non bastare.

Zirkzee è solo l’altra faccia della medaglia: il 9 del Bologna viene da un campionato disputato in maniera egregia e per tanti è pronto ad affermarsi come campione a livello nazionale e internazionale. La sua clausola rescissoria è relativamente bassa (40 milioni) e l’ingaggio anche (si parla di 6 circa), entrambe cifre accessibili per un Milan che deve sostituire Giroud ritiratosi in MLS. Anche in questo caso allora sembrava essere tutto apparecchiato per convolare a nozze: un grande centravanti per una grande squadra, perfetto anche tecnicamente per combinarsi con gli esterni rossoneri. Molti lo davano per fatto addirittura, invece di nuovo il Milan si è fermato sul più bello, il giocatore sembra destinato al Manchester United (in bocca al lupo…) e i rossoneri su obiettivi meno affascinanti. Per l’ennesima volta bisogna fare attenzione: meno affascinanti è diverso da meno validi e questo non significa necessariamente un acquisto peggiore. Zirkzee ha tutto da dimostrare, invece Morata è un giocatore affermato a livello internazionale che rappresenta una garanzia assoluta. Magari di livello inferiore rispetto a quello che ha lasciato intravedere l’attaccante olandese, ma comunque molto alta. È un po’ la storia dell’uovo oggi o della gallina domani e stride con quella prospettiva da Borussia Dortmund appena descritta. Per cui chissà, magari se prendono lo spagnolo questo campionato se lo giocano più che col centravanti ex-Bologna, ma in generale rispetto a un anno fa o poco più sul Milan sembra aleggiare molto chiaro un fantasma: quello del ridimensionamento. Delle ambizioni in primis, dei risultati si vedrà.

Le spregiudicate: Napoli e Juve

Iniziamo dal Napoli su cui l’analisi è molto facile: dopo la peggior stagione da Campioni in carica nella storia del calcio italiano, Aurelio De Laurentiis ha sete di vendetta. In pochissimi mesi tutta la felicità residua per lo Scudetto era andata perduta e agli azzurri non restavano che macerie e giocatori arrabbiati o in fuga. Tre allenatori in un anno di cui il migliore è stato forse tal Calzona, di cui tuttora ignoro il nome per intenderci, Zielinski via, Osimhen e Kvara che litigano tra loro anche pubblicamente e chiedono entrambi di essere ceduti, l’investimento più importante della scorsa estate (Lindstrom) pronto per la discarica. Un disastro totale. Allora DeLa ha investito e ha preso quel Conte di cui parlavamo, il problema è che non può essere quella la panacea e a Napoli ancora non si capisce niente: Osimhen per tutti andrà certamente via, il problema è che siamo a luglio inoltrato e non si sa ancora dove né per quanto. Il sostituto prescelto sembra essere Lukaku e con Conte non sarebbe affatto male, ma il giocatore costa tanto e sembra aver imboccato decisamente il viale del tramonto. Non ci si dovesse poi arrivare, sarebbe difficile capire chi prendere al suo posto. Su Kvaratskhelia sembra che società e allenatore stiano lavorando per convincerlo a restare, ma anche lì è tutto da vedere: resterà? Quanto vale davvero questo calciatore? Quanto può rendere nei rigidi schemi di Conte? Il Napoli ha investito in una certezza: Alessandro Buongiorno, difensore dal Torino pagato una quarantina di milioni che sarà il perno della difesa a tre. Bellissimo acquisto, ma tutto il resto è in altissimo mare. In porta ci sarà Meret, che non è un campione. Braccetto destro è giusto aspettarsi Rrahmani, a sinistra al momento l’unica opzione è Juan Jesus ma anche lui come Natan sembra completamente inaffidabile per certi livelli. Sugli esterni, anima del calcio di Conte, i prescelti sembrano Di Lorenzo a destra che è un signor giocatore ma agli Europei non si è dimostrato in grandi condizioni (eufemismo) e Spinazzola a sinistra. In mezzo Lobotka e Anguissa possono fare molto bene mentre sul centrosinistra c’è una voragine. Politano Conte lo ha già (sacrosantamente) ripudiato una volta, Ngonge è un’incognita totale, di Kvaratskhelia e Lindstrom si è già detto, Osimhen pure, l’unico che resta è il Cholito Simeone che sembra anche un attaccante abbastanza contiano a dirla tutta però insomma, è sempre il Cholito. Le ambizioni del Napoli – che ci sono, è innegabile – sembrano insomma almeno per il momento reggersi tutte sulle spalle larghe di Antonio Conte. Credo che quando il mercato si sbloccherà il Napoli si muoverà tanto, perché come visto le lacune sono gravi e diffuse, ma credo anche che l’equilibrio sia molto sottile: il tecnico leccese arriva in un campionato assai più vario e difficile di quello che ha lasciato da campione tre anni fa, in cui le proposte tecniche sono molto più ricche e moderne e lui stesso dovrà adattarsi e aggiornarsi. Anche lui avrà tanto da dimostrare. Può andare molto bene, motivarlo e fare un’impresa leggendaria, oppure molto male e portarlo a impazzire, litigare con tutti, dimettersi, distruggere lo spogliatoio, Castel Volturno e perfino il Vesuvio.

La Juve sta tornando e ha rotto il maialino: sta cedendo tanti giovani emersi grazie all’Under 23 e a vari prestiti per andare all-in in questa sessione di mercato. Giuntoli sta facendo un mercato alla Giuntoli con un budget da top club: Douglas Luiz è stato un giocatore dominante in Premier League con una squadra rivelazione che si è qualificata per la Champions League, Khephren Thuram è esaltato dai media e dai capiscers e Di Gregorio è senza dubbio uno dei migliori portieri degli ultimi due campionati. Sono tre acquisti di livello senza dubbio, bisogna vedere però se di livello tale da vincere il campionato: i 5 migliori giocatori della Juventus sono Bremer, Scszesny, Chiesa, Vlahovic e Rabiot. Vedete voi in quale ordine, ma i gobbi rischiano di perderne 3. Il portiere, ampiamente il migliore in Italia negli ultimi 7/8 anni insieme a Donnarumma, sembra andato. Rabiot non si capisce, Chiesa sembra destinato ad andare. Un nome enorme in entrata è quello di Koopmeiners, che in sé e a maggior ragione nel calcio di Thiago Motta potrebbe fare cose straordinarie. Insomma, la Juve fa molto rumore e promette tantissimo, ma anche lì tanto è ancora da vedere. In porta mi sembra un downgrade, in difesa manca completamente il braccetto di sinistra, a centrocampo manca un perno, in attacco manca creatività. Non sono lacune gravi e diffuse come quelle del Napoli e soprattutto penso che saranno colmate con investimenti (regolari e non, come da tradizione), ma ancora tanto c’è da fare.

Finale: griglia

La squadra più compiuta dopo l’Inter in Italia è una: l’Atalanta. Dovesse trovare continuità di prestazione, non dico al 100% di ciò che può dare ma all’85/90, sarebbe impossibile trovarla fuori dal podio. La Roma scegliendo De Rossi secondo me si è vincolata a un allenatore limitato e per il bilancio che ha dovrebbe poter fare poco o niente sul mercato se non vendere vendere vendere, la Lazio ha scelto un allenatore bravo ma ha poco entusiasmo e non grandi innesti, Palladino è un allenatore che non mi convince. 

Motivo per cui così, per giocare, ai blocchi di partenza pre-calciomercato io vedo la prossima Serie A in quest’ordine: Inter, Juventus, Atalanta, Milan, Napoli, Lazio, Roma, Fiorentina.

seppia

Laureato in lettere, sogna di fare il giornalista sportivo ma il tifo per l'Inter compromette la sua obiettività e la sua esistenza. Non ha un ricordo slegato dai nerazzurri e i due anni di Spalletti sono stati i più belli della sua vita.

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bellins (Il Rincoglionito Patentato)
bellins (Il Rincoglionito Patentato)
Leggenda Bauscia
1 anno fa

#DemonediPiacenzaiscumming

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Roger Roger
Roger Roger
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Sono in Spagna per un po di vacanza….tutti gasatissimi, come dar loro torto.
In serie A temo gobbi (liberati dalla zavorra Allegri e con il primo mercato Giuntoli) e Napoli, sempre che il mercato porti Conte a sbroccare prima ancora di incominciare.
Quanto a noi vediamo che dirà il fondo ma credo che al solito ci sarà da smaltire i costi pregressi prima di alzare la testa e cercare altro.
Certo che Rodriguez, di cui si legge, lo eviterei….un bel cesso a pedali

bellins (Il Rincoglionito Patentato)
bellins (Il Rincoglionito Patentato)
Leggenda Bauscia
Rispondi a  Roger Roger
1 anno fa

Se consideriamo che a fine stagione il ns Mister ha preferito Cuadrado a Buchanan (che è un dx naturale), il perché di un possibile arrivo di Rodriguez, più che a Ausilio, lo chiederei al ns. Mister.

Cipe64 ⭐️21⭐️
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Leggenda Bauscia

Il Bucha deve solo cambiare il numero di maglia.
Anche il Mister lo metterà in campo senza problemi.

Roger Roger
Roger Roger
Leggenda Bauscia

Come sai, anche ai tempi di Conte, per me responsabile è sempre società.
Tecnico può è deve chiedere ruoli, ma i nomi sono sempre societari

Cipe64 ⭐️21⭐️
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Leggenda Bauscia
1 anno fa

“Oggi vediamo i processi mediatici per la sconfitta agli Europei, ma questa nasce da molto lontano. E’ qualcosa che dobbiamo affrontare noi come sport e voi come politica. I problemi ce li siamo creati soprattutto per mancanza di talenti e i talenti, per mia memoria, sono nati nei ceti meno abbienti, negli oratori. Oggi questo non è più possibile e non lo è nemmeno partecipare alle attività giovanili delle società dilettantistiche, che devono far pagare delle rette e così tagliano fuori determinati ceti sociali”.

Beppe Marotta ed io una cosa sola

Oggi non si gioca più se non nelle scuole calcio.
Non si gioca per strada o negli oratori.
Il calcio da popolare è diventato uno sport d’élite..
Maradona e Pelé oggi non avrebbero speranze.

Ultima modifica 1 anno fa by Cipe64 ⭐️21⭐️
veleno
veleno
Leggenda Bauscia
1 anno fa

gli brucia ancora, non potendo fare altro, invece che al lilli del lallo, si attaccano ancora una volta ai debiti Inter spargendo fake che Oaktree non intende coprire. Che Lautaro è stato estromesso dalla sua Nazionale, ecc. mentre per le altre squadre va tutto bene, fanno un mercato con i fuochi d’artificio, nessun problema, Ah, dimenticavo anche Marotta è in forse assieme ad Inzaghi

bellins (Il Rincoglionito Patentato)
bellins (Il Rincoglionito Patentato)
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Caro Diario,

ai dettagli il rinnovo del Demone di Piacenza fino al 2026.
6,5 ml + bonus.

#maiunagioia

Cipe64 ⭐️21⭐️
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Leggenda Bauscia

#gnegnegnè

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