Bauscia Cafè

Sotto la campana

Alla fine della fiera quindi, tutte le nostre paure si sono dimostrate fondate: il mercato estivo è finito e la società nerazzurra non ha affondato il colpo per sopperire alle palesi mancanze di una rosa che ad oggi è, in difesa, con quattro giocatori nella zona del campo, di cui uno con zero presenze tra i professionisti e l’altro da recuperare completamente sotto il profilo psicologico ed in partenza per tutta l’estate. Non è arrivato nemmeno quel trequartista, o comunque quel giocatore offensivo, in grado di portare in dote quelle reti tanto cercate durante l’anno scorso per integrare la misura offensiva di una squadra completamente dipendente dal fiuto del gol di Capitan Icardi, nonostante l’ammissione chiara, palese, in tal senso di Walter Sabatini in una delle sue prime interviste nerazzurre. Non è arrivato nemmeno un attaccante che dia più garanzie sotto il profilo tecnico del giovanissimo e promettentissimo Pinamonti. Non sarebbe arrivato nemmeno il giovane Karamoh, rincorso tutta l’estate, e acquistato solo in seguito all’infortunio occorso in nazionale al fresco interista Cancelo.
Qualcosa è sicuramente successo nell’estate interista, più o meno all’altezza di metà luglio, inutile anche solo provare a negarlo. Siamo passati dallo snocciolamento di nomi altisonanti nemmeno fossero figurine, al tanto disturbante “siamoappostocosì”,  mantra che rimanda alla mente i più infausti giorni dell’ultimo dimenticabilissimo lustro.

Sia chiaro, Suning è libera di poter operare come meglio crede, per cercare di perseguire l’obiettivo che più di tutti dovrebbe essere nella testa di una società calcistica: l’essere il più possibile competitivi, in maniera tale da raggiungere (o quantomeno avvicinarsi il più possibile) la vittoria di uno o più titoli sportivi. La domanda che ci facciamo, che ci stiamo facendo da settimane non appena annusato il cambiamento d’aria, la domanda che ci facciamo nonostante ci abbiano anche tacciato di “remare contro”, di “cercare di destabilizzare un ambiente sereno”, è sempre la stessa: siamo sicuri che questa sia stata la scelta migliore?
Insomma, tra lo spendere 30 milioni per Gabriel Barbosa e l’adattare un terzino offensivo in prestito come trequartista, c’è anche una via di mezzo. E questa via di mezzo avrebbe potuto prevedere l’utilizzo di quella mostruosa rete di osservatori che una società come l’Inter ha indiscutibilmente a libro paga. Ad esempio, ci rifiutiamo di credere che nel globo terraqueo non esista un difensore centrale dalle capacità giuste per poter essere la prima alternativa ai titolari della settima squadra (classifica dello scorso anno alla mano) di questa decadentissima Serie A, permettendo così finalmente di cedere chi da anni non sembra in grado di reggere maglia e pressione, e che non costi una paccata di milioni. Oppure ci rifiutiamo di credere che non esista un centrocampista offensivo di buon livello, il cui prezzo non sia paragonabile al prodotto interno lordo dell’Uganda. Quello che servono a volte sono le idee, e -tanto per fare un esempio- gli arrivi in Italia negli scorsi anni di buonissimi giocatori come De Vrij o Vidal (lo stesso Vidal che adesso, a 30 anni ed imbolsito, avremmo voluto pagare una cifra assurda) sono lì a testimoniarlo. Paradossalmente l’unica operazione di mercato in cui si è dimostrata conoscenza al di sopra della media e volontà di sperimentare, è stato l’acquisto sul gong del giovane esterno francese Karamoh che, al di là di come potrà poi andare la sua carriera (noi speriamo fortissimamente possa diventare il nuovo Dembelè piuttosto che il nuovo Biabiany), sta lì a dimostrare che allora qualcosa di interessante può uscire fuori anche senza spendere a partire dai 20 milioni di euro in su.
XXXX during an official ICC Singapore Training Session at National Stadium on July 28, 2017 in Singapore.

Quello che non ci va giù quindi è che da parte di una coppia di direttori esperti come Ausilio e Sabatini non si sia trovato il modo, magari inconsueto, magari “artistico”, di puntellare una rosa che è fondamentalmente in emergenza perenne. Perché parliamoci chiaro: una squalifica ed un raffreddore e ci si può presentare in stadi difficili con “D’AmbrosioMirandaRanocchiaNagatomo”, cioè la difesa peggio assortita e meno di qualità della nostra storia recente, cioè la dimostrazione del fatto che si è fatto (perdonate la ripetizione) un misero 20% di quel processo di ristrutturazione (per alcuni rifondazione) che tutti auspicavano. Un cambiamento necessario per il bene dell’Inter, non per altro. Per dare nuovo slancio ad una fase della vita nerazzurra in cui purtroppo ci si sente atavicamente ancorati ad un qualcosa di marcio che non va via, ci si sente intorpiditi in un aura di mediocrità e di, forse la cosa peggiore di tutte, inevitabilità della sconfitta, che è assurdo anche solo accettare per un microsecondo per una realtà fatta di vittorie e tradizione, ma soprattutto di forza ed orgoglio, molto spesso in direzione ostinata e contraria (cit.) come la nostra.

Sarebbe bastato pochissimo, sarebbe bastato puntellare una rosa che è comunque giustamente competitiva, per permettere a giocatori come Skriniar e Miranda, o come Icardi (che ora dovrà cominciare a far spesso voli transcontinentali, complimenti a lui, era ora) di non dover vivere sotto la campana di vetro almeno fino a Gennaio. Sarebbe bastato una scintilla, un po’ di coraggio, da parte della società, per affrontare questo inizio d’anno con tutto un altro spirito. Due vittorie nelle prime due, eppure la sensazione che si stia appesi in un equilibrio precarissimo, pronti a cadere ai primi inevitabili (le potremo mica vincere tutte, no?) spifferi autunnali, con la speranza che Mister Spalletti riesca a non trasformare una caduta in una valanga. Noi ci affidiamo a lui, di gran lunga, e sono in molti a dirlo, il miglior acquisto della nostra estate. E questo forse spiega molte cose.
Ma la sensazione di un qualcosa che poteva essere magnifico e che ad oggi è semplicemente “interessante” è lì, sotto la pelle.
E ci fa un male cane.

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Vujen

Classe '85, marchigiano, interista da tre generazioni. Appassionato di fotografia, Balcani e cose inutili ma costosissime. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff. Lautaro più altri 10.

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