Bauscia Cafè

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Molti si sono affannati nel giudicare la prestazione del Torino a San Siro indegna del gioco del calcio, quasi a voler giustificare o quantomeno ammorbidire l’oscena prestazione dell’Inter, forse persino più brutta di quella in apnea vista a Empoli appena dieci giorni fa.
Eppure non dovrebbe sorprenderci il fatto che gran parte delle squadre della nostra Serie A da anni vengano a Milano a fare o a tentare di fare quello che Ventura ha saputo fare benissimo domenica pomeriggio: difendere lo 0-0 con ordine, anche a costo di risultare catenacciari, e provare a ripartire in modo insidioso ogni qual volta sia possibile.
Magari strappando un corner all’ultimo minuto.
Magari approfittando della spensieratezza di Icardi e di tutta la difesa nerazzurra.
Magari segnando quando non c’è più tempo per rimediare.
Ma rimediare a cosa?
Perché all’inedia e all’indolenza lunga novantacinque minuti che l’Inter ha saputo mettere in campo è difficile rimediare, senza avere la capacità di cambiare approccio alla partita fin dal primo minuto.
In tal senso Inter-Genoa sembrava avesse dato risposte confortanti: un primo quarto d’ora all’assalto, con qualche piccolo rischio difensivo ma la costante sensazione di poter far gol da un momento all’altro. Come poi è accaduto.
A quel punto puoi anche concederti (ma non dovresti) un minimo di relax, pronto però a rispondere subito ad eventuali black-out, come effettivamente accadde.
Contro un Torino arroccato da subito sulla difensiva, come era lecito e scontato aspettarsi, l’Inter di Mancini sembra invece aver completamente dimenticato quale fosse il modo corretto di affrontare avversarie del genere.
Si è smarrita per sempre in un possesso palla fine a sè stesso, svuotato nel dinamismo e nell’interpretazione dei ruoli, dove i soli Kuzmanovic e Guarin (oltre ad un ottimo Vidic)  si sono distinti per abnegazione e grinta in un mare di frustrazione.
Continuo a credere che l’insistenza sul 4231 abbia comunque una certa responsabilità sul fatto di non riuscire ad aprire schieramenti così intasati come quello granata: è un modulo che richiede una capacità di saltare l’uomo e ottenere una superiorità numerica che non abbiamo nei nostri interpreti, salvo forse Shaqiri quando avrà ritrovato una condizione ottimale.
È un modulo che chiede a Icardi movimenti che forse non sono nelle sue corde, o che comunque al momento lo rendono soltanto un attaccante vulnerabile e facilmente neutralizzabile, poco assistito dai compagni di reparto ma tradito soprattutto dal suo personale modo di stare in campo.

L'espressione di Brozovic era quella di un po' tutti noi.
L’espressione di Brozovic era un po’ quella di tutti noi.
Detto ciò, non penso che cambiare modulo avrebbe fatto la differenza, almeno guardando all’ultima partita: trovo molto più importante che Mancini riesca ad affrontare e risolvere la questione dell’approccio al match in modo radicale.
Passando forse per un modulo diverso, ma soprattutto lavorando sui movimenti, sulla capacità di incidere e verticalizzare, pur avendo una rosa che mantiene difetti strutturali ancora difficili da aggirare, a cominciare dall’incapacità dei terzini.
E cercando di migliorare una condizione fisica che continua a sembrare approssimativa, ma che non può impedire a priori di interpretare la partita in modo costruttivo: sarebbe preferibile giocare il primo tempo alla costante ricerca del vantaggio per poi difenderlo, piuttosto che una eterna melina inconsistente che rischia di tradursi (come è poi accaduto) in una sconfitta all’ultimo minuto.
Una sconfitta giusta, perché legata ad un messaggio ben preciso: l’Inter non ha mai dimostrato di voler vincere la partita.
Passino le difficoltà dei singoli, il catenaccio avversario, la scarsa vena dei possibili protagonisti: un segnale va comunque dato, sempre.
Scegliere un certo tipo di approccio serve anche a costringere chi è sceso a Milano per lo 0-0 con sorpresa a dover cambiare il proprio atteggiamento, contribuendo a renderti le cose più facili.
Un possesso votato all’immobilismo diventa semplicemente un circolo vizioso pronto a condannarti; credo che Mancini tutto questo lo sappia meglio di chiunque altro e auspico che almeno lui non si ostini a tutti i costi a voler far funzionare un modulo sulla carta molto offensivo, ma al momento altamente inefficace.
Servono i punti, forse serve la “sciarpa” del 442, sicuramente serve partire da un piglio molto diverso, che possa compensare le oggettive difficoltà di giocatori che ancora si conoscono poco tra loro, quelle di un lavoro iniziato a stagione in corso e quelle di una necessità di dinamismo che mal si concilia alle caratteristiche di chi scende in campo.
Sono ancora convinto che il percorso sia quello giusto, a patto che oltre alle basi per il futuro si ricominci a fare quello che, più di ogni cosa, serve nel calcio: fare gol e portare a casa punti.
E per farlo il punto di partenza è sempre lo stesso: cominciare la partita facendo capire agli altri che vuoi vincerla tu.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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