Bauscia Cafè

Pensare al presente…

Mezzogiorno in salsa nerazzurra oggi: l’Inter capolista ospita il Cagliari di Semplici, invischiato nella dura lotta per non retrocedere. Davvero, non ringrazieremo mai abbastanza la mente eletta che un giorno ha pensato di disputare una partita alle ore 12:30. Non mi ci abituerò mai – lo confesso – colpa mia senz’altro. Comprendo le priorità delle televisioni, la necessità di vendere un prodotto all’estero,  coprire più orari, ma la partita delle tre è un’altra cosa – e io sono vecchio dentro.

Ascoltando con religiosa e profonda ammirazione Antonio Conte nella conferenza stampa di ieri, un messaggio, o ancora più precisamente potrei dire una parola, un mantra, rimbomba nella mia mente in modo perentorio: presente. Esiste solo l’oggi ed è su questo che dobbiamo focalizzarci intensamente. Profondamente. Esistenzialmente. Il motivo è presto detto: non abbiamo ancora fatto nulla. Siamo vicini, probabilmente in una posizione che non ci saremmo aspettati e che di sicuro non cambieremmo con nessuno, ma calma e gesso, perché al traguardo manca ancora un pezzo di strada.

I nostri avversari di oggi rappresentano un’insidia: sono la classica squadra che durante tutto il campionato fa male, malissimo, poi in primavera si sveglia e realizza di doversi giocare il tutto per tutto nelle ultime uscite per guadagnarsi la permanenza in Serie A. Una cosa è infatti certa, al netto di tutto: la formazione dei sardi non è da retrocessione. Almeno, sulla carta. La rosa è stata probabilmente costruita in modo opinabile, molti nomi hanno steccato, certi giocatori non hanno reso e sono stati certamente commessi degli errori, ma andando a pesare i singoli davvero viene difficile capire come questi uomini possano essere un deciso candidato ad andare in cadetteria. Forse. Insomma, parliamone.

Il centrocampo è quello che mi lascia più perplesso, non tanto nei nomi, quanto nella complementarietà dei giocatori. Di Francesco giocava con un 433, mentre Semplici oggi schiera un 352, eppure se vai a vedere le caratteristiche dei centrocampisti vedi tanti mediani. Marin, Duncan, Nainggolan nella sua ultima versione “statica”, per usare un eufemismo, sono tutti giocatori che oggi non possono giocare mezz’ali. Per me di questi qui sopra in un centrocampo con il vertice basso e due interni ne dovrebbe giocare uno e guardando alla rosa gli unici che potrebbero interpretare il ruolo di mezz’ala sono Rog e Nandez. Il croato ha avuto un infortunio grave, mentre l’uruguagio è stato convocato, ma ha avuto anche lui diversi problemi fisici: quindi giocheranno tre mediani.

Fig. 1 – “Alfredo!”

Quello che mi impressiona è come si possa pensare di mettere in piedi questo centrocampo e di consegnarlo a Di Francesco, che domanda storicamente ai suoi interni delle corse lunghe, fino in bandierina. Cioè per costruire un reparto del genere e darlo in mano all’allenatore più zemaniano, soprattutto nel fare lavorare le terziglie (terzino/mezz’ala/ala), di tutta la Serie A devi probabilmente non averlo mai visto allenare.

Stesso discorso sugli esterni d’attacco. Uno si siede al tavolo e pensa a quali esterni servano a Di Francesco: giocatori in grado di saltare l’uomo, a piede invertito, rapidi e che sappiano andare dall’esterno dentro al campo. Ed il Cagliari in rosa con queste caratteristiche non ne ha: ci sono degli adattati (Gaston Pereiro, Joao Pedro) e l’unico che poteva rivestire quel ruolo secondo criterio era Sottil, ma stiamo comunque parlando di un giocatore giovane. Anche le punte non c’entravano nulla con il gioco di Di Francesco: Simeone e Pavoletti sono due finalizzatori, poco inclini a giocare con la squadra, galleggiare tra le linee, agevolare una manovra. Sono due ottimi colpitori di testa, due attaccanti che lottano , ma richiedono un certo tipo di lavoro da parte della squadra.

Hanno costruito blocchi di giocatori disgiunti, non comunicanti tra loro. E nonostante questo agglomerato caotico di nomi e figurine, data comunque in mano ad un allenatore con un po’ “di sano mestiere”, probabilmente questa squadra – giocando male – si sarebbe comunque salvata. Invece il Cagliari, ancora ad Aprile, è una squadra priva di una sua identità, con tanti giocatori che poco si completano tra loro e senza una coralità di gioco: non deve sorprendere che questa squadra quindi sia terza nella prestigiosa classifica di chi tiene di meno il pallone in Serie A. La palla gira poco, insomma.

De Zerbi apprezzerebbe…

Non la tiro troppo per le lunghe, perché ne avrei anche per la difesa, che Semplici oggi schiera a tre, ma che per me non ha gli elementi per interpretare in modo efficace quel sistema. Insomma, il Cagliari è una squadra pensata male, costruita peggio e che, nonostante abbia diversi giocatore “di nome”, per me merita di retrocedere più di altre società che con meno risorse hanno costruito squadre più sensate. Il finale resta da scrivere, vedremo.

Per quanto riguarda noi c’è poco da dire rispetto a quanto ci siamo raccontati in questi giorni: dobbiamo vincere. Ogni vittoria pesa come un macigno sul campionato a questo punto. Ritroviamo Brozovic e Bastoni, che per noi sono fondamentali e perdiamo Barella, che verrà probabilmente sostituito da Gagliardini. Ho letto in alcune formazioni il nome di Vidal, che invece penso non verrà ancora rischiato dal primo minuto. Escluderei anche la sorpresa-Sensi, che potrebbe fare staffetta con Eriksen a gara in corso. Per quanto riguarda gli attaccanti penso giocheranno ancora Lukaku e Lautaro, perché prenderne il posto oggi mi sembra impresa difficile.

Fig. 2 – 36 gol in 29 partite.

Voglio approfondire brevemente un tema toccato in questi giorni, in cui ci siamo confrontati anche tra autori. Si è parlato tanto di estetica del gioco – anche sui giornali e nelle televisioni – e il mio pensiero in estrema sintesi è il seguente: un allenatore ha il dovere di perseguire un calcio efficace prima di tutto, cioè di schierare la squadra con l’atteggiamento e gli uomini idonei a massimizzare la possibilità di fare risultato positivo. Questo è quello che pretendo da un tecnico. Superato questo, poi si entra nella sfera legata al gioco in senso stretto e credo che ognuno possa avere la propria opinione. Personalmente a me il calcio proposto dal Sassuolo piace. Ritengo certamente che per ottenere risultato a volte ci sia la necessità di adattarsi, rivedere certi atteggiamenti, smussare alcuni principi anche in relazione di ciò di cui si dispone, ma l’idea di calcio del Sassuolo è valida.

Poi – molto onestamente – nessuno giustamente ti batte le mani se lasci Chiriches in campo aperto contro Lautaro. Trovare l’equilibrio tra un’idea corretta e la sua reale applicabilità in base al contesto reale è responsabilità del tecnico. Nessuna idea di calcio ti impone di darti una bottigliata sui testicoli per preservare l’idea stessa. Per questa ragione, se accade quanto sopra, la critica la rivolgo a lui direttamente, ma non al calcio che propone. Perché quel calcio è lo stesso che di concetto giocano le grandi squadre d’Europa, i principi sono gli stessi. L’appunto lo muovo nel momento in cui il pensiero non si confronta con la realtà, caso per caso.

Il calcio si evolve. Cambiano gli atteggiamenti e alcuni principi di gioco diventano universali. La bussola che guida l’evoluzione di questo sport è – sempre – il risultato.

Per quanto riguarda il gioco espresso da noi nelle ultime due uscite, credo che vada innanzitutto contestualizzato. Questa è una squadra che negli ultimi nove anni non ha vinto e che al momento viene da un filotto di vittorie consecutive impressionante. La capacità di calarsi in una gara con un certo atteggiamento, perché nell’ordine delle proprie priorità si individua come primario portare a casa il risultato, quando questo vale oro e pesa enormemente, è da sottolineare positivamente. In seguito, sviluppando la discussione, può essere lecito chiedersi se fosse comunque opportuno aspettarsi qualcosina in più nel modo di farlo e molto onestamente si può rispondere affermativamente. Questa non vuole essere una critica, ma ci sta sostenere che in certe situazioni la squadra si sia schiacciata troppo e che probabilmente avrebbe dovuto accorciare in avanti in modo più aggressivo quando il Sassuolo muoveva la palla.

Fig. 3 – Un martello!

Anche qui bisogna secondo me fare ordine. Chi dice che l’Inter giochi facendo catenaccio e contropiede non solo dice una sciocchezza, ma è rimasto indietro di cinquant’anni buoni. L’Inter modula il suo atteggiamento a seconda dell’avversario. I principi di gioco rimangono, mentre alcuni comportamenti cambiano per trarre il meglio dal contesto. Questo non è mai sbagliato. E’ una scelta seria, da professionisti, da squadra che sa quello che deve fare per vincere. L’Inter per esempio non rinuncerà mai a iniziare la costruzione dal fondo, ad esempio, mentre l’altezza del pressing varia a seconda dell’avversario e del momento della gara (parliamo sempre di difesa attiva, ma su altezze diverse).

A volte nelle ultime due partite è mancata un po’ di brillantezza, probabilmente quel “quid” di energia in più, e siamo rimasti un po’ passivi senza palla, ma ci sono delle attenuanti. Siamo ad Aprile, la palla è pesante quando ti stai giocando qualcosa di importante ed esprimere qualità sempre ed in continuazione non è facile.

Non lasciamoci togliere nulla di quanto questa squadra merita. twittalo

Personalmente quello che vedo e che vorrei evidenziare sono coesione, appartenenza, unità di intenti e grande organizzazione, con una squadra che in campo mette tutto a servizio del risultato. Ci sono anche doti qualitative non indifferenti, perché non sei primo per caso e non segni 68 gol in 29 partite per grazia ricevuta. Credo che l’Inter oggi farà la partita e avrà un modo di condurre la gara diverso da quello avuto contro il Sassuolo, come è giusto che sia, come l’importanza del presente ci impone.

Il mio invito è quello di non farsi il sangue amaro dando troppa attenzione a tutte le chiacchiere legate all’estetica del gioco o alle istruzioni dei soloni su come si vince in Europa – che fanno sorridere – e di restare focalizzati su un solo obiettivo: il campionato. Il più grande dono che possiamo farci in fondo è proprio continuare a vincere: le chiacchiere se le porta via il vento.

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

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