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Mondiale 2: questa è bella davvero

Ci siamo scrollati dalla schiena un bel gorilla, un discreto King Kong. In una partita verissima, a suo modo anche bellissima, l’Inter vince ma soprattutto convince e lascia vedere alcuni lampi di luce che fanno ben sperare rispetto al futuro.

Gioia 1: gli avversari

Un caro saluto al River Plate e ai suoi 30mila – bellissimi, non neghiamolo – tifosi. Portati a spasso dal minuto 1 al minuto 90, con un passivo che avrebbe potuto essere di 7, 8, 9, 10 a 0. Speriamo di rivederci tra quattro anni, magari gli altri ve li diamo allora. Squadra di ignoranti (per non usare sostantivi animali), veramente povera a livello tecnico, violentissima, scorrettissima. Un bel sorriso in faccia al “taurino” – di nuovo, per non dire altro – Marcos Acuña, che ha passato tutto il secondo tempo a non indovinare mezzo pallone ma minacciare nel frattempo la nostra panchina, la terna arbitrale e soprattutto Denzel Dumfries che gli ha risposto appunto così: ridendogli nei denti e scappando negli spogliatoi immediatamente dopo il fischio finale, visto che il pessimo arbitro uzbeko Tantashev non ha minimamente tutelato lui né nessun altro nerazzurro. Cari saluti però anche a Costantini, Diaz, Quarta, Pezzella e come dimenticare Nacho Montiel: allegri figuranti del giuoco del pallone, fortunati professionisti solo grazie ad un paese che non comprende come il calcio è sì folklore, ma anche cultura.

È stata una delle evidenze più nette e interessanti di tutta la manifestazione: da una parte le squadre contemporanee, dall’altra quella da Medioevo e Ancien Regime. Vale poi a dire chi capisce che il calcio è una disciplina, fatta di principi, regole, intelligenza e ragione, contro chi invece la intende come una pura guerra fisica ed emotiva. Ancora più semplicemente, vale a dire tutte le squadre del mondo da una parte e le sudamericane (Messico compreso) dall’altra. Un modo di giocare a calcio semplicemente schifoso quello proposto da queste compagini, fatto di interruzioni reiterate, proteste costanti, simulazioni immancabili e interventi tremendamente violenti. Da imparziali, la notizia più bella di ieri è che Asllani, Sucic, Pio Esposito e Dumfries siano potuti andare a casa sulle loro gambe e che non ci sia stata una rissa dopo il fischio finale. In entrambi questi “successi” gli argentini non hanno nemmeno la più infima infima percentuale di merito.

Sì, ripeto, bella la passione, i canti, le lacrime, i colori, il bambino che insieme al papà vende tutto per andare a vedere una partita nemmeno dall’interno dello stadio, però quello è folklore ed è solo una parte dello sport. La cultura è quella che manca, in un mondo che sembra ancora qualcosa a metà tra un film di Pedro Almodovar e un poema di Ludovico Ariosto: eroi, hombre vertical, garra, pathos, onore – ma anche balletti, bigodini, cappelli ossigenati, look perfetti e pochissima sostanza. La retorica, l’approccio passionale, ci sono – ma laddove manca la ragione, lo spettacolo è veramente penoso e difficile da sostenere. I sudamericani sono romantici, gli europei razionali, da una parte Sepulveda, dall’altra Calvino; quando riesce male però, Neruda non ci mette nulla a diventare un romanzo rosa squallido e volgare, puramente retorico e formale, ingiustificatamente patetico.

In chiusura di questo paragrafo è giusto parlare anche di Tantashev: un arbitro scarsissimo, mangiato dall’aggressività del River Plate, che ha lasciato martellare come fabbri e ha messo a serio rischio ossa e articolazioni dei nostri, ammonito a senso unico e ciononostante non ha potuto esimersi dall’estrarre due cartellini rossi. Pensate se avesse arbitrato in maniera anche solo di poco insufficiente.

Gioia 2: Francesco Pio Esposito

Ciò che mi ha impressionato di più del nostro numero 9(4) è il suo status: è già pronto. Pur all’esordio da titolare, pur con la squadra in un periodo non facile, pur in una partita verissima, pur in una bolgia, pur con difensori cattivissimi alle spalle, pur con un arbitro che non lo tutelava – insomma purtutto – Esposito è stato il nostro faro nella notte. Non è solo che non ha avuto paura, non è solo che ha giocato benissimo, è proprio che ha rappresentato il porto sicuro per tutta la squadra. Quando dico tutta, intendo proprio tutta-tutta la squadra, per riferirmi anche e soprattutto al capitano Lautaro Martinez che più di chiunque altro ha beneficiato del compagno di reparto. Quanto tempo era che in una partita il Toro non aveva 5 occasioni da gol nitide come stanotte? In questa stagione non era successo mai. Esposito ha svolto una mole di lavoro impressionante, in pressing ma anche e soprattutto di sponda. La palla la tocca benissimo, di prima smista con giocate e letture assai fini e apre il campo alle scorribande della squadra tutta. Chi ha fatto reparto ieri non è stato per una volta Lautaro, ma Francesco Pio Esposito. Ciò che più conta, il gol decisivo, non lo ha fatto per una volta Lautaro, ma Francesco Pio Esposito. Il migliore in campo eletto dagli spettatori di tutto il mondo non è stato per una volta Lautaro, ma Francesco Pio Esposito. Questo non toglie nulla al 10, anzi potrà aggiungergli parecchio in una partnership che potrà ricordare quella con Edin Dzeko.

Fate attenzione: in tutti questi meriti la giovinezza, l’esordio da titolare, le prospettive di crescita non sono contemplate. Si sta parlando del presente, non del futuro: Francesco Pio Esposito oggi ha fatto una partita clamorosa. Probabilmente la miglior prestazione di un attaccante dell’Inter in tutto il 2025, paragonabile solo a Thuram al ritorno contro il Feyenoord. Un lampo di luce chiarissima, che dovrà sbagliare e crescere tanto per arrivare al bagliore costante di Lautaro Martinez, ma intanto ha dimostrato di poter raggiungere – almeno a volte – quei livelli lì. Penso francamente che per la bravura e le prospettive di questo ragazzo sarebbe sbagliato mandarlo in prestito: deve giocare nell’Inter sin da subito, ma giocare davvero, perché è sicuramente più forte di Bonny e Taremi, è diverso da Thuram e Lautaro e fisicamente sta meglio di tutti.

È sembrato uno di quei giocatori che ti cambiano la squadra, un leader tecnico ma anche mentale, a cui tutti si appoggiano nei momenti di difficoltà e paura. Giuro che se mi avessero detto dieci anni fa che alle 8.20 del 25 giugno 2025 mi sarebbe scesa una mezza lacrimuccia a vedere in differita il gol all’esordio da titolare nell’Inter di Francesco Pio Esposito contro il River Plate avrei pensato “Che vita di merda!”, però ragazzi, che sensazioni! Energia, talento, fame, personalità: robe che a questa squadra servivano come l’ossigeno – e infatti…

Gioia 3: la squadra

Questa è una vittoria estremamente pesante per tanti motivi. Primo fra tutti la prestazione in costante crescendo: il dominio tecnico-tattico sterile del primo tempo, l’eruzione di occasioni della ripresa, i guizzi decisivi nei momenti decisivi, la lucidità nella rissa, il colpo di grazia nel recupero. Una vittoria di qualità e manifesta superiorità come non se ne vedevano davvero da tempo, quella sensazione di una squadra straripante che ci era mancata tantissimo. Siamo arrivati primi su tutti i palloni, abbiamo contrastato quando c’era da contrastare, non hanno passato la metacampo, potevamo fare facilmente 10 gol. Siamo sembrati una squadra in salute. Quanto tempo era passato dall’ultima volta?

Il secondo grande impatto della serata/nottata di ieri/oggi è mentale, segno che il primo obiettivo Cristian Chivu l’ha centrato in pieno: a livello di testa la squadra si sta rigenerando. Difficile rendersene conto per chi non l’ha vista, ma quella di ieri era una partita molto pesante, giocata sul ciglio del burrone contro un avversario di blasone, agguerritissimo e nella bolgia dei suoi tifosi. Il contesto perfetto per prendersi un’altra mazzata, a maggior ragione dopo tutte le botte prese, gli errori arbitrali e i gol sbagliati. Invece l’Inter c’è stata, è rimasta lucida e ha avuto il sangue freddo necessario per colpire. Sono vittorie che la squadra si affigge sul petto come medaglie e soprattutto restano in mente, utili per ripartire. “Vedete? Ce l’abbiamo fatta ancora, siamo ancora qua e ci saremo ancora”.

La testa poi ha trainato le gambe: per la prima volta da più di un anno siamo andati forte e molto più forte del nostro avversario. Ce li siamo mangiati atleticamente, segno che era vero il sospetto di tanti: l’enorme stanchezza percepita quest’anno dalla squadra era figlia di un oggettivo enorme carico fisico, ma anche e soprattutto di una situazione mentale non serena, sovraccaricata di pressioni. Cristian Chivu sembra più forte almeno nell’immediato rispetto a Simone Inzaghi da questo punto di vista. I due stanno mostrando caratteri diversi: uno yes-man sempre uguale a sé stesso, che non alza mai i toni e vive la comunicazione e le relazioni con il risparmio energetico attivato, contro uno che si presta molto alle interviste, alle conferenze, ha molto da dire, è molto bravo a parlare anche dal punto di vista retorico. Chivu sembra avere una maggiore autostima rispetto a Inzaghi e sarà da vedere se a lungo termine avrà la stessa eccezionale gestione del gruppo, ma nell’immediato sta facendo molto bene a una squadra che aveva bisogno di fiducia e certezze nuove

Il quarto aspetto significativo dopo prestazione, testa e gambe è il tabellone: l’Inter vincendo il girone si è andata a mettere nella parte alta del tabellone, quella in cui giocheranno Palmeiras, Botafogo, Benfica, Chelsea, Fluminense, una tra Juventus e Manchester City e una tra Al Hilal e Salisburgo. Stasera si giocherà lo scontro diretto tra i bianconeri e la squadra di Guardiola, con i primi che arriverebbero primi anche in caso di pareggio. I rapporti di forza sono molto diversi, ma se per qualche motivo dovessero portare a casa la pelle si andrebbe ad apparecchiare un tabellone davvero molto interessante per l’Inter, verosimilmente composto da Fluminense agli ottavi, Chelsea ai quarti, Juve o Al Hilal in semifinale. Non sarebbe una strada spianata per la finale, ma diciamo che poteva andare molto peggio: stai a vedere che si arriva secondi anche qui?

Gioia 4: Petar Sucic e gli altri

Vero, Francesco Pio Esposito è stato per distacco il migliore in campo. Però il secondo in ordine di impatto sulla partita è stato proprio il neoacquisto croato. Due lampi di luce purissima anche da parte sua, prima con un semplice movimento e tocco tra le linee a servire l’assist per il primo gol e poi invece con una giocata strabiliante a metacampo per un nuovo assist, stavolta per Mkhitaryan, stavolta mandato a lato. Il croato è una mezzala pura, si vede lontano un miglio: se aveva fatto male davanti alla difesa all’esordio con il Monterrey, ieri è entrato benissimo, mostrando grandissima proprietà di palleggio e anche una qualità nelle rifiniture sulla trequarti che ci mancava veramente da tanto, tanto, taaaanto tempo.

Denzel Dumfries è tornato sfoderando la solita prestazione mastodontica. Acuna è letteralmente impazzito, da primate qual è non ha potuto fare altro che provare a menarlo ma non è riuscito nemmeno a prenderlo. Coraggio, gamba, cuore, intelligenza a palate per uno dei campioni di questa squadra. Si potrebbe dire più o meno lo stesso di Henrikh Mkhitaryan, che pure ha sporcato una prestazione eccellente con i soliti obbrobri in fase di rifinitura e finalizzazione, ma con forze e testa incredibili è andato a guadagnarsi l’espulsione che di fatto ha indirizzato la partita.

Bene come sempre Barella e in ripresa Dimarco e Bastoni, particolarmente in crisi nell’ultimo mese, ma presenti e ben sintonizzati dal punto di vista mentale. Si è visto anche ieri: la fiducia manca e le giocate fini vengono molto meno rispetto ai giorni migliori, ma se l’approccio è questo, presto torneranno anche quelli. Il gol finale ne è la dimostrazione.

L’Inter è ripartita

Servivano forze fresche, le forze fresche sono arrivate. Sucic e Pio Esposito hanno dato quel quid in più alla squadra che ieri è stato decisivo e probabilmente l’ha aiutata a svoltare e ripartire definitivamente. Una nuova alba si mostra sulla vallata, le ferite iniziano a cicatrizzarsi e dopo tutto il dolore si sta scoprendo anche che qualcosa è rimasto e da quello si potrà anche ripartire. Non è tutto passato, lo si vede dalla lista degli infortunati: su Bisseck non ci possono essere dubbi, ma per tutti gli altri qualche sospetto c’è. Frattesi, Calhanoglu, Zielinski, Pavard e Thuram sono fuori per motivi non del tutto chiari, una gestione di “dolorini” non limpidissimi che fa dubitare della loro totale devozione alla causa. Per qualcuno le mie parole saranno di certo completamente sbagliate e gli chiedo scusa già adesso, per qualcun altro invece sull’adorabile calciomercato o all’interno dello spogliatoio bisognerà fare i conti con una reale mancanza di motivazione e di impegno. Poco conta adesso: squadra e allenatore hanno tracciato la rotta, il carro è di nuovo in partenza. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è (forse) scemo.

seppia

Laureato in lettere, sogna di fare il giornalista sportivo ma il tifo per l'Inter compromette la sua obiettività e la sua esistenza. Non ha un ricordo slegato dai nerazzurri e i due anni di Spalletti sono stati i più belli della sua vita.

17 Commenti
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veleno
veleno
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Ci risiamo, la rube chiede di nuovo il patteggiamento per il processo Prisma, false fatturazioni, false dichiarazioni, ostacolo agli organi inquirenti ecc. Il patteggiamento equivale ad una ammissione di colpa .Questo per quanto riguarda la giustizia ordinaria, e quella sportiva bastano le cene salva brand? Domandare a Gravina

Roger Roger
Roger Roger
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Diciamo che Esposito sembra offrire qualità che mancano alla rosa dell’Inter nel reparto avanzato: una fisicità pazzesca che in area di rigore può sempre tornare utile, soprattutto con squadre chiuse.

veleno
veleno
Leggenda Bauscia
Rispondi a  Roger Roger
1 anno fa

Roger, mi sono rivista la partita con nel mirino Pio Esposito. Grande fisicità, come dici te, ma è sempre “grezzo” nei movimenti tattici, anche se ha senso della posizione, gli manca ancora un po’ di “castagna” nel tiro e sfruttare maggiormente la sua prestanza atletica. Posso dire un’eresia da ignorante di calcio, ma potrebbe diventare un Bobo Vieri, anche lui fisicità ma con in più il tiro.
Sulla partita dell’Inter, ancora mancano di fluidità, troppi sbagli di passaggi, Lautaro che se non sbaglia tre o quattro tiri facili non è contento, anche se sfortunato per il palo preso. Di fronte avevi un River che all’infuori di picchiare, ha fotto ben poco. Poi l’espulsione di Quarta, che in Italia non avrebbero dato, avrebbero trovato il cavillo come scusa. L’Inter allora si è un po’ più distesa. Comunque Chivu deve ancora sudare molte camice, prima di vedere una super Inter

JAD
JAD
Esperto Bauscia
1 anno fa

Leggo Salvatore che paragona il fratello Pio a Dzeko.
Mah, a mio parere Pio è diverso dal Cigno di Sarajevo.
Pio ha più fisico, gioca dentro l’area, fa a sportellate. Dzeko era più tecnico, molto alto ma meno fisico, amava giocare fuori dall’ area e grazie alla sua grande tecnica poteva ricoprire anche il ruolo di 3/4.

Di sicuro c’è da sperare che Pio non somigli a Dzeko dell’ ultimo anno all’ Inter .
Bidone assoluto in caduta libera.
Un fosso che non vide palla per tutto il girone di ritorno.
Con lui eravamo settimi in classifica e solo grazie al ritorno travolgente di Lukaku ( 10 gol e 10 assist nelle ultime 10 gare) siamo riusciti ad entrare in zona CL .
Ah, il fosso di Sarajevo ci condannò anche nella finale CL dove riuscì a non veder mai la palla.
Il perché Inzaghi lo mise titolare è ancora un mistero .
Glielo “Doveva” , questa è la spiegazione.

Se tanto mi dà tanto, perché Frattesi non giocò la finale contro il PSG?
Misteri del demone.

Ultima modifica 1 anno fa by JAD
JAD
JAD
Esperto Bauscia
Rispondi a  JAD
1 anno fa

A scanso di equivoci:
Dzeko è stato un giocatore delizioso.
Se Pio facesse anche parzialmente la carriera del Cigno di Sarajevo sarebbe tanta tanta roba.

veleno
veleno
Leggenda Bauscia
Rispondi a  JAD
1 anno fa

Credo che lo abbia preso la Fiorentina, forse per esporlo agli uffizi

JAD
JAD
Esperto Bauscia
Rispondi a  veleno
1 anno fa

Hahahahaha.
Pezzo raro comunque.

La vecchiaia è un’ ingiustizia.
Te ne accorgi quando gli anni avanzano… vale per tutti anche per Dzeko.

veleno
veleno
Leggenda Bauscia
Rispondi a  JAD
1 anno fa

non parlare di corde in casa di un impiccato

veleno
veleno
Leggenda Bauscia
1 anno fa

ne hanno presi 5. Ma nooo giocatori, ma 5 pere dal city la rubentus. Ma quel che più conta, una lezione di calcio. Ne avrebbero potuti fare anche di più, ma si sono messi a fare il torello. Ma per fortuna la rube ha vinto in quanto a propaganda, fatta dai due telecronisti, che hanno come al solito cercato di addolcire la pillola. mica 5 pere le ha prese l’Inter, se così fosse stato era giustificato il crocifiggi e spernacchiamenti vari. in un eccesso di leccaculismo sono riusciti persino a dire che la sconfitta era positiva e che non tutte le squadre sarebbero riuscite a segnare due reti al City, ma forse nemmeno a prenderne 5 si sono dimenticati di dire

Roger Roger
Roger Roger
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Capperi, abbiamo scoperto che a calcio possono giocare anche gli under24.
Non è mai troppo tardi.
Una domanda: Chivu da spazio, giustamente, a tutti. Ma Martinez il portiere?

Cipe64 ⭐️21⭐️
Cipe64 ⭐️21⭐️
Leggenda Bauscia
Rispondi a  Roger Roger
1 anno fa

Ho l’impressione che Zommer adesso sia importante tanto come ultimo difensore che come primo play per sostituirlo a cuor leggero.

È vero anche che certe partite possono essere l’occasione per rodarlo.

Questo mondiale, ci piaccia o no, è fonte di ricavi…e noi di ricavi abbiamo necessità perché ho la netta impressione che sulle risorse di oak non potremo fare molto affidamento…sia per ripianare i debiti che per comprare qualche giocatore.

Per questo penso gli esperimenti saranno molto limitati all’essenziale.

Ultima modifica 1 anno fa by Cipe64 ⭐️21⭐️
veleno
veleno
Leggenda Bauscia
1 anno fa

pio, pio, pio, pulcino o galletto? scommettiamo che stanno cercando un nuovo “pollaio” con la scusa che si deve fare le ossa. Magari si buttano dei milioni per un giocatore inferiore ad Esposito. Spero che Chivu, che lo conosce benissimo, impedisca tutto questo, anche se per i ns. proprietari i milioni vengono prima di tutto, anche dell’Inter

1984
1984
Esperto Bauscia
1 anno fa

Da 1/32 a 1/16

JAD
JAD
Esperto Bauscia
1 anno fa

Post di Seppia a mio parere un po’ polarizzato, ma sostanzialmente condivido.
Nota positiva, oltre ai Pio Esposito e Sucic, Lautaro Martinez.
Forse ( dico ” forse” per scaramanzia e speranza) sta entrando in forma e allora parliamo di un altro giocatore rispetto a quello mezzo bolso visto l’ anno scorso.
Bene Chivu ed i cambi

JAD
JAD
Esperto Bauscia
Rispondi a  JAD
1 anno fa

“l’ anno scorso ”
In realtà mi riferivo a questa stagione finita nel peggiore dei modi come mai era accaduto nella nostra storia centenaria

Cipe64 ⭐️21⭐️
Cipe64 ⭐️21⭐️
Leggenda Bauscia
1 anno fa

Bene bene….la vedrò oggi rilassato e curioso.
Da Susic io qualcosa mi aspetto.
Daje Chivu daje.
Una rondine non fa primavera ma è comunque un buon segnale.
🤘🤘🤘

Düsseldorf
Düsseldorf
Esperto Bauscia
1 anno fa

Solo per completare il commento sul River Plate:
Per motivi di lavoro ho passato tanto tempo in Sudamerica e abitato per un anno in Cile. Mi sono viste parecchie partite del campionato argentino e con mia sorpresa devo ammettere che la maggior parte non erano partite di calcio ma risse quasi corpo a corpo, la „garra“ è un’altra cosa.
Per loro fortuna chi gioca nella loro nazionale ha (avuto) la possibilità di „ripulirsi“ giocando nei campionati europei (cito ad esempio otamendi e Samuel, ma anche tanti altri).
PS – grande partita dell’Inter 😉

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