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Inter – Sampdoria: quando i Gagliardini volavano…

Una partita che personalmente ad un certo punto non pensavo avrei mai visto davvero. Tipo quelle serie televisive che annunciano la stagione successiva senza una data e con il passare del tempo ti rassegni all’idea che forse una continuazione non ci sarà mai davvero. Poi un giorno ti svegli, ti concedi un momento per inquadrare la situazione e realizzi: oggi è il primo giorno di estate e stasera giochiamo in campionato con la Sampdoria.

Onestamente continuo a percepire questa situazione come strana e inusuale, non credo di essermi ancora calato nella parte, ci sono ancora parecchie cose che penso di non aver ancora metabolizzato. La giornata di ieri è stata segnata dalla triste scomparsa di Mario Corso, indimenticato Campione e Leggenda per tutti gli interisti e ad essere onesto non sono entrato minimamente con la testa nel clima da prepartita.

Resta il fatto che oggi giochiamo davvero e abbiamo il dovere di scendere in campo per vincere e riaccendere la speranza di lottare per il nostro sogno: il campionato.

Saranno stati i mesi di distacco dal calcio giocato o l’epilogo della Coppa Italia, ma il sottoscritto ci vuole davvero credere.

“Vincere la partita con la Sampdoria significa andare a sei punti. Mancando 12 partite alla fine del campionato non c’è un distacco abissale. […] Abbiamo lavorato molto bene, in maniera intensa e ho delle percezioni positive, che poi ovviamente devono arrivare dal campo”

Antonio Conte, 20/06/2020

Le parole di Conte di ieri al microfono di Roberto Scarpini sono chiare e non lasciano spazio a dubbi. Lui ci crede, è convinto del lavoro svolto e sa che mancano ancora tante partite e che nulla è ancora deciso. In effetti, proviamo a fare il quadro della nostra situazione.

Posto che stasera è imperativo vincere la partita, gara che sicuramente nasconde diverse incognite sotto tutti i punti di vista, il calendario ci riserva un periodo relativamente abbordabile sulla carta.

Nello stesso lasso di tempo Lazio e Juventus hanno calendari apparentemente più complessi, che comprendono la difficile sfida con l’Atalanta, il derby della Mole, la partita contro il Milan e non solo. Insomma, gare non semplici, seguite poi dallo scontro diretto: Juventus – Lazio del 20 di Luglio.

Proprio come ha sottolineato il nostro tecnico, certamente noi non possiamo permetterci passi falsi e la strada è impervia e ricca di ostacoli, ma è troppo presto per arrenderci. Noi abbiamo il dovere di crederci pienamente e di mordere ogni singola partita come se fosse una finale, perchè la storia è ancora tutta da scrivere: arrivare punto a punto alle ultime quattro/cinque gare di campionato aprirebbe a qualsiasi scenario, indipendentemente dal calendario e dal valore assoluto delle squadre coinvolte.

Potrei sembrare stranamente ottimista e sognatore. Sono assolutamente d’accordo, ma è mio privilegio e diritto in quanto tifoso: posso crederci e sperare fino in fondo, anche se è dura, anche se sembra impossibile.

L'Inter invece ha l'obbligo di crederci, non il diritto. Lo deve a sé stessa, lo deve ai propri tifosi e alla propria Storia. E' giunta l'ora di trasformare in fatti le proprie intenzioni. twittalo

Le difficoltà fisiche sono chiare a tutti e già ne abbiamo avuto un assaggio in questi giorni. Giocare ogni tre giorni, allenandosi poco tra le gare, in piena estate è praticamente una follia che espone ogni calciatore a rischi muscolari importanti, specialmente dopo mesi di inattività.

Anche per quanto riguarda l’organizzazione della preparazioni fisica onestamente mi trovo in difficoltà nel fare previsioni: non ho idea di come possa essere stata calibrata. In un certo senso questo finale di stagione potrebbe ricordare un mondiale come stress fisico richiesto alle squadre. Probabilmente anche più severo, se consideriamo le rose più ridotte. Siamo convinti che però tutti organizzeranno i carichi per rendere al meglio tra Giugno e Luglio, come se fosse una competizione “da nazionali”?

Terminato questo campionato ci sono le coppe europee e subito dopo l’inizio della nuova stagione. Non c’è quella pausa dopo una manifestazione internazionale (europei, mondiali) e questo rappresenta un enorme punto interrogativo sui ragionamenti che faranno i professionisti nell’andare a definire la strategia ideale per calibrare la preparazione fisica. In genere tutti i top club ragionano in modo analogo, ma questa situazione apre a scenari nuovi, dove le scelte dello staff tecnico possono fare una grande differenza.

“Pintus, pensaci tu”

Ci sono squadre che hanno poco da chiedere a questa stagione in campionato e potrebbero guardare con interesse agli impegni europei successivi alle leghe nazionali, oppure addirittura ragionare già sulla prossima stagione, cosa che in condizioni normali le società farebbero ampiamente al 21 di Giugno. Allo stesso tempo è evidente che gli infortuni di natura muscolare in questo periodo saranno una realtà con cui molte squadre dovranno coesistere, non c’è altra strada.

Noi abbiamo perso proprio in questi giorni Sensi e Brozovic, che si aggiungono a Vecino nella lista dei caduti. Quante volte riusciremo a schierarci da qui al termine della stagione al meglio delle nostre possibilità? Utopistico pensare di poterlo prevedere, ma è qualcosa che farà una enorme differenza.

Comunque sia, il fatto di giocare ogni tre giorni e di avere avuto del tempo per lavorare sia sotto il profilo fisico che tattico potrebbe avvantaggiarci rispetto alle nostre avversarie. La Lazio per esempio non giocava le coppe, avrebbe dovuto preparare una gara a settimana ed era lanciatissima a Marzo. Parimenti la Juventus sembrava stare discretamente, mentre noi accusavamo una flessione e avevamo qualche questione tattica da inquadrare in merito alla posizione in campo di Eriksen.

In questo periodo di pausa Conte ha potuto lavorare a stretto contatto con il danese e modificare l’assetto verso il 3412, nel tentativo di esaltare le qualità di Eriksen, che è indubbiamente il giocatore più qualitativo della nostra squadra. Allo stesso tempo tutte le squadre da adesso in poi giocheranno ogni tre giorni, quindi un grosso vantaggio della Lazio nella corsa al campionato è andato scemando. Mi rendo conto si tratti dei “conti della serva”, ma voglio trovare speranza e coraggio in questi piccoli dettagli.

Proprio questo passaggio al 3412 meriterebbe una analisi approfondita, che però ci teniamo – anche per motivi di spazio – per un’altra occasione. Quello che tuttavia vorrei fosse chiaro è che questo passaggio di sistema, seppur piccolo ad una prima impressione è non indifferente nell’interpretazione da parte dei calciatori.

Se prima – in fase di possesso – c’erano due punte che posizionavano vicine e in verticale, mentre a centrocampo una mezz’ala allargava il campo e l’altra accorciava in avanti, oggi ci sono due mediani posizionali ed un trequartista dietro i due attaccanti.

La posizione di Eriksen e la sua interpretazione richiede ai giocatori intorno a lui dei movimenti nuovi nell’occupazione di certe zone di campo e non ci dovrà stupire vedere un lavoro un po’ differente da parte dei due attaccanti, che dovranno probabilmente diversificare maggiormente e sacrificarsi.

Concludiamo la nostra chiacchierata di oggi parlando proprio di questo aspetto, posto che come dicevo avremo modo di approfondire più avanti le novità del nostro nuovo sistema.

Quando abbiamo il pallone, se Eriksen si posiziona trequartista, in verticale con una delle due punte, almeno una delle due dovrà necessariamente aprire di più il campo. Non credo vedremo mai due punte strette e il trequartista dietro di loro. Viceversa, se Eriksen si abbassa a formare quasi un centrocampo a cinque avremmo Barella che si apre e le punte entrambe centrali e vicine, proprio come nel 352 di inizio stagione.

Quello che mi sento di poter dire dopo la gara di Napoli è che Eriksen è il giocatore che con la sua posizione determina come andremo ad occupare il campo e chi andrà ad occupare certe posizioni. Cosa influisce invece sulla posizione scelta da Eriksen? Perchè è chiaro che non decida di abbassarsi o di stare tra le linee “a sentimento”. Non ve lo dico, ma se prestate attenzione al comportamento del danese potreste intuire i suoi riferimenti e le direttive di Conte.

Comunque, per farla brevissima, questo 3412 potrebbe ampliare il nostro ventaglio di possibilità, senza farci buttare quello a cui abbiamo lavorato prima. Il danese diventa dunque una implementazione, un valore aggiunto. Posto che con lui abbiamo diverse possibilità e un ventaglio più ampio da cui attingere, è chiaro che ci sono anche degli oneri, per esempio senza palla e nel rispetto di certi equilibri. Funzionerà questo nuovo sistema?

La mia sensazione a freddo, posto che servirà tempo per rodare i meccanismi, è in realtà positiva: credo che questo 3412 alla lunga possa rivelarsi un passo in avanti. Confrontandomi con gli altri autori a caldo dopo la gara con il Napoli ero stato un po’ critico, non mi aveva convinto pienamente a primo impatto, ma rivedendo alcune cose e soprattutto smaltendo l’incazzo, per dirla in francese, penso di aver apprezzato e compreso maggiormente il lavoro che è stato fatto sotto il piano tattico. Staremo a vedere.

Quindi, si riparte insomma. Allacciamo le cinture e prepariamoci a questa ultima parte di stagione, che ci auguriamo davvero non sia avara di soddisfazioni. Ah, chiudo con un pensiero: per me oggi gioca Borja Valero.

“Scusa Gaglio!”

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

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