Suning sembra stia cercando fondi per finanziare l’Inter attraverso un nuovo socio, idealmente fuori dalla Cina, per sostituire Lion Rock. “No!”, dicono altri, la trattativa con il fondo riguarda la quota di Suning ed il pacchetto di maggioranza. “Sciocchezze!”, dicono al bar, si tratta di una strategia per smuovere le acque. In tutta franchezza il sottoscritto ci capisce molto poco, non possiede una sfera di cristallo nonostante l’abbia sempre desiderata e l’unica cosa che si sente di esternare è un personalissimo giramento di scatole: in un momento delicatissimo della stagione siamo sommersi di voci, notizie e aneddoti di cui avremmo fatto volentieri a meno. La cosa migliore da fare è munirsi di un potentissimo “sticazzi”, scrollare le spalle, ignorare il guazzabuglio mediatico e pensare alla Roma.

Roma che negli ultimi anni si è rivelata un osso piuttosto duro da masticare. Non vinciamo con i giallorossi da Agosto 2017, poi soltanto pareggi, molti dei quali con quel sapore di “vorrei, ma non posso” che ha contraddistinto i nostri recenti risultati. Per capire quanto sia importante il momento, basti pensare che l’anno scorso nelle quattro partite con Roma e Juventus l’Inter ha raccolto appena 2 punti, entrambi con gli uomini di Fonseca. Le ambizioni reali della nostra squadra verranno messe a dura prova nei prossimi dieci giorni – compresa la parentesi in Coppa Italia con la Fiorentina.
Sulla Roma c’è poco da dire: sono una buona squadra. Hanno qualità, un gioco collaudato e in una giornata positiva possono mettere sotto chiunque. L’Inter probabilmente è più solida e ha più peso davanti, ma la Roma ha gli strumenti per prendere in mano la gara, come ha fatto lo scorso anno, per esempio. Ricordo che nelle due uscite con la Roma non ho mai avuto la sensazione di essere superiore. Lo siamo stati, lo dice la classifica, ma nelle due partite la Roma ci creò non poche difficoltà e mantenne per larghi tratti il pallino del gioco.
Sicuramente quando giochi contro squadre forti misuri la tua forza. Sono gare che misurano le nostre ambizioni.
Conte sulla sfida con Roma e Juventus(Conferenza Stampa)Veniamo dalla sconfitta in trasferta con la Sampdoria, una partita certamente non fortunata, ma che ha confermato anche alcuni limiti della nostra squadra. Parliamo di noi ed in primis predicherei comunque calma, un monito che rivolgo sempre a me stesso prima di partire in quarta: perdere una partita dopo otto vittorie consecutive ci sta e la partita di Mercoledì offriva parecchie insidie. Resta quel sapore amaro di chi, ancora una volta, non è riuscito ad approfittare della sfida al vertice tra Milan e Juventus per andarsi a prendere la vetta della classifica. Di pancia, molto onestamente, mi sono chiesto se questi scivoloni in momenti-chiave non possano dare una misura reale della forza di questo gruppo.

Posto che come detto tutti firmeremmo per perdere una gara e vincerne otto, è un caso che si sia steccata proprio quella dove si respirava il profumo dell’occasione? Voglio augurarmi che lo sia, ma una squadra che vuole vincere lo scudetto penso si valuti anche da come affronta certe gare e da come ne percepisce il peso. La trasferta di Genova prima della doppia sfida contro Roma e Juventus era pesantissima e – nonostante il buon approccio iniziale – alla squadra in definitiva è mancato qualcosa, tanto che non siamo riusciti a portarla a casa.
Molti hanno sottolineato l’assenza di Lukaku dal primo minuto, evidenziando come sia fondamentale per il gioco di Conte. Senza nulla togliere a nessuno, appurato che un centravanti come il belga mancherebbe a chiunque, dal momento che la squadra ha prodotto un numero significativo di palle gol non credo si possa dire che si sia perso per la mancanza di Lukaku sul piano del gioco. La cosa triste che invece sento di aver toccato con mano l’altro giorno è che non sia mancato il Lukaku-manovriere, ma piuttosto l’uomo che che la spinge dentro la porta.
La sensazione è che Sanchéz con la Sampdoria non avrebbe segnato in sei giorni, più che in novanta minuti. Vero che si è mosso bene, ha creato qualche situazione, ma – forse anche in difficoltà su un campo orrido – l’impatto concreto del cileno sulla gara, la tangibile possibilità che lui segnasse era decisamente labile e ne è uscita una prova parecchio fumosa. Non è per il rigore, che si può sbagliare e considerati i suoi numeri (11 tirati, 7 sbagliati) l’errore sta proprio nel farglielo battere, ma proprio per una semplice constatazione: un attaccante alla fine della fiera deve segnare. Sanchèz, la nostra terza punta, vanta 15 presenze, parziali ovviamente, con due gol segnati: a voi le conclusioni.

Quando Lautaro vive la sua partita-fumo, dove è più casinaro che concreto, senza Lukaku in campo, la persona da cui di fatto possiamo aspettarci qualcosa è Hakimi, il che è preoccupante perchè si tratta di un esterno e questo ci offre la misura della reale possibilità degli altri di segnare. Tanto che, alla fine, abbiamo segnato solo su calcio d’angolo nonostante le palle gol costruite. Solito discorso già trito e ritrito, ma sempre sacrosanto: i gol alla fine non si contano, ma si pesano. Che l’Inter faccia 6 gol al Crotone e 5 gol al Benevento fa molto piacere, mentre ne fa decisamente meno constatare che poi nella gara più pesante fai fatica a segnarne uno e non mi pare sia la prima volta che accade quest’anno.
L’altro aspetto che mi preme sottolineare è strettamente qualitativo. Se questa squadra ha come obiettivo quello di vincere o di competere verso l’alto, credo che nella linea dei 5 a centrocampo qualcosa sia da rivedere e anche l’ultima gara lo ha confermato. L’Inter finora sta presentando una asimmetria qualitativa, dove si mischiano frammenti di Inter moderna a reflussi mazzarriani. Basta guardare lo schieramento e la cosa davvero colpisce come un pugno nell’occhio. A destra si può leggere Skriniar/Hakimi/Barella, mentre sull’altro lato a fare compagnia a Bastoni ci sono Gagliardini/Young. Fa quell’effetto addobbo dell’albero di Natale: dove davanti si mettono quelli più belli, dietro quelli meno brillanti.

Young, uscito a fine primo tempo con la Sampdoria, l’anno scorso ci ha dato una bella mano, va detto. Quest’anno è partito titolare e francamente il peso degli anni si tocca con mano: a me dispiace, ma per me non è più all’altezza. Sia difensivamente che in proiezione offensiva è un giocatore che purtroppo ha comprensibilmente già dato. Poi al suo posto vedi entrare Perisic che in quarantacinque minuti ti mette due cross uno più agghiacciante dell’altro e capisci perchè probabilmente stia giocando Young, ma credo che in questo momento la nostra migliore soluzione a sinistra – senza pregiudizio – sia Darmian. Ha corsa, difensivamente è un giocatore affidabile, anche se su quel lato fa più fatica, ma penso che al momento abbia qualcosa in più degli altri due.
In condizioni normali chiederei al mercato un esterno sinistro in prestito, un Marcos Alonso o qualcosa di simile, ma ho rinunciato a considerare plausibile qualsiasi aiuto dal mercato. L’altra annotazione riguarda Gagliardini. Roberto è un gran bravo ragazzo, ma quando gioca lui al posto di Eriksen, Vidal e Sensi è evidente che qualcosa non torni. E anche qui, visto che sono leggermente irritato, credo si possa anche uscire dalla diplomazia e dire limpidamente come funziona la questione: Vidal ad oggi sta sotto-rendendo e si è fatto notare solo per lampi di idiozia, Eriksen è fuori da ogni progetto e Sensi ha l’integrità fisica di un tamagotchi.
Il terzo centrocampista in rosa è Gagliardini: questo merita una spiegazione e evidenzia i tanti errori commessi negli anni. twittaloRimane evidente che se dopo tre/quattro stagioni Gagliardini sia titolare qualcuno non abbia operato in modo impeccabile. Anche perchè qui sono passate ormai otto finestre di mercato dall’arrivo di Gagliardini, la squadra vuole lottare per lo scudetto e questa è la situazione. Visto che è lecito ogni tanto muovere qualche critica, mi sento eufemisticamente di dire che ad occhio si poteva fare un pochino meglio, no?
Si è allenato nella giusta maniera. Con grande attenzione, voglia e determinazione. Sapete benissimo che a volte uso la carota e tante volte con Vidal l’ho usata. Ma a volte c’è da usare il bastone. Ma sempre perché voglio bene al calciatore, alla squadra, alla situazione, perché si migliori. Lui mi conosce benissimo e sa che se c’è qualcosa che non mi piace non sono uno che gira la testa e fa finta di niente.
Conte su Vidal (Conferenza Stampa)Pazienza. Appurato questo credo che tantissimo del nostro percorso dipenda da Sensi e dal recupero di un Vidal in buone condizioni, anche in termini di gol. Difficile? Senz’altro, tanto che è ancora più difficile crederci davvero, ma visto che questi siamo e probabilmente questi saremo, non ci resta che sperare che Antonio Conte riesca a tirare fuori il meglio da questi giocatori, almeno per i prossimi sei mesi. Intanto domani avremo un altro impegno enorme per rispondere alle domande che da inizio stagione affliggono l’animo dell’interista: Chi siamo? Dove andiamo?

