Bauscia Cafè

Lezioni di giardinaggio

Esistono dei detti -nel calcio ma non solo- che richiamano spudoratamente ad altre professioni, talvolta distanti anni luce dall’idea di ventidue bellimbusti che corrono dietro ad una palla rotolante. Ce ne sono molti, ma quello che più di ogni altro sento di poter far mio in questo periodo, è il famoso motto “potare i rami secchi”. Permettere cioè alla pianta o all’arbusto di crescere più rigoglioso, avendo tolto tutto ciò che non è utile alla crescita della stessa. Le parti migliori dell’albero godranno così di più luce, di più spazio, e tutto il sistema-pianta ne beneficerà.
Provate ora a trasportare questo concetto ed ad adattarlo al sistema-Inter. Dopo un’annata come quella trascorsa in cui si è assistito allo sprofondo soprattutto morale del gruppo, colpevole di aver mollato dopo 3 mesi iniziali vergognosi in seguito ad una sconfitta che li ha temporaneamente allontanati dalla parte interessante della classifica. In cui si è assistito a personaggi che mal si sopportavano -tanto da non parlarsi nemmeno- in campo davanti al pubblico di San Siro così come in privato. In cui si è assistito al manifestarsi di atteggiamenti che hanno moltissimo di epic ma terribilmente poco di professionale da parte di centrocampisti che tutto possiamo definire tranne che “campioni che spostano inesorabilmente gli equilibri”; ebbene dopo questa annata tragicomica -sicuramente la peggiore da un paio di decenni a questa parte- quello che non solo io, ma che tutti i tifosi si aspettano, è che finalmente qualche nodo possa arrivare al pettine e che qualche figura che da anni ed anni si aggira inesorabile per i campi della Pinetina possa capire che i suoi tempi in nerazzurro si sono (finalmente, e colpevolmente in ritardo direi) conclusi.
La mentalità italica di solito è restia a far nomi, “si dice il peccato ma non il peccatore” in fondo, ma noi siamo bauscia e di quello che è proprio della mediocrità italiana ce ne sbattiamo – perdonatemi il francese. Io credo che, sebbene si stia capendo giorno dopo giorno che non si verificherà quel repulisti generale o quasi che molti di noi aspettano tanto, non si possa fare a meno di ripartire senza queste creature fantastiche:
Yuto Nagatomo è arrivato qui più di un lustro fa. E’ assurdo se pensate a quanto poco abbia lasciato alla nostra causa, ma il simpatico nipponico ormai 31enne (!!!) è con noi dal 2011. Più che la sua permalosità (si è offeso pochi mesi fa perché si è osato criticarlo dopo l’errore da oratorio che ha spianato la strada alla vittoria del Napoli a San Siro) è stato meraviglioso osservare il suo lento ed inesorabile declino tecnico (non che ci voglia molto) ed atletico. Non vedo l’ora di osservare la rosa di settembre e tirare un bel sospiro di sollievo.
Gary Medel ha senza dubbio garra. Questo è indiscutibile. Il problema è che se ci interessasse vedere solo agonismo, saremmo fanatici di pugilato. Troppo piccolo per essere un difensore centrale, troppo coi piedi quadrati per essere un regista, la domanda atavica nel guardarlo è sempre “perchè?”. Ci potrebbe rispondere lui, se solo avesse imparato a parlare italiano nei quattro anni in cui ha abitato in Italia. Adios.

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Come si dice Adios in giapponese?
Davide Santon gioca 4 partite l’anno da quando ha 4 anni. Viene chiamato “il bambino” e la cosa fa un po’ ridere se si pensa che ha 26 anni e a quell’età mio padre aveva cambiato tre lavori, si era sposato ed aveva già due figli. Se però con “bambino” intendiamo il non prendersi mai una responsabilità che sia una quando è in campo beh, ecco capito il motivo per cui sarebbe bellissimo che andasse a fare un nuovo Erasmus lontano da Milano. Con buona pace della lista UEFA.
Marcelo Brozovic è un buon giocatore. Ma è anche indiscutibilmente una testa di cazzo. E non so voi, ma io le persone così le sopporto -malvolentieri- solo quando sono dei fenomeni. E siccome di sicuro l’Epic Marcelo non è un fenomeno, sarebbe bellissimo accompagnarlo gentilmente alla porta e consigliargli di andare a spaccare spogliatoi da qualche altra parte.
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Non sono io, sono gli altri!
Certo si potrebbe poi parlare di Ranocchia, di Murillo, di Biabiany; sicuramente sono molti i giocatori non adatti ai nostri rinnovati sogni di grandezza. Però per me si deve indiscutibilmente passare attraverso queste quattro cessioni, per rinfrancare uno spogliatoio che ha bisogno di capire che sì, la meritocrazia può esistere anche nel calcio e sì, siamo l’Inter, non un club di beneficienza. Non siete d’accordo?
Le vacche grasse sono finite, amici. Devono essere finite. Chiediamo quindi alla dirigenza di farci questo regalo, che per molti conterebbe ben più di un ennesimo acquisto magari poco inspirato.
Iniziamo a potare questi benedetti rami secchi.

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Vujen

Classe '85, marchigiano, interista da tre generazioni. Appassionato di fotografia, Balcani e cose inutili ma costosissime. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff. Lautaro più altri 10.

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