L’altro ieri molti giocatori hanno rifiatato, a dire il vero meno di quello che personalmente speravo visto l’andazzo del match ma tant’è, e le seconde linee hanno finalmente fatto capire a cosa possono e dovrebbero servire specialmente in un contesto così particolare e serrato come quello della quotidianità che stiamo ormai vivendo.
La prestazione di giocatori come Moses e Young, senza andare a parlare dell’ovvia bella partita di Sanchez, ci hanno fatto capire ancora una volta quanto potenzialmente sia fondamentale avere una rosa profonda nel calcio contemporaneo e quanto fattivamente queste caratteristiche ci siano mancate nel corso di questa stagione. Un po’ per scelta, intesa come necessità, un po’ per palese sfortuna. La stagione di Sanchez è emblematica in tal senso: preso per entrare nella rotazione delle punte, ha in realtà raccolto pochissimo a causa di quel fallo sciagurato di Cuadrado (guarda caso..) in nazionale nello scorso autunno. Se non fosse stato per lo spostamento delle partite causa Covid la sua stagione sarebbe finita praticamente ad Ottobre.

Non ci stancheremo mai di parlare del “paradosso Stefano Sensi”, un giocatore che ha sovraperformato nella prima parte di stagione salvo poi sparire letteralmente dai radar a causa di infiniti acciacchi banali e minori che però lo hanno praticamente escluso dai giochi. Un’assenza questa che nell’equilibrio di un centrocampo ora orfano anche del pilastro Brozovic ha inciso tantissimo, forse in maniera determinante. L’acquisto – giusto e fortunato – di Eriksen ci ha un po’ fatto dimenticare dell’importanza del centrocampista italiano nel cuore del nostro motore.
Sugli esterni fa scalpore la situazione Asamoah, ormai ai margini – e non si capisce se a causa di malanni fisici o per scelta tecnica – della rosa da tempo immemore. Una situazione che arricchisce la confusione che regna in quella zona del campo, con una sequela di giocatori che sembrano e forse sono, chi per un motivo chi per un altro, tutti non realmente adatti a dare affidamento alla nostra futura causa.
Ecco quindi che se da un lato la quotidianità ci spinge a concentrarci su quello che accade sul tappeto di San Siro, dall’altro lato il periodo dell’anno che stiamo vivendo obbliga la società a gestire una stagione 2020/2021 che nasce in una maniera completamente nuova e rivoluzionata rispetto al solito.
Le richieste di mister Conte – a mio modestissimo avviso principale artefice di una stagione finalmente non demoralizzante a questo punto del suo svolgimento, ma al tempo stesso non esente in toto da critiche, per quanto riguarda in maniera minore la gestione di alcune risorse e maggiormente una profonda talebanità tattica che può risultare in certi contesti più un limite che un punto di forza – ci saranno già state e ovviamente la società sta già compiendo passi importanti in tal senso.
L’arrivo di un giocatore sulla carta super come l’esterno Hakimi è un segnale importante che la società manda internamente ed esternamente a se stessa. twittaloAl nostro interno c’è la consapevolezza che molti passaggi a vuoto, molti anni di vacche magre possano essere finalmente messi alle spalle. Anche agli stessi giocatori certi arrivi possono fungere da motivazione, da voglia di confermarsi, e di non dare per scontato nulla. Conoscendo certi elementi della rosa direi che la cosa non possa farci che bene. Il mondo esterno ovviamente può essere preoccupato dalle rinnovate intenzioni di grandezza di una squadra, una società, troppo a lungo rimasta nell’ombra a pulirsi dalle scorie di un triplete allo stesso tempo mitico sul campo quanto debilitante dal punto di vista gestionale/finanziario.

La stagione è ancora lunga, molte partite sono ancora da giocare e sopratutto la competizione europea può darci, se impostata nella maniera giusta, qualche soddisfazione o qualche sogno, eppure è già ben chiara l’idea che la prossima stagione si vorrà fare un altro passo verso l’alto, l’ennesimo da quando Suning ha preso il timone.
Bene così, per quanto mi riguarda, spero che questi punti che ci separano dalla vetta possano essere ogni giorno sempre meno. Viviamo questo Luglio particolare così, con un occhio al campo ed uno al mercato, mai come ora, così freneticamente come ora.

