Bauscia Cafè

Ucci Ucci, sento odore di…

C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e il fuorigioco, tra la scienza e i DPCM , tra l’oscuro baratro della Serie B e le vette luminose della Champions League: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi “Ai confini del Bauscia Café”.

E’il 26 Aprile 1998. Per molti quella data è una come tante, per gli interisti è una domenica diversa, molto diversa. Il vaso di Pandora delle polemiche arbitrali e di veleni contro “una squadra bianconera” è aperto e non si richiuderà mai più. Per un certo presidente di una squadra di Serie A quel giorno simboleggia la svolta più inaspettata.

Luciano Gaucci è incollato al televisore per vedere il derby d’Italia. Il suo Perugia ha pareggiato a Cagliari il giorno precedente e quello che sta vedendo è incredibile. Ceccarini, Ronaldo, Iuliano, Simoni, Moggi, Prisco, Moratti che lascia lo stadio imbufalito…Moratti che lascia lo stadio in anticipo e teso come una corda di violino….L’imprenditore romano ha un fulmine di genio, sale in macchina e schizza a tutta birra sotto gli uffici della Saras dove, travestito da mendicante avvinazzato, intercetta il presidente interista.

Il buon Massimo, come è risaputo, non rifiuta mai di donare un po’ di danari in beneficenza, ma in quell’istanza è così incazzato che sbotta contro l’ubriacone: “Ma cosa vuole anche lei!!! Tutti addosso c’ho! Cosa vuole?! Dei soldi?! una macchina?! Vuole l’Inter?! Masssii, prenditi l’Inter, cosa me ne frega ormai, Vada Via i Ciap va…

Il tutto è ripreso e registrato da telecamere nascoste e paparazzi vari (imbeccati da Luciano), fatto sta che il giorno successivo Gaucci si presenta alla stampa come nuovo presidente dell’Inter. Caos, deliri, stampa nazionale impazzita ma non c’è niente da fare: nel più grande casino della storia del calcio Italiano (fino a quel momento), la spunta L.G., che in compenso decide di regalare il Perugia ai Moratti, come gesto di pace.

La scossa all’interno della società è troppo forte, i giocatori più rappresentativi non ne vogliono sapere, questa è una buffonata e loro non hanno firmato per questa farsa. Gaucci non fa una piega e vende tutti quelli che se ne vogliono andare: Pagliuca, Ronaldo, Zanetti, Simeone, Moriero, Djorkaeff, Recoba (che comunque stava dormendo e viene trasportato di soppiatto nella dimora Morattiana), mezza squadra se ne va. Con tutti i ricavati, l’istrionico Neo-presidente potrà mettere in atto il suo geniale piano: fare dell’Internazionale una vera squadra INTERNAZIONALE. Spedisce così osservatori a destra e a manca e nel giro di poche settimane acquista:

  • Il Muro di ghiaccio, Gunnleifur Gunnleifsson, il miglior portiere del campionato Islandese (Úrvalsdeild) preso dal KR Reykjavík
  • Dalla miglior difesa del campionato rumeno (Dinamo Bucuresti) il centrale Gheorghe Mihali
  • Il giovane centrocampista Zambiano Ian Bakala dalla squadra di mezza classifica Belga Germinal Beerschot AC
  • l’esperto regista di centrocampo, il sud Sudanese Richard Justin dal Al Hilal Omdurman
  • il velocissimo esterno destro vietnamita Nguyễn Hồng Sơn dei campioni in carica del Thể Công
  • il cecchino azero Asay Bahramov, capocannoniere della Yüksək dəstə con 24 reti e proveniente dal FK Vilash Masalli
  • il secondo capocannoniere del campionato statunitense Mark Baena direttamente dai Seattle Sounders
  • (ps: tutti i nomi elencati sono veri, o almeno così pare…)
Gunnleifur Gunnleifsson, a quanto pare esiste davvero

E questi solo per iniziare! In quella sessione estiva sbarcano a Milano una quarantina di giocatori da paesi e squadre che l’Italiano medio nemmeno conosce. Gaucci è in brodo di giuggiole! Trasferimenti e stipendi sommati non arrivano nemmeno a pareggiare quello che è costretto a pagare a Fresi al netto delle tasse! Luciano viene dal mondo dell’ippica, lì ha avuto culo grandi intuizioni e ha vinto tutto. Riuscirà sicuramente a ripetere quegli exploit nel calcio! L’ha fatto la stagione precedente con Nakata a Perugia, qui siamo a Milano, figurati se in questa grande piazza non impazziscono per un Bahramov a caso!

Visto il circo di giocatori che vanno e vengono dalla Pinetina, anche il buon Simoni abbandona la nave, rimpiazzato dal Montenegrino Zoran Filipović, la stagione precedente assistente di Boskov alla Sampdoria e con esperienze anche in Portogallo e Belgio. Ciò nonostante, l’uso di interpreti in allenamento e partite diventa fondamentale e massiccio.

In molti cominciano a domandarsi come sia possibile iscrivere tutti questi stranieri nella lista della squadra, ma il presidentissimo rassicura tutti: “Non vi preoccupate, sappiamo fare il nostro lavoro, tutti i giocatori acquistati hanno la doppia cittadinanza” fatto confermato anche da un velocissimo controllo della procura, nel quale risulta che TUTTI i giocatori hanno una lontana zia residente nella Basilicata…

Neanche a dirlo, il campionato inizia ed è un disastro! Molti atleti sono visibilmente non pronti per la Serie A e i pochi con “numeri individuali” si sciolgono nel melting pot della formazione schierata. In compenso, i presenti allo stadio cominciano ad imparare insulti in svariate lingue fino a quel momento sconosciute.

Ma Gaucci non demorde. Ride, lui! Un insperato pareggio in casa contro l’Empoli lo ringalluzzisce ed eccolo sfoderare la mossa del campione: grazie anche agli agganci di Mark Baena, Luciano riesce a contattare la calciatrice statunitense Mia Hamm, considerata la più forte di tutti i tempi e senza contratto in quel momento. Andrebbe a prendere il numero 9 e diventerebbe il simbolo della squadra.

Se non fosse che “il Palazzo” si mette di mezzo e non permette Gaucci di scardinare anche questa istituzione. Il presidente è una furia, minaccia di ritirare il club, di far giocare cavalli al posto dei calciatori, di mettersi a piangere da Biscardi. Tutto inutile, una donna non può giocare in Serie A. Né ora, né mai!

Il vulcanico Gaucci è così incazzato che, camminando verso gli uffici della società, quando s’imbatte in un barbone sbotta: “Ma cosa vuole! Tutti addosso c’ho! Cosa vuole?! Dei soldi?! un cavallo?! Vuole l’Inter?! Masssii, prenditi l’Inter, cosa me ne frega ormai, mavaffanculo va…

Solo in quel momento pero’ si accorge che il barbone, in realta’, non era altro che Enrico Preziosi……(to be continued)

Zorro

Parlo. Troppo.

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