Questo inizio campionato atipico ha lasciato spazio a tante parole, tanti dubbi, frustrazione e quindi polemiche. Quando le cose non vanno, ma a volte anche quando funzionano, emergono quelle divisioni insite al tifo. E’ così per ogni tifoseria.
Chi si riconosce in un estetica, chi in certi valori, altri in alcuni giocatori. Quando i risultati non sono in linea con le aspettative (ma spesso basta non siano esaltanti) questi sentimenti si polarizzano sempre di più. Ognuno propone una soluzione diversa e ci si accanisce su quanto si vede come limite, sia esso della rosa o della gestione della stessa.
L’Inter che vediamo in campo è una squadra che tiene il pallino del gioco. E’ una squadra che tenta di essere padrona del campo, che non ha timori reverenziali e che ha una identità e una ricerca precisa. E’ una squadra che ha ancora strada da fare per raggiungere e sfruttare a pieno le sue complete potenzialità, e quelle dei suoi nuovi interpreti. Insomma quello che si vede in campo è a tratti molto positivo. Ciò che lascia insoddisfatti è quindi solo il mero tabellino finale?
Tutte le squadre italiane con delle ambizioni hanno mostrato più fragilità, questa è una buona notizia.
Vedere un andamento zoppicante per molte compagini di A, su tutte i campioni uscenti, tuttavia non smorza il sentimento negativo che una parte del tifo sta vivendo. La rosa nerazzurra, unita al salto nel buio compiuto dall’acerrima rivale nell’affidarsi a Pirlo non fa che aumentare i rimpianti per la partenza in parte dei nostri.
Intendiamoci, non siamo partiti male sul piano del gioco. Mister Conte ha dalla prima partita improntato un Inter arrembante e desiderosa di imporsi sull’avversario. Dopo le prime uscite però sono emersi problemi di equilibrio, si è allora corsi ai ripari cercando di dare alla squadra una fisionomia più cauta, così da poter rendere possibile l’impiego di numerosi giocatori di qualità e una ricerca insistita di imporre il proprio gioco. In questo senso ci potrebbe essere grande ottimismo, il mister si è messo a lavorare, nonostante le defezioni, sul trovare delle soluzioni ad un problema che si era palesato ad inizio anno.
Una parte del tifo, controllando le statistiche, è assolutamente ottimista e, ne ha, probabilmente, ben donde.
Un altra parte del tifo invece vede in quest’Inter dei limiti che preoccupano. E anche questa parte di supporters ha probabilmente ottimi motivi per essere turbata.
Tanti indizi fanno una prova. Con partite si dominate sul piano del possesso e delle conclusioni, ma che raramente hanno visto nel portiere avversario il migliore in campo. Prestazioni insomma molto belle ma che mancano di pragmatismo, efficacia e quindi in un certo qual modo consistenza, visto anche lo score preoccupante in termini di gol concessi. Insomma tante partite fanno una prova, anzi 2: questa Inter ha un identità, un idea di gioco, ma ha anche la necessità di tramutare tutto ciò in gol. Ha bisogno di altri accorgimenti per guadagnare in velocità e cinismo.
Chi è preoccupato lo è in virtù del fatto che le prossime gare potrebbero già disegnare i primi verdetti della stagione, soprattutto in ambito Europeo. Uscire ai gironi di Champions League per il terzo anno di fila, più per demeriti propri che per le qualità messe in campo dagli avversari griderebbe vendetta.
Contro l’Atalanta abbiamo visto una buona partita. I bergamaschi hanno segnato al primo tiro nello specchio, è anche pur vero che anche il colpo di testa di Lautaro è stata la prima conclusione in porta per i nostri ragazzi.
Il possesso palla insistito dei nostri si è pian piano eroso quando era necessario un forcing più deciso, ed è invece emersa un Atalanta rinfrancata dal cambio modulo. Il risultato è stato un pareggio che in un altro contesto storico sarebbe stato accolto per quello che è, invece oggi assume sfumature grigie.
La rosa dispone di grandi qualità, eppure sembra che non si riescano a sfruttare a dovere. Vuoi per errori dei singoli, vuoi per l’impostazione generale.
Vidal è sempre stato un incursore, un centrocampista con tanti gol nelle gambe. Oggi vediamo la sua versione “mediano”, lontano dalla porta che pecca di freschezza e condisce ottime prestazioni con errori dovuti ad una mancanza di brillantezza. Con lui anche l’altro mediano, chiunque occupi quella casella, sembra essere relegato a compiti più difensivi.
Hakimi, giocatore straordinario ma ancora giovane pecca di continuità all’interno della partita, con grandi frazioni di gara in cui scompare letteralmente dal campo. (per quel poco che abbiamo visto)
Anche i punti fermi dell’anno passato sembrano dover smaltire le scorie di un forcing che li ha visti dover essere impeccabili troppo a lungo (Lautaro, De Vrij).
Queste non sono per forza cattive notizie, se non si può vincere si pareggia, si muove la classifica trovando una identità e questi giocatori, così come quelli che hanno avuto inghippi dal punto di vista fisico, prima o poi torneranno a brillare per le qualità che hanno indiscutibilmente a disposizione.
Chi invece è critico vede questa partenza come una macchia. Ci si è stancati del non vedere i valori in campo riflessi nel punteggio finale, cosa che con le dovute proporzioni si è vista riflessa in più di una stagione passata. In questo senso l’ultima Europa League sembrava aver in parte dimostrato una sorta di continuità, di forza, con una striscia positiva abbastanza convincente.
Ad oggi le vittorie ammontano al numero di 3, e rispondono al nome di Fiorentina, Benevento e Genoa. Squadre relegate nella parte destra del tabellone e impegnate a risolvere problemi non indifferenti.
In tutti questi anni, in fase di mercato si è sempre migliorata la qualità della rosa (in maniera esponenziale), ma non è mai stato portato in rosa una tipologia di giocatore molto importante. Il giocatore tecnico che salta l’uomo, meglio se centralmente, e che si prende la responsabilità di creare superiorità. Questa lacuna emerge in quelle partite bloccate in cui serve la giocata vicino alla porta avversaria. Non era Kante la soluzione. E spero lo si capisca nell’immediato futuro.
Al di la delle interpretazioni di un momento che può essere visto sia come solida base per quel passo in più, sia come passo falso per acquisire consapevolezza e forza necessaria a competere, ogni tifoso dell’Inter si augura (e ritiene fondamentale) una lunga striscia positiva. E si augura di vederla continuare a dispetto dei passi falsi delle dirette rivali. Se la corsa anno scorso non andava fatta sugli altri ma su se stessi, così quest’anno si può dire di essere in ritardo sui propri standard e sulle proprie aspettative.
Per diventare una squadra forte serve quell’atteggiamento spietato che sfrutta al meglio gli errori degli avversari, nella singola partita così come nella situazione di classifica generale. Di fronte a certi errori, in passato, si parlava di fragilità mentale, di mancanza di esperienza. Diventa difficile attribuire queste pecche a gente come Vidal o Kolarov.
Quello che non abbiamo ancora visto, dal 2011 ad oggi è una squadra che quando gli altri sbagliano li cannibalizza. Una squadra che mette pressione alle dirette rivali quando queste inciampano. Nelle ultime uscite siamo stati noi ad essere puniti e cannibalizzati al primo errore. Anno scorso, quando si poteva alzare la pressione sull’allora capolista, portandosi ad un virtuale -3, si è sempre mancato il colpo. Finchè sarà così faticherò a considerare questa squadra matura, a dispetto della classifica o della prestazione in se.
Questo credo sia il passo in più per considerarsi un Top Team.
Ed è decisamente ora di fregiarsi di questo titolo.

