Bauscia Cafè

Quel brocco di Eriksen

Esatto, cari i miei tifosotti ignorantelli, non avete capito nulla: Eriksen è una pippa, e questo esordio sottotono contro l’Udinese lo dimostra chiaramente.
Giocatore compassato, poco lucido, fisicamente lontano da quanto ammirato in quel di Londra.
Diciamolo chiaramente: ci hanno rifilato un pacco, Mourinho la sa lunga, altro che interista, quello pensa soltanto a se stesso.

Poco importa che tutta l’Inter dei primi 45 minuti facesse una fatica bestiale contro un’Udinese clamorosamente in palla, grintosa ai limiti della cattiveria gratuita, spesso impunita grazie a un Di Bello in modalità arbitro di Hat Trick Hero (questa è per pochi nati nella mia generazione), brava ad attendere e occupare gli spazi per tentare ripartenza talvolta caotiche, ma comunque fastidiose.

La verità, almeno nel primo tempo, è che alla serata di grazia dei friulani faceva da contraltare un’Inter discreta nell’approccio iniziale, poi sempre più sfilacciata e incapace di sfruttare al meglio le fasce laterali, dove comunque sia Young che Moses mostravano buon piglio offensivo e qualche latitanza di troppo in fase di copertura, senza mai scadere però nella Gresko-zone.
Un 3412 poco convinto, dove proprio Eriksen sembrava poco a suo agio, tradito da gambe che anocra non girano come dovrebbero e dalla squadra, che poco o nulla lo ha agevolato nei propri compiti; pesantuccia l’assenza di Lautaro, con la sua capacità di usare il corpo, aprire spazi e accompagnare la squadra, significativo l’isolamento di Lukaku, penalizzante il giallo pressoché immediato (e giusto) a Barella, che ne ha per l’ennesima volta condizionato una prestazione comunque valida.

Resta comunque difficile parlare di moduli in una serata dove sono stati i singoli e i cambi del mister a fare la differenza nella ripresa: che fosse 3412 o 352, dopo un errore mortale di Esposito che ne descrive appieno una coscienza calcistica ancora tutta da forgiare, c’è voluta tutta la sontuosità di Lukaku per avere la meglio sugli insopportabili bianconeri friulani, e una volta tanto possiamo applaudire la lettura di Conte, che sceglie di dare i minuti giusti al rientrante Brozovic e a un Sanchez sembrato vicino alla bocciofila soltanto pochi giorni fa contro la Fiorentina in coppa Italia.

Sia il croato che il cileno infatti rispolverano le loro armi migliori, tracciando il solco decisivo tra la prova opaca dei primi 45 minuti e quella sofferta, ma convincente della ripresa.
Se di Marcelo ormai conosciamo tutto il buono che è in grado di offrire, per El Nino Maravilla si sta invece profilando un utilizzo da mezz’ora finale alla Cruz o alla Massaro che potrebbe rivelarsi estremamente utile, se non decisivo, in partite bloccate e con avversarie abili nel chiudersi in un baricentro basso, ma non passivo.

Tornando al discorso iniziale, credo di poter affermare con certezza che, archiviati a suon di vaffanculo i detrattori di Lukaku, uomo bellissimo e sempre più decisivo, arriverà anche il turno degli anti-Eriksen, pseudotifosi patetici che dopo una manciata di minuti giocati al piccolo trotto dal danese in una situazione estremamente complicata e contro una avversaria capace di esibirsi in quelli che forse restano i minuti migliori della propria stagione, si sono affrettati a precipitarsi sui social per definirlo uno spreco di denaro, un pacco, una delusione immensa. A loro va tutto il mio disprezzo, mentre attendo che Christian suoni il violino e impreziosisca ulteriormente l’annata nerazzurra.

Anche questo dopo 15′ era un pacco

Vanno invece i miei apprezzamenti a 4 giocatori che, in un modo o nell’altro, hanno comunque lasciato un segno importante in questo Udinese-Inter: Daniele Padelli, chiamato in causa al posto dello sloveno senza falange e capace di non farlo rimpiangere. Pochi interventi, ma puntuali, un discreto senso di sicurezza e, soprattutto, una gradita clean-sheet che non arrivava dal lontano Inter-Genoa 4-0 del 21 dicembre 2019.

C’è poi Alessandro Bastoni, ragazzone che personalmente apprezzo da tempi non sospetti e che con Antonio Conte sta trovando minutaggio e fiducia nei propri mezzi. Difensore che bada sì al sodo, ma dotato anche di buon piede e gran senso della posizione: a fianco di gente del calibro di Skriniar (non benissimo stasera), Godin e De Vrji non potrà che arrivare alle più alte vette calcistiche difensive, e probabilmente ce lo godremo a lungo.

L’eroe della serata per quanto mi riguarda è proprio Stefan De Vrji, non tanto per l’ennesima prestazione praticamente perfetta, quanto perché incarna quello che ritengo l’identikit ideale di un giocatore che meriti la maglia dell’Inter (e questo discorso vale anche per Lukaku e Skriniar e, probabilmente, varrà per Eriksen): abnegazione, professionalità, risposte sul campo, dichiarazioni mai banali né campate per aria. È il mio capitano.

Credo inoltre sia giusto dedicare un cenno ad Ashley Young: arrivato quasi in sordina tra lo scetticismo generale, si è calato immediatamente nella parte portando in campo la sua enorme esperienza, una condizione fisica invidiabile e una capacità tattica per certi versi inaspettata, spazzando via così sia i dubbi sul suo impiego, sia soprattutto la faccia di Biraghi dall’11 titolare, dettaglio per il quale non finirò mai di ringraziarlo.

In buona sostanza sono tre punti pesantissimi, sia perché consentono di mantenere il passo della Lazio formato goleada e della Juve formato furto, sia perché frutto di una vittoria affatto banale che, soltanto pochi giorni fa, avrebbe potuto trasformarsi in pareggio o sconfitta in un batter d’occhio, e che invece ci permetterà di preparare con la dovuta concentrazione un derby che dovrà dare risposte concrete sulla capacità della squadra di ritrovare la necessaria continuità di risultati.
Io continuo a essere moderatamente fiducioso, ma se preferite fare gli stronzi con Eriksen forse avete sbagliato sport.

“archiviati a suon di vaffanculo i detrattori di Lukaku, uomo bellissimo e sempre più decisivo, arriverà anche il turno degli anti-Eriksen”

Io continuo a essere moderatamente fiducioso, ma se preferite fare gli stronzi con Eriksen forse avete sbagliato sport. twittalo
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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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