Bauscia Cafè

Para matar el Barça

Stramaledetto gioco del pallone, crudele bastardo. Una pedata dritta in faccia, questa sconfitta. Immeritata per il bellissimo gioco messo in mostra nel museo del Camp Nou, immeritata perché la rosa del Barcellona è di un altro livello ma gli abbiamo -per 45 minuti- smerigliato ogni anfratto, immeritata per l’atteggiamento che abbiamo avuto, per gli attributi che abbiamo tirato fuori. Immeritata perché porca puttana una serata così ce la meritavamo.

Eppure il massimo sforzo non è bastato.
Non è bastata la grande partita di Lautaro (quello bocciato da molti, ci sta) o la sontuosa prestazione di Barella e del suo gemello (Santo Cielo, ma come fa ed essere ovunque?). Non è bastata la perfetta preparazione al match del mister e dello staff.
Ci son volute un paio di giocate fenomenali da parte dei loro Alessandri Borghesi per ribaltarla. C’è voluta tutta la paura di VAR e arbitro, tutto il fiato che non ha avuto per fischiare lo abbiamo usato per mandarlo dove merita.

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Cosa resta, dunque, di questa serata spagnola?
Restano zero punti e l’amaro in bocca, un’altra bella fetta di paradiso giocata per sempre e una notte pressoché insonne.
Ma resta anche una grande consapevolezza dei nostri mezzi, resta la ferma convinzione che sia possibile andare e giocarsela con tutti.
Resta la temporanea gioia di aver goduto di una grande, grandissima prestazione di squadra, che va oltre gli 11 in campo. 

Para matar el Barça forse è un po’ presto, ma ci siamo.

E non parlatemi di testa alta, lasciamo ste cose ai gonzi e ai gobbi: del resto li abbiamo sempre presi per il culo, loro e la loro testa altissima.
Abbiamo perso, l’ha detto anche Conte: non c’è niente di cui essere felici, andarci vicino conta solo a bocce, il nostro processo di crescita non passerà dalla felicità per una sconfitta, passerà da una vittoria importante che questo gruppo -continuando su questa strada- potrà ottenere.

Facciamo che lasciamo girare le palle ancora qualche ora.
E poi sarà Bene contro Male, ancora una volta.

W l’Inter.

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Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.
Odio Bauscia Cafè.

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