Bauscia Cafè

Dobro dosli, Brozovic!

Allora ci sono due sloveni, tre serbi e due croati…no, non è l’inizio di una barzelletta sull’ex Jugoslavia di Tito, ma una descrizione della rosa di questa nuova BalkanInter che stanno mettendo in piedi Roberto Mancini e Piero Ausilio.
La notizia era nell’aria da giorni, il giocatore aveva assistito anche a Inter-Torino andando a salutare i nuovi compagni prima della partita, ma da ieri è ufficiale: Marcelo Brozovic è un nuovo giocatore dell’Inter.
BROZOVIC
Come già successo con Kovacic, la stampa italiana non manca di farsi trovare sempre più imbarazzata e imbarazzante quando l’argomento si sposta dal Morris Carrozzieri di turno (di cui sanno vita, morte e miracoli) a uno dei maggiori prospetti del calcio europeo. Ne abbiamo lette di tutti i colori su di lui: è un trequartista, l’esterno d’attacco che cercava Mancini, un regista alla Pirlo. Mancavano solo il terzino sinistro e i due leocorni, poi sarebbe stato en plein. Eppure non più tardi di due mesi fa questo ragazzo scendeva in campo da titolare a San Siro con la maglia della Croazia, schierato di fianco a Modric nel 4231 di Niko Kovac. A San Siro eh, mica nella periferia di Caracas.
Il classico centrocampista che gli inglesi definirebbero box-to-box, che può essere descritto come “mediano dai piedi buoni” in virtù della povertà tecnica che ormai caratterizza la Serie A. Capace di coprire le spalle a chi deve creare il gioco o inserirsi da dietro per cercare la conclusione o l’ultimo passaggio (3 gol e 6 assist in stagione), ma anche di fornire appoggio al mediano per avviare la costruzione del gioco. Insomma il complemento ideale in un ipotetico centrocampo a 3 di fianco a Medel e Kovacic o anche -come forse ha intenzione di utilizzarlo Mancini- nel 4231 di fianco allo stesso Kovacic.
Classe 1992 e già 5 anni di carriera nella massima serie croata per Brozovic, tutti nella sua Zagabria: con il Hrvatski dragovoljac nel 2010, club in cui è cresciuto, con la Lokomotiva Zagabria nel 2011 e poi, nel 2012, il passaggio alla Dinamo Zagabria dove gioca per 6 mesi con Mateo Kovacic. In due anni e mezzo mette in fila 96 presenze condite da 13 gol e 15 assist, che lo portano all’attenzione degli osservatori di mezza Europa e soprattutto del ct della Nazionale Kovac: convocato per i Mondiali in Brasile esordisce con la maglia croata in amichevole contro l’Austria e viene poi buttato nella mischia all’esordio contro lo stesso Brasile. Resterà l’unica presenza ai Mondiali per lui, ma il posto in Nazionale non lo molla: da lì, negli ultimi sei mesi, altre 5 presenze e 1 gol.
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Portato a Milano con un’altra -l’ennesima ormai- operazione capolavoro di Ausilio, Brozovic arriva in prestito biennale per tre milioni e obbligo di riscatto, dal 2016, fissato a 5 milioni. 8 milioni un cincinin alla volta per un giocatore sulle cui tracce pare ci fossero da mesi, oltre agli altri, Arsenal e Napoli e che -pare, si dice- avesse già un accordo di massima col Milan. Ma si trattava dei soliti metodi della Milano che retrocede: accordo con il giocatore, poi si prova a tirare con la società. A Zagabria non la mandano giù e nel giro di una notte il procuratore di Brozovic, il presidente della Dinamo e Piero Ausilio stravolgono tutto: l’interesse c’era da un anno, dirà un intermediario, ma Ausilio ha capito che non avrebbe potuto aspettare giugno per prenderlo.
E così, dopo Podolski e Shaqiri, anche Brozovic sbarca a Milano in un mercato che fino alla notte di Capodanno sembrava impensabile e che invece sembra non essere ancora finito, con il risultato iniziale di portare quantomeno i tifosi dell’Inter a vedere di nuovo la prima squadra di Milano come meta di arrivo di campioni affermati e giovani promesse, che preferiscono la nostra storia e il nostro progetto a quelli di tanti top club europei. Poco? Forse sì, fino a quando non arriveranno i risultati sul campo. Ma è impossibile non notare il salto di qualità, se è vero che un anno fa si parlava di Paolo Cannavaro.
All’allenatore il compito di assemblare una rosa che, ormai è chiaro, si muove lungo due direzioni: l’aumento del tasso tecnico e la riduzione dell’età media.
Lo avreste mai detto, un mese fa?
Pazza Inter, ju volim!

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Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l’Inter è l’unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.

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