Questo è un titolo ad effetto, va bene, concedetemelo. Dopo 10 anni di articoli su questo blog su questi temi andrò comunque a specificare che si tratta sempre di simpatiche opinioni e analisi percettive (no accesso a dati, report ecc.) per arricchire la discussione oltre alle banalità del dibattito calcio. Nessuna crociata o battaglia, solo la conoscenza di questa fetta (nicchia) del calcio messa a disposizione del tifo che vuole conoscere e capire e farsi una idea su questi temi.
Dato che un rebranding non è un maglia, che si giudica di pancia come un dolce, ma un dieta che si vede su lungo periodo, il momento è giunto.
Ma a quasi cinque anni dal rebranding firmato Zhang & Bureau Borsche , la vera domanda è: a che punto siamo davvero?
Eravamo rimasti a questo articolo, dove analizzavamo il due segni paragonandoli su versatilità, colorabilità ecc.
In quell’analisi emergeva un punto centrale, che resta ancora oggi valido:
La funzionalità e l’efficacia di un brand non sono determinate dal segno in sé, ma dalla cultura, dai trattamenti e dall’uso sistemico costruiti attorno a quel segno, indipendentemente dalla sua forma.
In altre parole: il cambio dello stemma è stato sicuramente un boost, un espediente per imporre una nuova linea di comportamento e di ordine identitario, ma non era un passaggio tecnicamente indispensabile.
Il vecchio stemma assolveva già molte esigenze di versatilità e avrebbe potuto continuare a lavorare efficacemente, poi certo c’è la politica, c’è l’opportunità, per carità, è il calcio italiano. All’epoca, alla prima indiscrezione ne scrivemmo qui.
Cinque anni fa, tutte le riflessioni erano ante-lancio. Oggi possiamo guardarle alla prova dei fatti.
FCIM o IM?

Le indiscrezioni dell’epoca parlavano di cambio logo e cambio nome (PANICO SU TUTTOSPORT).
Sul nome venne chiarito subito che la denominazione sarebbe rimasta invariata, pur puntando su INTER MILANO nelle campagne e nella comunicazione. Di fatto, in tutte le situazioni ufficiali rimangono INTER e FC Internazionale Milano.


Tuttavia, fin dall’inizio si crea una frizione interna al progetto: la sintesi del nuovo stemma si basava sulla sottrazione di “FC”, riducendo tutto al monogramma IM.
Una scelta concettualmente chiara, ma mai applicata fino in fondo nella realtà, se non in ambito grafico e in campagne specifiche.


La scelta di mantenere FC nelle situazioni ufficiali, pur sconfessando in parte la sintesi estrema dello stemma, personalmente la ritengo corretta.
Per qualsiasi club di calcio è fondamentale non dimenticarsi mai di esserlo: si è rilevanti perché esiste quel rettangolo verde.
Senza il campo, nessuno è brand di nulla. L’idea di sottrarli mi pare una follia identitaria.
Nessun Football Club è un brand se prima non è un Football Club.
Il problema del nome INTER
Sempre più spesso, però, il nome INTER si scontra con il tema dell’omonimia.
I problemi legati al nome ci accompagnano fin dall’origine, quando i fondatori decisero di non usare “Milano” – troppo aderente al Milan – scegliendo “Internazionale”.

Nel 2017, alla nascita dell’Inter Miami, in pochi avrebbero immaginato che in meno di dieci anni Messi avrebbe reso normale la domanda:
“Inter… Inter quale?” . Nel dicembre 2025 nasce anche l’Inter Bogotá. Meglio non aggiungere altro.
INTER MILANO – INTER MIAMI – INTER BOGOTÀ…effetto seriale molto brutto, ma forse ormai è tardi.
INTER: una parola bellissima (e sottovalutata)
“Inter”, per Internazionale, non è solo una rivalsa storica.
È una parola potentissima.
INTER è fra.
È lo spazio di una relazione.
È distanza e vicinanza allo stesso tempo.
È legame, movimento, attraversamento. Un concetto straordinario che, però, pesa pochissimo nella cultura interista contemporanea.
Eppure “Fratelli del Mondo” qualcosa dovrebbe pur significare.
INTER è lo spazio di una relazione: distanza e vicinanza insieme.
Il rebranding del 2021: resistente, coerente, freddo. Oggi un po’ noioso.
Il rebranding del 2021 è ormai una realtà consolidata.
Al netto della sua reale necessità iniziale, è stato lo strumento per imporre ordine e uniformità identitaria in molte aree: dallo stadio ai documenti ufficiali. L’effetto collaterale è evidente: un forte appiattimento visivo, un flat sense marcato, sulla scia di quanto fatto in precedenza dalla Juventus (anche se in realtà oggi è molto attivo e modulare nel merch).
Quando un’identità diventa monodirezionale, senza stress visivo nel tempo e senza variabili di contenuto, la noia è inevitabile.

Tanta coerenza, sì.
Ma anche tanta ripetizione.
Molto dogma, poco contenuto.
Nel frattempo il mondo è andato avanti.
Questa identità statica appare già un po’ fashion 2015.
Oggi vediamo:
- identità modulari (Tottenham)
- identità a contenitore (Mondiale 2026)
Nel primo caso si istituzionalizzano e gerarchizzano tutti i simboli storici.
Nel secondo, il brand diventa una scatola da riempire in base al messaggio.



qui il progetto completo https://www.nomadstudio.com/work/tottenham-hotspur-remastered
Diverse. Unique. Timeless.
— FIFA World Cup (@FIFAWorldCup) May 19, 2023
This is #WeAre26 🇨🇦🇲🇽🇺🇸 pic.twitter.com/gbB9bbuIrb

INTER ha un Brand System?
Sì, come tutti. Un Brand System esiste quando convivono più segni, forme e declinazioni che, insieme, costruiscono un’immagine coordinata. Anche quando questo è fatto in maniera inconsapevole o scoordinata, vedi esempio qui sotto, in 10 ore utilizzo di 3 stemmi diversi tra maglia in campo, coreografia e ADV su Gazzetta, eravamo felici. Peccato poi nel 2025 avere tutto in ordine ma non avevamo la coreografia…il resto è storia.

Non è teoria: è pratica. È sempre stato così. Nell’era digitale molti brand si sono tarati esclusivamente sullo schermo, perdendo pezzi fondamentali per la vita fisica: materiali, applicazioni, tridimensionalità.Esistono molti tipi di Brand System, e ognuno può costruirselo secondo le proprie esigenze.
Quando parliamo di FOOTBALL BRAND SYSTEM?
Qui è necessario distinguere. Il Football Brand System (FBS) è il nome proprio di un progetto sperimentale e concettuale, poi diffusosi come termine generico, ma è il nome e cognome di un progetto.
Su questo, una bandierina va messa. Nel 2020, in collaborazione con Football Nerds e IED, con studenti del corso di Graphic Design di Bob Liuzzo e con l’esperto di calcio cultura e autore Fabio Pisanu, ho cercato di teorizzare un sistema basato su bisogni reali quotidiani dei club, incrociando problemi e soluzioni visti e sperimentati nel lavoro che ho fatto nel calcio nazionale e internazionale di diverse categorie e culture. Il lavoro è stato testato su una piccola società esistente di Milano VIRTUS FC 2006, dove la mancanza si sovrastrutture e politica ha permesso di muoversi in un campo senza mine.
Step 00 – Il calcio necessita di una disciplina dedicata.
Adattare linguaggi di moda, finanza, automotive o real estate senza filtrarli è spesso dannoso.
La contaminazione è utile, ma la storia va scritta con strumenti propri.
Step 01 – Nel calcio contemporaneo non si può vivere di un solo segno. Alcuni compromessi sono pericolosi: uno stemma non applicabile sulla maglia home, un segno pensato solo per Instagram, merchandising poco realizzabile o non allienato alla cultura del club. La coperta è corta, e alcune aree non possono essere sacrificate.
Step 02 – L’identità primaria nasce da ciò che va in campo.
Da lì si estraggono e modulano le declinazioni per digitale, merchandising, istituzione, vintage. Aree individuate nello schema circolare.
Step 03 – Utilizzo – il FBS è uno strumento, non una soluzione fissa.
Può evolvere nel tempo, adattarsi a anniversari, rebranding, passaggi di proprietà, progetti speciali.

INTER dentro un Football Brand System
Quella che segue è una fotografia superficiale e istantanea, basata su ciò che vede oggi un consumatore finale.










Quella che segue è una fotografia superficiale e istantanea, basata su ciò che oggi vede il consumatore finale. Ne emerge un utilizzo massiccio e orizzontale del nuovo stemma, quasi sempre tramite cambi colore e adattamenti materiali.
Una vita di brand regolare, ma poco stratificata. Il punto più critico è il Biscione: simbolo potentissimo, utilizzato in modo estemporaneo, senza una forma disciplinata. Nel passato siamo stati un po’ più bravi esteticamente con il biscione.




Eppure il calcio vive di allegorie e bestiari. Menzione speciale per IMH, che sembra invece spingere il brand nella direzione più forte, le copertine delle sfide di Champions League 2025/26 rappresentano probabilmente il miglior esempio di moderazione e consapevolezza del brand Inter visto finora.
Qui il sistema viene spinto senza rompersi, facendo emergere anche i meriti del nuovo segno, soprattutto sul piano funzionale. La cover della finale di UCL del 31/5 con il Biscione è un ottimo esempio di utilizzo epico dell’allegoria: il simbolo smette di essere decorazione e diventa immagine di brand.


Il FBS restituisce la fotografia di un brand piuttosto statico.
Sulle maglie l’approccio è rigido: apertura sul colore, fermezza assoluta sul segno nuovo.
Nel social/digital emergono le esplorazioni più interessanti, ma non fisicamente tangibili.
Nel merchandising il brand appare leggero e poco organizzato.
Il simbolo Originale nella sue forme storiche è presente, ma relegata a prodotti secondari di nostalgia, raramente validati dalla squadra, lontano dalle maglie. Il potenziale c’è. Ma è parzialmente inespresso.
Quando altri club hanno rimesso lo stemma “vecchio” sulle maglie.
Negli ultimi anni diversi club europei hanno affrontato – e in parte risolto – lo stesso dilemma: come far convivere modernità e identità storica senza rinnegarne nessuna.
La risposta non è stata un ritorno nostalgico tout court, ma l’inserimento consapevole degli stemmi storici direttamente sulle maglie, cioè nel luogo simbolicamente più alto e più visibile del sistema calcio. Club come Roma, Milan, Juventus, Ajax e Atlético Madrid hanno, con modalità e obiettivi differenti, reintrodotto versioni storiche dei propri stemmi sulle divise ufficiali, spesso proprio dopo fasi di forte semplificazione o rebranding radicale. In alcuni di questi casi l’operazione ha rappresentato un’ammissione di errore, una correzione o un passo indietro, in altri, al contrario, è stata una dichiarazione di maturità del brand:
la capacità di sostenere più simboli, più livelli di lettura, più epoche, senza perdere riconoscibilità. È importante sottolinearlo:
non si è trattato solo di “maglie celebrative” isolate o di operazioni puramente nostalgiche.
In diversi casi gli stemmi storici sono tornati in competizioni ufficiali, indossati dalla prima squadra, validando così quei segni nell’immaginario contemporaneo e non relegandoli al solo ambito merch o collezionistico, ma creando un vero JERSEY CREST SYSTEM che attrae differenti frange del pubblico e rende dotti anche i giovani tifosi di Lin giuggi passati. Questo approccio in UK è in voga da parecchio e spinto spesso dagli sponsor tecnici pr diversificare e accolto dai club come valorizzazione, in Italia è arrivato recentemente ma è ormi una realtà che trascende anche le categorie.

Questi esempi dimostrano una cosa molto chiara:
nel calcio moderno la forza di un’identità non sta nella coerenza assoluta di un singolo segno, ma nella capacità di costruire un sistema simbolico in cui passato e presente convivono senza conflitto. Ed è proprio qui che la domanda nel titolo sull’Inter smette di essere romantica e diventa strutturale.
La provocazione
Finite tutte le correttezze progettuali verso il nuovo stemma – che resta una sottrazione di identità – è legittimo porsi una domanda. una domanda che dovrebbe essere ciclica per valutare la salute del brand.
Davvero lo stemma originale disegnato da Giorgio Muggiani è inadatto a rappresentarci oggi? Lo è meno o di più di quanto pensiamo?

Non è solo grafica.
I simboli hanno il potere che gli viene riconosciuto. E lo stemma originale dell’Inter possiede un potere che nessun rebranding potrà mai conferire: è nato da un fondatore, è viscere, è cuore, ed è anche opera d’arte.

Oggi molti club stanno ricostruendo sistemi identitari non più basati solo sullo stemma attuale, noi che facciamo? Aspettiamo il 120esimo?
TEST
Le simulazioni che seguono non sono nostalgia.
Sono test. Dimostrano che, con i dovuti accorgimenti, lo stemma storico – o le sue evoluzioni – potrebbe tornare a vivere sulle maglie, anche a stagioni alternate. La maglia è la casa principale dello stemma. E forse è il momento di ricordarcelo. Alcune volte potrebbe anche salvare delle maglie, sopratutto le away, che di fatto sono vuote o pessime (Vedi ultime due), dare personalità a delle terze che sono tutte figlie del brand sponsor e non del club (T90).


La vera, ed ultima, domanda.
Prima di chiederci quale stemma mettere sulle maglie, dovremmo chiederci: che tipo di club vogliamo essere quando lo facciamo?
Il dibattito “vecchio contro nuovo” è una scorciatoia comoda, ma sterile.
Non è una questione di nostalgia contro modernità, né di estetica contro marketing.
È una questione di potere simbolico. Uno stemma non vale perché è più aggiornato, più semplice o più vendibile. Vale perché regge il peso di ciò che rappresenta, oggi e domani. Il nuovo stemma ha dimostrato di funzionare: è resistente, coerente, ha attraversato vittorie, cambi di proprietà e cicli sportivi.
Ma la vera domanda non è se funziona.
È se basta.
Allo stesso modo, lo stemma originale non va invocato come reliquia o rifugio emotivo.
Va interrogato come si fa con le cose vive:
ha ancora qualcosa da dire? È ancora in grado di rappresentarci?
Se la risposta fosse sì, allora il problema non sarebbe “tornare indietro”,
ma non aver mai davvero deciso come far convivere le nostre identità.Perché un grande club non sceglie un solo simbolo per sempre.
Costruisce un sistema in cui i simboli convivono, si alternano, si caricano di senso a seconda del contesto.
La vera provocazione, allora, non è rimettere il vecchio stemma sulle maglie (con un sondaggio popolare), ma è chiedersi se siamo pronti ad avere un’identità abbastanza matura da sostenere più di un segno senza paura.
Finché questa domanda resta senza risposta, ogni logo sarà solo una soluzione grafica. Non una scelta culturale. E le polemiche restaranno polemiche, la nostalgia resterà nostalgia e magari la prossima proprietà spazza via tutto è fa la ‘sua’ nuova identità (tutto è possibile) e non ci sono barriere o protezioni culturali.
Dico questo perché nel calcio, sopratutto italiano, i rebranding si fanno per 3 motivazioni principalmente: fallimenti (0 soldi), cambi proprietà o di poltrone (ego e politica), strategia e visione di brand nel tempo…e qui non mi azzardo a dare percentuali.


#salutateicampionidinverno
Con ogni risultato
Tralaltro l’ ultima di andata è col Lecce
La prossima col Napoli è già di ritorno.
https://www.fcinternews.it/copertina/adani-l-inter-ha-perso-scudetti-per-mancanza-di-spietatezza-ma-se-toglie-quei-15-di-assenza-999797
– Uno su quattro campionati da più forte rimangono pochi –
Non che sia sempre d’accordo con Lele ma rispetto allo Zio (strumentale per gli Anti COMBO rosiconi) c’è un oceano di capiscenza
La chiudo qui , tanto sapete come la penso.
JAD…ma il lele di oggi è il galoppino fedele dell’avversario adesso più marcio e polemico nei nostri confronti…
Ma dai….dal panegirico apologico che paragona conte a Mou, uno che non ha vinto neanche una mitropa e che ci ha portato al punto più buio in CL con uno che ha vinto tutto e ci ha portato al Triplete.
lele fa continuamente sponda e regge il gioco a conte su questa narrazione dell’Inter squadra più forte obbligata a vincere ogni santa stagione…solo per mettere pressione.
Quelli che proprio Marotta ha da poco definito i “giochetti di conte”…per mettere pressione.
Era mito per me lele ma oggi per me è zero e funzionalmente antinterista per incarico professionale.
Un lecchino spudorato e senza rispetto nei nostri confronti.
Cipe devi saper scindere l’uomo (o quello che ti rappresenta) dal professionista.
Conte è un fuoriclasse assoluto.
Non darlo per sconfitto nemmeno se lo battiamo domenica.
È uno che ha vinto uno scudetto con JJesus, Politano, Spinazzola ,Di Lorenzo,Rahmani,Oliveira, Billing. Sta roba brutta.
Poi Lele è un po’ esaltato , questo è vero.
Ma ti conosco,tu sei un po’ vetero/bandiera 😜
(Molto meglio che anti COMBO.)
Io di là ci ho litigato con un Vetero. Per la verità lui mi ha attaccato per la questione ZIO. Ho preferito andarmene perché non capirebbe mai, ha il mito e se glielo tocchi si sente mortalmente offeso. Una religione. I TIMORATI DI DIO Bergomi Giuseppe
Poi ci sono gli Zio strumentali, lo usano ,pur sapendo che è una mestizia, per dar contro alla società.
Ma questi sono dei tombini, i veri anti Interisti .
Ma per me puoi avere lo opinioni che vuoi su Bergomi e su chiunque altro. Io valutavo quelle sue precise affermazioni.
Conte prima che arrivasse ho detto che avrebbe potuto portarci allo scudetto e ho sempre, dico sempre scisso l’aspetto tecnico da quello umano o almeno c’ho provato.
Che lui abbia delle qualità non l’ho mai messo in dubbio…mai stato tra quelli del “conte asino”…mai.
😄 Che poi sia unammerda è un altro discorso.
La mia avversione prima che arrivasse verteva su questo.
Riconoscergli delle qualità non significa però poterlo paragonare a Mourinho….per i motivi che ti ho detto.
Mourinho ha il curriculum per potersi definire un allenatore Top a tuttotondo.
Conte ha vinto competizioni locali ma, sul piano del calcio internazionale, il suo rendimento è a dir poco imbarazzante al confronto di quello di Mourinho…appartengono a galassie diverse e l’equiparazione di lele mi pare un grandissima minchiatona col botto.
Una leccata di terga indecente.
Per il resto è ovvio che fa, mediaticamente, gioco di squadra con Conte.
Conte dice una cosa e lui gli fa eco dopo qualche giorno.
Mi dispiace veramente perchè da lui mi sarei aspettato maggior rispetto per l’Inter, vista la sua storia. Mi dispiace davvero perchè fin da quando andavo alle elementari per me è stato un mito.
Adesso fa la scimmietta ammastrata di conte.
Tristezza.
Scusa Cipe, ma nell’articolo segnalato da Jad non leggo alcun paragone tra Conte e Mourinho, né di squadre “obbligate a vincere”: leggo soltanto che nel quadriennio di Inzaghi l’Inter è stata la squadra più forte della serie A e che aver vinto un solo scudetto è oggettivamente poco.
Capisco che ne deriva una critica per il tuo pupillo scrittore di storia del calcio, ma si tratta di un giudizio ampiamente condiviso non solo da osservatori tecnici, ma perfino da numerosissimi tifosi interisti, tra cui mi metto anch’io. Basta per squalificarlo e ritenerlo “antiinterista” e “lecchino spudorato”?
Deriva da un equivoco.
Letto Lele l’ho associato ad oriali…perchè tempo fa aveva ripetuto praticamente le stesse cose.
Mea culpa. Faccio ammenda per lo scambio di persona. ma per me quel che penso di oriali tuttavia rimane. Il !ecchino per me è lui.
L’intervista in cui paragona conte a Mou l’hai postata tu come “interessante” e quindi la conosci.
Ad Adani non dò comunque molto credito.
Ne capisce, questo è sicuro, ma gli ho visto troppe volte cambiare idea, anche su Inzaghi, con il vento che passava.
Un tempo le sue cronache mi piacevano, adesso è diventato la caricatura di se stesso.
Di opinioni critiche sul mio “pupillo” se ne possono avere liberamente.
Posso avere anche io le mie e difenderlo da quelle che considero criticabili.
Tu hai il tuo di pupillo ed hai anche tu il diritto di incensarlo, in modo diretto considerandolo al secondo posto nella classifica assoluta di ogni tempo dei migliori allenatori o indiretto attraverso i panegirici di oriali.
Gusti.
Prendo atto del tuo equivoco e non immoro oltre.
Per il resto, l’unico mio pupillo è Chivu.
Cristian Chivu.
Conte lo considero un ottimo allenatore al quale però, come tu giustamente sottolinei, manca un gradino (ma della piramide di Zoser) per diventare top, ossia affermarsi in una competizione internazionale.
In compenso ha vinto quattro campionati italiani (con tre squadre diverse) e una Premier: un palmares certo non paragonabile a chi ha vinto un solo scudetto, per di più allenando per quattro anni la squadra più forte della serie A (come noi NON eravamo al tempo del 19° scudetto: allora sì che fummo “i più bravi”, ché la rube era sicuramente più forte).
In questo senso, e solo in questo senso, Oriali per me ha ragione a paragonare Conte a Mourinho: per l’indubbia capacità che hanno entrambi di ottenere il massimo dalla rosa che hanno a disposizione. Inzaghi invece ancora deve dimostrare tutto e non è certo riempiendosi le tasche di denaro in Arabia che scriverà la storia del calcio: al massimo confermerà di essere “un perdente di successo”, per dirla con il compagno Jad.
Tu ovviamente la penserai diversamente. Come dici tu, gusti.
Buongiorno,
BC ha aperto di nuovo…
Siiii, viene la Diletta
😂 😂 manca il n. di telefono
Comunque Chivu , santone o non santone, difesa alta o bassa, Sommer o non Sommer, sta facendo bene.
Ieri intelligentemente ha fatto riposare i vari Bastoni , Zielo, Barella , Thuram riuscendo comunque a vincerla con merito.
Però ho sempre avuto il culo stretto tutta la partita.
D’altronde loro non hanno mai tirato in porta, che è la tattica del mister per non prendere gol.
Sta facendo molto bene essendo un esordiente in top club.
Il problema che rimane è quello degli ultimi anni.
Come è possibile finire, come quasi sempre, a chiappe strette con:
E, aggiungo, come è possibile, con un possesso di 64% contro 36% avere fischiati 21 falli contro 4 con una seconda, chirurgica, ammonizione di Chala e dovendo difendere quei pochi palloni entrati dalla vivisezione di chi cerca palesemente il pelo nell’uovo? Anche questo è un problema da risolvere.
Questi numeri e la loro ricorsività iniziano ad avere contorni soprannaturali.
Misteri. Ieri Sucic si è mangiato un gol incredibile…e lui ha i piedi buoni.
Lautaro invece è così. Si sbatte come non ci fosse un domani , ha forza ,tecnica , ma si mangia sempre qualche gol fatto.
Detto questo segna e finché continua così gli perdono qualche mozzarella.
Dobbiamo accettare queste nostre caratteristiche…se fossimo anche iper letali segneremmo 4 / 5 gol a partita.
I problemi sorgono quando , con squadre più toste, le occasioni diminuiscono.
In quel caso , se non finalizzi poi rischi la beffa.
Comunque siamo forti pur con qualche lacuna.
*
Ieri non ho visto un arbitro ” contro” ma convengo che il giallo al Turco non ci stava.
Moderatamente contro
Meno ancora ci stava il giallo precedente….scorsa partita.
Madonna Bergomi e Caressa
Che mestizia!
Bergomi è proprio un povero coglionazzo, può piacere solo ai veteronerasurri rinco attaccati alla bandiera o peggio agli anti COMBO rosiconi.
Ciao bauscioni!
Quindi il sito è ancora vivo?
Come l’Inter dopo l’abbandono di quel Demone che ha scritto sulla sabbia pagine indimenticabili di storia del calcio?
Evviva!
Forza Inter, forza Chivu, forza ragazzi e ‘ntu culu a chi abbandona i colori nerazzurri, a cominciare dal gobbo parruccato che domenica dovremo accogliere con gli onori che merita!
Ciao IL
👍
Ciao compagno Jad!
😄 Ciao
Hahahaha.
Voi due siete come Vianello e la Mondaini.
Che vuoi farci?
Lui non perde occasione per glorificare Inzaghi, quindi io, che non lo posso vedere esattamente come lui non può vedere Gonde, debbo fare esattamente il contrario!
😄 😄 tu quello a sinistra ovviamente.
Il Demone a destra minacciato da te.
😄 😄
😄 Ehm….per rimanere in tema…partita da Inter stasera – occasioni sprecate comprese – ma divisa da viglili del fuoco o qualcosa del genere.
Si vero, solito
Devono fare soldi
Ma chi se la compra sta maglia
mi piacerebbe saperlo
En passant segnalo un Milan affaticato dai troppi impegni (😁) che , avendo giocato venerdì scorso , scenderà in campo domani.
Ed anche stavolta tanto rumore per niente, parlo del giocatore Cancelo, che va al Barca. Noi prenderemo, se va bene, uno di belle speranze, o un vecchietto sperando che non si rompa. Questi sono peggio dei cinesi
Cancelo è/ra un gran bel giocatore. Lo prese Ausilio e poi non fu riscattato causa bilancio in rosso.
Adesso è verde ma soldi da spendere zero, specialmente per un “anziano”.
Comunque vedila in positivo :
Cancelo ha un carattere di merda e gioca in un campionato di terza categoria.
Forse abbiamo schivato un pacco. Almeno spero .
Però il profilo ci serviva.
“I simboli hanno il potere che gli viene riconosciuto. E lo stemma originale dell’Inter possiede un potere che nessun rebranding potrà mai conferire: è nato da un fondatore, è viscere, è cuore, ed è anche opera d’arte.”
E’ quanto ho sostenuto quando per strani motivi si è voluti passare ad uno stemma orribile e senza storia.
“Davvero lo stemma originale disegnato da Giorgio Muggiani è inadatto a rappresentarci oggi?”
Chi può mai avere pensato sta gran ca….volata?
@rupertalbe
Stesso identico discorso però va esteso alla Maglia ed i suoi colori, i primi veri simboli unificanti e distintivi sin da bambini di una squadra di calcio.
Pitonate, gessate, zigzagate, pixelate, oggi a righine nero blu come una vecchia atalanta anni ’70…anche basta co ste cagate.
Basta con lo scempio dei simboli di un Club come l’Inter.
Stemmi o maglie che siano.
Lo stemma è un valore, la maglia oltre ad essere stagionale è oggi anche una fonte di finanziamento (se no la Nike mica ti da 30 milioni) e ricavo, per essere tale non possono essere la stessa per sempre in eterno, ci sta che vengano esplorate e studiate con messaggi differenti nel tempo, oppure fatte contemporaneamente di diverse nature come in NBA (edizione classiche/edizione concept ecc)…sempre con rispetto e logica, certo.
Hai molto detto bene @Rupert “con rispetto e logica”.
Il punto è: quali sono i paletti entro i quali ci muoviamo con rispetto e logica verso una maglia?
Per me ci sono alcuni (pochi) tratti fondamentali da rispettare…colori e riconoscibilità (leggi strisce verticali).
Secondo me, per fare un esempio, la cd “pitonata” questi criteri non li rispetta per niente…si il biscione e tutta la simbologia che vuoi… ma non ci sono né le striscie né colori dell’Inter.
Per variare e vendere ci sono infinite varianti possibili delle maglie vintage che potrebbbero essere riprese.
Per inciso non compro maglie da tempo e se ne uscisse una così credo la comprerei.
Brand,maglia,marchio, non sono in grado di esprimermi.
Argomento troppo complesso per il tifosotto che sono.
Per me ,marchio e maglia dovrebbero non cambiare mai.
Però in tutte le aziende “storiche” il logo subisce modifiche nel tempo.
…ma onestamente non ci capisco un emerito fico secco.
Partita
Inter stratosferica. Fortissima. Determinata.
Risultato stretto.
Tutti bene (tranne Sommer Mmmmmm) quindi faccio due nomi:
Zielinski e Lautaro (saranno servite tutte le bestemmie che gli ho rivolto i primi mesi del campionato? No. Non ho nessun merito chiaramente).
Ancora non abbiamo fatto nulla,ma siamo primi con merito.
Con un po’ di sorte, possiamo arrivare in fondo.
Ho sempre creduto in questo gruppo. Forza ragazzi!!!!
PS
Normalmente evito argomento “arbitri”….ma non c’era uno allo stadio che non percepisse chiaramente una conduzione arbitrale ostile e avversa.
Un cane schifoso!
siete ancora vivi? Vi vorrei poter leggere sempre. Non ci speravo più. Sulle maglie io non sono un esegeta, per me doveva restare la maglia classica dell’Inter dagli anni della grande Inter in poi. Ma si sa oggi ci sono gli sponsor che pagano e quindi ci deve stare tutto.
Passerei alla partita con il Bologna, poteva aver vinto 5/6 a zero e non ci sarebbe stato niente da dire. Invece abbiamo preso un gollonzo di rimpallo, ma questa è una storia vecchia. L’arbitro ha fatto del suo meglio per favorire il Bologna, sapete altrimenti a Napoli gli avrebbero sparato, secondo il suo dire. Soprattutto nella gestione cartellini, per ammonire un bolognese bisognava che almeno avesse fatto tre falli, ne faceva uno uno dell’Inter subito cartellino, poi questo peserà.
Spero di leggervi più speso
Benritrovato.
😄 😄 vecchio gombloddista di un Veleno.
Caro mio, ormai certe cose non le vede solo chi non le vuole vedere.