Bauscia Cafè

La maglia 2Face

Finalmente è arrivata, si, ci è voluto un po’ di tempo.

INTRO

Bauscia Café si è sempre posto l’obbiettivo di fare un servizio al tifoso, sul tema maglie abbiamo sempre cercato di fornire chiavi di lettura, analisi, smontare banalità e luoghi comuni, interpretare i messaggi e valorizzare i prodotti e il loro significato, continueremo a farlo anche in questo articolo. Senza fare markette o tappeti rossi perché quello che interessa è la cultura del calcio, nel dettaglio, la cultura del tifo interista e la progressione della stessa Inter prima ancora che del club (è una azienda che cammina da sola), della sua community. Molto spesso abbiamo anticipato le uscite con le nostre analisi, ma questo ha comportato un simpatico saccheggio dei nostri articoli, ecco perché la scorsa stagione si è volutamente saltato il giro e questa stagione arriviamo solo dopo le uscite per dire la nostra. Il tema è: fare approfondimento.

In questo articolo verrei fare una cosa molto sottovalutata, guardare questa maglia e dare merito al design, alle scelte e alle sensazioni/ percezioni che fornisce cercando di incasellarla nella storia delle nostre maglie. Per il bella o brutta passare avanti.

Tema maglie abbiamo sempre cercato di fornire chiavi di lettura, analisi, smontare banalità e luoghi comuni, interpretare i messaggi e valorizzare i prodotti e il loro significato, continueremo a farlo anche in questo articolo.

Premessa

Davvero basta, basta, basta e ancor basta dire “è la maglia della seconda stella, doveva essere classica come hanno fatto farla cosi?” Davvero ci sono questi limiti di pensiero? Davvero ancora qualcuno pensa che migliaia e migliaia di pezzi possano essere progettati e prodotti live in base ai risultati dell’ultima giornata? Davvero? MALE. Non si progettano maglie con i risultati del campo, sono mondi che si incontrano solo a fatti avvenuti. Lo ribadisco perché anche fior fior di influencer e divulgatori del calcio pare non abbiano chiaro questa cosa, quando si progettano le maglie non si può considerare il risultato sportivo, non con questi numeri e dimensioni.

Questa non è la maglia della Seconda Stella, è solo la prima con le due stelle, è un fatto, piaccia o no al cuore. Questa non è la maglia dello scudetto, la maglia dello scudetto è quella con cui lo vinci, questa è la maglia con lo scudetto vinto. Questa maglia sarebbe stata così con qualsiasi risultato sportivo. Sembrano banalità, ma vanno dette, le maglie portano le effige e queste sono del tutto casuali, non sono dedicate ad esse, se non le celebrative post evento. Passaggi che sembrano incompatibili con il sentire comune, con la pancia del tifoso, sempre approssimativa, se priva di stimoli guida…poi alla 2000llesima volta che leggi o senti ‘eh ma la maglia della seconda stella’ se hai un cervello sano, esplodi.

Questa non è la maglia della Seconda Stella, è solo la prima con le due stelle, è un fatto, piaccia o no al cuore

Una maglia a 360, o meglio, un kit.

Come già scritto, pochi hanno dato merito e spazio a questa maglia, pochi hanno perso tempo a guardarla e analizzarla, il primo obiettivo di questo articolo è rendere giustizia a questo prodotto. Prima di fare la dovute analisi teoriche e posizionarla è doveroso capire qual’è davvero la particolarità di questa maglia, cosa la rende così difficile da digerire alla prima vista e cosa ci costringe a fare di diverso rispetto al solito. Questa è una maglia (kit) esperienziale, non va vista piatta da almanacco, va vista a 360 gradi, bisogna girarci attorno.

Ogni punto di vista restituisce una sensazione differente, se non ci giri intorno non la capisci, non la puoi intuire, il davanti non è il dietro, il fianco destro non è quello sinistro, ti obbliga a viverla ad esplorarla senza dare per scontato niente. La rarità di avere un dietro dissimile e parlante come questo è davvero una chicca progettuale, difficilmente si ricorda una maglia per il back pure essendo la prevalente visione abituale della maglia (kit) in campo da tv.

Altra particolarità, questa maglia (non è scontato) funziona e vive se vista con il suo pantaloncino (ecco perché è un Kit)

Questa è una maglia (kit) esperienziale, non va vista piatta da almanacco, va vista a 360 gradi, bisogna girarci attorno.

Panta-drip

Protagonista assoluto. Il punto prezzo è tutt’altro che popolare per un articolo del genere (se pensiamo che lo stadium costa 49,99 sesterzi) ma la sua enorme praticità nella vita reale lo rende un acquisto ammortizzabile, il pantaloncino sarà la maglia del 2030, dato che le maglie si avvicinano sempre di più al mezzo milione di lire. Questo panta vive da solo in maniera straordinaria, iconico già ora.

il pantaloncino sarà la maglia del 2030

Posizionamento

Le ultime 5 maglie Inter tracciano una linea precisa di quello che è l’approccio di Nike e Inter alla progettazione della palatura (LE RIGHE), dalla parziale interpretazione della palatura (Zig Zag – Memphis – palatura tematica) alla quasi totale estinzione delle righe (Biscione – assenza di palatura) al ritorno alla riga bold classica ma incastrata in un modello complesso (palatura semplice) per poi passare alla asimmetria (Pixel – palatura asimmetrica) e infine, alla coesistenza della palatura con un dazzle camo ovvero una palatura interrotta. Quest’ultimo approccio è più vicino alla home 2019/20, sembra ci sia una circolarità (forse) in questo, o forse un ritorno, perché anche quella faceva coesistere le righe con un diagonale, accostava la palatura ad altro, con una gerarchia diversa, meno esasperata. Questa analisi dimostra inequivocabilmente come nell’ultimo quinquennio e passa il tema della palatura, delle righe, non sia più un dogma ma che si è sperimentato per capire se c’è spazio per andare oltre ad un linguaggio di 150 anni fa. Questo non significa che non sia iconico e identitario e che non sia possa tornare indietro come e quando si voglia con la palatura classica (magari già nella 25/26 – che hanno già fatto e finito) ma forse nel futuro saranno i colori guidare delle forme più libere.

Questa analisi dimostra inequivocabilmente come nell’ultimo quinquennio e passa il tema della palatura, delle righe, non sia più un dogma ma che si è sperimentato per capire se c’è spazio per andare oltre ad un linguaggio di 150 anni fa.

Ecco il posizionamento della maglia, non facile perché si tratta di una maglia a due facce, due anime, una sicuramente nel mondo partitura e una nel mondo concept, concept che è da capire se sia referenziale (ispirata a) o esperienziale (ti fornisce l’idea di) – dato che nessuno ha eplicitato o confermato una reference precisa (se non un generico milano dinamica o avanguardia – ma lo vediamo dopo) opterei per una esperienza…come già detto – 360 – oppure il contrasto evidente di due anime. Possiamo quindi dire che questa maglia è un esercizio di coesistenza della palatura tradizionale e una rottura grafica, una maglia dualistica, stabilità e movimento, linearità e movimento, passato e futuro, Harvey Dent 2Face.

Questo è un tema oggettivo, visivo, tangibile, non serve didascalia perché è un fatto e un tema di comunicazione, tema totalmente ignorato nel lancio…ma andiamo per gradi. 

Possiamo quindi dire che questa maglia è un esercizio di coesistenza della palatura tradizionale e una rottura grafica, una maglia dualistica, stabilità e movimento, linearità e movimento, passato e futuro, Harvey Dent e 2Face.

ANALISI

Una cosa che ha fatto discutere, sempre per la pancia del tifoso, sono stati i posizionamenti delle applicazioni. Anche qui, tanto bar sport, ‘eh ma non potevano mettere lo scudetto al centro’…No. Non metto il meme di Batman che schiaffeggia Robin solo perché ora lo ritengo una boomerata. È abbastanza chiaro che Nike per alcuni club stia riproponendo uno schema stile anni 2000 dove lo stemma era al centro, noi e il Barcellona abbiamo questa architettura, ovviamente questa scelta sbilancia la maglia che si trova un pettorale scoperto, ma grazie a Dio il Demone l’ha riempito, rispetto alle maglie degli  anni 2000 le distanze comunque sono filo diverse.

Ovviamente in fase di progettazione si può ipotizzare la presenza dello scudetto, ma è una azione divinatoria, una accortezza da Harrypotteriana, ma non può assolutamente essere un elemento progettuale 2 anni prima. Tanto per chiarire, lo scudetto può stare ovunque nella maglia basta che sia sul davanti, erano parecchi anni che non si vedeva lato cuore. Vi dirò, può destabilizzare ma proprio il 20simo vinto in face sul cuore sembra un fottuto jolly. Tra sponsor, scudetto, stemma, c’è un po’ di affollamento colori, tuttavia tutto sembra ben coordinato tra nero azzurro e oro, complimenti ad Upower, mentalità pazzesca di accettare il cambio colore a favore di maglia: AntiLETE! 

Da menzionare il nome con bordo oro, e il numero che, ad intuizione, dovrebbe avere un pattern riferibile a quello della maglia, a chiusura di un coordinato style, onestamente però mi sembra assonante ma diverso.

Upower, mentalità pazzesca, accettare il cambio colore a favore di maglia: AntiLETE!

La reference fantasma e la cultura del concept

Come appena scritto, questa maglia è sicuramente un concept esperienziale, forse anche referenziale, ma questa suddivisione è tutt’altro di che facile comprensione fuori dall’universo nerd maglie, sono cose ostrogote che leggerete solo qui, esistiamo per questo. Detto ciò, bene signori, benissimo. Escono i leaks e le maglie e i tifosi si chiedono ‘Ma a cosa è ispirata? Qual’è il concept dietro?’ OTTIMO. Cosa significa questo? Che al tifoso di calcio non lo prendi più per il naso facilmente, anche nella maglia vuole un contenuto, una storia, un’idea. Io godo enormemente per questa deviazione culturale, per cui mi batto da un decennio, non basta più buttare il pane sul tavolo, il pubblico vuole conoscere capire e identificarsi. Un pubblico così desideroso di storytelling che, se non gli viene data una risposta, se la trova da solo, magari sbagliando, magari millantando investigazioni mai esistite…ma una spiegazione se la trova.

Per qualche giorno si è parlato della ‘reference fantasma’ di San Siro, seguito dalla bellissima intuizione visivo grafica di alcuni scatti di san siro e il back della maglia girati nel web che hanno acceso gli animi. Simpatiche (direbbe Moratti) anche le annesse polemiche su fantomatici ragionamenti politici a tal punto (tipo la maglia rossa fatta per i treni cinesi) da non poterlo esplicitare o di averne depotenziato il design, una bella storia…ma anche no. Probabilmente tutta una ricostruzione plausibile ma senza fondamento.

DOVEROSO RIASSUNTO

Non è la maglia della Seconda Stella 

Non è la maglia dello Scudetto

È una maglia Esperienziale 

È una maglia da vedere a 360 e in kit

È una maglia di coesistenza e di contrasti 

È una maglia che ha generato legittime domande al tifoso sul concept

Questi sono i contenuti dentro a questo kit, e veniamo ad un punto abbastanza spinoso, l’ultimo dell’elenco, ma che nel 2024 non può essere messo in secondo piano, la comunicazione delle maglia. 

COMUNICARE LA MAGLIA

La comunicazione della maglia è sempre stata importante, peccato che nel calcio dei mecenate e della pancia piena non è mai stata una priorità. Eppure l’inter nel 2009 fece un cazzodicapolavoro, epocale. Non l’avete mai visto? AGEVOLO dal min 9:49. ERAVAMO LA NASA. Oggi se fai sta roba (e io la farei domani) sei il Vaticano del calcio.

La maglia è il più grande medium di comunicazione nel mondo del calcio, oltre che il più potente oggetto pop di design nel panorama attuale, la massa le divora indipendentemente da target, cultura, emisfero ecc. 

Nel 2024 comunicare la maglia non può essere una attività naif, è la più grande strategia di brand dispobinibile. Dopo anni sono quasi stufo di dirlo e di scriverlo. Ad occuparsi di questo aspetto, storicamente, ci hanno pensato per anni gli sponsor tecnici, perché erano l’attore che doveva fare cubare la comunicazione e l’esposizione del marchio tramite il club, Nike n1 in questo dal 1999 (Alma Mater di questa cosa), ora i grandi brand privilegiano i progetti trasversali e tocca ai club mettersi in gioco su un tema così forte con una sostanziale mancanza di background. Nonostante la Nigeria o il PSG siano li da vedere da tipo il 2017…prima del Venezia e di tutta l’onda fashion…ci è voluta la pandemia a dare una sveglia sul tema.

Quello che Inter è stata, culturalmente parlando, per la presentazione dei calciatori (seguendo l’esempio del Man U con il lancio del Nino) con apice Eriksen, o delle campagne tematiche (Inter presents) dove ha creato uno standard globale ed un solco in cui tutti stanno camminando alla grande…non lo è stata ancora per il lancio delle maglie. Su questo tema non siamo né lineari né in crescita, sporadici nel bene ma anche spesso banali. Abbiamo spesso visto Inter lanciare le maglie facendo di fatto altre cose alcune anche molto fighe, video manifesto, tributo a Pirelli, flexare infulencer, trapper live, partite di calcio segrete, eventi in piazza, eventi in store , storie sulle strade del mondo e innumerevoli riferimenti alla Milano città dinamica (davvero parecchi in tante stagioni e non sempre cosi evidenti), oppure semplici foto di calciatori che ti guardano (noia) cose scollegate dalla reale protagonista, la maglia, come se non fosse il centro, il goal dell’evento. 

Quello che Inter è stata, culturalmente parlando, per la presentazione dei calciatori (con apice Eriksen), o delle campagne tematiche, dove ha creato uno standard ed un solco in cui tutti stanno camminando benissimo…non lo è stata ancora per il lancio delle maglie.

UN LANCIO CHE GUARDA LE STELLE E NON IL DESIGN

Dopo tutta questa analisi di una maglia davvero particolare, onesto, non ho capito le scelte dei lanci di maglia.

Mi sembrano non centrati con i prodotti, come se non si fossero guardate le maglie in questione. Le maglie dicono una cosa, i lanci dicono altro. Mi stupisce, nell’estate in cui il Napoli usa le maglie per riposizionare lo stemma e il Chelsea fa una campagna di lancio maglia che ruota tutta attorno al concept della maglia stessa con teatralità e classe. L’Inter, come strategia, sembra abbia seguito la pancia del tifoso, ha parlato nel lancio di cose che non sono la maglia, ovvero le stelle.

Le stelle sono sulla maglia ma non sono parte del concept o della resa grafica finale della maglia stessa, sono un accessorio (almeno fino ad oggi, in futuro potrebbero essere un concept). Nessuna spiegazione e menzione sulla struttura della maglia, del perché e del per come. Si è solo detto appena com’è e non perché. Si è puntato tutto su l’unico tema che non ha a che fare con la maglia nel processo creativo e di design. È un lancio preconfezionato, da scaffale, fattibile con qualsiasi maglia ci fosse stata appesa, fatto ad occhi chiusi. In altri 70 casi sarebbe stato perfetto, peccato che a questo giro c’è una maglia da raccontare rimasta a piedi. Non si sente l’amore per la maglia, si sente solo il meccanismo.

Una scelta politica per rimarcare la vittoria? Rimarcare lo strapotere in campo? Ci sta. Ma la maglia non celebra le stelle, le ospita. Descritta al minimo a parole ma senza storytelling, senza una visione, poi ok c’è scritto anche ‘rappresenta le ambizioni e il legame con la città’…ottimo, quindi come, dove e perché? Alla domanda di alcuni ‘ma perché è così?’ non c’è stata una vera e precisa risposta.

Nella pagina web dedicata alle maglie, sul sito inter.it viene menzionata l’Avant-garde, che va benissimo, ma dammi qualcosa nel piatto perché nella presentazione di Avant-garde non c’è nulla ma stelle scolpite, oggetti del brico e un cavalletto. Abbiamo capito che il concept gira solo sul forgiare la maglia delle due stelle, e ok…ma lo ritengo uno sgarbo al design del prodotto e al suo concept, ha banalizzato un prodotto che ha le carte in regola per essere, e lo sarà, rivoluzionario.

Le stelle sono sulla maglia ma non sono parte del concept o della resa grafica finale della maglia stessa, sono un accessorio (almeno ad oggi).

Si è puntato tutto su l’unico tema che non ha a che fare con la maglia nel processo creativo e di design, ma con il campo e la vittoria.

Lo ritengo uno sgarbo al design del prodotto e al suo concept, ha banalizzato un prodotto che ha le carte in regola per essere, e lo sarà, rivoluzionario.

PARADOSSO NARRATIVO

Nel mentre, è uscita la maglia away. A differenza della home è solo un esercizio di stile, plain, clean, assenza, sottrazione, 0 concept, come si confà ad una maglia away quando non si vuole osare o non si vuole comunicare nulla di specifico, quando si vuole giocare al Real Madrid (una cosa che personalmente mi urta ma che accetto). È esattamente la maglia home dell’Inghilterra. Una cosa che ormai abbiamo imparato ad accettare (si lavora per platform e lo fanno tutti – vedi Euro 2024) ma che spesso viene ben mascherata dalla personalizzazione, non in questo caso. Se vuoi fare il clean sofisticato, nel calcio, rischi di essere uguale a tutti quelli che hanno avuto il tuo stesso pensiero (Milan, Napoli, Inter).

Unico vero tema qui? Le due stelle. Tema usato: l’architettura di Milano.

REACTION:

Si vede che anche la nazionale inglese ama l’architettura Milanese virata nei colori della maglia. Qui, se appena appena il tifoso guarda oltre gli occhi del cuore, la vede la presa per il naso a livello di comunicazione. Per assurdo il tema contrasti o coesistenza / architettura era forse più sfruttabile nella Home.

Unico vero tema qui? Le due stelle. Tema usato: l’architettura di Milano. Si vede che la nazionale inglese ama l’architettura Milanese.

CONCLUSIONI E PARERI

Le conclusioni? A sto giro sono più complesse del solito. Innanzi tutto, possiamo parlare di un kit e non solo maglia, e questa cosa ci rimanda molto al campo e alla naturale vita della maglia, ovvero il match. Questa è una maglia da vedere in campo più che in bloke core (a mio personalissimo parere). Abbiamo incasellato questo kit come un kit da vivere (non solo vedere) a 360 gradi, il concept non sembra referenziale ma esperienziale, fornisce una sensazione all’esperienza e non un esplicito rimando visivo. È un kit che esprime un contrasto o forse una coesistenza di anime diverse, forse anche un moto di cambiamento, potrebbe essere il simbolo di una metamorfosi o una certificazione di un posizionamento volutamente a metà tra passato e futuro. Detto anche tra i denti, questa non è la maglia delle due stelle e non è la maglia dello scudetto, non per filosofia del bastiancuntrary ma perché non può esserlo a livello progettuale, sono solo ospiti a sorpresa.

Questo si collega al fatto che la comunicazione di questa maglia non ha convinto, a mio parere (ed è un parere palesemente e dichiaratamente di parte nei confronti del design) perchè poco rispettosa nei confronti del prodotto maglia design che avrebbe meritato di più e troppo incentrata sul flex delle stelle (per l’away invece una forzatura alla tematica che evidentemente non c’è). Scelta la pancia pura del tifo per una maglia difficile, ma con fortissima personalità e altissimo valore iconico e di sperimentazione, meritava sostegno. Le maglie vanno guardate, osservate e vissute prima di pensare ai concept di comunicazione delle medesime, a sto giro è evidente la mancanza di link.

Ora aspettiamo la terza maglia, che già conosciamo, ma della quale sarà interessante vedere il lancio e sopratutto capire il concept, sarà quello della svolta? Il maestro Zen dice: Vedremo.

rupertalbe

Inter Designer

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