Di quelle 12 sono quattro le squadre che si salvano – nel giudizio di seppia, perché poi il campo e il risultato sono un’altra cosa, spesso molto meno meritocratica di quanto sarebbe legittimo sperare. Due confermeranno la categoria il prossimo anno senza il minimo dubbio e si giocheranno nono e decimo posto, due invece dovranno lottare fino alla fine. Nel primo caso sto parlando di Parma e Empoli, valide e interessanti in modo diverso.
I crociati sono un piccolo capolavoro di scouting, una formazione costruita secondo un chiarissimo progetto tattico di difesa bassissima e contropiede a mille, con una dose di talento inconsueta per una squadra da parte destra della classifica. Si parte tra i pali con Zion Suzuki, portiere strutturato fisicamente e molto pulito tecnicamente, e si procede con una difesa ricca di qualità: Osorio e Balogh sono centrali tignosi, Valeri, Coulibaly e Hinault terzini di qualità e soprattutto Delprato è quasi uomo di culto per me. Un libero d’altri tempi, con il fisico di un moscerino per gli standard attuali (1.80 per 74kg), classe 1999, ma con il coraggio, la classe e l’intelligenza dei grandissimi. È uno di quei calciatori a cui la natura non ha riservato grandi cose e di cui il grande pubblico presto si dimenticherà, capaci però di incarnare il calcio e i suoi valori nella maniera più ammirevole possibile. A centrocampo si trovano due grandi giocatori, destinati a squadre ben più prestigiose. Sohm è un Loftus-Cheek trascurato dagli osservatori, ma sono pronto a scommettere che nel giro di qualche anno sarà titolare fisso in una di quelle squadre che lottano costantemente tra 7° e 10° posto. Il regista Bernabé è invece un vero e proprio progetto di campioncino, già oggi capace di dominare la partita contro big come Milan e Juve e speranzoso di arrivare tra non troppo tempo in una di quelle squadre. Davanti Bonny è il prospetto più interessante, un 2003 di grande talento con una personalità a tratti difficile però, vittima di pigrizia o arroganza. Se dovesse trovare le motivazioni o le guide giuste, anche lui però potrà fare una bellissima carriera. Ai suoi fianchi il cavallone Mihaila, il talentuoso Man e le frecce Cancellieri e Almqvist.

L’Empoli è interessante in modo diverso: non per i giocatori ma per l’impianto. Roberto D’Aversa è estremamente antipatico e scorretto dal punto di vista disciplinare, però è quanto di più simile si possa trovare ad un Antonio Conte che non ce l’ha fatta: le sue squadre giocano un calcio estremamente calcolato e codificato, fatto di difesa a tre, movimenti preparati al millimetro e fiammate in avanti e in verticale. Il talento lì è soprattutto di origine italiana, oltre al veterano e affidabile Ismajli il portiere Vasquez è prodotto delle giovanili del Milan così come Lorenzo Colombo, attaccante bello e bravo ma troppo buono; ci sono poi la freccia Pezzella sulla sinistra – anche qui una sorta di Theo Hernandez che non ce l’ha fatta – e Fazzini a trequarti, dietro all’ahimé ex Inter Sebastiano Esposito, fiorito in Toscana con lampi di talento che regalano alla squadra punti e vittorie.
Le due belle che dovranno invece soffrire fino in fondo sono Como e Venezia. I lagunari ricevono il mio tifo e la mia stima, hanno scelto un allenatore come Eusebio Di Francesco che in Serie A sta ormai diventando una garanzia di fallimento se non un vero e proprio tabù, eppure stanno disputando questo campionato con grande dignità e coraggio. Nonostante gli scarsi mezzi economici e tecnici le loro partite sono sempre belle da vedere, se la giocano con tutti e lanciano qualche giovane parecchio interessante come Nicolussi Caviglia o Oristanio. Sembra quasi un suicidio stoico: se non abbiamo i mezzi per salvarci, retrocediamo a modo nostro. Si può essere d’accordo o meno, ma con il materiale a disposizione questa è una scelta da rispettare e ammirare senza ombra di dubbio.
Veniamo ora alla proprietà più ricca della Serie A, nonché nostra avversaria di questa sera. In due, i fratelli indonesiano Michael e Robert Hartono detengono un patrimonio di oltre 50 miliardi di euro e sembrano aver deciso di investirlo per creare una nuova big nel campionato italiano. Non più tardi di sei anni fa il Como era in Serie D, poi ha iniziato la scalata e dopo una promozione abbastanza sorprendente nella scorsa cadetteria si trova al sedicesimo posto con 15 punti in 16 partite. È un progetto ambizioso che non ha voluto però bruciare le tappe e investire solo su figurine: sono arrivate anche quelle, sì (Reina, Audero, Varane, Alberto Moreno, Sergi Roberto, Verdi, Belotti), ma i tesori migliori sono prodotti di scouting internazionale parecchio di qualità (Kempf, Van Der Brempt, Fadera e soprattutto Nico Paz).
Gli spagnoli già citati sono probabilmente serviti all’allenatore Cesca Fabregas per facilitare la trasmissione alla squadra dei principi di gioco del calcio iberico, fatto di possesso palla insistito, tecnica sopraffina, pressing alto, ricerca costante del dominio del gioco. C’è poco da girarci intorno, sembra uno di quei mostri prodotti dai videogiochi di un tempo quando si andava troppo avanti in una carriera da allenatore e ti ritrovavi con trasferimenti impossibili in società improbabili. Metteteci pure che allo stadio la proprietà invita ogni volta una star del cinema diversa (ma quanto sarebbe stato bello giocare in trasferta il 23 dicembre e vedere sulle tribune Macaulay Caulkin?!) e lo straniamento è bello che fatto. Però il Como ha anche delle luci importanti, soprattutto una, a trequarti: Nico Paz. Per occasioni create, passaggi progressivi e dribbling riusciti il talento argentino è il miglior centrocampista della Serie A. Parliamo di un talento purissimo, uno di quei mancini che quando li vedi ti accecano come il sole di primavera, fantastico nella rifinitura, nel tiro da fuori, nella creatività ma al tempo stesso calciatore vero. Intendiamoci: non è un Soulé, bello e bravo ma fine a sé stesso, pigro, ripetitivo, egoista. È anche un lottatore, uno che quando la partita si fa dura diventa più duro degli altri, che ha forza, fiato e polmoni per correre più forte e più a lungo degli altri (vedasi anche il gol di una settimana fa contro la Roma al 97’). Probabilmente queste qualità sono figlie della formazione nelle giovanili del Real Madrid, società in cui di vincere e di come si fa qualcosa sanno, sta di fatto che oggi il 79 comasco è una meraviglia sul prato verde di un campo da calcio. È impossibile lamentarsi dell’Inter se si pensa a quanto è bello ciò che abbiamo visto e vissuto negli ultimi 5 anni, però questo è proprio uno di quei giocatori che un altro presidente in altri tempi sarebbe andato a prendere il prima possibile e non sarebbe un discorso solamente estetico o emotivo: Nico Paz è esattamente il giocatore che ci manca, un trequartista che con la fame e l’esperienza potrà diventare anche mezzala, ha un’intelligenza tattica clamorosa ed è capace di fare tanto le piccole quanto le grandi cose, giocare nelle pieghe della partita ma anche far esplodere il banco non appena gli viene concesso un millimetro per girarsi e puntare o calciare. Sono anni, quattro o cinque ormai, che vediamo solo gli altri farsi regali. Juventus, Milan, Roma, Atalanta e perfino Fiorentina sono squadre che di regali se ne concedono ancora, se ne possono concedere ancora. Noi no, dal Coronavirus stiamo a guardare gli altri divertirsi e sognare sotto l’ombrellone o al terminal di un aeroporto. Non è grave eh, meglio festeggiare per strada a maggio o giugno, però ogni tanto – sarà il Natale che risveglia il bambino in ognuno di noi – il sogno di un regalino del genere ti viene.
Ce ne sono due enormi sulla lista dei desideri che domani sera lascerò sotto l’albero insieme al latte e ai biscotti, uno è Nico Paz e l’altro è Santiago Castro, ma andrò a letto sapendo che molto probabilmente mi troverò un vecchietto o uno svincolato e che molto probabilmente sarà anche meglio così.
Le prime posizioni della Serie A sono una gran sorpresa: non solo c’è il Napoli che lo scorso anno è arrivato decimo a quaranta punti dal primo posto, ma anche la Lazio che ha venduto tutti i big storici e preso l’allenatore dell’Hellas Verona e la Fiorentina che ha fatto la solita maxi-cessione alla Juve per poi prendere come allenatore Raffaele Palladino. Considerata anche l’imminente Supercoppa da giocare negli Emirati il 2024/2025 passerà alla storia come il campionato degli asterischi. Con la Lazio le gerarchie sono state stabilite in maniera chiara e netta con il terrificante 6-0 di una settimana fa, con i viola il discorso è in sospeso a causa dell’incidente occorso a Edoardo Bove, ma anche in questo caso la sensazione è che l’Inter sia destinata a fare un altro campionato. Milan e Juve sono staccate e arrancano in modo diverso – la prima sembra alla fine di un progetto tecnico prima ancora che tattico, la seconda all’inizio – e devono preoccuparsi più del quarto che del primo posto.
Lassù insomma è corsa a tre: Inter, Napoli e Atalanta. Sul Napoli da dire c’è poco: è una squadra veramente brutta e povera di qualità, organizzata molto bene ma davvero tanto prevedibile, destinata a vincere tante partite ma anche a lasciare tanti punti per strada non appena il livello degli avversari si alzerà abbastanza da rendere insufficienti le qualità dei singoli. Rimane comunque, a mio parere, la squadra destinata ad arrivare seconda. Sì perché oggi è una gara a chi celebra di più l’Atalanta ed è corretto, ma la verità è che stiamo parlando di una squadra che tante gare le vince di risulta. La somiglianza più immediata che riconosco è quella col Milan di Pioli, innanzitutto nel collettivo: è una rosa in cui tutti fanno la loro parte senza togliere nulla a nessuno. Per intenderci: la convivenza tra Kvaratskhelia e Neres è un problema. Il georgiano è un giocatore migliore, ma non è funzionale al gioco di Conte ed essendo titolare riduce parecchio l’impatto del brasiliano, che quindi rende molto meno di quanto potrebbe. Uno vale 8, l’altro vale 7, ma il risultato non è di 15, è di 9 o 10 per intenderci. L’Atalanta attualmente ha quel decisivo pregio che aveva il Milan di Pioli, nel quale portavano il contributo massimo possibile anche giocatori come Calabria, Krunic, Messias, Saelemekers e Ibrahimovic a fine carriera. Nei nerazzurri di Bergamo oggi non solo stanno girando al 110% le colonne come Carnesecchi, Hien, De Roon, Ederson, De Ketelaere, Lookman e Retegui, ma stanno risultando decisivi anche giocatori e uomini piuttosto estemporanei, come Zaniolo, Bellanova e Samardzic. Di quel Milan che poi vinse lo Scudetto l’Atalanta ha anche la fortuna e se una big avesse vinto le ultime quattro gare come le hanno vinte i bergamaschi, la polemica sarebbe ai massimi storici: contro Udinese e Cagliari, partite vinte di misura, agli avversari sono stati negati due rigori evidenti sullo 0-0; contro il Milan il primo gol è viziato da un fallo evidente; in tutte e tre le gare così come quella contro la Roma la vittoria è stata ampiamente immeritata, figlia di partite in cui gli avversari hanno creato assai di più e i nerazzurri di riserva trovato gol fortunosi, spesso da palla inattiva o su netta deviazione.
Sia chiaro: io non sono mai stato uno di quelli che nel Milan di Pioli vedeva solo fortuna. Era un gruppo sano, giovane e affamato, con individualità di grande valore, che ha gestito benissimo le energie ed è arrivato al momento del dunque in stato di grazia. L’Atalanta (le cui possibilità economiche di partenza erano ampiamente inferiori, dunque è un progetto da stimare e apprezzare assolutamente) sta facendo vedere in questa stagione quegli stessi esatti segnali. L’abitudine dell’ambiente alla vittoria è però inferiore e io sono convinto che a un certo punto questa benedizione cesserà. Non credo neanche che sia fra tanto, perché appunto nell’ultimo mese un calo si è visto anche in maniera abbastanza evidente, ciononostante sono una squadra da temere e quello del 2025 non sarà uno Scudetto che si vincerà da solo. Metto la soglia a quella stessa altezza a cui lo vinse il Milan del 2022: 86 punti. Chi ci arriva secondo me vince. L’Inter del 2021/2022 ne fece 84 e non bastarono, quella del 2024/2025 è attualmente a una media di 2,26 a partita che vorrebbe dire – tu guarda 86,13 a fine campionato. Starà insomma a noi andare a vincere questa Serie A e dimostrare di essere la squadra più forte, anche della stessa Inter di tre anni fa. Questo finale di girone d’andata, queste due partite (per noi quattro attualmente, tra posticipo con il Como e recupero con la Fiorentina) che mancano possono essere un passaggio decisivo: siamo già potenzialmente primi, visto che l’Atalanta dista 3 punti ma abbiamo una gara in meno e differenza reti ampiamente a favore, ma il calendario dei bergamaschi è molto brutto con due scontri diretti con Fiorentina e Juventus mentre i campioni in carica affronteranno Cagliari e Bologna. Anche il Napoli nel frattempo dovrà vedersela con i viola.
A partire da stasera insomma l’Inter ha tre partite per portare a termine quanto cominciato lunedì scorso a Roma con la Lazio: rimettere in chiaro le gerarchie. Nove punti la porterebbero verosimilmente al primo posto, con o senza Supercoppa. È un’occasione da non farsi sfuggire.


Stasera non brillantissini ma ci sta.
Vincere in dieci poi non è male: se posso fare un appunto ad Inzaghi, che panchini Lautaro e gli faccia fare una preparazione come si deve.
I cambi offensivi sono mediocri ma vedere questo Toro che deambula e si las ua cadere al primo tocco fa male: ai tifosi, a lui e alla squadra
Secondo me gli ci vuole una vacanza…non ha mai staccato il cervello dalla scorsa stagione…
Bastoni centrale e come per magia riesce ad arrivare a fine partita.
Carlos Augusto non sarà Dimarco, ma stasera migliore in campo.
Lautaro non segna, ma il bbilan ha vinto uno scudetto con Giroud unica punta e con solo 11 reti.
P.S. ho visto a fine partita il Demone parlare con Belotti…ci dobbiamo preoccupare?
🤣🤣🤣
PS. Il bbilan non ha “vinto uno scudetto”: ha solo scartato un dono gentilmente offerto da noi 🤦♂️
Gnegnegne.
So a chi ti riferisci.
Tanti lo hanno incartato o, quantomeno hanno fatto il grosso…
Ricorda che ad agosto partivamo fuori dalla qualificazione CL …tanto che alcuni sono letteralmente scappati
Questo forse può alleviare il tuo dolore.
😄rilassati almeno per le feste…abbiamo anche vinto….
Tanto ci pensa Cassano, puoi andare in vacanza.😜
Niente scuse, lo scudo a padre piolino gliel’ha regalato il nostro condottiero con le sue scelte demenziali nel derby e dopo!
Per fortuna poi è cresciuto e ha capito che non allena più la lazzie 🤷♂️
Amen.
Ora pro nobis
😂 😂 😂 meno male va…convinto tu…convinto tu😂.
Hai visto? Per Natale i ragazzi ti hanno regalato un altro gol da corner.🖤💙
Nei primi, prima del gol, bestemmiavo ogni volta che vedevo il teatrino tra Chala e Dima…
Un giorno ne capirò l’utilità.
Solo per darti sui nervi.
#gnegnegne
Thuram incredibile trova la forza al 91simo energie per fare un gol di forza e precisione.
Dopo aver corso per tutta la partita.
Altro gol da calcio d’angolo…
Aspettando il miglior Toro che fa il suo lavoro per la squadra ma manca dello zing necessario per il gesto di forza per il gol.
E soprattutto ne fa fallire altri due, uno dei quali mettendosi davanti al pallone, manco fosse un ciccione bidone qualsiasi 🤣🤣
Gnegnegne
😂 ma lo sai che invecchiando stai diventando un gran cacacazzi?
🤣 🤣 🤣 🤣