
Possiamo suddividere le caratteristiche di un calciatore – semplificando – in quattro macro aree: capacità fisiche (condizionali e coordinative), abilità tecniche, conoscenze tattiche e caratteristiche psicologiche. Se in passato a seconda del ruolo e dell’interpretazione veniva richiesto spesso un forte grado di specializzazione, talvolta estremo, con il tempo i cambiamenti del gioco hanno portato invece all’ibridazione delle competenze, verso la formazione di calciatori totali, in grado di interpretare al meglio situazioni diverse.
Quando parliamo di capacità fisiche, ci sono chiaramente due grossi ambiti: il primo riguarda – banalmente – le capacità condizionali (velocità, resistenza, forza), mentre il secondo tocca le capacità coordinative. Esaminarle tutte richiederebbe molto tempo e una persona più qualificata del sottoscritto, ma posto che tutte le capacità fisiche contribuiscono a rendere un calciatore valido, parlando di lato fisico vorrei porre l’accento su un elemento, per comprendere le esigenze del calcio moderno.
Un calciatore oggi è sottoposto a richieste fisiche decisamente più grandi rispetto al passato. Sono cresciuti ritmo, intensità e numero di partite. I tempi di recupero si sono assottigliati, facendo emergere sempre di più la necessità di essere sempre al top della condizione, attraverso uno stile di vita controllato e attento, ma anche mediante l’adozione di soluzioni nuove. La dieta, la crioterapia, il lavoro di prevenzione prima e dopo la partita, sono alcuni strumenti che aiutano un giocatore ad essere sempre al meglio. Oggi il calciatore è prima di tutto un atleta professionista.
Più che in passato le doti fisiche su cui mi sento di porre l’accento sono la velocità, l’accelerazione, la forza esplosiva e la resistenza. La questione essenziale da tenere a mente è che esiste una forte inter-connessione tra le diverse caratteristiche di un calciatore. Le aree di cui stiamo parlando sono legate tra loro.
Quando parliamo delle abilità tecniche naturalmente vengono subito in mente gesti tecnici che negli anni ci hanno fatto innamorare di questo sport.
Nel calcio di oggi è richiesto a tutti i calciatori di partecipare attivamente alla fase di possesso, anche al portiere. Un difensore non può più limitarsi a recuperare il pallone e passarlo al compagno più dotato tecnicamente e lo stesso si può dire del centrocampista di rottura. Il marcatore puro, l’incontrista, sono ruoli da “specialisti” che stanno scomparendo. Non significa che un calciatore non possa avere queste caratteristiche come sue qualità migliori, ma deve necessariamente accompagnarle con altre doti essenziali.
“Se ci sono giocatori che mi somigliano non li faccio giocare, io voglio un calcio pensante che non sarei stato in grado di fare. Avrei fatto tanta panchina in una squadra così (al Napoli ndr.). E non sto rinnegando niente, sono orgoglioso della mia carriera: penso solo che il calcio sia cambiato negli ultimi anni. Bravi anche noi a imparare dagli altri”.
Gennaro Gattuso, 6 Dicembre 2020Riporto queste parole di Gattuso, che è una persona di una grande intelligenza e che probabilmente – contrariamente a quello che sostiene – sarebbe stato capace di adattarsi alle richieste di un calcio differente. L’allenatore del Napoli parla di “calcio pensante“, che tocca anche la sfera cognitiva del calciatore, di cui parleremo dopo, ma è evidente che nell’esprimere un calcio di questo tipo siano necessarie abilità tecniche distribuite su tutto il campo.

In estrema sintesi: tutto ciò che nel calcio permette di risparmiare tempo arrivando alla scelta corretta è oro. Un passaggio fatto meglio, più forte, rapido, una ricezione fatta ad arte con la postura giusta e in funzione della giocata successiva, sono gesti di natura prettamente tecnica. Oggi nessuno tatticamente inventa nulla: tutte le squadra sono dotate di grande organizzazione e sanno come comportarsi, con e senza palla. Fare gol ad una squadra organizzata, compatta, richiede prima di tutto qualità, che si traduce in una maggiore rapidità e pulizia delle singole giocate.
La caratteristica tecnica che più delle altre va sottolineata nel calcio moderno è – a parer mio – il dribbling. In un calcio dove guadagnare la superiorità numerica e risolvere situazioni in cui l’avversario difficilmente sbaglia nel posizionarsi è cruciale, la capacità di saltare l’uomo è gigantesca. Guardate tutte le grandi squadre in Europa e chiedetevi quali siano gli uomini che fanno realmente la differenza. La conduzione di palla chiaramente è legata a stretto filo con le capacità fisiche di cui abbiamo parlato sopra.

Doti tecniche che diventano essenziali anche per portiere e difensori. Pensate all’Inter di Antonio Conte e all’importanza che hanno nell’economia del gioco Handanovic e tutto il pacchetto arretrato. Cordoba, che è stato un ottimo difensore e una bandiera della nostra squadra, era un difensore che oggi dovrebbe lavorare molto per adattarsi a richieste differenti dal passato. Un tempo alcune squadre giocavano con il libero, dotato di qualità nel costruire e uno stopper, marcatore purissimo: oggi ad un difensore vengono richieste le qualità di entrambi.
A centrocampo allo stesso modo sta scomparendo il ruolo dell’incontrista puro. Si sta in un certo senso trasformando: Kanté, Casemiro sono giocatori decisamente più simili a Makélélé e Cambiasso più che a Gattuso. La loro presenza in campo inoltre è improntata sulla ricerca dell’equilibrio in squadre dove spesso si adotta una linea difensiva a quattro nella quale entrambi i terzini spingono moltissimo.
Allo stesso tempo il regista moderno oggi è molto più mobile che in passato. L’idea che quel giocatore sia esclusivamente un passatore sta lasciando spazio a giocatori in grado di giocare a più altezze di gioco e di rompere il pressing avversario anche in altri modi, ad esempio dribblando, con conduzioni di palla in verticale.

Occasione quindi per parlare di un altro elemento che costituisce le caratteristiche di un calciatore: le conoscenze tattiche. Spesso quando parliamo di tattica pensiamo a quella collettiva, oppure all’identità di gioco di una squadra. Quando ci riferiamo al singolo calciatore per capacità tattiche possiamo intendere in parole povere la capacità di posizionarsi correttamente. Non è semplice dare una definizione di qualcosa che al suo interno comprende anche elementi cognitivi e di comprensione del contesto di gioco.
Si tratta di qualcosa di fondamentale. In un calcio sempre più disciplinato, dove la complessità aumenta, individuare la posizione corretta leggendo il contesto in campo è basilare. Mettiamoci nei panni di un difensore. I suoi riferimenti per capire come posizionarsi sono – in rigoroso ordine di importanza – la posizione del pallone, i compagni di squadra e per ultimo l’avversario. Non si può ridurre tutto alla marcatura a uomo. Inoltre, il primo difensore in fase di non possesso è l’attaccante. Se anni fa, perso il pallone, l’attaccante poteva limitarsi a recuperare e ricercare lo smarcamento preventivo, oggi è impensabile che non possieda un bagaglio di conoscenze tattiche che gli permettano di eseguire compiti essenziali.

Pressare, se richiesto, oppure posizionarsi sulle linee di passaggio in modo corretto, indirizzare l’avversario, sono tutte capacità che oggi una punta deve avere. Il giocatore deve essere totale. Un attaccante oggi non può neppure esimersi dal saper marcare sulle palle inattive, a uomo e a zona. Allo stesso tempo il numero #9 oggi deve avere dentro di sé anche le caratteristiche del numero #10, in grado quindi di saper dialogare con i compagni, giocare per la squadra e andare ad occupare la posizione più consona allo sviluppo del gioco: il classico centravanti che si occupa solo di finalizzare (Trezeguet, Inzaghi, Icardi) non è più sufficiente.
Il calciatore moderno rispecchia le richieste del calcio in cui vive: si tratta di un giocatore totale, in grado di fare tutto. twittaloIn pratica agli attaccanti sono richieste doti che un tempo erano unicamente dei centrocampisti e dei difensori, mentre a quest’ultimi sono richieste capacità di costruzione e accompagnamento dell’azione che non gli appartenevano in questo modo anni fa. Gli esterni a loro volta stanno diventando pluri-dimensionali. Non è più pensabile un terzino oppure un’ala che sta solo ed unicamente sulla linea laterale: un esterno deve sapere entrare dentro al campo, con e senza palla, rifinire e finalizzare.
Passiamo infine all’aspetto cognitivo e mi riaggancio nuovamente alle parole di Gattuso. Un calcio pensante richiede calciatori pensanti, ma è opportuno fare chiarezza su cosa si intenda.
“Il giocatore riceve palla, alza la testa, vede gioco, passa la palla in avanti…”
Quello che c’è scritto qui sopra per molti è ancora il modo corretto di fare le cose. Sbagliando. Tante volte sentiamo ancora nelle telecronache il riferimento al centrocampista che riceve palla e poi alza la testa, come al modo corretto di fare. Quando il calcio era più lento questo, in effetti, era il modo giusto di procedere e possiamo sintetizzarlo in questi semplici step: 1) smarcamento, 2) ricezione, 3) decisione, 4) esecuzione.
Con l’evoluzione del calcio i tempi di gioco sono andati via via stringendosi e la necessità di eseguire tutto più rapidamente è diventata impellente. Oggi quello che si insegna e che definisce un calciatore moderno è questo modus operandi: 1) smarcamento, 2) decisione, 3) ricezione, 4) esecuzione. In altre parole ci si è resi conto conto che mentre un calciatore si muove per smarcarsi, prima di ricevere il pallone, nulla gli vieta di guardarsi intorno e raccogliere informazioni sul contesto. In questo modo il tempo che viene dedicato alla decisione viene completamente tagliato. Un istante per confermare la decisione è comprensibilmente accettato, ma in questo modo si arriva all’esecuzione in modo decisamente più rapido.

Ecco perché oggi qualità e grandi capacità cognitive fanno la differenza, soprattutto se distribuite su tutti i calciatori. Un giocatore che stoppa il pallone, se lo sistema, poi alza la testa, cerca il compagno libero e gli passa la palla con un passaggio non ottimale brucia del tempo. Quel tempo serve alla difesa avversaria per posizionarsi meglio, occupare correttamente la posizione, pressare in avanti, insomma per rendere la vita più difficile a chi ha il pallone. Si deve giocare un calcio rapido.
In secondo luogo, dicevo, il giocatore anticipa il processo decisionale e raccoglie informazioni sul contesto. Nel vedere, capire il contesto, elaborarlo e prendere la decisione corretta sono richieste grandi conoscenze. Non basta la tecnica, ma occorre anche individuare la scelta corretta. Il dribblomane che, a prescindere dal contesto, riceve palla, butta giù la testa e punta l’avversario sta giocando in velocità, ma con buona probabilità sta cannando la decisione, improvvisandola.

Anticipazione, comprensione del contesto e conoscenze, abbinate a doti tecniche e fisiche. Medel non è un calciatore moderno. Barella è un calciatore moderno.
“Lo amo come giocatore per quello che mette sul campo. Se avessimo tutti Medel con quel cuore vinceremmo ogni partita. Tutti Medel? Facciamo 24 Medel e un Messi…”
Roberto ManciniFacciamo di no, invece. Quello che va detto, visto che comunque non siamo del tutto ciechi e sordi nel capire cosa intendesse Mancini, è che nel calcio, infine, contano tanto anche le caratteristiche mentali e motivazionali. Tutto quello di cui abbiamo parlato va supportato e tenuto insieme da elementi di natura psicologica che vanno oltre il mero essere un calciatore e riguardano la sfera umana. Intelligenza, concentrazione, determinazione, capacità di relazionarsi con i compagni, carisma, ambizione e desiderio di raggiungere il proprio obiettivo, sono tutti elementi cardine che devono fare parte di un calciatore a prescindere dall’epoca storica.
Le doti umane sono fondamentali, sono il motore di un calciatore tanto quanto lo sono le altre caratteristiche sopra descritte. La capacità di mettersi in gioco, di fare auto-critica, di lavorare sul dettaglio per migliorarsi e di saper reggere uno stile di vita da calciatore professionista alla lunga incidono in modo decisivo su una carriera. Spesso la differenza tra il giocatore di talento che diventa calciatore e quello che smette finite le giovanili sta proprio nella testa.


e poi la chiudo
leggo l affaire schifoso della procura federale sulla lazio
le carte parlano chiaro
Non esiste 6 punti di penalizzazione?
esiste nel mio mondo e nel mondo giuridico/sportivo l immediata sospensione dal campionato, retrocessione e l inibizione a tutte le partecipazioni europee
attendo fiduciosa sulla legge.
abbiamo visto una grande nazionale?
inzomma
io ho visto 2 gol mancati davanti alla porta…uno alla donnarumma costruzione dal basso, che fa già ridere così, che l Irlanda del Nord si è letteralmente mangiato
vedremo, bah.
il post è una sublime cognizione del racconto del calcio moderno e della sua interpretazione
come non essere d accordo
a parte, la parte, secondo me sull’ attaccante che si oggi deve partecipare in maniera totale e corale ma, vedi ultimo esempio ieri sera e ce ne sono tanti, Turchia Olanda….ecco…io rimango assolutamente convinta che più stanno fuori dalla propria area di rigore e meno danno fanno
Thiago Motta era un giocatore eccezionale….appunto
uno che pensava, l intelligenza calcistica, dote eccezionale.
Un giocatore che, quando esploso, interpretava il ruolo con moderna intensità nell’applicazione delle due fasi era il cileno Arturo Vidal.
La cui controfigura decadente è infine capitata dalle nostre parti con l’intenzione, pare, di restarci sulle croste.
https://www.fcinter1908.it/calciomercato/vidal-smentita-partenza/
Beh, caro il_Casa, mi pare che hai detto tutto e lo hai detto bene, nel calcio attuale per fare un campione occorre quella dote in più che ti permette di far evolvere l’azione in modo vantaggioso. Questa è una capacità non comune, molto più rara della buona tecnica di base o della potenza o della velocità. Abbiamo avuto tanti giocatori dotati di buona tecnica ma poco funzionali alla manovra, un chiaro esempio era Kovacic che aveva grandi qualità e colpi da fuoriclasse ma, nell’economia della manovra, non era efficace. Al contrario, Thiago Motta era un giocatore prezioso, pur essendo lento (apparentemente), eppure poco apprezzato anche dagli stessi interisti proprio per il suo modo poco appariscente di stare in campo. Spesso si dice che bisogna giocare con intensità, intendendo con ciò che ci vuole rapidità forza e corsa, elementi importanti nel calcio di oggi, ma non sufficienti a elevare il livello della manovra.
Scusare l’OT, ma è gustoso.
Nedved: “Mio figlio è passato dalle medie all’università e lo scudetto è ancora della Juventus”.
Materazzi: “…gli auguriamo tutti di poter vedere vincere anche la Champions prima che finisca gli studi. Se la merita. I miei figli mi hanno visto vincere la Champions e il Mondiale che facevano l’asilo e le elementari”.
“la necessità di eseguire tutto più rapidamente è diventata impellente” …..stai parlando del buon Christian. e l’asino in panchina l’ha capito con un anno di ritardo e perchè non è riuscito a venderlo.
Ottimo Casa. Tra gli spunti, tutti ottimi, che offri segnalo soprattutto il seguente: “oggi nessuno tatticamente inventa nulla: tutte le squadra sono dotate di
grande organizzazione e sanno come comportarsi, con e senza palla“.
Questo pensiero, che condivido al 100%, secondo me spiega perchè è inutile soffermarsi sui numeri del modulo. Ciò che conta sono i movimenti e poi la qualità dei singoli intesa però a tutto tondo, con componente fisico-mentale imprescindibile e da abbinare ovviamente anche a una buona tecnica.
Ecco perchè un Barella, sicuramente meno tecnico di altri ma completo in quanto intenso e dotato di buoni fondamentali, viene cercato dal City a suon di milioni, a differenza di altri magari più blasonati ma che mancano di alcune caratteristiche fondamentali per essere, oggi, un top.
E anche perchè non ci sarebbe mai partita tra una squadra qualsiasi di serie A moderna con i top club o nazonali di 40 anni fa dove il ritmo era da ragionieri attuali che fanno jogging due volte la settimana.
Mi sembra che non ci sia nulla di nuovo sotto il sole,…. sempre 11vs11 e un solo pallone in campo….
Ovvio e’ cambiato certe regole, e ovviamente sono cambiati certe situazioni tattiche in campo….
Ovvio se prendiamo una forbice ampia ripo 40 anni fa,……….quale sport no e’ cambiato ??
Ad esempio il volley e’ cambiato molto, molto molto di piu’,..per non parlare del basket….
-il record dei 100 mt piani era 9,99 …adesso 9,55
-salto con l’asta F era 1,97 adesso 2,08
Vogliamo parlare delle medie nel ciclismo??
ecc, ecc, ecc,,
Semplicemente e’ cambiato nella misura in cui ci sono nuove conoscenze che la scienza mette a disposizione e di conseguenza l’evoluzione del fisico umano nel tempo….
Non mi sembra che sia cambiato molto…
C’e’ molta filosofia, molto dare ad intendere….
L’unico vero cambiamento forte, lo vedo solo nell’aspetto economico a certi livelli,..ma non so se e’ un up o un down grade..
DJ quel gol lo fece 25 anni fa,…..recentemente, piu’ partite piu’ gol,…ma roba simile, mai vista….. ovvio si fanno piu’ gol,…. ma e’ questione di tempo, fra 25 anni quando ci sara’ la regola che il portiere avra le mani legate,..ci sara’ piu gol..
@Il_Casa
Bravo, Bravo, Bravo
Questo articolo lo stampo e me lo conservo…il calcio moderno è molto più complesso di quello “dei miei tempi” quando dal numero della maglia che ti veniva data sapevi già cosa dovevi fare.
E va spiegato anche con un certo metodo con buona pace delle pur interessanti tesi semplificazioniste di Allegri. Esiste la pratica e la componente intuitiva nel calcio ma è importante anche un po’ di teoria.
Un post ricco di spunti…per esempio non posso che notare che dai tempi dell’Ajax di Michels/Cruijff nel calcio non c’è stata una vera rivoluzione, quel calcio è come la chitarra di Jimi Hendrix nella storia della chitarra rock.
Da allora solo variazioni sul tema.
Ed un po’ di nostalgia per Mou quando parli delle capacità cognitive del giocatore che lui allenava come nessuno.
Bellissimo Post.
indubbiamente, quello di DJ Djorkaeff e’ il gol piu’ bello del mondo…..
05 Maggio 97…; gia’ 5 Maggio e sempre con una squadra romana.
Ciao Marco C. 😉