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Una alla volta…

La partita contro il Torino arriva in un momento decisamente complicato per i granata. Oltre alla classifica deficitaria e la recente sconfitta contro il Crotone, ci saranno anche diverse assenze legate al Covid. Eppure, questa partita può indubbiamente nascondere delle insidie. Stiamo entrando in quel momento della stagione dove ogni partita con le squadre che lottano per non retrocedere è potenzialmente mortifera, con l’avversario che in campo va anche oltre le proprie possibilità fisiche e tecniche per strappare il punto. La prima vera sfida oggi sarà proprio questa: superare il Torino sul piano delle motivazioni.

Sono motivazioni di natura profondamente diversa. Da un lato una squadra che viene da un filotto di vittorie e gioca per un obiettivo alto, dall’altro una squadra in grossa difficoltà che gioca per la sua sopravvivenza nella massima serie. Nicola è un allenatore preparato, abituato ad affrontare queste situazioni e con valori umani importanti: pensare che la gara di oggi si possa vincere senza grossi patemi sarebbe un enorme errore.

“Il Toro deve avere delle caratteristiche che sono un’organizzazione importante e la capacità di voler fare la partita non facendola fare facilmente agli altri. Non siamo nelle condizioni di regalare qualcosa a qualcuno, tantomeno all’Inter che non ne ha bisogno, quindi dobbiamo ritrovare il ritmo e la forza dell’allenamento quotidiano, che è quello che ci è mancato nell’ultima settimana. Per il resto sono convinto che sono sempre le motivazioni che fanno la differenza, quando hai mentalità e qualità, quindi dobbiamo assolutamente continuare ad allenaarci con entusiasmo per arrivare dove vogliamo.”

Davide Nicola, allenatore Torino.

Il Torino giocherà a specchio, con due punte decisamente mobili come Bonazzoli e Sanabria, che probabilmente andranno a turno ad occupare lo spazio alle spalle dai nostri esterni in fase di possesso. In mezzo al campo hanno giocatori di struttura e buona tecnica di base come Mandragora, Lukic e Gojak. Gli esterni non sono particolarmente brillanti, a parer mio. Mentre Vojvoda, supportato anche da Izzo, ha i mezzi fisici per reggere l’urto di Perisic, credo che la zolla di campo dove realmente possiamo fare molto male al Torino sia il nostro lato destro, dove c’è un mismatch importante: Hakimi-R. Rodriguez. In quella zona balleranno anche Lukaku e Barella, quindi confido che quella sia l’area dove fare male.

Fig. 1 – Davide Nicola

La partita con il Torino arriva in un momento importante della stagione, con le grandi che sono praticamente tutte state coinvolte nelle coppe europee. La Juventus è uscita male con il Porto e da settimana prossima in poi giocherà le nostre stesse partite praticamente, per questo è fondamentale tenere il punto e se possibile allungare. Ho sempre pensato ad inizio campionato che alla fine non avremmo vinto lo scudetto, ma l’evoluzione della nostra squadra e le vittorie mi hanno fatto ricredere: oggi ci credo veramente tanto.

Eppure, crederci è una cosa, mentre pensare di aver già vinto lo scudetto è un altro paio di maniche. Non credo, come dicevo, che il Milan sia una sfidante credibile, ma la Juventus, nonostante le difficoltà enormi non riesco a darla per morta e non solo per ragioni tecniche. Il momento di strappare in classifica è questo, adesso dobbiamo vincere e allungare, alimentando la sensazione di “rompete le righe” dopo la loro sconfitta in Champion’s League. Inciampare adesso, a fronte di un vantaggio sulla carta rassicurante, potrebbe essere decisamente pericoloso.

Fig. 2 – “Maestro”

Se quelli giocano una gara a settimana e recuperano i pezzi, magari accorciando in classifica, la questione rimane aperta e la storia ci insegna che in genere una corsa scudetto punto a punto contro la gobba finisce in una certa maniera e si sviluppa secondo certe modalità. Non serve che sia specifico.

L’Inter ha avuto una settimana per preparare la gara di oggi, ma va registrata qualche defezione: Kolarov e Vidal non saranno della partita, mentre Eriksen ha avuto qualche problema in settimana, ma sembra recuperato. Sul serbo ed il cileno onestamente credo che si possa ormai tirare le somme. Kolarov si è rivelato di fatto non all’altezza e a fine anno credo ci si possa salutare con soddisfazione, mentre Vidal tra infortuni e un rendimento altalenante credo abbia reso meno di quanto ci saremmo aspettati. Inoltre, dopo l’operazione chirurgica ne avrà per un mese e anche recuperato dubito che possa essere in condizioni brillanti una volta completata la riabilitazione: la sua stagione potrebbe essere giunta nella pratica alla fine.

Fig. 3 – Vidal, out un mese.

Eriksen invece è il centrocampista più in crescita della squadra e nelle ultime settimane si è conquistato un posto da titolare a suon di prestazioni convincenti. Qualità, abbinata ad acume tattico e nelle ultime uscite anche ad una verve che non può non fare piacere. La sensazione è che dopo un anno il giocatore si sia calato totalmente nella nostra realtà e sia pienamente inserito nel progetto. Incredibile come qualche anno fa Brozovic stesse partendo per Sevilla a Gennaio, poi stoppato giusto poco prima di salire sull’aereo, mentre similmente quest’anno Eriksen fosse stato definito “fuori dal progetto”, salvo poi rientrarvi da protagonista. Sliding doors del calcio.

Con il danese in campo il gioco dell’Inter è diventato più fluido con il pallone: letale in ripartenza grazie alla sua capacità di innescare attacchi alla profondità rapidissimi, ma anche più pulito e qualitativo in costruzione, offrendo enorme supporto a Brozovic e potendo contare di fatto su un doppio playmaker. Praticamente ambidestro, dotato di quelle capacità balistiche che anche su palla inattiva possono fare una grande differenza, Eriksen è cresciuto con e senza palla, dove mostra una grandissima intelligenza nell’occupare la zona giusta del campo. Può crescere ancora: più Eriksen diventerà leader tecnico di questa squadra, sentendosi cuore e cervello di questo gruppo, più il suo rendimento salirà.

Fig. 4 – “Con il numero #24: Cristian Eriksen!”

La nostra squadra oggi è forte, indubbiamente. Se ne leggono di ogni, ma l’Inter oggi è in grado sia di fare la partita sia di soffrire, ha una sua identità chiara e una grande compattezza di squadra, supportata da una qualità media dei singoli decisamente importante. Disciplina tattica, coesione di squadra, superiorità tecnica e convinzione: queste sono le armi dell’Inter che ha costruito Antonio Conte, che non sarà della partita perché squalificato. Tutte le grandi Inter che ricordo avevano queste caratteristiche. Siamo sempre stati una squadra che ha costruito i suoi successi partendo da una grande solidità, grazie al sacrificio anche di giocatori qualitativamente superiori.

Manca l’ultima parte del percorso di crescita: raggiungere la vittoria. Per farlo dobbiamo compiere altri dodici passi a partire proprio da oggi. Se ci riusciamo, le prospettive – almeno sul lato sportivo e tecnico – sono enormi, perché questo gruppo ha i mezzi non solo per aprire un ciclo in Italia, ma anche per ritagliarsi una sua dimensione tra le grandi d’Europa; sono profondamente convinto di questo. A tal proposito, a scanso di equivoci meglio chiarire una volta per tutte un aspetto su cui taluni battono spesso: l’undici titolare dell’Inter ha come età media 27 anni. Il giocatore più anziano è Handanovic (36 anni) e gli over30 tra gli undici titolari sono due: lo sloveno e Perisic (32 anni).

Definire vecchia questa squadra è sinonimo di scarsa conoscenza, oppure un goffo tentativo di mistificazione della realtà. twittalo

Molti giocatori hanno ancora diverse stagioni di grande livello davanti, in un mondo dove la vita media della carriera di un calciatore si sta allungando. Sento addetti ai lavori parlare di squadra vecchia, ma è semplicemente un’assurdità, che viene riportata perché poco informati oppure – peggio – in malafede.

Ora sta a noi, comunque, alle 15 si gioca. L’Inter ha i mezzi per essere artefice del proprio destino.

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

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