Il match probabilmente vedrà contrapporsi ancora una volta, come spesso accade, due squadre che giocano con il medesimo sistema: 352. Questa fattispecie è quella che sembra metterci più in crisi, tanto più quando interpretata con fisicità e con abnegazione a rintanarsi nella propria metà campo.
Partita che si colloca per i nerazzurri tra il doppio confronto con i gobbi. Lukaku e Hakimi hanno goduto di un forzato turno di riposo, saranno fortunatamente in campo, aggiungendo, paradossalmente, imprevedibilità ma anche sistematicità.
Visto il recente impiego di Eriksen, più responsabilizzato e valutato, mi aspetterei una possibile staffetta a favore di uno dei centrocampisti, nonostante proprio il danese abbia regalato a Vidal 20 minuti di riposo nel match infra settimanale.
Un centrocampo qualitativo sarebbe un ottima risposta a quello viola, non particolarmente qualitativo, ne straboccante fisicamente.
Tra le possibilità sembra ventilato un cambio in difesa, dove potrebbe rivedersi Kolarov. Trazione anteriore invece sugli esterni con Perisic e Hakimi.
All’andata la partita mostrò un Inter ben presto accantonata. Un Inter che schierava due terzini come terzi, un’idea affascinante sulla carta, quella di schierare giocatori più propensi al cross, visto che spesso è sulla trequarti che finiscono i terzi di Conte. Idea che tuttavia è stata accantonata molto velocemente, complici alcune amnesie difensive e uno disequilibrio a cui non si è voluto, purtroppo o per fortuna, mettere mano.
L’Inter che abbiamo visto da li in poi è stata profondamente diversa, e ha cercato di fare ritorno alla solidità della difesa a 3 più che ad una ricerca di novità e modernità.
Le ultime uscite però ci hanno riportato una ulteriore variazione allo spartito dei mesi autunnali.
L’ultima prestazione, contro gli odiati malfattori, ci ha raccontato una squadra che fatica a trovare la rete e vittima di amnesie individuali. La gara tuttavia è stata positiva, con una proposta continua e anche pericolosa, a cui putroppo non è seguita la rete, anche per via delle caratteristiche dei singoli che poco si sposavano all’interpretazione richiesta e a calcare i binari su cui si era incanalata la partita.
La soluzione del primo problema è servita: il ritorno di Lukaku e Hakimi, giocatori per cui e con cui è molto più facile risalire il campo. Grazie al loro passo e alle loro qualità fisiche infatti la trequarti avversaria viene occupata con molta più convinzione e la fase di transizione riesce ad essere molto più velenosa. Essendo giocatori che godono dell’avere campo a disposizione, anche in fase di realizzazione, nonostante il grande lavoro in costruzione, riescono ad essere letali, molto più di quanto non sarebbero in spazi stretti.
Compito questo sinceramente proibitivo per un attacco composto da Lautaro e Sanchez. Giocatori tecnici, ma non adatti a lavorare la palla a centrocampo per poi coprire 50 metri di campo per colpire in area avversaria. Questi giocatori hanno bisogno di una manovra più avvolgente, o di presentarsi in area in condizioni diverse.
Stesso discorso è strutturalmente vero per Young e Darmian, giocatori meno adatti a creare superiorità o finalizzare.
Tuttavia non è detto che la partita di Firenze ci richieda le stesse qualità che sarebbero state oro colato contro l’offensività naif dei gobbi. E proprio gli spazi stretti potrebbero premiare qualità e tecnica a sfavore delle necessità di spazio dei sopra citati.
Ad ogni modo contro questa Fiorentina, non certamente brillante, e in qualche modo decimata, l’unico risultato soddisfacente sarà la vittoria. Con un occhio al risultato della Milano che retrocede e che presto affronteremo nello scontro diretto più interessante degli ultimi anni.

