Affrontare l’Atalanta in casa sua, specialmente dopo una scoppola memorabile subita solo pochi giorni prima in Coppa dei Campioni, non é facile per nessuna oggidì. Questo é vero. Nonostante ciò, come succede praticamente sempre in questa stagione, iniziamo la partita col piglio giusto, sia tatticamente che come interpretazione generale della partita. Ma – MA – succede sempre qualche cosa che rovina il lavoro e lo lascia così, solo a metà. Col passare delle partite, sia di campionato che di Coppa, diventa sempre più difficile diagnosticare quale sia il problema che ci fa sembrare più la tela di Penelope che una squadra di calcio.
Parliamo di Atalanta-Inter di ieri, nello specifico. Abbiamo impostato la squadra per contenere le fonti di gioco avversarie, che si sa essere molte e varie. Sulle fasce, Young e Darmian sanno coprire meglio e sanno fare le diagonali difensive meglio rispetto agli altri esterni della rosa, e contro la squadra che gioca meglio in Italia sul lato debole sono stati preziosi a contenere sui cross avversari (una dimostrazione indiretta di ciò, il fatto che Hakimi, quando é entrato, si é perso Muriel che per poco non la metteva di testa). Al centro, si é tornati come impostazione al centrocampo del 2019/20, con due uomini in copertura, Brozovic, e soprattutto Vidal, che hanno bloccato Malinovskiy e Pasalic. In attacco, abbiamo usato molto del campionario del 2019/20 per ripartire da dietro, molto dietro, e usare i movimenti di Lautaro e Sanchez innescati dagli esterni (specialmente Young) e aprire la difesa avversaria. Pur creando poco rispetto a quanto siamo abituati, siamo riusciti ad affacciarci più volte dalle parti di Sportiello e nel secondo tempo anche a segnare un bel gol con Lautaro (toh, da un cambio di gioco centrocampo-fascia, vedi che belli i cambi di gioco). Missione direi compiuta fino al 70’.

Poi però succede che noi cambiamo Vidal (il migliore a mani basse fino ad allora nonostante un gol mangiato da solo davanti al portiere) con Gagliardini, ma loro si mettono con un 4-3-3 inserendo un attaccante in più (Lammers). Ecco, da lì ci abbiamo capito ben poco. Noi abbiamo perso il filtro a centrocampo mentre loro hanno allargato il campo in attacco e ci hanno castigati alla prima vera azione manovrata della loro partita. Bicchiere mezzo pieno: era forse il loro primo tiro in porta in 79 minuti; bicchiere mezzo vuoto: era una delle prime azioni che facevano con il nuovo assetto, alla quale noi abbiamo solo rincorso senza capirci molto. Ho riguardato l’azione, al momento dell’assist di Muriel, loro ne avevano 8 (otto) sulla trequarti nostra. Eravamo in grosso affanno. Il problema non é che ci siamo fatti fare un gol, il problema é che li abbiamo fatti arrivare comodamente in una situazione dove per loro era più facile segnare che altro, con Miranchuk o con chiunque altro dato il momentum acquisito con l’azione. Esattamente come noi, grazie al break di Brozovic e il suo lancio verso Young sulla fascia, abbiamo acquisito il vantaggio per l’azione del nostro goal. Bello quando le cose belle capitano a noi, un po’ meno quando le dobbiamo subire.
L’atteggiamento di base é sempre quello corretto e anche in casa di una delle squadre che sa comandare il gioco meglio di tutte, sappiamo gestire il ritmo del gioco come lo vogliamo noi. Però manca sempre qualcosa che rovina il lavoro fatto in precedenza.
Ed ecco che siamo di nuovo a parlare di una partita che non possiamo definire negativa sia dal punto di vista del gioco e, in termini puramente assoluti, anche da quello del risultato, ma che comunque e in ogni caso, avremmo potuto vincere e non abbiamo fatto. Che avremmo potuto mantenere nostra, ma non abbiamo consolidato. Di un risultato che ci siamo complicati da soli. E cominciano a diventare molti, questi esempi nell’arco della stagione, sia in Italia che in Europa. Gli “abbiamo giocato bene ma” oppure gli “abbiamo interpretato bene la partita però”. Ecco dobbiamo cominciare a lavorare un po’ su questi però. Come capacità di lettura e di entrare nel ritmo del gioco durante la partita e come concretezza sotto porta, soprattutto. Ora ci sarà la sosta delle nazionali, anche se la ASL ha posto la squadra in isolamento fiduciario. Al momento non so dire se, come, e quanto, questo interferirà con la possibilità di lavorare con tranquillità sulla tenuta di gioco per una settimana intera. Vero é, che abbiamo ancora bisogno di lavorare molto sulla tenuta generale nei 90 minuti, giocatori e allenatore.

