Inter-Cagliari. Ovvero i gonzi, el Mariétt e il passo del canguro

Si, lo ammetto, appartengo alla sciagurata compagine arbitrale (no, no, non calcio, non potrei mai emulare il pres).
Arbitro Basket, arbitro da anni, con passione immutata, e a volte, (tipo puttanesimi di coppa italia – iorgcit.) venendo a compromessi con la visione delle partite della Beneamata. Anche se vi confesso di programmare gli arbitraggi in base al calendario dell’Inter, al 99,9% dei casi.

Ecco, appunto, il 99,9%. Poi capita lo 0,1% che ti ritrovi ad arbitrare due partite insulse (under 15 e unger 17), che cominciano alle 17.30 e alle 19.30 di un sabato di campionato, in un posto sperduto e dimenticato da Dio (nonché da Sky/Mediaset e da una decente copertura 3G).

Albairate, Milano ovest.

Già il viaggio, abitando dall’altra parte del Capoluogo, non è agevole (45 Minuti circa) e qui si pone la prima, problematica, decisione. Dove/Come vedere la partita.
Scartato immediatamente il viaggio in macchina con 90° Minuto tornando a casa, con visione del solo secondo tempo (anche perché c’è il Festival, e sai mai..). Quindi susseguente, disperata, ricerca su internet di un bar nelle vicinanze che consenta la visione, ma pare che nessuno dei ben 2 Bar presenti in questo borgo sia abilitato alla trasmissione della Serie A.
Un po’ sconfortato, maledicendo il Designatore in Turco-Armeno, giungo alla palestra e impongo al dirigente della società di casa, pena un arbitraggio alla Rocchi (inflessibile, con loro…), di trovare un posto, una bettola, qualcosa.
La ricerca ha buon fine. Una bettola, appunto. Caffè 99, piazza della chiesa. Nell’intervallo fra le due partite mi reco a visionare, per sicurezza, il luogo.
Un bancone appena entrato a destra, il banco dei gelati desolatamente vuoto a sinistra, una sala lunga e stretta, e in fondo, la TV che trasmette il Palermo. L’atmosfera, di trascorsa grandeur, stante anche l’arredamento da caffè anni 50, non è delle migliori, ma una cosa salta subito all’occhio. Sulla parete destra, incorniciata, la maglia autografata di Wes, con dedica a “Sara, with love”.

Mi avvicino quindi speranzoso al bancone, dove una ragazza (presumibilmente la stessa Sara) mi accoglie e alla mia richiesta, con tono neutro, riguardo l’effettiva trasmissione della partita mi risponde “si, beh, stasera c’è mio fratello.. è Juventino, ma dovrebbe farla vedere lo stesso…”
Dalla mia espressione, un misto di sollievo e compatimento per la sua sventura (un fratello gobbo, e che diamine!), intuisce la Fede. E mi guarda con un sorriso a 64 denti: “Interista eh?” “Ovviamente” -rispondo io- “Grande!!!”

Rinfrancato per l’escamotage trovato, torno in palestra a dirigere la seconda partita. Con gli avversari che, manco a farlo apposta, arrivano in ritardo, causa traffico. Cazzo. Insomma per farvela breve, arrivo alla bettola suddetta alle 9.05, quindi perdendomi il gol del Batrace.

Entro, mi siedo, ordino una birra e una piada cotto e fontina (ragazzi che fame dopo due partite arbitrate…) mi guardo intorno e noto che qualcosa che non va.

Non c’è più Sara. E soprattutto, non c’è più la maglia di Wes.

Perplesso come Peppone quando scopre che è scomparso il ritratto di Kruscev, mi rendo conto con orrore di esser finito in territorio ostile. Spettatori Totali 12. Gonzi 10, Interisti (oltre a me) 1. El Mariétt (così identificato dal gonzo in prima fila, detto Ninétt).

La discussione fra gli astanti verte ancora sul gol (Ueh, la Banda Bassotti.. l’è semper inscì… L’era foeragioch d’un meter… Ghe n’è semper vüna.) ignari, i gonzi, che così come su Ranieri, dopo Siena, il destino cinico e baro si sarebbe riflesso su di loro nella terra dei pandori. Io, guardandomi bene dall’esternare, mi siedo, proprio dietro al Mariétt, e mi accingo a guardare la partita tranquillo. Invano. Ecco, il Mariétt appunto, la quintessenza del tifoso interista che parla a vanvera per dare aria alla bocca.

Alcune perle in sequenza:
Pronti via e parte un filippica contro il Colosso. Perché, nell’ordine: lo odia, non corre, è scarso, non sa crossare (Sic!), si ferma, non torna, è un lazzarone…
Che vabbè, passi per il Lazzarone, ogni tanto (anche se non con questa terminologia arcaica) penso anch’io le stesse cose. Ma se poi la qualifica di LAZZARONE viene estesa a Snej, e al Capitano. Beh, no, dai, ho sentito male. Si riferiva a Cristiano Zanetti vero? No, no, lo ripete. Non ci credo. La tentazione di rovesciargli la Guinness in testa è enorme…Mi limito ad uno sguardo furente da “ma che cazzo stai dicendo??” (non raccolto, peraltro) e passo oltre.
Neanche 2 minuti ed un’altra perla illumina la serata.
“Kargiaaaaa, sei lentoooo!” (no, dai, va bene tutto ma questo non si può sentire, ma hai visto la velocità di Thiagone nostro o dell’Allenatore in campo? Le dimostrazioni viventi dei paradossi di Zenone).
Altri 5 minuti e il Nostro si ripropone…
“Maicon, brutto Pirla, corri! L’unico che corre è Nacagata!” (Giuro, ha detto veramente Nacagata. Due volte. Corretto dal Ninétt, gonzo, “va che quel là el se ciama Nagatomo!”
Nel frattempo il livello della mia bile sale in maniera esponenziale e sono a rischio travaso. Fortunatamente arriva l’intervallo e riesco ad allontanarmi dal delirio generale.

Esco a fumare l’agognata sigaretta, e mi si materializza il classico scenario di ogni bar di paese. Capannello di 7/8 ragazzotti sui sedici anni intorno allo “scemo del villaggio” che, manco a dirlo, è un Gonzo (e oltretutto leggermente alticcio…). In uno sproloquio di parole poco intuibili, ragionamenti (sic!) risibili sulla qualità della partita e urla sguaiate “Mett’a’Festivàl!” un concetto ripetuto: il passo del Canguro.
Il passo del Canguro?? E che cazz’è??
Non si sa, non si immagina, il Gonzo promette di “andare a casa con il passo del Canguro” qualora i sardi riescano a pareggiare.
La crocchia di ragazzotti lo istiga, cerca di farglielo fare in anteprima ma lui niente. Ligio alle promesse, effettuerà il passo soltanto in caso di pareggio. La situation comedy prosegue per circa 5 minuti buoni, e probabilmente continuerebbe ancora, ma comincia il secondo tempo.

Il Cagliari gioca, ragazzi (o forse siamo noi che abbiamo smesso di correre pensando ai crucchi). Il Cagliari ci stringe in area (“l’area sembra fort Apache, è un assedio…” ). Il Gonzo in prima fila, che “di calcio ne capisce”, se ne esce con un “Donadoni, vieni al Milan!” (Allegri non è ben visto, effettivamente dalla compagine Bbilanista…). El Mariétt ad un certo punto, dopo un fallo sul Capitano esplode: “Arbitro, ammoniscilo!!! Non può spettinarlo così!!”.
La partita prosegue, il tempo passa, e il Nostro continua imperterrito: “Leo, che figuracce stai facendo!”
Cambio, entra Cambiasso, esce Motta: “Scelta püssee scema pudeva no fàla!
Altro cambio, dentro Mariga: “ecco, sémm a post, ma roba de matt!
Io rimango imperterrito ad ascoltare gli improperi dei Gonzi contro una nostra parte anatomica (“gh’ann püssée cü che anima, La ghe và semper ben!“).

La partita finisce, con qualche patema d’animo, e fra lo stupore degli astanti el Mariétt, finora ipercritico bastonatore di una prestazione a suo dire “indegna”, nonché campione locale di saltocarrismo, se ne va a pagare le consumazioni intonando a piena voce “Notti Magiche…” . Gh’é propri nient de fà, “L’é püssée facil a picaghela in del cü che in del coo”

Sicché mi alzo, pago e me ne vado felice, ma con un dubbio amletico in testa.

Ma come cavolo sarà mai il “Passo del Canguro”?

About BigMama

Interista da sempre con origini AppianoGentilesche, informatico per professione, #twintercronachista per caso. Ah sì, sarei il webmaster. Ma Nk non mi paga, quindi lavoro gratis. #cèsololinter