La fine di un mercato mai iniziato. Forse.

Sembrava tutto perfetto nel mercato dell’Inter, tutto studiato alla perfezione, tutto sotto controllo. Cessioni ragionate, massima valorizzazione, dismissione dei pesi morti, massiccia attività giovanile, obiettivi chiari, puntati e -sembrava- inevitabilmente destinati a vestire il nerazzurro. Fino alla metà di agosto più o meno. Poi si è rotto qualcosa.

L’inserimento del Barcellona su Mascherano -completamente e colpevolmente inaspettato- e il conseguente trasferimento dell’argentino in Spagna hanno sballato i piani di Marco Branca, che si è trovato ad affrontare due settimane con l’acqua alla gola, preso in mezzo fra la scarsa convinzione su giocatori che non riteneva utili ai fini del miglioramento della squadra e l’enorme aspettativa accumulatasi nell’opinione pubblica, nella disillusa attesa di un colpo che non è arrivato. Ma oggi, a mente fredda, possiamo permetterci di andare con ordine.

GIOVANI – Sicuramente il fiore all’occhiello di questa campagna acquisti. Soprattutto nelle prime fasi, Branca e Ausilio si sono mossi attivamente sul mercato degli Under23 innanzitutto portando a Milano elementi ritenuti già in grado di poter stare in prima squadra come Coutinho (acquistato due anni fa, ma si è deciso solo negli USA di tenerlo in rosa da subito) e Biabiany, riscattato dal Parma, oltre alla seconda metà di Mariga, in rosa dallo scorso gennaio e destinato a vedere aumentare esponenzialmente i minuti in campo. E’ stato poi bloccato Andrea Ranocchia, probabilmente il migliore difensore italiano in circolazione, lasciato a Genova per una stagione. E’ arrivato, infine, un gruppo di diciottenni dalle grandissime prospettive composto da Faraoni, Benedetti, Donkor e Obiorah che, nella testa della società, insieme ai “prodotti della casa” (Crisetig, Natalino, Biraghi, Alibec, Obi, Dell’Agnello, Destro, Viviano) dovrà trasferirsi in blocco o quasi in prima squadra nel giro di un paio d’anni.

CESSIONI – L’onda lunga della delusione per la conclusione in sordina del mercato in entrata ha finito per oscurare anche il capitolo cessioni. Oggi si mettono in evidenza i nomi di Rivas, Mancini e Suazo -restati a Milano- per sottolineare la presunta inattività di Branca in questa sessione di mercato. In realtà ci siamo liberati definitivamente di due pesi morti “storici” come Jimenez (3,2 milioni per la nostra metà) e Quaresma (7,3 milioni dal Besiktas), con il portoghese che rappresenta l’unica operazione economicamente non esaltante della sessione (anche se era difficile immaginare di ottenere più di così). Sono state massimizzate le entrate per cessioni inevitabili come quella di Balotelli (28milioni più bonus), Burdisso (8 milioni) e addirittura Mourinho (16 milioni), è stato risolto lo spinoso caso-Fossati (7 milioni insieme a Filkor e Daminuta) e sono entrati altri 2,5 milioni per la metà di Krhin. Restano appunto gli ultimi tre invendibili già citati sopra, con Suazo che non troverà mai qualcuno disposto a pagargli quell’ingaggio, Rivas che rifiuta qualsiasi destinazione e Mancini per il quale neanche arrivano più offerte, ma almeno non ci ritroveremo a giugno prossimo a dover fare i conti con una pletora di inutili rientri da prestiti. Speranze di rivalutazione di questi tre? Scarse, probabilmente non resta che aspettare la scadenza: 2011 per Suazo, 2012 per Mancini, 2013 per Rivas (l’unico vendibile, se accettase le numerose offerte che arrivano al suo procuratore. Hidalgo.). Il totale delle entrate di questa sessione tocca la spaventosa cifra di 72 milioni di euro.

ACQUISTI – Eccoci alla nota dolente. Si fa presto a far di conto: detto di Biabiany e Mariga (9 milioni in due al Parma) oltre che di Ranocchia (6,5 milioni), l’unico altro movimento in entrata è stato Castellazzi a parametro zero, venuto a sostituire Toldo. Totale uscite: 15,5 milioni di euro. Perchè?
Fair Play Finanziario o meno, non ci sono dubbi sul fatto che Moratti -com’è tranquillamente suo diritto- abbia deciso di (o sia stato costretto a) dare una regolata ai conti della società, cominciando proprio dagli assegni staccati nel calciomercato. Strategia decisa a tavolino da giugno? Sì e…no. E’ dalla magica notte di Madrid che sappiamo tutti che sarebbe partito qualche pezzo pregiato per ragioni economiche e, con un po’ di logica, è dalla magica notte di Madrid che sappiamo tutti che questo mercato si sarebbe dovuto chiudere con un attivo importante. Allo stesso tempo però non è corretto immaginare Moratti, Branca e Ausilio impegnati a vendere tutto il vendibile e sostanzialmente immobili sul mercato in entrata. La verità è che -giustamente o meno- si è ritenuta la rosa Campione di tutto difficilmente migliorabile se non con innesti di livello altissimo e che da questo presupposto ci si è iniziati a muovere sul mercato.
Senza andarsi a impelagare nei rapporti col Genoa -e quindi senza considerare situazioni per niente chiare come quelle di Miguel Veloso, Rafinha e Zuculini- di certo c’è che sono stati fatti diversi tentativi per vari top player soprattutto a centrocampo, scontrandosi a volte contro l’incedibilità imposta dalla società (Schweinsteiger) e altre volte contro la volontà dei giocatori (Fabregas ancora convinto, bontà sua, di poter ottenere una maglia balugrana). A un livello più basso, sono sembrate eccessive le cifre richieste per giocatori ritenuti non in grado di spostare troppo gli equilibri (Kuyt, Inler).
Discorso a parte merita Mascherano, con il quale c’era già l’accordo (“La mia prima scelta era l’Inter”) ma per il quale il Liverpool ha sparato altissimo. Contava, Branca, di poter giocare sul tempo come l’anno scorso con Sneijder ed è rimasto sorpreso dall’inserimento del Barcellona. Primo errore grave.
Secondo errore: il buco lasciato sulla fascia sinistra in difesa, dove l’unico giocatore di ruolo, con tutti i se e i ma del caso, è Davide Santon. Zanetti è adattato, Chivu -nonostante finirà per giocarne tantissime- francamente improponibile.
Il margine di miglioramento c’era, insomma, era evidente a chiunque ma si è scontrato contro evidenti limiti economici e non è stato sfruttato. Colpa sufficiente per buttare la croce addosso a chi sta schierando comunque, al netto del dodicesimo uomo, la squadra che tre mesi fa ha vinto tutto? Forse sì.

BILANCIO – Se il problema era economico, comunque, i 56,5 milioni di euro che rappresentano il netto delle entrate di questa sessione di calciomercato sono una bella soluzione, soprattutto se uniti alla cifra più o meno simile incassata dall’ultima Champions portata a casa. 100 milioni di euro sono l’eredità lasciata dal leggendario triplete della scorsa stagione. Se è questo il prezzo da pagare per un risanamento della società, se è questo quello cui dovevamo rinunciare per ritornare più forti di prima anche a costo di una momentanea riduzione del gap, ben venga. Senza nulla togliere alle critiche tecniche a questo mercato però, che quando non si traducono in previsioni catastrofiche risultano francamente inevitabili e ineluttabili.

Oggi il tempo delle parole e dei soldi è finito, comunque. Torniamo in campo.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.