Very Special One

Ieri sera sono uscito subito dopo la partita, il dovere chiamava e noi cumenda non dormiamo mai. Dopo una serata passata a discutere di ritorni di investimento e percentuali socetarie posso finalmente tornare a dedicarmi alla Beneamata. Sono tornato in tempo per vedervi tutti tra le braccia di Morfeo, mi restava solo una cosa da fare, rimboccarvi le coperte e raccontarvi una favoletta. Penso che si integri perfettamente con il bel post di Wat, lasciandogli l’analisi tecnica della partita e raccontando di un aspetto un po’ più evanescente.

C’era una volta (tutte le favole iniziano così) il catenaccio. Era un mostro terribile dotato di una corazza impenetrabile e nessuno sembrava in grado di sconfiggerlo. Affliggeva da anni il campionato di calcio italiano. Migliaia cadevano sue vittime gli spettatori, colpiti da narcolessia di fronte a partite di calcio più noiose di una lezione di algebra.

C’era una volta.
Ieri il mostro è caduto e il Cavaliere che lo ha ucciso si chiama José Mourinho.

Alzi la mano chi di voi non ha pensato “è un pazzo” quando ha visto la sostituzione di Chivu per Cruz.
Cinque attaccanti. C-I-N-Q-U-E. Una difesa a tre sulla carta, ma con Maicon praticamente sempre nella metà campo avversaria era quasi a due. Non so se si è mai visto nulla di simile, di certo non ricordo nessun allenatore Italiano che si sia preso un simile azzardo se non in una situazione disperata e in una partita da vincere per forza. Non so come la chiameranno i giornalisti. Follia. Disperazione. Tutto per tutto.

Io la chiamerò GENIO, voglia di vincere, palle d’acciaio e fiducia assoluta nel valore della squadra.

Fare quelle sostituzioni in quel momento è stato un messaggio chiaro rivolto agli avversari. Avete rinunciato a giocare e perfino a ripartire? Bene state pure dove state NOI siamo più forti e vi cucineremo a fuoco lento. Mi bastano due difensori due per tenere a bada una squadra simile, per il resto posso occuparmi di attaccare e segnare. E così è stato.

Tutti gli allenatori catenacciari di provincia sono avvisati.

Abbiamo detto che José lavora soprattutto sulla testa ebbene questo è un segnale chiaro. Si gioca per vincere. Sempre. Senza avere paura di nessuno o ad ammettere la propria forza. MAI.

CAZZUTI.

P.S. dal vostro Mr S. in esilioabbiamo assistito anche al turn-over in conferenza stampa, prima e dopo la partita. Ha già sottolineato Fonz nei commenti di ieri come questo non fosse un segno di snobismo, per me è anche qualcosa di più, lo vedo un primo passo nell’andare nella direzione del tanto invocato modello inglese di gestione del club, con un primo allenatore manager a 360° (alla Ferguson, che comunque da la sua impronta, soprattutto sul carattere della squadra) ed un vice coinvolto attivamente, in un percorso di crescita che possa portare nel tempo (non nel breve, ben inteso) ad un avvicendamento fisiologico ed indolore. Questi cambi di mentalità comunque non avvengono mai per decisioni SOLO del tecnico o SOLO della società, quindi lo interpreto come un ulteriore segno della sintonia tra le varie componenti dell’Inter. Un ottimo segno.

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About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.