Tre punti e un segnale importante

Il Lecce di Beretta si presenta a San Siro con un modulo super-difensivo, rinunciando perfino alle ripartenze. Ma è la manovra dell’Inter a essere troppo lenta. Nei primi minuti si sente subito la mancanza di Maicon e Maxwell. Arriviamo sulle fasce ma non mettiamo in mezzo. Così nella prima frazione creiamo veramente poco, se si esclude una punizione bolide di Ibrahimovic e un colpo di testa a botta sicura di Adriano. Ma c’è molta imprecisione e soprattutto poca concretezza. Ogni volta un tocco di troppo, errori in disimpegni e giocatori che soffrono il turno infrasettimanale.

Nel frattempo il Lecce ci tenta su calcio piazzato, con un colpo di testa che esce fuori di poco, poi è Julio Cesar a superarsi su Zanchetta. La ripresa è inevitabilmente più vivace. Beretta non modifica il proprio canovaccio: squadra raccolta, pochissimi uomini in avanscoperta. Passa il tempo e l’allenatore salentino sembra crederci, anche perché l’Inter fa confusione. La squadra adesso è composta da giocatori super offensivi. Fuori Vieira e Stankovic, pallidi e imprecisi, dentro Maicon e Quaresma. I pericoli arrivano. Da destra mettiamo spesso palloni pericolosi: prima Ibra devia una trivela del portoghese, poi uno scambio volante con Maicon porta il colosso davanti a Benussi e sbaglia. Il portiere leccese si supera su Ibra. Alla fine ci pensa el Jardinero Cruz, che entra al posto di Chivu, in un modulo che ha poco senso, se non quella di buttarla in mezzo e tentare. Quando arriva un cross preciso è Ibrahimovic a fare da sponda per Cruz che dal limite dell’area spara sicuro a rete. Uno a zero. A dieci minuti dalla fine è già molto. Sono tre punti e un preciso segnale. Certe partite si possono vincere solo in un modo e noi l’abbiamo trovato. La Juventus col Catania no.

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