Bauscia Cafè

Rigorosi ma vincenti

Lo ammetto: sparare a zero contro Mazzarri è diventato fin troppo facile, direi quasi sistematico.
Lo dico soprattutto a me stesso, visto che sono uno dei critici della prima ora.
Ho storto il naso quando Thohir ha rinnovato la fiducia all’allenatore toscano, lo avevo già storto quando il mister fu scelto come successore di un esausto Stramaccioni; mi ero altresì convinto che l’Inter degli ultimi anni non avesse possibilità migliori per ripartire, che il ridimensionamento avesse bisogno di un profilo pragmatico, concreto, poco avvezzo alla vittoria ma utile per cementare un gruppo e sfruttare il materiale a disposizione.
Mazzarri non mi piacerà mai, inutile girarci intorno. È un tecnico “antico”, non fa giocare bene le sue squadre, preferisce distruggere il gioco altrui piuttosto che imporre il proprio e ha affascinanti fissazioni personali tipo il 352 e le fasce. A prescindere dai risultati.
Detto questo, ho deciso di smetterla con lo sparare sulla croce rossa: la situazione sportiva è quella che è. Questa Inter schifo non fa, ha una rosa molto più valida di quello che si tende a credere e far credere ma ha limiti altrettanto palesi che, purtroppo, coincidono proprio con i cardini dell’idea calcistica di Mazzarri.
Non mi sorprende quindi che, nonostante le assenze, il nostro Walter insista a voler far passare il gioco dagli esterni, anche quando questi sono un Obi palesemente in difficoltà e un Dodò lontano parente del giocatore intraprendente e sbarazzino visto nelle prime giornate.
Un peccato, perché Hernanes e Kovacic stanno crescendo, fisicamente e tatticamente, e sfruttarne le verticalizzazioni sarebbe manna dal cielo.
Purtroppo di movimento ne facciamo poco, di meccanismi oliati se ne vedono ancora meno e vivacchiamo di pochi lampi di genio e di qualche guizzo del Palacio che fu, generoso quanto impreciso e sprecone sotto porta.

Arbiter elegantiae. Boia dé.
Arbiter elegantiae. Boia dé.
C’è da dire che mercoledì sera le scelte per il tecnico di San Vincenzo erano davvero limitate, quindi incolparlo di qualcosa di specifico diventa davvero difficile. Mi rassegno a non vedere mai un’Inter particolarmente brillante sul piano della manovra, auspicando che la squadra mantenga quel barlume di solidità intravisto nelle ultime uscite.
Vivacchieremo, che è un po’ la caratteristica della carriera di Mazzarri peraltro, se saremo fortunati magari strapperemo qualche buon risultato e, approfittando del livello mediocre di questa Serie A, potrebbe persino scapparci la sorpresona finale.
Non ho più voglia di non potermi godere una vittoria comunque meritata per l’insopportazione sviluppata verso un allenatore che, alla fine, sarà soltanto uno dei tanti che si sono seduti sulla nostra gloriosa panchina. Certe cose non cambieranno mai, ma non è una questione di rassegnazione. Sono state fatte scelte a livello societario, più o meno discutibili ma reali, è uscito un comunicato storico per i nostri colori, stiamo cercando di uscire dal pantano di un rosso di bilancio tremendo: le incognite sono talmente tante che ridurre tutto soltanto al brutto calcio di un allenatore votato alla mediocrità mi sembra superfluo.
Quindi ben vengano questi tre punti casalinghi contro una delle squadre più in forma del campionato. Tre punti che hanno dimostrato come la candidatura di Mihajlovic possa essere forse prematura e sia talvolta guidata proprio dalla mal sopportazione per un uomo che non ha mai fatto nulla per rendersi simpatico alle folle (WM). Il campo ha dato un verdetto diverso: la Samp di Sinisa si muove bene, sfrutta il buon dinamismo di Obiang e Duncan, la fisicità di Okaka, gli spunti di Eder e Gabbiadini, ma paga una qualità media non eccelsa e una difesa tutt’altro che infallibile.
Tant’è che se Palacio non patisse una condizione fisica che rasenta l’insostenibile il tabellone di San Siro avrebbe detto 2-0 dopo appena un quarto d’ora e non avremmo bisogno di ricordare la traversa di Duncan e il miracolo di Handanovic su Eder appena prima del rigore decisivo conquistato da Kuzmanovic.
Io amo il bel calcio, ma amo anche vincere perché così non mi girano i coglioni. E se l’Inter riesce a vincere e lo fa anche costruendo, nonostante le solite magagne, almeno sei palle gol nitide, non voglio storcere la bocca perché in panchina c’è ancora uno che mi sta sul cazzo.
Preferisco concentrarmi sui gioielli di Kovacic, sul ritrovato entusiasmo di Hernanes, sull’incedere lento ma concreto di Kuzmanovic, sulla freddezza di Icardi e sulle manone di Handanovic. A Parma c’è una nuova, grande occasione da afferrare al volo.
Di tutto il resto ne parleremo a tempo debito, quando sarà di nuovo il momento delle grandi decisioni.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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