Bauscia Cafè

Rasi al Sassuolo

Vogliate perdonarmi il titolo agghiacciante, ma ci sono titolisti di quotidiani nazionali che pagherebbero oro per partorire una cagata del genere.
Dunque, la partita: siamo al secondo 7-­0 rifilato ai neroverdi del simpaticissimo Squinzi (ciao Giorgio!) in tre partite di serie A. Eppure c’è una sostanziale differenza tra il match di un anno fa in quel di Reggio nell’Emilia e quello disputato domenica pomeriggio: il Sassuolo si presentava a San Siro forte di un inaspettato battage mediatico favorevole, con i giornali a magnificare lo sgusciante tridente Sansone-­Berardi­-Zaza e Di Francesco che ci credeva pure, mentre in quella gara d’esordio le bocche di fuoco furono nientepopodimenoche Floro Flores, Missiroli e…Schelotto.

Ciao Squinzi! ...partitina a carte?
Ciao Squinzi! …partitina a carte?
Meglio per noi, perché una tale sfacciataggine è stata giustamente punita da una prestazione a tratti esaltante da parte dei nostri ragazzi, cui tutto o quasi è girato a meraviglia, mentre la super-sponsorizzazione di Zaza e compagni si è rivelata deleteria per la tenuta psicofisica di giocatori che avranno sì un roseo avvenire davanti, ma che ancora devono dimostrare di poter garantire continuità a certi livelli. Non preoccupatevi, la stampa li farà tornare gli stronzi di sempre in men che non si dica, affinché l’equilibrio possa ancora regnare supremo tra opinionisti e scribacchini sportivi.
Discutere di Inter dopo una goleada del genere sembra soltanto un esercizio di stile, eppure qualche considerazione possiamo e dobbiamo farla: le note positive sono moltissime, a cominciare dalle conferme di Kovacic, Icardi e Osvaldo, ma soprattutto dalla nonchalance con la quale Medel si è calato nei panni del “nuovo Cambiasso” (magari), sfoggiando senso della posizione, corsa, tenacia e anche piedi discreti per uno nato difensore centrale.
La mia personale nota felice è relativa all’atteggiamento della squadra e, di riflesso, a quello di mister Mazzarri: senza il doppio mediano visto a Torino sia Hernanes (a sprazzi, da rivedere la condizione del brasiliano, già deficitaria all’esordio) che soprattutto Kovacic hanno beneficiato della presenza di due attaccanti capaci di liberare spazi per verticalizzazioni e inserimenti offensivi. Esemplare in tal senso la rete del 2­-0.
Mateo in particolare sembra aver cominciato ad assimilare a dovere le direttive del mister: è capitato spesso di vederlo recuperare palloni nella propria metà campo riproponendosi poi con la dovuta lucidità per far ripartire l’azione. Certo, lui e Hernanes restano portatori di palla, ma oliando a dovere i meccanismi di cooperazione con esterni e attaccanti forse potremo toglierci qualche bella soddisfazione.
Insospettabilmente saggio anche Mazzarri, che a risultato abbondantemente acquisito ha preteso (ed ottenuto) dai suoi un calcio comunque propositivo e ha poi optato per due sostituzioni intelligenti: una per togliere Nagatomo, a mio avviso una dei pochi a non aver fatto il proprio dovere, e regalare minuti di Serie A al buon M’Baye, l’altra per rilanciare Guarin, molto motivato e arrabbiato nel modo giusto, e tributare la sacrosanata standing ovation a Kovacic. Il ritorno in campo di Palacio è poi un piccolo sorriso per il prossimo futuro.
TATTATATTATAAAA - Osvaldo omaggia il suo idolo, Gianni Morandi
TATTATATTATAAAA – Osvaldo omaggia il suo idolo, Gianni Morandi
Essendo però un po’ stronzo nell’animo, vorrei evitare di emulare Tonino Guerra e il suo “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”, perché i ricordi di Torino-­Inter sono ancora piuttosto vivi. È contro quel tipo di avversario che l’Inter, lo scorso anno, ha perso un sacco di preziosi punti e inanellato prestazioni insufficienti, e alla prima occasione abbiamo visto nuovamente quegli stessi impacci e quella stessa impotenza. La mia preoccupazione peggiore è proprio questa: per ottenere un risultato migliore dell’Europa League dovremo vincere quelle partite (e sono tante, in questa mediocre Serie A italiana) dove, non avendo IL giocatore in grado di fare la differenza da solo, avremo bisogno di inventare qualcosa di più a livello di manovra, con o senza le due punte dal primo minuto.
Di Sassuolo che vengono a Milano a fare la voce grossa mentre le gambe tremano ne vedremo ben pochi, purtroppo. Molto più verosimile ammirare il classico catenaccione ritornato con pallino modello Ventura, e lì servirà essere più bravi, più scaltri e soprattutto più convinti di quanto visto nello scialbo 0-­0 dell’Olimpico.
La discriminante della stagione a mio avviso è proprio questa e corre parallela alle prestazioni che i giovani virgulti saranno in grado di garantire: se il patrimonio formato da Icardi, Kovacic, Dodò e Juan Jesus continuerà a consolidarsi e a crescere, qualcuno in grado di fare la differenza quando nient’altro sembra funzionare forse lo avremo anche noi.
Le prossime trasferte, a partire dall’insidioso esordio in Europa League di giovedì, ci diranno di più di questa Inter, consapevoli del fatto che la posizione finale in campionato non dipenderà soltanto da noi ma anche dalle eventuali difficoltà di quelle due/tre squadre che partono un pizzico più avanti o alla pari rispetto ai nostri ragazzi.
L’importante è essere cazzuti, dal primo all’ultimo minuto. Altrimenti lo dico a Medel.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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