Bauscia Cafè

La grigliata

Quando si è finito di arredare una nuova casa, si apre un nuovo locale, un nuovo ufficio, insomma quando si inaugura un luogo che si è destinati ad occupare stabilmente, e tutto è impeccabile, lucido, quasi finto, tanto che ancora si ha l’impressione che mobili, stanze e pareti debbano tra loro in qualche modo “amalgamarsi”; quando si illumina costantemente l’ambiente con luci e faretti, e agli invitati si mostra scrupolosamente ogni stanza, ogni dettaglio, alla ricerca dei loro impressionati complimenti, degli “ohhh”, “mmmh!”, “uhhh”, “llààh”; quando ci si trova in questa situazione, e ancora si deve superare lo shock della novità e iniziare a sentirsi “a casa”, c’è sempre un passaggio da affrontare, quasi un rito di iniziazione da compiere. E’ un particolare gesto che, per sua natura, fa da autentico spartiacque, un gesto che rompe lo stallo spazzando via l’imene limbare che avvolge il nuovo ambiente.
Sto parlando della prima scorreggia.
Tutta l’atmosfera di formalità, di impettite congratulazioni, di pedanti tour dei bagni e di messe in mostra di armadi, tutta quella voglia di fare bella figura si sgretola in mille pezzi quando, per la prima volta, un coraggioso pioniere decide – alzando la gamba per darsi lo slancio, e magari piazzandoci anche il saltello – di battezzare quelle quattro mura con un fragoroso, robusto, grasso peto. E’ il segnale che tutti aspettavano, il “via!” che nessuno aveva il coraggio di pronunciare; è il portatore della fiaccola che, sfiancato dal viaggio, finalmente raggiunge il braciere olimpico, e con tonante impeto accende la sacra fiamma, dando inizio ai giochi.
Ecco, per quanto riguarda il nuovo Bauscia Cafè, quella scorreggia è questo post.
Nel mio personalissimo rilascio di aria fresca su queste candide pagine ancora fresche di pittura, affronterò uno dei compiti più pericolosi e più esposti ai pernacchioni del senno di poi:
la griglia di partenza della serie A.
Ok, in realtà la serie A è già partita, ma c’è stata la safety car della sosta, facciamo conto che tutto debba ancora iniziare.
Conoscendo i rischi del caso, e mettendo in chiaro che voglio i vostri soldi nel caso dovessi azzeccare anche solo l’80% dei pronostici, partiamo.
ZONA RETROCESSIONE
Dato che possiedo un innegabile senso della teatralità, comincerò dal fondo, per poi salire implacabilmente verso le posizioni di vetta in un dantesco ascendere che vi farà tremare tutto il condotto rettale.
Quindi, procediamo: senza giri di parole, Empoli e Cesena danno la netta impressione di rischiare di fare un presto ritorno fra i cadetti, e se devo scegliere le tre squadre che occuperanno il fondo della classifica, due posti non posso che assegnarli a loro.
Per il terzo, la situazione si complica: le due sopracitate, però, non possono retrocedere da sole, quindi nomino come papabili per il 18esimo posto il Palermo, l’immancabile Chievo e l’incognita Cagliari.
Il Palermo, in realtà, sembra aver non troppe qualità in più delle due “condannate”; se a ciò si aggiunge l’ambiente non esattamente stabile e il delitto che rappresenta anche il solo mettere in dubbio il posto da titolare di Belotti a favore di non so cosa, ecco che, forse, mi trovo davanti la candidata più credibile.
Il Chievo, a differenza degli ultimi anni, ha cambiato molti giocatori, inserendo anche qualche innesto di qualità; i vari Birsa, Botta, Izco, Bardi e Biraghi non sembrano però metterlo al riparo dall’ennesima stagione di patimenti. Lo vedo difficilmente fuori dalla zona calda, in bagarre fino all’ultimo.
Il Cagliari è reduce da una rivoluzione totale, sia tecnica che societaria, e non può che rappresentare un’incognita. Tendo, comunque, ad aver fiducia nel lavoro di Zeman con gruppi di questo tipo, con giocatori scelti da lui, sconosciuti, affamati, assetati, denutriti, sciupacchiati, per cui, nonostante non riesca ad escluderlo in toto dalla bagarre, lo “salvo”.
Ora, individuata la zona calda, non resta che scovare la sorpresa; quella squadra, intendo, che all’inizio pare insospettabile, e che però canna completamente la stagione rischiando grosso. Il compito quest’anno è particolarmente arduo, e quindi la sparo.
La sparo e dico Atalanta. La squadra è sempre la stessa, poco o niente è cambiato (anzi, il miglior giocatore – Denis escluso – è partito), il tutto mi sa un po’ di pericoloso stantio. La butto in mezzo al girone infernale.
Ricapitolando (dal basso verso l’alto): Empoli, Cesena, Palermo/Chievo, Cagliari/Atalanta.
ZONA “LIMBO”
Nella zona per così dire “tranquilla” vedo innanzitutto Torino e Parma, che non ritengo capaci di replicare l’ottima stagione precedente, e che considero destinate ad un’annata anonima. Il Toro ha perso due pezzi da novanta e dovrà gestire il doppio impegno almeno fino a Natale, il Parma ha cambiato solo a centrocampo e mi pare, in generale, un po’ imbolsito.
Accanto a queste due metto il Genoa di Gasperini, solita confusa accozzaglia di individualità, del quale non riesco ad immaginare una continuità di rendimento. In realtà, persi i 15 gol di Gilardino, potrebbe anche rischiare qualcosa di più del solito; ma per ora lo inserisco nel girone delle ignave.
Girone in cui trova spazio anche il Verona, che va ad unirsi al club di chi avrà difficoltà a ripetere la passata stagione. Guardando la formazione dell’Hellas, è evidente come nel 2004 avrebbe tranquillamente potuto aspirare ad un posto Champions; nel 2004, però. Li piazzo nel limbo e tanti saluti.
Ultima squadra della zona franca è il Sassuolo di Di Francesco, che quest’anno potrà beneficiare del corposo mercato dello scorso gennaio e di quello discreto di questa estate, oltre che della crescita della squadra a livello tattico e individuale. Potenziale offensivo molto alto, entusiasmo e garra: difficile non pronosticargli una buona stagione (il che significa, essenzialmente, salvezza tranquilla), nella quale togliersi anche qualche soddisfazione.
Ricapitolando: Torino, Parma, Genoa, Verona, Sassuolo.
L’ordine non lo so dire, ma in questa zona conta davvero poco.
ZONA “NUN SUCCEDE MA SE SUCCEDE”
Qui inserisco quelle squadre che considero avviate verso una buona stagione, e che in caso di suicidi altrui potrebbero addirittura aspirare a un posto europeo. In realtà, al netto di eventuali (e probabili) incursioni dalla zona Limbo, vedo comprese in questa categoria solo Sampdoria e Udinese.
La Samp di Sinisa è attrezzata per vincere il campionato delle ignave, che già di per sé significa metà classifica. Di più, difficile; anche se il fatto che Mihaijlovic sia alla guida da quasi un anno ed abbia potuto impostare il lavoro in modo ottimale a partire da luglio può lasciare spazio a qualche speranza. Occhio a Manolo Gabbiadini*.
Di pasta simile, per valore assoluto, è fatta l’Udinese di Strama, il quale fatico a giudicare un emerito coglione. Cosa che, apparentemente, riesce facile a molti fuoriclasse della panchina muniti di tastiere e microfoni, che dall’alto della loro sapienza ed esperienza – come minimo – decennale ai massimi livelli nel calcio giovanile, del tutto equivalente a quella del tecnico dell’Udinese, traggono sentenze dalle loro profonde analisi sulle lacune mostrate dall’Inter 2012/13. Fuoriclasse che, se dovessero essere riassunti in una sola figura, sarebbero compiutamente impersonati da Gene Gnocchi.
ZONA “UN SALTO IN UZBEKISTAN”
Siamo alla “bagarre” Europa League, in cui vedo coinvolte Lazio, Milan, Fiorentina e…Inter.
La Lazio di Pioli, rinnovata e tirata a lucido, e con alcune individualità interessanti, sembra essere quella meno attrezzata; non escludo, quindi, una retrocessione nella zona precedente, appannaggio di una tra Udinese e Samp.
Per quanto riguarda il Milan, tutto il cambiamento passa, chiaramente, da Inzaghi. Mi piace che sia voluto ripartire dalle cose semplici: per ora, pochi concetti ma chiari, e squadra con identità precisa già dopo 50 giorni di lavoro. La giostra non girerà tutto l’anno, le rose e i fiorellini di cui sembra bardata Milanello da un mesetto a questa parte appassiranno, ma mi pare ci siano i presupposti per una buona stagione.
La Fiorentina, accantonato il sogno di vedere Gomez e Rossi finalmente uno accanto all’altro, dovrà accantonare anche le ambizioni di altissima classifica: in generale, mi pare che l’ambiente abbia perso entusiasmo, che il gruppo abbia già dato il meglio e che fosse necessario un rinnovamento più marcato. Il potenziale resta comunque buono: occhio ai due ragazzi davanti, due grandi talenti che, per forza di cose, troveranno spazio (spero soprattutto Bernardeschi, nel caso Montella scelga di giocare con tre davanti).
E ora…veniamo alle note dolenti.
SITUAZIONE INTER
Che la rosa sia migliorata è chiaro a tutti. Che le uniche due posizioni scoperte, il centrale e la punta, non siano tanto gravi da condizionare pesantemente la stagione (al netto di catastrofici infortuni), anche. Per valori assoluti, la squadra è da lotta per il terzo posto. Oltretutto, penso proprio che a gennaio verrà rinforzata ulteriormente.
Quindi?
Quindi mi riesce difficile immaginare una squadra che non gioca a calcio che si classifica per la Champions League.
“Nella mediocrità, vince Capello”, diceva Arrigo Sacchi qualche anno fa. Ecco, parafrasando questa massima, si potrebbe dire “nella mediocrità, va in Champions Mazzarri” (come due anni fa, quando le rivali per il secondo posto erano il tremebondo Milan di Allegri e la bella prima Fiorentina di Montella, che per quanto accattivante, però, più di 70 punti davvero non poteva fare).
Ciò, banalmente, implica che, tolte Roma e Juve, se il Napoli fa il suo dovere (e niente più) non abbiamo chances di occupare il terzo posto. Considerato anche che avremo l’impegno europeo almeno fino a dicembre, mi sento di escludere ogni nostro exploit: in sintesi, se gli altri si suicidano, se Benitez e un Allegri totalmente impazzito fanno 60 punti e si prendono anche qualche brutta infezione, allora possiamo qualificarci per la Champions. Sennò nisba. Potremmo farcela solo se la lotta al terzo posto tornasse a essere il ciapa no di qualche anno fa, quando la spuntava l’Udinese all’ultima giornata.
Ricapitolando la zona lotta-E.League: Lazio, Milan, Fiorentina, Inter. Nell’ordine in cui le ho scritte. E, Lazio a parte, discretamente vicine tra loro.
PODIO
Come già anticipato, vedo Roma, Juve e Napoli nelle prime tre posizioni.
Questo Napoli, in presenza di una rivale credibile, rischierebbe grosso e potrebbe uscire dal gruppo Champions; la rivale in questione, però, manca, e la settantina (o qualcosa in più) di punti che verosimilmente metterà in cascina dovrebbero spedire di nuovo ai preliminari la squadra di Benitez.
Chiudiamo col duello di testa, che risolverò in una prospettiva puramente logica. Riprendendo nuovamente la sopra citata frase di Sacchi, ad applicandola questa volta ad Allegri, mi chiedo:
la Roma è una squadra mediocre?
Risposta: no.
Come conseguenza diretta, sempre basandomi sull’assioma iniziale, ho che la Juve non può vincere lo scudetto.
Quindi, vince la Roma.
Ma speriamo, dai.
L’era in cui per vincere il campionato italiano era necessario essere una squadra speciale è finita: oggi bastano una buona organizzazione, una buona rosa e molta fame. Anche quest’anno, si conferma la tendenza che da diverse stagioni vede un appiattimento verso il basso del livello delle prime della classe, e un incremento della competitività di quella che si può chiamare “middle class”. Ciò porta alla mia non confortante convinzione che, considerati i grandi campionati europei, solo in Germania – forse – la migliore squadra del nostro torneo potrebbe arrivare tra le prime tre (e anche lì, col Leverkusen, non sarebbe facile).
Ce ne faremo una ragione.
E ora, via alle pernacchie.
P.s.: sì, dopo quasi cinque anni, titoli a non finire e imperitura gloria, ho cambiato il nick. O meglio, me lo sono ridotto.
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Grappa

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MVP INTER – HELLAS VERONA

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