Bauscia Cafè

Una di quattro.

Quella giocata ieri sera era una partita difficile. Di fronte avevamo il Getafe, che aveva concentrato energie ed aspettative nella gara contro di noi, ed aveva avuto più di due settimane per preparare l’incontro. Noi a differenza loro eravamo si in un rush che ci ha sicuramente portato via energie, ma che ci ha anche nutrito di entusiasmo e risultati positivi.

Forse proprio sulla scorta di questo entusiasmo il mister decide di approcciare la partita con un 11 che assomiglia in tutto e per tutto a quello di sabato che aveva fronteggiato senza troppi problemi l’Atalanta.

Il risultato premia il mister e si colloca in continuità con la partita del weekend, non cambiando gli addendi in campo, il risultato non cambia. Alla fine della gara il risultato sarà un 2 a 0.

Il modulo è presentato come un 352, dove però la chiave tattica è un Barella che agisce in posizione ibrida, spesso pressando in fase di non possesso insieme alle punte, e interpretando con brillantezza un ruolo pieno di commistioni, mentre Brozo e Gaglia pur godendo di maggior libertà rispetto al 3412 si preoccupano meno del pressing alto.

Il Getafe dimostra di avere limiti tecnici molto più che evidenti, ma una voglia ed una attitudine capace di metterci in difficoltà, tanto da rendere necessario un ottimo Handanovic sin dai primissimi momenti del match.

Proprio come successo tante volte in questo campionato ancora una volta emerge il peso specifico di Lukaku. Il suo gol sbroglia molte situazioni. Il lancio di Bastoni è preciso e pregevole, ma è il belga a vincere tutti i duelli necessari a portarci in vantaggio.

La partita resta confusa a tratti, muscolare con tanti interventi fisici da una parte e dall’altra. Complice l’infinita qualità lasciata da noi in panchina, forse a ragione proprio di questa attitudine sporca del match.

Dopo un rigore assegnato contro i nostri e poi sbagliato (situazione spinosa procurata ancora una volta proprio dall’esperto Godin) è dalla panchina che subentra l’uomo che realizzerà il gol che ci consegna la tranquillità.

Eriksen controlla un bel lancio, apre sulla destra per l’accorrente di D’ambrosio e sigla sulla ribattuta di un difensore.

La partita è vinta, i quarti agguantati. La squadra è vogliosa e concentrata.

È stata una gara “sporca”, quando ci dovevamo sporcare ci siamo sporcati. I ragazzi sono cresciuti in cattiveria e determinazione: questo è stato uno step che ci è mancato durante l’anno e quindi sono molto contento.

Antonio Conte nel post partita

Conte ci propone la sua gioia per la prestazione dei ragazzi, alludendo ad uno step portato a termine che ci ha regalato l’ultima striscia di vittorie.

Parla anche di una squadra sporca, che pare piacergli parecchio. In campo infatti c’erano i giocatori “sporchi e cattivi”, gente concreta e di quantità come i Gagliardini e i D’ambrosio. Gli stessi Barella e Brozo, corridori infaticabili capaci di abbinare anche qualità.

Parla anche del gol di Eriksen, il mister, suggerendo che possa portarlo ad una condizione psicologica più felice. C’è da augurarselo in quanto ogni gara vinta ci avvicina all’obiettivo ma richiede anche una quantità sempre maggiore di qualità. Sanchez, Eriksen, Skriniar, e perché no, Sensi, saranno preziosissimi in questa direzione.

Siamo a sole due vittorie dalla Finale di Europa League. twittalo

Nic92

Nato dall'incontro tra l'unico tifoso cagliaritano non isolano e una grande tifosa di Batistuta, fortunosamente incontra l'Inter e se ne innamora. Ha in Julio Cesar il suo spirito guida.

PODCAST

Twitter

Instagram

Instagram has returned empty data. Please authorize your Instagram account in the plugin settings .

Archivio