Bauscia Cafè

Tu quoque, Brutto. Anzi bruttissimo.

Ci siamo, eccoci all’ultimo tratto di strada prima della fine di questo campionato. Undici gare, mica poche, dove si decide tutto. La situazione è la migliore che potessimo desiderare: dieci punti di vantaggio sulla Juventus, sei punti e una gara in più da giocare rispetto al Milan. Tuttavia è ancora presto per estrarre le calcolatrici: sappiamo bene che basterebbe un passo falso a rianimare tutti coloro che oggi raccontano, bubolano, un campionato già finito, brutto e scontato.

Campionato davvero bruttissimo, tra l’altro. Certo, se non sei interista. Dettaglio non da poco. Finchè in vetta c’erano altri questo era il campionato del ritorno delle sette sorelle, il più combattuto degli ultimi anni e tante altre belle cose. Poi un bel momento è diventato tutto brutto, scontato, già scritto. Questo è il racconto del bambino che va a giocare con gli amici portando il pallone da casa e ad un certo punto non si diverte più, anzi, non ha mai voluto giocare. Ha portato la palla per accontentare gli altri, ma che sport barbaro è il calcio alla fine dei conti, meglio riprendere il pallone e salutare tutti. Oppure rifacciamo le squadre e ripartiamo zero a zero, dai.

Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Fino al momento in cui stai vincendo, poi improvvisamente si percepisce quel bisogno impellente di riesumare de Coubertin. L’arbitro è l’alibi dei perdenti, se vinci, poi superi la soglia di casa e diventa un fattore determinante. Inaccettabile pensare che possano esserci state in passato “delle cose nel segno dell’amore”, ma quest’anno il crollo delle italiane in Europa è legato indiscutibilmente a doppio filo con un disegno europeo teso a punirle, con episodi arbitrali atroci. Tutte, tranne una. L’Inter è uscita perchè è composta da un branco di pippe che fanno catenaccio. Certo.

Lettura divertente, frutto di un’analisi approfondita, questa. L’Inter – tra l’altro – esce dal girone di Champion’s League proprio quando ricerca un calcio estremamente propositivo e gioca diverse partite tutte nella metà campo degli avversari, raccogliendo meno di quanto prodotto. Allora però non era tempo di sottolineare il tentativo della squadra di giocare un certo calcio, ma andava evidenziata la fallimentare mancanza di risultati. Fino a che non sono arrivati, almeno: a quel punto inversione rapidissima di rotta e parliamo del bel gioco. Ad minchiam, senza realmente capirne nulla, ma parliamo di poesia, arte e estetica del gioco.

L'estetica del gioco diventa argomento di dibattito e valutazione ad intermittenza, in genere sulla base dei risultati dell'Inter. twittalo

D’altro canto la cosa non deve stupire. Ad inizio anno i cinque cambi sono stati tema di discussione dopo che l’Inter aveva ribaltato la partita con la Fiorentina. Se fino all’anno prima la panchina lunga era sinonimo di forza ed un valore della società, poi si è rapidamente trasformata in un sopruso ai danni dei più deboli, che favorisce i forti. Ovviamente. Oggi – giustamente – si apprezza la capacità dell’Atalanta di individuare i talenti in giro per il mondo, ma quando era l’Inter a schierare 11 giocatori stranieri era una vergogna, oppure la memoria mi inganna? L’Atalanta è orgoglio nazionale, l’Inter che vince tutto “non era una squadra italiana”.

Fig. 1 – Leggere tutto.

L’Inter che affronta gran parte del campionato scorso con Sensi rotto e Sanchéz martoriato dagli infortuni, giocando tutte le partite chiave per mesi con gli uomini contati, veniva criticata per come aveva costruito la rosa. Quella di oggi è baciata dal fato, mentre le avversarie soffrono gli scherzi di un destino avverso che ne ha falcidiato ingiustamente le rose.

Perchè è risaputo che avere due attaccanti che insieme fanno 73 anni (Mandzukic e Ibrahimovic) non incide sulla probabilità che questi possano avere problemi fisici. Mentre Dybala, Ramsey, Chiellini e Arthur non hanno mai avuto problemi di natura fisica in vita loro: totalmente imprevedibile. Quello che indispone – tuttavia – è la lettura completamente opposta che viene narrata a seconda dei protagonisti e no, non mi sto riferendo alla narrazione dei tifosi. Si, insomma, dei tifosi comunemente intesi, almeno.

Comunque se il campionato è così poco interessante dopo anni piacevoli, bisogna parlare di qualcosa che sia realmente fondamentale. Quindi parliamo delle impellenze economiche dell’Inter. Almeno fino ad Aprile. Fonti su fonti, sorgenti su sorgenti. Rata di Hakimi, rata di Lukaku, Ratajkowski. Si, anche un po’ di quella roba, che piace ai lettori. Poi dopo il 31 di Marzo, vediamo, ah, Eureka! La cara vecchia spolverata all’obbligo “di fare una cessione importante”. Solo loro, chiaramente. I bilanci di mezza Serie A fanno schifo, ma l’Inter deve cedere. Anzi, smantellare. Svendere. Ripudiare le proprie radici, come ha cambiato il proprio logo! Che fa schifo, scriviamolo. No, non si può. Allora intendiamolo e non parliamone comunque troppo.

Non come le altre squadre. Gli altri club, ricordiamolo, sono modelli di gestione virtuosa, loro dicono “No!”, fidelizzano i loro campioni e non sono per nulla intimoriti dalla prospettiva di perdere i propri giocatori a zero euro. Nelle altre squadre si festeggia. A volte letteralmente, indisponendo i vicini di casa. Si sfrutta la perenne crisi dell’Inter per raggiungere obiettivi prestigiosi.

Fig. 2 – Lo scudetto delle Uova di Pasqua.

L’ordine è uno ed uno soltanto: questa stagione è un errore, frutto del caso, una macchia di sugo sulla cravatta. Va liquidata rapidamente, senza darci troppo peso. Questo è il messaggio di fondo. Sicuro, ma fidatevi: due partite storte e questo campionato si trasforma magicamente in Messico ’70 e torna ad essere il più bello del mondo. Questione sempre di prospettiva, chiaramente. Basta capirlo. Se non siete tifosi milanisti, Istanbul è stata una finale meravigliosa. Quello che vi invito ad approfondire, per comprendere meglio la direzione del vento, è sempre la prospettiva di chi racconta una partita, un campionato, una storia: chiedetevi quale sia quella di chi vi sta narrando questa stagione – e non solo – dall’inizio ad oggi.

“C’è la pressione che deve avere sempre una squadra come l’Inter. Capisco che per molti è la prima volta in testa alla classifica, noi dobbiamo pensare soltanto a noi stessi, senza guardare agli altri, concentriamoci su questo fino alla fine del campionato.

Antonio Conte

Noi siamo interisti, schierati. Ripartiamo dalle parole del nostro tecnico e pensiamo al Bologna. Squadra ostica, va detto, che può crearci non pochi problemi. Vengono da due vittorie consecutive e hanno praticamente tutti a disposizione. Rimettere insieme i pezzi dopo le nazionali non è mai facile e questre tre settimane senza giocare rappresentano una grossa sfida alla nostra tenuta. Dobbiamo riattaccare subito la spina e giocare tre partite assolutamente delicate in nove giorni: per chi scrive, questo è il momento culminante della stagione.

Perisic assente, vittima di un affaticamento muscolare che ci auguriamo possa essere lieve, verrà probabilmente sostituito da Young. A centrocampo abbiamo comunque recuperato Vidal e Sensi sembra aver dato segnali incoraggianti in Nazionale poco prima di Pasqua: non fatelo più tornare nel sepolcro, per cortesia. Anche De Vrij si è allenato con il gruppo, ma è più pronosticabile la presenza di Ranocchia a guidare la difesa.

Fig. 3 – Fiducia negli anfibi.

Il Bologna ha diversi giocatori di gamba e corsa. Barrow primo fra tutti, ma anche Sansone sul corto sa essere rapido, mentre Soriano e Skov-Olsen hanno fisico e capacità di fare malissimo con campo da attaccare. Bisognerà stare molto attenti. Sulla carta gli emiliani hanno tutti giocatori abbastanza qualitativi. Schouten e Dominguez sono due ottimi calciatori, bravi anche a gestire il pallone: quello che è mancato al Bologna in stagione è stata probabilmente continuità, consistenza. Ci sono tanti giocatori che possono giocare una gara di ottimo livello, salvo poi incontrare una flessione nella gara successiva. Tanti giovani, va detto.

Noi dovremo essere capaci di approcciare la gara con forza e concentrazione. Occorrerà stemperare i momenti di aggressione del Bologna e colpire pesante con i nostri giocatori di maggiore spessore: Hakimi, Lautaro e soprattuto Lukaku. Non c’è davvero molto da dire. Se Mihajlovic giocherà con una linea a quattro è probabile vedere un movimento di Lukaku ad aprirsi alle spalle del terzino sinistro del Bologna per portare fuori un centrale, similmente a quanto fatto con il Milan.

All’andata il serbo però aveva proposto una linea a tre, quindi rimane qualche dubbio. Se dovessi ipotizzare, lanciandomi in previsioni, mi aspetto un Bologna schierato con un 4231, con Soriano attaccato a Brozovic e un atteggiamento raccolto, attendista, propenso a farci male in ripartenza. Tomiyasu potrebbe interpretare il suo ruolo da terzino destro un po’ più bloccato, quasi come un terzo centrale. Tuttavia il Bologna può realmente giocare in più modi, cambiando l’interpretazione anche durante la partita. Vedremo.

Fig. 4 – Egli.

La mia speranza personale è che il campionato continui ad essere brutto. Il più brutto della storia, come tutte le vittorie della mia squadra a leggere alcuni giornali. Talmente brutto per gli altri che per me diventa ancora più bello, unico, solo nostro e di nessun altro. Se c’è una cosa che ho imparato con il tempo è che più è forte il rumore dei nemici, più è grande l’impegno nel rivisitare, raccontare, spiegare “intellettualmente” quello che accade, più l’Inter sta navigando nella giusta direzione. La strada è lunga e difficile: tappiamoci le orecchie e andiamo a giocare una gara alla volta, a cominciare da stasera. Avremo tempo, alla fine, per dare a Cesare quel che è di Cesare.

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

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