Abbiamo affrontato un’avversaria tecnicamente inferiore a noi, ripetendo esattamente gli stessi errori che abbiamo fatto quando l’abbiamo affrontata 9 mesi fa nel derby di ritorno. Il Milan messo in campo da Pioli per questa stracittadina era esattamente lo stesso di quello dell’ultimo derby, con la sola differenza di Leao al posto di Rebic. Gli uomini ma soprattutto le posizioni e i compiti in campo, però, erano quelli. Pioli non ha proposto alcuna novità dal punto di vista tattico, nessuno schema nuovo. Kessie faceva legna a centrocampo (ottima partita, la sua), Calhanoglu si è messo tra le nostre linee di centrocampo ed attacco, sfruttando il buco che si crea fisiologicamente tra il nostro centrale e la linea a tre, un buco che a Febbraio non siamo riusciti a colmare e a Ottobre ancora, di nuovo, non ci siamo riusciti. Il loro centrocampista Turco ha potuto variare in tutta la tre quarti nostra, con Brozovic che raramente gli è stato al passo, ed ha potuto triangolare, a volte con Hernandez e più spesso con Calabria, spesso lasciato libero da Perisic. Se a Febbraio Rebic aveva fatto venire il mal di testa a Godin, questa volta Leao ha fatto lo stesso con D’Ambrosio. Theo Hernandez una volta partiva sulla fascia, una volta usava lo spazio all’interno nella “terra di nessuno” tra esterno e centrocampista. Fermato più volte col fallo che con il contrasto.
Tutto questo significa che abbiamo perso una partita che, magari, sulla carta poteva essere difficile perché loro erano in fiducia, perché vengono da molti risultati positivi, perché noi avevamo molte assenze, mentre invece alla fine abbiamo perso una partita che non ha proposto niente di particolare, e questo fa ancora più male perché niente, nulla poteva impedirci di poterla pareggiare o anche vincere, vista anche la superiorità (putativa) tecnica sia sulle fasce che al centro del campo. Che, con praticamente solo due cambi a disposizione (Sanchez ed Eriksen, peraltro entrambi molto negativi una volta entrati in campo), potessimo risolverla nel finale era più questione di testa che di gambe, data la prevedibile stanchezza e la pausa nazionali che ci ha restituito i sudamericani solo 36 ore prima di questo derby. Ma, come scritto all’inizio, non abbiamo giocato come se questo fosse stato il derby col Milan, ossia una delle partite più importanti dell’anno in Italia, e non abbiamo saputo variare il piano partita, nonostante loro non abbiano proposto niente di che, non siamo stato capaci di controbattere.
Il Milan non ha proposto niente di particolare rispetto al derby di 9 mesi fa. non abbiamo saputo ribattere, sia come posizioni, che come idee tattiche, a un piano partita servito da Pioli piu’ semplice di quanto possa sembrare. E questo fa un po’ male.
E non è stata neanche una bella partita, neanche nel primo tempo, a dispetto di quanto millantato in televisione dove tiro e gol = partita bella. Non abbiamo fatto ritmo (Brozovic non è fatto per fare ritmo a questo livello), abbiamo usato poco le fasce preferendo andare di più al centro con Lukaku (e viste le poche volte in cui abbiamo servito bene Hakimi, poteva accadere di più, nonostante il Marocchino alla fine avesse la lingua di fuori anch’egli), abbiamo usato (o si è usato lui) poco Vidal, pian piano fagocitato dall’esuberanza fisica di Kessie. Sui difensori non ho molto da dire, non sono difensori di posizione e i due gol vengono anche da questo. Ma nessuna, neanche la più piccola scusa, può essere usata oggi come attenuante per la sconfitta contro questo Milan. Perché era il derby, e perché era un Milan normalissimo, al di là di quanto la carta stampata sarà pronta a riversare ansimante nelle stampanti offset.
Abbiamo ora le coppe Europee. La stagione comincia a correre, e per fortuna almeno Bastoni e Nainggolan paiono recuperati dal coronavirus. Sensi potrà giocare e dare alternative a centrocampo e sarà utile contro il Borussia. Ma l’impressione è che bisogna ben lavorare sulle posizioni, sulla velocità di idee in campo, sia in fase offensiva che in fase difensiva. Abbiamo un piano A che è, me lo si lasci dire, anche assai interessante. Ma – appunto – è solo il piano A. Non appena l’avversario pratica la contromossa (ad esempio una maggiore intensità a centrocampo (Milan e Lazio) oppure un giocatore dietro le punte (Milan), dobbiamo essere bravi a switchare immediatamente al piano B, e al piano C, se possibile. Abbiamo una rosa lunga dove tutti possono essere utili in tanti modi. Ora è il momento di riversare questa utilità nel campo, sia con il piede, che con la testa.

