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Inter Legends: Milito

Le feste sono ormai alle spalle, e le feste, si sa, sono l’occasione per riabbracciare quegli amici che abbiamo un po’ perso di vista; proprio per questo, approfittando della lodevole iniziativa di Inter Channel che durante le vacanze natalizie ha regalato a tutti una settimana di visione gratis, ho avuto modo di incontrare nuovamente tre vecchi amici: Milito, Samuel e il capitan Zanetti.
E no, ahimè non li ho ritrovati a San Siro, ma seduti in uno studio televisivo, intervistati dal buon Alessandro Villa per il suo “Inter Legends”.
Si parte subito con Diego “El Principe” Milito, dagli esordi in argentina all’Inter del triplete passando per Genoa e Saragozza, con De André in sottofondo. Ai filmati dei tanti gol si susseguono via via gli interventi di Stankovic, Sculli, Moratti, Materazzi e Samuel.

Arrivi all’Inter e l’idea di Moratti e Mourinho è quella di farti giocare in coppia con Ibrahimovic, poi però il mercato ha cambiato tutto…
“È stato un peccato perché mi sarebbe piaciuto giocare con lui. Abbiamo fatto qualche allenamento insieme, è un grandissimo campione. Non lo sapremo mai, ma penso che le mie caratteristiche si sarebbero sposate bene con il suo modo di giocare”.
I tifosi iniziano a sognare, ma l’inizio della stagione non è dei migliori. Arriva la sconfitta in Supercoppa a Pechino, poi un pari alla prima in campionato contro il Bari.
“Ricordo ancora che dopo la partita negli spogliatoi ero distrutto. Dicevo a Pupi e agli altri: ‘Vincete sempre, ora che arrivo io perdiamo subito la coppa’. Ma loro mi tranquillizzarono subito. Per fortuna sappiamo tutti com’è andata a finire la stagione”.
La svolta in stagione arriva a Kiev, a cinque minuti dalla fine siamo fuori dalla coppa…
“In quel momento è cambiato tutto. Abbiamo vinto una partita incredibile. Nel secondo tempo il mister mise tutti all’attacco e riuscimmo a vincere nei minuti finali, è stata la partita della svolta”.
Dopo il Cska ai quarti, in semifinale c’è lo scontro con il Barcellona…
“Il Barcellona, soprattutto al Camp Nou, è un squadra praticamente imbattibile. Sapevamo di dover fare la partita perfetta, per fortuna l’abbiamo fatta”

La meraviglia
La meraviglia

Arriva il Barcellona a San Siro, segna Pedro e la gente pensa ‘è finita’, invece…
“È stata una delle migliori partite, sia a livello individuale che collettivo, una partita straordinaria. Siamo riusciti a ribaltare il pronostico e sul 2-1 addirittura ci siamo detti di spingere perché vedevamo li vedevamo in difficoltà”
Nel primo gol segnato a Madrid c’è tutta l’idea di calcio di quella squadra: 11 tocchi, 8 secondi, 96 metri
“Sì, è stata una bella azione, ma soprattutto fu una grande partita, preparata in maniera perfetta dal nostro allenatore. Abbiamo fatto gol nei momenti giusti”.

(Scorrono le immagini di Madrid ma io con gli occhi lucidi e la stanza allagata non mollo, mi inginocchio al televisore e bacio Diego in fronte)

Poi arriva la tua seconda doppietta stagionale a regalarci la coppa. Quell’anno fai 30 gol distribuendoli su 28 partite. Praticamente l’Inter partiva sempre dall’uno a zero.
“Credo sia merito della squadra che avevamo. Una squadra molto convinta, con un grandissimo allenatore. Questo è importantissimo”.
Un’altra data importante è il 3 novembre 2012: Juventus-Inter. Andate su un campo che sembra inespugnabile, la Juve non perde da 49 turni e dopo pochi secondi arriva il vantaggio degli avversari. Sembra tutto scritto ma invece arriva una grande vittoria in rimonta.
“Abbiamo fatto una grandissima partita, soprattutto per il coraggio del mister, che schierò tre attaccanti contro un avversario molto forte. La squadra era viva e vincemmo meritatamente”.
Un giorno triste invece è stato quello del grave infortunio con il Cluj. E lì hai scoperto ancora una volta l’affetto delle persone
“Sì, non ho parole giuste per ringraziare tutti i tifosi. In confronto a ciò che mi hanno dato non ho fatto nulla. Ho riscontrato un affetto incredibile, anche da parte di allenatori e colleghi, che mi ha dato la forza per tornare in campo. Non è stato facile”.
Poi arriva il rientro, con il Sassuolo e…
“Mi ricordo che sono andato da Bianco, difensore del Sassuolo, per scusarmi. La partita praticamente era già vinta, ma per me era come se fosse la gara della vita”.

"Il Milan mi porta bene" (Diego Milito)
“Il Milan mi porta bene” (Diego Milito)
A Milito vengono poi mostrate delle foto.

Javier Zanetti:
“Pupi è un amico. E’ un simbolo dell’Inter, ma non solo. Quello che ha dato al calcio, all’Inter e all’Argentina è indescrivibile. Un mito”.
La Pinetina:
“Arrivare in una società come l’Inter, dove puoi lavorare in un posto così, è un sogno per ogni giocatore. Posso dire che è come se fosse casa mia”.
Massimo Moratti:
“Non ho parole per il presidente. È stato lui a portarmi all’Inter e a darmi la possibilità di vincere tutto. Mi ha sostenuto sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà. Gli sarò per sempre grato.”
Josè Mourinho:
“Un altro grande artefice del mio arrivo all’Inter. Gli devo tantissimo perché mi ha dato la possibilità di giocare in una grandissima squadra. Ci sono pochi allenatori come lui: dopo la sconfitta di Catania, prima della trasferta di Londra, ha fatto una riunione che ci ha toccato il cuore”.

Alla fine della puntata la sensazione è quella di un pugno nello stomaco, un dolce stordimento che però ti lascia con il sorrisino da ebete stampato in faccia, felice di aver rivissuto l’epopea del Principe.
Insomma, un bellissimo regalo ai tifosi nerazzurri da parte di Inter Channel che continueremo a raccontarvi prossimamente con Samuel e Zanetti.
(sono ancora in ginocchio e il signor Villa, dal televisore, mi guarda malissimo)

“Milito è il triplete. La concretizzazione del calcio”
(Massimo Moratti)

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Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.
Odio Bauscia Cafè.

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