Bauscia Cafè

Prendi i soldi e scappa

Missione compiuta, popolo nerazzurro!

Ci sono voluti mesi di sforzi inenarrabili da parte dei nostri beniamini (?) nerazzurri, ma da ieri giustizia è fatta: azzerato il vantaggio sul Milan, finalmente non siamo più terzi in classifica e smetteremo di dover sopportare questa assurda pressione del dover finire sul podio ad ogni costo. Sospiro di sollievo per chi, ad ogni turno di campionato, avrebbe il dovere di giocare da professionista senza farsi prendere per il culo dal primo attaccante o centrocampista avversario di passaggio.
Adesso è tutta discesa, verosimilmente verso gli inferi.

Se volete facciamo anche una analisi tecnica di Cagliari-Inter, ma siete davvero sicuri di voler affrontare il discorso?
Io ho il dono della sintesi, e potrei riassumere per voi i 90 minuti di gioco + recupero con uno slogan a effetto: merda liquida fumante.
Arbitraggio indecoroso? Sì, indubbiamente, tra punizioni inventate, Cigarini che sopravvive impunito ai ripetuti tentativi di omicidio preterintenzionale e i nostri che si vedono sventolare cartellini senza capirne esattamente il perché. Poi c’è l’altrettanto indecorosa prestazione della squadra, capace di presentarsi a Cagliari facendosi fagocitare dal ritmo avversario e di sbagliare tutto quello che sia possibile sbagliare imitando il gioco del calcio: passaggi, cross,occasioni da rete, movimenti senza palla, diagonali difensive. Ancora una volta, sorprendentemente, non paga l’idea di giocare senza centrocampo e non aiuta neppure quella di schierare gente che, forse, a regolamento di conti interno completato ha pensato bene di tornarsene in modalità Gatteo Mare (i croati, per inciso).

Per un Lautaro che trova conferme, si sbatte, segna e sbaglia dimostrando comunque di essere vivo e di voler sudare in campo, ci sono compagni in infradito o con le pinne, in affanno perenne, terzini somiglianti a esperimenti di laboratorio falliti, attaccanti esterni che si divorano gol ai quali neppure Giacobbo saprebbe dare una spiegazione, logica o illogica che fosse.

E poi la sublimazione della merda: la Punizione di Candreva.

Tutti noi ci siamo chiesti cosa possa passare per la testa di un giocatore, o presunto tale, quando sei sotto di una rete ed hai una sola necessità: buttare il pallone in mezzo all’area, sperando accada qualcosa di buono per non collezionare una nuova figura di palta. Lui invece no, lui è come i Geni, ma al contrario: vede oltre la logica, va dritto verso il baratro, raschiando il fondo del bidone dell’umido, compenetrandolo per capire se ci siano biomasse al centro del nucleo terrestre. Lui calcia, sbagliando postura, forza, piede, tutto. Lui spara alle stelle, e le stelle purtroppo non sparano a lui.

Lui è la didascalia perfetta dell’Inter che non ce la fa.

La Terza C della Scuola Media Statale Gianni Rodari di Milano in gita a Cagliari.
La Terza C della Scuola Media Statale Gianni Rodari di Milano in gita a Cagliari.

Archiviata Cagliari però, parliamo di cose concrete: il terzo posto è andato, certo, ma in una situazione di crisi gestibile avremmo la piena consapevolezza delle 12 partite ancora da giocare, tra le quali un derby che potrebbe valere un controsorpasso. Basterebbe una seria assunzione di responsabilità, su tutti da parte di quel fenomeno da social che da un mese ormai ci delizia con sfoghi degni di un bambino viziato con una perenne incapacità di dimostrare, con i fatti, tutto quello che lui, o Biasin, o chi ne fa le veci, dichiara di rappresentare, quando invece la sua è una semplice ripicca: la ripicca di chi non ama l’Inter, ama soltanto la sua condizione di primadonna all’interno dell’Inter e guai a chi la tocchi o la mette in discussione.

Perché questo è quanto: se a Icardi interessasse il bene dell’Inter, le parti si sarebbero già incontrate per un chiarimento e lui si sarebbe subito messo a disposizione della squadra per evitarle altre figuracce e per aiutarla a uscire dalla crisi di risultati.

Invece no, il trono è stato minato alla base e al buon Mauro pare interessasse soltanto quello: difendere lo status quo, non la maglia, non l’Inter, non la possibilità di salvare una stagione recuperando i troppi punti persi per strada. Lui ha a cuore se stesso, essere l’unico, vero punto di riferimento in una squadra povera di qualità, ben venga che volino gli stracci se questo serve a rafforzare l’idea che soltanto lui deve e dovrà essere il numero uno del club. Per chi scrive, l’intera vicenda è puro egoismo sportivo. Basterebbe una ammissione di colpa, un gesto da Capitano vero, non da hashtag buono solo per Instagram, e forse saremmo qui a raccontare qualcosa di diverso.

E poco importa l’effetto Marotta, la destabilizzazione, il “si poteva gestirla meglio”: tutto vero, tutto legittimo, ma la differenza devono farla quelli che scendono in campo e il più pagato di tutti, il bomber, il trascinatore delle Inter difettose e sgangherate degli ultimi anni, ha pensato bene di lavarsene le mani e nascondersi dietro la moglie e qualche ghost writer amico.

Ancora una volta siamo stati grandiosi nel creare un motivo originale per l’ennesima crisi da smaltire: uno spogliatoio di mentecatti che si fanno la guerra tra di loro a colpi di gnegnegne e di “e io non corro, così impari, e io non te la passo così impari” e vanno in campo a farsi prendere per il culo non appena l’effetto-sollievo si attenua. A tutto questo aggiungete una povertà tecnica che senza Keita e Icardi diventa quasi fastidiosa, uno Spalletti costretto a gestire una situazione tra il paradossale e il fuggi-fuggi generale (l’ennesimo) ed ecco il solito effetto liberi tutti che non ci permette neppure di gestire un problema che, in condizioni normali, avrebbe ancora ampi margini di risoluzione.

Non voglio sapere chi sarà il successore di Spalletti, né come verrà gestito il prossimo mercato. Mi accontenterei di vedere 11 professionisti in campo e, tra questi, quello più pagato di tutti che finalmente fa l’unica cosa utile che dovrebbe fare: uscire dal nascondiglio, caricarsi sul groppone la squadra e tirar fuori i gol che servono per non mancare l’obiettivo finale.

Se poi a giugno vorrà andarsene, sarà sufficiente, come già detto da Python, che uscendo porti via l’umido (Candreva) e chiuda la porta.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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