Bauscia Cafè

Giocare bene

L’imprescindibile polemica della settimana – si, di questa settimana in cui ci siamo trovati a +11 dalla seconda in classifica con 27 punti in totale ancora da assegnare, un vantaggio del 40% dei punti disponibili – verte sul fatto che “L’inter di Conte vince ma gioca male”.

Lo dicono tutti. Lo dicono gli interisti bastian contrari a prescindere, lo dicono gli spettatori neutrali, lo dice il Sassuolo nel suo tweet a caldo talmente pieno di livore e caldo di rabbia che se avessi avuto due uova lo avrei usato per cuocerle, lo dicono gli esteti, gli amanti del bel giuoco.
A me sta cosa fa incazzare.

Perché diciamolo sinceramente, cosa diavolo vuol dire “giocare bene”?

Cosa vuol dire “bene” se rapportato al concetto di sport di squadra? Quale è la misura del valore estetico che siamo in grado di cedere alla pubblica opinione prima d accettare che siano gli altri a dirci come si debba giocare?

tipica espressione di chi ha giocato benissimo.

Ora sto andando a mente, ma se non vado errato questa squadra ha subito la bellezza di quattro gol nel corso delle ultime dieci giornate. Quattro.

L’Inter ha una difesa che ormai definire imperforabile è semplicemente analizzare la realtà dei fatti. Questo non vuol dire giocare bene? twittalo

Il calcio è uno sport dal punteggio molto basso. Non subire gol è già di per sé un primo importantissimo, fondamentale passo verso la “non sconfitta” (considerando che il calcio prevede anche il pareggio).

Sento tanti, troppi, troppissimi elogi al Sassuolo del “maestro” (da un anno a questa parte ogni volta che scrivo questa parola mi metto a ridere) De Zerbi, fautore del tiki-taka all’italiana. Ora lungi da me attaccare chicchessia, ma faccio solo notare che il magico allenatore si trova un punto sotto il ruspante Juric che gioca con Lasagna unica punta, e pochissimi punti sopra il mitico (per quanto mi riguarda) Ranieri che sta facendo l’ennesima stagione davvero troppo sottovalutata della sua carriera, con una squadra composta da ultra trentenni stempiati o con la chierica.

“Tiki Taka” vorrebbe dire?

Eppure la narrazione (va di moda questa parola e noi ci sentiamo giovani) è quella di un Sassuolo che gioca moderno, arieggiante, spavaldo. Io che sono un po’ cattivo oggi, guardo la classifica e la rosa e noto un deprimentissimo +0 nella differenza tra gol subiti e gol fatti, ed il tutto con in rosa elementi della nazionale Italiana di calcio come Berardi, Locatelli, Caputo, Ferrari.

Con questo cosa voglio dire? Semplicemente che il bel gioco non esiste. Non può esistere, e non è accettabile iniziare un dialogo che verte su questi presupposti.

La bellezza è un fattore terribilmente personale, e come tutti i gusti personali, vengono influenzati da una miriade di fattori. Adesso va di moda esaltare un gioco “più europeo” rispetto a quello proposto da allenatori italiani che – tra le altre cose – hanno vinto di tutto in carriera, e va bene così. Sarebbe da chiedersi cosa voglia dire “più europeo” (voglio dire, spagnoli e inglesi non giocano esattamente alla stessa maniera, no?) ma di questo parleremo semmai in un’altra occasione. Quello che un po’ mi rattrista è vedere come la spettacolarizzazione ad ogni costo di un gioco terribilmente mentale, abbia fatto breccia nel cuore e nella mente di tanti, soprattutto dei più giovani.
Viviamo in un mondo molto diverso rispetto a soli venti anni fa. Io credo di non sbagliare quando penso che per un ventenne qualsiasi sia semplicemente inconcepibile vedersi 90 minuti di partita con un risultato finale di zero a zero. In un mondo che corre sempre più veloce, pregno di novità come gli eSports, si sta provando a far passare una idea di calcio che sia più “soddisfacente per gli spettatori”. Ma cosa vuol dire questo? Vuol dire che la gente vuole adrenalina, vuole divertirsi, vuole il tutto e subito. Così come in altri contesti – penso ai social network, ovviamente – anche nel calcio il prodotto va consumato il prima possibile, la concorrenza di altri sport con un grado di soddisfazione più rapido (il basket, ad esempio) è altissima, e ci sono consumatori da soddisfare. Al diavolo le difesi strenue, si deve attaccare ed alzare la media dei punteggi; facciamo alleggerire il pallone, rendiamo i tiri più imprevedibili, e partiamo con la retorica di un calcio giusto ed uno sbagliato. Di uno bello e di uno brutto. Tutto questo non me lo sto inventando, ma sono dettami ufficiali della FIFA.

Ed ecco che improvvisamente i complimenti vanno ad allenatori da media classifica con differenze reti ridicole, e chi sta dominando dall’inizio alla fine un campionato, con l’unica regola che è sempre valsa indipendentemente dalle mode (vince la miglior difesa) si trova non dico a doversi difendere anche nella vita, ma sicuramente a sorbirsi i giudizi non richiesti di tanti che di sport professionistico (ps. Il fine ultimo è il risultato…) non è che siano espertissimi. Non conta più il risultato finale, non conta più il perché ci si stia sfidando. L’unica cosa che conta è l’intrattenimento. Il calcio come il blockbuster del 2020. Soddisfare la mente di persone che potrebbero perdersi lo spot pubblicitario verso metà della ripresa o ricominciare a scrollare sui loro smartphone. Non vanno persi, veloci, veloci, veloci! Al diavolo il calcio conservativo, al diavolo il mantenimento del risultato, al diavolo questo vecchiume!

Va bene tutto, vale tutto; oramai l’ambiente che ci circonda è questo qui. La cosa che più mi soddisfa è pensare che se tutto va come tutti – chi più chi meno – ci auguriamo vada, tra qualche mese ci sarà segnato un nome nell’albo d’oro della Serie A, e questo nome rimarrà per sempre, mentre l’ennesima moda passerà, così come ne sono passate tante altre prima, e così come ne passeranno tantissime altre dopo.
Perché nel calcio come in ogni ambito della vita, ci sono due categorie di persone: c’è chi parla, e c’è chi fa. E vince. Giocando male, terribilmente male. Malissimo.

chiediamo scusa.

Vujen

Classe '85, marchigiano, interista da tre generazioni. Appassionato di fotografia, Balcani e cose inutili ma costosissime. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff. Lautaro più altri 10.

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