Fatemi capire. Siamo qui da due giorni – noi e l’universo mondo tutto – ad analizzare e vivisezionare in ogni piccolo dettaglio la sconfitta di martedì sera a Barcellona. La conclusione, gira e rigira, è sostanzialmente unanime: il Barça è un paio di rampe di scale sopra l’Inter. Più forte, più concreta, più concentrata, più preparata…più squadra. Mas que un clùb, non a caso. La brutta Inter, l’Inter che manca sempre agli appuntamenti che contano, l’Inter che non ha la giusta mentalità, l’Inter scarsa, l’Inter che non sa, non può e non vuole giocarsela. Tutto giusto, per carità. Sapete quello che penso e sapete quello che ho scritto in questi giorni: zero giustificazioni, zero appigli. E però.

Ed è proprio qui, mentre cerchi questa illuminazione, che ti rendi conto che la “luce propria” altro non è che un foglio di domopak sul quale è puntata una torcia da due euro. Guardi “le altre”, quelle che devono diventare il tuo punto di riferimento, quelle che devi prendere come modello, e ti ritrovi una Juventus battuta a Bordeaux – a Bordeaux, non a Barcellona – e umiliata da Fernando Menegazzo – Menegazzo, non Xavi – . Ti ritrovi un Milan che esce vivo per miracolo dallo scontro con l’Olympique Marsiglia – l’OM, non il Barça – salvato dal grande Brandao – Brandao, non Iniesta – e da due enormi colpi di mentalità….e tu resti un po’ così. Tutto qui? Sono questi quelli che stanno pontificando da due giorni sulla “figura indegna” fatta a Barcellona (a Barcellona, torniamo a ripeterlo: nè a Bordeaux, nè tantomeno in casa contro l’OM)? A questo punto ti viene da farti due conti. Perchè in fondo tu gli stessi problemi li hai manifestati anche contro Rubin Kazan e Dinamo Kyev, mentre loro magari avranno sbagliato una partita ma staranno stradominando il girone, con relativa “morbida” sfida agli ottavi.

Sono queste le voci che si alzano contro l’Inter? Sono questi quelli che ci accusano di orribili prestazioni? Sono questi quelli che ci parlano di pessime figure europee?
Nessuna giustificazione, per carità: l’Inter può e deve migliorare in Europa, senza se e senza ma. Però quando se ne parla, magari, si provi a fare un discorso più esteso. Si provi a dire che comunque le sue prestazioni sono in linea con quelle delle altre strisciate – che no, non possono insegnare proprio niente a nessuno -, si provi a dire che ci si aspettava tanto, sì, ma che i fallimenti sono un’altra cosa. Si provi a guardare con onestà a una partita giocata contro dei marziani, che da un anno e mezzo stanno insegnando calcio a tutto il mondo. Siamo inferiori: lo sappiamo, ne siamo coscienti, ne abbiamo avuto dimostrazione. Ma sappiamo anche che noi possiamo migliorare. Che noi i margini li abbiamo. Che noi qualcosa possiamo farla scattare. Sappiamo che noi il vello d’oro possiamo almeno intravederlo, senza bisogno di coprirci la maglietta di ridicole patacche o di stare a sproloquiare su altrettanto ridicoli asterischi.
Il dopo Barcellona-Inter è il tempo della critica. Feroce, spietata, senza appello. Ma che sia AUTOcritica, però. Gli altri guardino in casa propria, che magari è il caso.
Perchè da questa parte della barricata possiamo prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e avere comunque più di un motivo per sorridere e guardare al futuro con aspettative intatte.
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Nota a margine: in questo momento su gazzetta.it l’articolo principale riguarda le parole di Moratti su Barcellona-Inter, sotto c’è un richiamo al servizio su Milan-OM e non c’è NESSUN riferimento alla partita della Juventus. O meglio, del Bordeaux: i bianconeri non saranno mica scesi in campo, ieri?

